Questioni di burqa

Risposta n. 14

Vietare il burqa è di sinistra?

Questa volta la domanda la pongo io; e per una volta E’ scientificamente dimostrato si occupa di questioni serie. Tutto è nato su facebook, dove un amico ha linkato questo articolo che esaminava, secondo me in maniera molto intelligente ed equilibrata la questione del velo integrale, sull’onda del dibattito suscitato dall’introduzione in Francia del divieto dell’uso del burqa e del niqab  (quello che lascia scoperti solo gli occhi) nei luoghi pubblici.

La mia posizione va anche oltre quella espressa dal blogger di Anelli di Fumo, dal mio punto di vista non si può proprio essere progressisti ed essere a favore di forme pesanti di costrizione e sottomissione della donna, come il burqa. E non c’entrano nulla concetti come il relativismo o l’accettazione di altre culture, pure la nostra cultura aveva tradizioni e usanze maschiliste e patriarcali, da cui per fortuna ce ne siamo liberati, come il delitto d’onore, tanto per dirne una.

Sarebbe doveroso aiutare anche gli altri a liberarsi di questi retaggi di un mondo per fortuna ormai passato; e questo secondo me è un approccio di sinistra, se essere di sinistra vuol dire essere a favore del progresso dell’umanità e della difesa dei soggetti più deboli, i  disabili, i più poveri, i minori, gli animali, le donne.

Le idee base di liberalismo e illuminismo non sono concetti occidentali, sono concetti universali, e forse l’idea stessa di relativismo culturale è sbagliata, chi l’ha detto che tutte le culture meritano eguale rispetto? Allora dovremmo rispettare anche una cultura che sacrifica i bambini ai suoi dei (ce ne sono state tante in passato), o una che brucia le donne un po’ eccentriche come streghe (questi eravamo noi, qualche secolo fa)? Non dimentichiamo che molti musulmani sono assolutamente contrari a tutto ciò, come ad esempio Suoad Sbai, la femminista italo-marocchina che sono in un mondo al contrario può essere deputata di un partito di destra e non di sinistra.

Per questo non capisco chi difende l’uso del burqa dicendosi di sinistra, come chi apertamente o sottovoce simpatizza per Ahmadinejad o per i Talebani, quando dovrebbe interrogarsi che fine farebbe lui (o lei) se vivesse in uno di quei Paesi. A me non succederebbe niente, io sono uomo, eterosessuale e porto la barba, ma dubito che sarebbe lo stesso per i troppi simpatizzanti di tutto ciò che è antiamericano…

Alla fine ho concluso che delle due l’una: o non sono di sinistra io o non lo sono loro. Si tratta di due visioni del mondo davvero inconciliabili. Mi rendo conto che certe posizioni sono state strumentalizzate in senso xenofobo, ma non per questo sono sbagliate. I comuni leghisti sono quasi sempre al primo posto nella raccolta differenziata, vuol dire forse che riciclare è sbagliato.

Inoltre non dobbiamo dimenticare che il burqa, il niqab, ma anche il semplice velo, non sono libere scelte delle donne, varie ricerche hanno dimostrato che nei paesi occidentali si tratta quasi sempre di imposizioni (spesso violente) del clan famigliare, ad adolescenti che senza rinnegare le proprie  origini o la propria religione desiderebbero potere vivere liberamente la loro bellezza e la loro sessualità. Il divieto per legge può aiutarle a liberarsene.

E allora… da che parte stiamo?

E, soprattutto, da che parte è sinistra?

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17 pensieri su “Questioni di burqa

  1. illuminismo ha detto:

    Tu sei di sinistra ma comunista, cioè pensi che lo Stato possa decidere al posto delle persone.
    Io sono di sinistra ma liberale, cioè penso che anche ciò che non mi piace debba avere diritto di cittadinanza, fino a che non provoca danni all’integrità psicofisica (dunque burqa sì, infibulazione no – almeno fino alla maggiore età).
    Sii felice: i liberali in Italia sono pochissimi, gli Italiani sono sempre stati contro la libertà, e infatti votano in massa un partito che la libertà ce l’ha solo nel nome. Vincerete voi.

  2. caro Illumismo, onestamente queste etichette non mi sembrano confacenti né a me né a te

    le leggi, lo stato, la società, dovrebbero servire anzitutto a tutelare le persone più deboli e le vittime di abusi, e in questo non c’è proprio nulla di comunista; tu forse parti dal presupposto che la scelta del burqa sia volontaria, o forse da una sorta di pregiudizio terzomondista…

    ma prova a pensare se il burqa fosse una tradizione cattolica italiana… continueresti ad essere favorevole o ti batteresti per l’emancipazione delle donne?

  3. In effetti non sappiamo se le donne il burqa lo vogliono portare o se è frutto solo di un’imposizione. Io sono convinta di no, che sia solo un’imposizione però, se pure lo fosse nel 99% dei casi, non potremmo escludere che per qualcuna sia una libera scelta.

    Il fatto è che la possibilità di andare in giro con il viso coperto è contro la sicurezza nazionale, e questo mi pare sacrosanto e più importante delle scelte del singolo relativamente all’abbigliamento.

    Dunque, la mia posizione è decisamente sì alla proibizione del burqa e del niqab, ma non per tutela dei deboli.

    Quelli, vanno curati rendendoli forti, non mascherando i sintomi.

