Il Sole sotterraneo – IV parte

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(segue dalla terza parte)

Gli anni passarono lentamente, e come le gocce cadendo creano le stalagmiti così gli Ospiti poco a trasformarono quei luoghi nella loro casa. Vedevano in mezzo a un popolo di ipovedenti, uno tra loro era medico, le loro armi apparivano invincibili, non ci volle molto che gli Ospiti diventarono gli Herren, come preferivano essere chiamati dai nativi, che quasi lo consideravano semidei o anzi superuomini, quasi il sogno nazista che si realizzava in forma di parodia.

Per dieci anni nessuno di loro ritornò alla superficie, si fecero costruire delle dimore tutte per loro, discoste dalla Città e più vicine al Sole sotterraneo.  Alcuni di loro trovarono moglie tra i nativi; altri invece scoprirono quello che chiamarono Amore Ariano, preferendo amarsi tra uomini di razza pura che mischiarsi ai nativi, dando vita a dei mezzosangue.

Alla scadenza del decimo anno rivelarono ai nativi di avere realizzato (ma forse l’avevano soltanto riscoperto) un passaggio dentro la montagna e verso l’esterno, ma che l’avrebbero utilizzato secondo le Cinque Regole: 1) sarebbe stato percorso solo una volta all’anno da tre prescelti, 2) solo gli Herren e i loro discendenti avrebbero potuto essere prescelti, 3) i prescelti dovevano giurare di tornare e mantenere il segreto, 4) chi non rispettava il giuramento sarebbe finito nel Sole sotterraneo, e 5) il passaggio sarebbe stato chiuso a chiave, che solo il Custode, il primo tra gli Herren, avrebbe conservato.

Anche Hitler si fece costruire un palazzo di gesso e sale non lontano dal ciglio del burrone sul Sole sotterraneo. Non si mescolò con i nativi come gli altri, ma visse un suo personale delirio. Si fece chiamare Re del Mondo, atteggiandosi da tale, fermamente convinto di essere in contatto telepatico con chi là fuori combatteva sionismo e comunismo. Diceva di essere come Napoleone all’Elba, impiegava giorni interni a pianificare la sua rivincita.

Il delirio peggiorò quando arrivarono le prime notizie portate dai Prescelti di ritorno dal mondo esterno. Anno dopo anno, il mondo agli occhi di Hitler andava verso la rovina, neanche i suoi poteri telepatici poteva salvarlo, e ogni tanto andava sul ciglio del burrone sul Sole sotterraneo, parlando e litigando con l’entità che chiamava Padre.

Le notizie che arrivarono dai prescelti che tornarono nell’agosto del 1968 furono poi davvero inaccettabili. Il trionfo di Israele nella guerra dei sei giorni era già una notizia tremenda, il diffondersi del morbo comunista tra i giovani di tutto il pianeta era troppo. Dicono che si gettò nel Sole sotterraneo, e sul luogo oggi c’è una lapide che recita “Qui discese nel soggiorno dei morti Adolf Hitler, Fuhrer dei tedeschi e Re del Mondo“.

Dicono che prima di precipitare avesse gridato : “torno a te, Padre”.

Il Sole sotterraneo – III parte

 la spedizione

(segue dalla seconda parte)

Un volta arrivati al Sole sotterraneo e alla Città che ne riceve luce e calore è quasi impossibile ritornare alla superficie, ma anche riuscendoci è inevitabile rimanerci un certo tempo, nel mentre che si studia come risalire l’impetuoso corso d’acqua che scorre nel ventre nella montagna.

Altrettanto inevitabile, in quelle lunghe giornate sotto la volta di quarzo, sarà incontrare uno degli Ospiti o Herren, come vengono chiamati dai nativi della Città.

Gli Ospiti sono felici di incontrare chi proviene dal mondo esterno, lo accolgono tra loro come un fratello, specie se capisce la lingua che parlano, un tedesco dal suono desueti, e se ne è disposto ad ascoltare la narrazione della loro storia.

La spedizione raggiunse la Città di Sale nel pieno della seconda guerra mondiale, ed era una missione ufficiale del III Reich, al più alto livello di segretezza.

