Affreschi · politica

Divieto di celibato

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Si è appena svolto a Verona il Congresso Mondiale delle Famiglie, con la contromanifestazione femminista e le polemiche collegate, i temi della famiglia e del matrimonio sono in primo piano.  E’ scientificamente dimostrato ha l’onore di ospitare un’intervista al sen. Giambattista Paron, parlamentare governativo veneto noto per avere appena presentato un Disegno di Legge “salvafamiglie” che preannuncia fortemente innovatore, e che abbiamo incontrato ieri proprio a Verona.

D: “Senatore Paron, in cosa consiste il suo disegno di legge?”

R: “Mi permetto di dire che si riprende una legge emanata niente di meno che dall’imperatore romano Ottaviano Augusto, quando volle combattere la crisi demografica che anche in quel tempo era in atto, e con la Lex Papia Poppaea introdusse sanzioni contro chi restava celibe o nubile.  Ebbene noi vogliamo riprendere l’intuizione del grande imperatore”

D: “Mi corregga se ho capito male… vorrebbe sanzionare chi  non si sposa?”;

R: “Le sanzioni le prevedevano le leggi del grande imperatore; io preferisco parlare di stimolo a mettere su famiglia, di incoraggiamento a sposarsi e fare figli”

D: “Veramente Lei propone tasse più alte per i celibi e restrizioni al diritto di voto”

R: “Non è corretto; io propongo un aumento generalizzato delle tasse sul reddito, ma allo stesso di abbassarle a tutti, tranne a coloro che hanno superato i 50 anni e non si sono ancora sposati”

D: “In pratica è come dire che se ti sposi paghi meno tasse di chi rimane scapolo… Sembra un po’ discriminatorio…”

R: “Ma niente affatto!  Si pagano più tasse solo dopo i 50 anni, e in più la mia proposta equipara le unioni civili degli omosessuali al matrimonio quello vero, ed estende la riduzione delle tasse anche a tutti gli appartenenti a ordini monastici o al clero, insomma superati i 50 anni se uno proprio non è riuscito a sposarsi può sempre farsi monaco, o suora… e dedicare il proprio tempo alla comunità.  E questo per tutte le religioni riconosciute, non solo il cattolicesimo.  Mi sembra equo, no?”

D: “Ma è vero che propone un peso diverso al voto di scapoli e ammogliati?”

R: “Chi ha una famiglia mette di più in gioco, io propongo che ogni famiglia con figli minori abbia a disposizione il doppio dei voti alle elezioni, due schede elettorali a persona invece di una sola, così in un certo senso i genitori esercitano il loro voto anche per conto dei loro figli”

D: “Ma cosa succede per i divorziati?”

R: Niente penalizzazione per chi ha subito la scelta altrui, chi invece ha accettato di divorziare e non si è risposato (o ha preso i voti religiosi) merita di essere trattato come chi è celibe o nubile per colpa… ma è la libertà di divorziare in sé che secondo me va rimessa in discussione, da quando esiste il divorzio in Italia i valori famigliari sono andati fuori moda…”

D: “Si rende conto di quello che sta dicendo?”

R: “E Lei, signora mia, si rende conto che magari adesso dovrebbe essere a casa a preparare la cena per la sua famiglia piuttosto di stare qui a fare domande provocatorie?”

La nostra intervista è finita qui, e cogliamo qui l’occasione per scusarci con il senatore Paron, che comunque ringraziamo per averci rilasciato un’intervista esclusiva, per il comportamento della nostra intervistatrice dopo l’intervista. 

 

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Le otto stimmate del Luogocomunismo

 

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~aesthetic challenge~ communism-chan on deviantart.com

Oggi parliamo di politica, tema che non è molto popolare visto che i post meno letti in più di 10 anni di blog sono proprio quelli che trattano questo argomento, ma vogliamo farlo prendendo in esame quello che, dopo anni di osservazione, credo sia il peggior vizio della sinistra italiana

il luogocomunismo

ovvero l’abitudine a prendere un’idea, e trasformarla in dogma e ideologia dimenticandone i presupposti e rifiutando in ogni modo di metterla in discussione, anche di fronte a logica ed evidenza.

