… e se?

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Pensando al caso di Serbi, Bosniaci e Croati, uniti dalla lingua che un tempo veniva chiamata serbocroata ma divisi su tutto il resto, mi viene da pensare…

…e se nel 1266 Manfredi di Svevia non fosse stato abbandonato da una parte dei suoi soldati (proprio gli Italiani…) e avesse vinto a Benevento, sconfiggendo i soldati francesi di Carlo d’Angiò alleati del papato?

e se dopo questa vittoria, da Re di Sicilia, Manfredi per staccarsi dall’odiata Chiesa di Roma avesse (ri)portato il meridione d’Italia nell’alveo dell’ortodossia, abbandonando la confessione cattolica?

In fondo all’epoca, a due secoli dallo scisma tra cattolici e ortodossi, sarebbe stato abbastanza agevole e un passaggio di un regno da un’osservanza all’altra, e un Manfredi trionfatore avrebbe avuto i motivi e la forza per una simile scelta.  Sarebbe cambiato il destino della nostra penisola, ma non solo…

Se il Regno di Sicilia, che all’epoca comprendeva tutta l’Italia del Sud, fosse passato da Roma a Costantinopoli, dal Papa al Pope, oggi, ottocento anni dopo, avremmo gli abitanti del Centro Nord cattolici e i meridionali ortodossi.

In una situazione così, in cui le differenze religiose avrebbe accresciuto quelle linguistiche e culturali, diremmo forse diremmo che esiste un unico popolo italiano oppure, come nel caso della Jugoslavia, parleremmo di due popoli ben distinti, i Lombardi (come gli italiani del centro nord venivano spesso chiamati fino a pochi secoli fa) e i Siciliani?

Anche senza questa divisione religiosa, sono tante le differenze sociali, culturali, economiche e linguistiche tra Nord e Sud, che forse la risposta sarebbe positiva.

Chissà…

Di certo, sia nel caso dell’Italia che della Jugoslavia, l’impressione è che definire l’identità e i confini di una nazione e di un popolo sia davvero complesso e, alla fine, allafine dei conti artificiale e artificioso.

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Scientificamente dimostrato

photo of women wearing masks

Photo by bruce mars on Pexels.com

Questo blog ormai ha più di dieci anni di vita, e dopo tanto tempo on line posso congratularmi con tutta la redazione del blog, cioé con me stesso, dei risultati che mi comunica wordpress.

più di 300.000 visitatori (oggi sono 310.182)

più di 500.000 visite (oggi 511.944)

e questo grazie alla bellezza di 612 articoli (mamma mia quanto ho scritto in tutto questo tempo) alcuni dei quali hanno totalizzato numeri notevoli, a partire dall’inverosimile notizia sui vampiri realmente esistenti in Russia che ha totalizzato quasi 75 mila letture, e di cui (incredibilmente) molti non hanno colto l’evidente natura ironica e satirica, fino all’articolo meno letto di tutti (solo 32 visite), che in effetti è così banale e noioso che neanche lo linko.

Vabbè, amici, ora vado a festeggiare con un buon caffé freddo e due after eight, ma prima, come si fa quando si riceve un bel premio…

ringrazio mia figlia piccola, che ha deciso di mettersi a letto da sola e addormentarsi dandomi il tempo per scrivere il post

ringrazio mia figlia grande, che invece sta mettendo in scena una storia improbabile con Sissi, due cavalieri medioevali, un draghetto azzurro, una balena e un camion dell’ambulanza (still more realistic than Regal Academy)

ringrazio la mia Bellaccina,  che ora sta facendo il turno festivo (ma la amo anche per il lavoro e i sacrifici che fa)

ringrazio Ted, Eliazir, Boemondo e tutti gli altri amici immaginari per l’aiuto dato in questi anni

ringrazio Walter WordPress per l’ospitalità

ringrazio i miei genitori per essersi dimenticati di togliere i romanzi soft porno dalla libreria quando ero adolescente (e non c’era internet…)

e soprattutto ringrazio i miei più fedeli lettori e amici di blog…

 

La foto c’entra poco con il contenuto del post, non è così che sto festeggiando, ma è il classico esempio di una buona scorciatoia per accallapiare lettori 😉

 

 

 

Sette giorni animatore

Giorno zero.

Meeting con i team leader e il location manager. Spiegazione delle regole: si deve sempre sorridere, la divisa del club è obbligatoria, si va al gabinetto solo con il permesso dei leader. Contratto bisettimanale rinnovato solo a chi ottiene abbastanza punti sorriso. Nei giorni di riposo è “consigliato” restare nel club e partecipare comunque alle attività, e non dobbiamo neanche pagare! Il location manager terrà lui i ns documenti, così non rischiamo che ce li rubano.

Giorno Uno.

Cambio di alloggio. Per un problema di prenotazioni della struttura, io e l’altro niubbio dobbiamo lasciare il nostro stanzino e trasferirsi su due brandine nel magazzino giochi. Non ci sono finestre e bisogna usare i bagni della piscina “ma adesso non fate i difficili, è solo per 15 giorni”. Nota positiva, sono in team con Alessia di Roma e dopo il cantaperitivo abbiamo socializzato e la sera due ore in spiaggia a raccontarci tutto, o quasi.