La guidava un esploratore tedesco che riteneva di avere trovato il passaggio per la città sotterranea di Agarthi, dove secondo le credenze delle società esoteriche che per prime avevano fatto da incubatrice all’ideologia nazista dimoravano i grandi antichi ariani, i progenitori della razza padrona, e forse quel Re del Mondo con cui il Fuhrer della Grande Germania avrebbe potuto allearsi contro i subumani russi e i pluto-giudeo-massoni inglesi e americani.  Si era in una fase della seconda guerra mondiale in cui, valutando oggettivamente e freddamente forze in campo e situazione, i capi nazisti ben potevano prevedere l’esito, la sconfitta della Germania e la caduta del regime hitleriano. Oggi si crede che Hitler e i suoi generali non avevano previsto l’inevitabile finale, ma laggiù nella Città vicino al Sole sotterraneo è possibile apprendere un’altra storia, la storia di un Fuhrer che invece comprese per tempo cosa sarebbe successo nell’arco di uno o di due anni, e conscio dell’impossibilità di sconfiggere le potenze russe e americane, decise di tentare una missione segretissima e quasi impossibile seguendo le tracce di un esploratore che già aveva individuato il varco verso la città nelle viscere delle più alte montagne dell’Asia.

Uno dei tanti sosia del Fuhrer prese il suo posto a Berlino, e continuò a sostenere la parte fino al tragico epilogo, marionetta ai comandi di Himmler, Goering, Goebbles e degli altri gerarchi che governarono davvero la Germania al posto del vero Hitler, portando all’esasperazione il fanatismo nazista.

Nel frattempo venne organizzata, con grande dispendio di mezzi, una missione composta da alpinisti, speleologi, storici, occultisti, interpreti e militari di scorta al più importante dei viaggiatori, Adolf Hitler in persona.

Non senza difficoltà, e con alcuni caduti, la spedizione raggiunse la Città e il Sole sotterraneo, e l’ingresso nella grande caverna venne accolto con grida di esultanza e la gioia per l’incredibile scoperta; il lugubre “Heil Hitler” risuonò tra le pareti rocciose e la volta di quarzo.

Hitler raccolse attorno a sé i suoi uomini, abbracciò l’inseparabile Eva Braun che ha voluto con sé anche in questo viaggio verso l’ignoto, poi iniziò a parlare con quell’eloquio invasato e di oscuro fascino che lo aveva portato al potere.

Il discorso terminò però all’improvviso, nell’imbarazzo e nel silenzio, quando dai vicoli della Città di Sale uscirono i suoi abitanti.  A un solo sguardo divenne subito evidente che in quel luogo la spedizione nazista non avrebbe trovato potenti armi segrete o incredibili poteri magici, né una civiltà antica e avanzata con cui allearsi.

Chi venne loro incontro fu un gruppo di esili ipovedenti vestiti di stracci e armati di bastoni, e a parte i capelli di un biondo spento avevano i tratti somatici tipici di quelle razze orientali che i nazisti definivano subumane.

E’ vero che in quel luogo la spedizione con il tempo scoprì che quel popolo nascondeva un passato misterioso quando affascinante, perché di quel passato rimanevano solo scritte ormai indecifrabili, ma al di là di quell’oscuro passato non era certo quella la civiltà sotterranea che cercava la spedizione nazista per farne un potente alleato del III Reich ormai condannato a una catastrofica sconfitta militare e politica.  Se mai era esistita, ora non esisteva più.

I nativi accolsero la spedizione con diffidenza, i militari nazisti tennero le armi pronte all’uso, avrebbero sopraffatto in un istante gli abitanti di quel luogo, ma non fu questo l’ordine del Fuhrer.  In qualche modo si raggiunse un accordo, i nativi offrirono la propria ospitalità, iniziò una qualche forma di convivenza.

La missione era riuscita ma al contempo era fallita, la decisione di ritornare in superficie era scontata.  I nativi di certo non potevano impedirlo, ma solo pregare di preservare la segretezza di quel luogo, in ossequio a una tradizione di cui ormai non ricordavano più le ragioni.