  4. Anch’io sono d’accordo che il burqua sia vietato per 3 motivi: 1) per questioni di sicurezza (a Londra ho visto donne con il burqua e devo dire che mi inquietavano molto: li sotto poteva esserci chiunque , anche un uomo)
    2) perchè è giusto liberare queste donne da una schiavitù al 99% imposta
    3) perchè non è tradizione europea e chi viene da noi è giusto che si adatti. Vorrei vedere una donna europea a mettersi in bikini da loro: come minimo la lapidano :-/

  5. @ Ifigenia: e per salvaguardare la scelta di 1 su 100, dovremmo penalizzare le altre 99? C’è qualcosa che non torna, non credi

    quando alla sicurezza, effettivamente è pure quello un problema, ma spesso è un modo per scavalcare il tema chiave, che invece è quello che a me interessa di più

    @ Giulio: io sarei contrario anche se fosse una tradizione europea, ma d’altro canto tradizioni da condannare c’erano anche da noi; c’erano, appunto, nel passato…

    e per fortuna non ci sono più

    • Lo scavalcamento del tema chiave è dire che lo proibiamo “per il loro bene”.

      Se non per ragioni superiori, come appunto questioni di sicurezza o di oltraggio alla morale, lo Stato non deve entrare in merito di come si veste la gente. E poi, se passasse un principio del genere, come porre dei limiti precisi a quello che si può e quello che non si può?

      E se io col burqa mi ci maschero a carnevale? Perché da Principessa o da Ranocchia mi ci posso vestire e da Talebana no? Io credo che si entrerebbe in un ginepraio ingestibile.

  6. Il concetto dell’esportazione della democrazia (alla Bush) mi sembra abbia già dato abbastanza grattacapi alla nostra ed alla altrui società. La libertà di una persona finisce dove inizia quella di un’altra. Una donna che voglia portare il burqa deve essere libera di farlo tranne in alcuni contesti particolari (banche, etc) dove “inizia” la libertà degli altri.

  7. kalojannis ha detto:

    Sono contrario al burqa.
    Ovvio che una legge che imponga un tale divieto non può che far nascere contrasti.Anche perché non dubito che ci siano alcune donne favorevoli.
    Tuttavia, più che in chiave di “liberazione” delle donne oppresse, un simile divieto penso possa giustificarsi solo in ragione della tutela dell’ordine pubblico (con riferimento alle probleatiche legate al terrorismo in primis)

    • E poi, non sembra un paradosso “vietare in nome della libertà”. Io ti impedisco di vestirti come ti pare in nome della tua libertà?

      Siamo alle solite, la prepotenza imposta “per il bene” di chi la subisce.

      Ora ti mando un video, purtroppo non posso che farlo in privato non ho un link da condividere, e sai che significa a queste donne impedire di usare il burqa quando escono? Significa o sottoporle a una mortificazione pubblica, oppure metterle in condizioni di non poter vivere, di non potere far fronte alle proprie più elementari necessità, di poter solo rimanere a casa aspettando la fine.

      Allora, muoviamoci a livello internazionale affinché gettare l’acido in faccia alle donne non sia parte di una cultura, e non rimanga un gesto lecito, culturalmente diffuso, inpunito.

      • kalojannis ha detto:

        Ok, video visto, commento ampio via mail.
        In breve, penso che la libertà non si possa imporre a colpi di divieti, anche perché avere un diritto giuridico ma non poterlo esercitare per timore delle conseguenze sociali, non ha senso.
        Più che vietare un certo abbigliamento (se non per ragioni di ordine pubblico) ritengo che lo Stato possa (debba) tutelare la libertà reprimendo i comportamenti violenti di chi vuole imporre la propria idea di etica sociale.

  8. @ Ifigenia & Kalojannis: posso capire le vostre preoccupazioni, a me però la questione sicurezza mi lascia abbastanza indifferente, se passasse il concetto dovremmo anche proibire certe manifestazioni religiose con gli incappucciati che si tengono in alcuni paesi del sud…
    Anche perché spesso la questione dell’ordine pubblico è una scusa per giustificare un divieto che ha motivazioni completamente diverse, e spesso diverse anche dalle mie (per es. la xenofobia)

    più che altro poi mi interrogavo sulla posizione di chi si dice e si pensa di sinistra e poi usa argomenti tipo “beh sì loro hanno il burqa ma pure noi dobbiamo (dobbiamo??) mettere i tacchi a spillo”

    @ Filippo: democrazia e libertà non sono la stessa cosa, possono esistere anche senza l’altra; l’esportazione di entrambe non è facile, e va fatta nel modo opposto a quello di Bush (tutto va fatto nel modo opposto al suo, pure andare a pesca), ma ciò non vuol dire che sia sbagliata

  9. kalojannis ha detto:

    Vabbè ma chi giustifica l’imposizione del burqa ricordando altre presunte imposizioni della società occidentale sbaglia! Ovvio che la punizione per chi non adempie i due differenti “obblighi” (se di obbligo si può parlare con riferimento ai tacchi) sono ben diverse… e quindi il parallelo, ancorché sbagliato, mi sembra stupido (indipendentemente dal fatto che chi lo faccia sia di destra o di sinistra) 🙂

    • Kalos, v. risposta al tuo commento precedente, che con la nidificazione i commenti spesso sfuggono.

      Io penso che gli occidentali ragionino da occidentali, e magari di differenze, culturali e non, spesso vedano solo quelle più superficiali.

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