Leader degli smoderati

Pubblicare un post con un link a un video e poco più è più o meno lo stesso stratagemma degli insegnanti svogliati a fine anno scolastico (o a inizio, se siete come la Bad Teacher Cameron Diaz nell’omonimo film), ma oggi me la cavo esattamente così.

Pensavo che dopo avere pubblicato il trailer di Pipì Room (Calogero “Jerry” Calà, 2011) non potevo offrirvi nulla di più trash, almeno tra i film più recenti, ma mi sbagliavo, ecco una chicca della cinematografia russa, quella fondata da Eizenstejn e che oggi ci propina film come questo Hitler Kaput (2008, M. Balchunas),  una via di mezzo tra un cinepanettone e uno di quei film americani anni ottanta con Leslie Nielsen, interpretato tra l’altro da Ksenia Sobchak, allora ancora considerata la Paris Hilton dell’Est prima della recente conversione in una specie di Yulia Timoshenko russa (le auguriamo con maggior fortuna).

Guardatevi il video, non serve altro; e per regista, sceneggiatore, produttore e interpreti principali, un bel biglietto per il prossimo viaggio de La Nave de Los Monstruos.

Hollywood deciditi!

La Domanda (e la Risposta) di oggi c’entrano con l’ultimo film su Batman, il supereroe mascherato di Gotham City, e con il nuovo personaggio che gli sceneggiatori propongono in questo episodio della saga di Batman-Christian Bale by Christopher Nolan.

“Chi è la vera Catwoman?”

Risposta n. 66.

Partiamo dal fatto che non capisco perché una saga comincia con un Batman (Michael Keaton), poi ne cambia due, uno meno adatto dell’altro (Val Kilmer e George Clooney) e poi riparte da zero con un nuovo attore (Christian Bale) e un nuovo stile.

Già quattro diversi Batman non andavano bene, ma quello che davvero non accetto sono le tre diverse Catwoman.

Nel nuovo film su Batman The Dark Knight Rises (in italiano un tristissimo Il cavaliere oscuro – il ritorno) la donna gatta è interpretata dalla dolciocchioni Anne Hathaway, scelta davvero bizzarra per un personaggio così sexy (in fondo stiamo parlando di un personaggio vestito di lattice con in mano un frusta), dato che Anne Hathaway come donna gatta al massimo ti ispira il grattino sul pancino e che gli pulisci la lettiera.

Ben altra scelta l’impareggiabile Michelle Pfeiffer del Batman returns di Tim Burton,

e pure Halle Berry, quando venne scelta per l’eponimo film Catwoman, poteva andare bene, se solo gli avessero messo un costume più carino (diciamocelo, se il film è stato un flop è stato 90% per via del costume, sembra Rihanna a un concerto).

Comunque, non mi interessa, l’importante è che Hollywood si decida; vuoi far fare Catwoman ad Anne Hathaway? Va benissimo, ce la faremo piacere, ma non è che nel prossimo film si cambia di nuovo…?

Nel frattempo, però, provate anche voi, miei cari lettori, a dirmi le vostre preferenze, per voi chi è la vera Catwoman?

Ne abbiamo viste di ogni

Se qualcuno si chiede da dove provenisse la famosa espressione “ne vedi di ogni” usata dalla consigliera regionale lombarda del PdL Nicole Minetti nella famosa intercettazione telefonica (tutta la solidarietà della redazione alla compagna Nicole), il trailer di uno dei capolavori di Jerry Calà può fornire un indizio.

Mancano le parole per commentare un’opera che sta probabilmente nell’empireo del trash, non al livello di Alex l’Ariete ma sicuramente nella top ten, come direbbero i personaggi di

Pipì room

(2011, Jerry Calà).

Già il nome è un programma, un programma che se lo vedi cambi canale, imbarazzanti i dialoghi e la recitazione (salvando sulla fiducia Serra Yilmaz) anche se un pregio questo film ce l’ha.

Tutto sommato è un film realistico, anzi di neo-neo-realismo, perché i dialoghi milanes-discotecari del trailer sono molto più autentici dei dialoghi sussurrati di certi mattoni all’italiana, quelli del tipo che c’è Margherita Buy che rivela sottovoce a Stefano Accorsi una notizia tremenda e segue silenzio mentre fuori piove.

Realistico in tutto tranne nel fatto che i gabinetti delle discoteche non sono come quelli puliti e con due graffiti due del film, ma in qualunque discoteca, e a quaunque latitudine, dopo una o due ore al massimo diventano un posto immondo dove sul pavimento c’è di tutto, e quando dico di tutto intendo veramente di tutto (anche delle persone, a volte).

Ma non basterà certo questo a fare cancellare il film dalla mia wish list, e intanto lo metto tra i film  da proiettare a bordo della Nave de Los Monstruos (un gradito ritorno, almeno spero).

Perchè Rutger Hauer avrà anche visto navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione e i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser, ma noi ne vediamo di ogni.