Tuttavia, il ritorno in superficie divenne prima difficoltoso e poi quasi impossibile.  E quando finalmente vi fu chi riuscì ad andare e tornare, grazie a un ingegnoso sistema di cordate, riferì che la guerra era andata avanti, e che le più infauste previsioni si stavano avverando, chi stava vincendo erano le forze alleate dei peggiori nemici della Germania, e il Fuhrer non poteva e certo non voleva tornare per affrontare il peso della sconfitta e le colpe di un regime che ormai stava diventando l’incarnazione del Male. Gli ex complici del dittatore si erano rivelati persino peggiori di lui, nel suo nome avevano perpetrato crimini che non sarebbero mai stati dimenticati, e nel frattempo a est un’invincibile potenza comunista stava sorgendo.  Là fuori c’era un mondo che per Hitler e i suoi era il peggiore mondo possibile.

Ai loro occhi non era un mondo in cui tornare.  E così decisero di restare.

(continua)

Il Sole sotterraneo – II

20140803-153335.jpg(segue dalla prima parte)

Per le persone che vivono nella Città il Sole sotterraneo è fonte di vita e di luce, il suo calore si accoppia con le gelide acque che scendono dall’alto, è il loro equilbrio, ma per chi per la prima volta incontra l’abisso di lava il naturale istinto è la fuga, e la fuga verso ciò che sembra più famigliare, verso i vicoli stretti e i muri di sale di quella Città impossibile.

La Città da vicino è più grande di quello che sembra, si divide in un dedalo infinito di piccole stradine e di edifici a più piani, dalle finestre si intravede la luce delle candele all’interno delle case, e nella persona più timorosa può sorgere la paura che gli abitanti di quel luogo siano mostri deformi, demoni o alieni pronti a uccidere forse  a divorare l’ignaro visitatore.

E’ allora che avviene l’incontro con gli abitanti della Città, perché sono loro, solo in quel momento, a mostrarsi.  Vedendo i loro sguardi spenti un esploratore attento capirebbe subito che si tratta dei discendenti di un popolo che da tempo immemore vive lì sotto, un’umanità che ha perso la capacità di vedere in un mondo illuminato per adattarsi al riflesso del Sole celeste portato dagli specchi meascolato al tenuo colore rossastro del Sole sotterraneo, un popolo che conosce solo un cielo di quarzo luminoso e che ha sviluppato i propri sensi per vivere in quell’ambiente.

Non parlano una lingua conosciuta, ma non sono ostili verso gli stranieri, è difficile comunicare ma hanno l’uso, comune a molti popoli, dell’accoglienza verso lo straniero; e tanto grande è il loro spirito di accoglienza, che a chi viene dal mondo esterno viene offerto non solo vitto e alloggio, ma anche un altro più dolce genere di conforto, l’abbraccio delle loro figlie nubili, proprio come raccontava Marco Polo nel Milione a proposito di alcuni popoli delle immense steppe asiatiche: un’antica tradizione che trae ragione dall’esigenza dei popoli più isolati di mescolare il proprio sangue a quello dei viaggiatori, ragione ancora più valida per il popolo della Città di Sale, nascosto sotto le montagne da un tempo così lungo che ne ha perso il ricorso.

Gli abitanti della Città accolgono senza ostilità chi arriva nella loro mondo anche perché non hanno timore che il loro segreto venga scoperto, perché non è facile arrivarci ma è quasi impossibile uscirne perchè, a parte un misterioso Passaggio, l’unica via possibile è un impetuoso torrente sotterraneo che scorre in direzione opposta alla via d’uscita.

Così avvenne decenni or sono, quando non un singolo viaggiatore ma una vera e propria spedizione raggiunse la Città.  E non la raggiunse per caso, ma perché la cercava, seguendo il filo di miti e leggende e spinto dalla disperazione dell’orrore che il componente più illustre di quella cupa comitiva aveva creato e che stava per inghiottirlo.

E’ per questo antefatto che in mezzo al linguaggio incomprensibile degli abitanti della Città risuona all’improvviso un famigliare linguaggio europeo.

(continua)