Giorno due

Ramanzina del team leader Diego, sul fatto che le ” femmine migliori” spettano agli anziani e noi niubbi “seghe o ospiti, ma non quelle fighe”. E per chi non segue le regole non scritte del gruppo animatori, il trattamento. Adesso sono nel team miniclub senior con il cubano gay, ma solo per ragioni organizzative.

In fondo non è così male, e José è molto simpatico.

Giorno tre

Il miniclub senior si rivela un po’ impegnativo, i due fratelli milanesi di 10 e 12 anni continuano a provocare, ma tengo a mente la regola del sorriso mentre guardo invidioso i colleghi che fanno pilates con le sessantenni. Messaggio vocale un po’ seccato da parte di Alessia perchè me ne sto per le mie e non si fa mica così non è che me la devo tirare perchè faccio l’università.

Giorno quattro

Scherzo pesante da parte dei due fratellini milanesi chepallestominiclub e io e il timido Walter finiamo in infermeria. Il padre dei due ci rimprovera perchè non li sappiamo controllare, e non parliamo della mamma di Walter… Punti sorriso che sfumano.

La sera Alessia si limona pesante il team leader Diego davanti a me. Poi lui passandomi vicino mi fa

” So’ l’Herry Uaistain dei villaggi turistici”.

Giorno cinque.

Senza i due cretinetti e Walter adesso il gruppo del miniclub senior sono soprattutto ragazzine, e siccome ho sentito che adorano una serie chiamata Bianca e qualcosa, e quindi organizziamo serata cinema con Bianca e Bernie.

Punti sorriso in caduta libera.

Dopo l’ennesima cena a base di melanzane, specialità del cuoco palermitano, abbozzo una protesta, va bene mangiare quello che resta dall’all inclusive, ma visto il crescente insuccesso dei piatti a base di melanzana il cuoco potrebbe un po’ variare.

Mi tagliano d’ufficio due punti sorriso.

Messaggio wazzapp da Alessia “vaffanculo!!!@”. Che sia una patita delle melanzane?

Giorno sei

Dopo gli ultimi due punti sorriso persi il briefing mattutino è tutto per me: warning dei capi con tanto di cartellino giallo sventolato davanti tutto il gruppo, che mi fa il segno L di loser.

E doppio giro anguria in spiaggia con costume da coccodrillo alle 12:10, 35° gradi fuori, 53° sotto il costume.

Mentre mi cambio, tutto sudato e sporco di anguria in faccia per il simpatico ” scherzetto” dei soliti due stronzetti di Milano, incrocio per caso Alessia e Diego che stanno discutendo, lui mi fulmina con un “fatti i cazzi tuoi, sfigato” ma lei…

Lei mi guarda e il suo sguardo è una richiesta d’aiuto.

Tutta la mia vita sentimentale mi passa davanti: le cosce di zia Nunzia a 13 anni, il primo bacio con Cecilia della II C, la prima volta in camporella davanti ai cancelli della Ferroceramiche, quella volta nei bagni della facoltà con la studentessa belga che il giorno dopo doveva partire, e poi ovviamente la volta che Cinzia mi aveva confessato che lei e Massimo si amavano da due mesi (sti due stronzi e io e lui eravamo pure andati insieme al concerto di Ligabue).

E quando durante il truccabimbi ne parlo con José lui mi dice che devo fare qualcosa, e la piccola Marina mentre viene truccata da Ladybug annuisce convinta.

La sera scrivo ad Alessia un messaggio wazzap “dimmi solo una parola…” e la spunta blu per me è già un

sì.

Giorno sette.

Mattina: indosso anche oggi calzoncini e maglietta con lo slogan del giorno, lo faccio anche se sarebbe il mio giorno libero, ma tanto è comunque consigliato rimanere in struttura…

Una passeggiata tranquilla sul bagnasciuga, i pensieri che ballano, uno sguardo rubato con Alessia mentre fa acquagym per sette pensionate, due ragazze e un coraggioso.

E poi è subito il momento della mia vendetta. Mi piacerebbe chiamarla revenge, perchè è più figo e rende bene l’idea.

Revenge è la musica della festa in piscina che si interrompe, e una voce metallica ripete dagli altoparlanti le parole della chat animatori con i peggiori commenti sugli ospiti: ciccione peloso, vecchia inscopabile, ragazzini da sopprimere. In termini di punti sorriso, una vera ecatombe.

Revenge è la baracca bar, in quel momento vuota (precisiamo che non pensiate male), che prende fuoco per l’esplosione di tutti i fuochi d’artificio che c’erano nel magazzino dove dormivo… anche se fare saltare in aria tutto non era mica così facile come in quel film dove il soldato americano fa esplodere la latrina.

Il caos comunque è assicurato, gli ospiti sono arrabbiati e disorientati, qualcuno invoca l’Isis, mentre Diego è in ginocchio, non solo metaforicamente, e quasi nessuno mi nota mentre irrompo con una golf cart presa in prestito e colpisco i due piccoli energumeni milanesi con un sacco di spazzatura biologica a testa e che il più grande cada pure in piscina è il top.

Poi mi fermo davanti ad Alessia.

“Sali a bordo e scappiamo insieme!” è la frase che mi ero preparato per ore.

Lei si guarda intorno, e poi dice “occhei” e scappiamo via, lontano, lontano fino a che dura la batteria.

Sulla maglietta il motto del giorno

Giocallegria!

È un racconto di fantasia, riferimenti a fatti e situazioni reali sono casuali, o micidiali coincidenze