Il luogocomunismo è fatto di una serie di questi luoghi comuni, di cui provo a elencare i principali:

  1. il politicamente corretto, che raggiunge le vette quasi inarrivabili dell’assurdo quando si tratta di linguaggio di genere, con frasi piene di asterisc*, o parol* come presidenta o sindaca (e allora giuristo, linguisto, commercialisto?) o si inventano sigle incomprensibili tipo LGBTQIA+
  2. il No-ismo, cioé il No a qualunque grande opera senza se e senza ma, partendo ovviamente dalla TAV, che per alcuni è più o meno l’ipostasi del male assoluto, una specie di MorteNera dell’establishment
  3. l’ateismo politico, cioè il fatto di identificare la fede in Dio con la religione, la religione con il cristianesimo, il cristianesimo con il cattolicesimo, il cattolicesimo con la sua frangia più conservatrice e bigotta, e rifiutare tutto in blocco
  4. il feticismo costituzionale della serie noi-abbiamo-la-Costituzione-più-bella-del-mondo… e ci dispiace per gli altri, che sono tristi, perché non sanno cos’è l’amore, il vero amoooooooore
  5. definire di destra chiunque non la pensi esattamente come te o qualunque cosa non ci piaccia (“ti ho fatto la minestra con i broccoli” “FASCISTA”)
  6. l’antiamericanismo a oltranza, per cui persino uno come il venezuelano Maduro, che ha esautorato il parlamento, arresta gli oppositori e si appoggia all’esercito diventa un’icona del terzomondismo e della sinistra solo perchè gli Amerikani sono contro di lui
  7. l’arcinemico perché ci vuole sempre un supercattivo, e se non c’é lo si trova, e nel ruolo del villain, sempre indubitabilmente novella incarnazione di Mussolini, possiamo elencare Craxi, Berlusconi, Renzi e ora naturalmente Salvini
  8. il rivoluzionismo a caso, per cui bisogna sempre invocare la rivoluzione, il cambio radicale, la rottura del sistema, l’uscita dal capitalismo, ma per andare dove non si sa, l’importante è fare figo con la maglietta di Che Guevara e parolone d’ordine  tipo “masse”, “ordoliberismo” o “decrescita felice” come se piovesse.

Siete d’accordo con me? No? Sicuri che no?

Comunque la pensiate cantiamo tutti in coro:

vamos a matar, vamos a matar, compañeros!

 

addio a Roma · Affreschi

Un’assolato lunedì di febbraio

Ne mancano ancora 7, il count down del mio addio a Roma prosegue. Questa volta e la volta prima sono state due puntate a Prati, una delle zone di Roma che più apprezzo.

Oggi in particolare è stata un’occasione in cui a Roma sono stato bene, ci sono rimasto poche ore ma piacevoli, non mi succedeva da anni, e questo nonostante che fossi venuto a sbrigare incombenti mentalmente faticosi. E nonostante che, con mio alto dispiacere, abbia chiuso il ristorante orientale cui ero solito pranzare quando arrivavo a Termini. Perché, mondo crudele, perché?!

Sì, nonostante tutto questo oggi Roma non mi era insopportabile come tante volte negli ultimi anni, l’ho trovata perfino meno sporca, meno caciarona, meno tutto, che sia stato merito del vento che ieri ha soffiato così forte?

E sembrava quasi che DeRossi dal poster del Derby Roma-Lazio mi dicesse “lo vedi che sta città sarà pure zozza e infame ma è la città-più-bella-der-monno-intero?”

Chissà, intanto mi aspettano solo altre sette trasferte lavorative, e poi Roma per me sarà solo turismo.

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Sogno di una notte di mezzo inverno

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Un istante per decidere, forse intuire, quello che dovevo fare.

Uscii fuori dal tunnel, e quando fui lì fuori nel freddo silenzioso tutto all’improvviso mi fu chiaro… le cose che mi erano appena successe, il loro perché, e la ragione per cui ero lì in quel momento, chi ero io.

L’atmosfera stava evaporando fuori dalla cupola, veniva risucchiata fuori quasi in silenzio, insieme a tutto quello che avevo davanti agli occhi.  Come per un istinto naturale, anche se non lo avevo mai fatto prima, alzai le mani dritte al cielo, e mi concentrai in un flusso di energia che fermò tutto, e come legata a una corda invisibile che partiva dalle mie mani l’atmosfera sfuggente rientrò piano dentro la cupola.

Ero lì da solo, fermo immobile nella consapevolezza di avere pieamente capito,  una perfetta comprensione che sarebbe svanita quasi subito dopo, quando mi svegliai, mezzora fa, con solo il ricordo di cosa avevo fatto nel sogno e di avere avuto, anche solo per un minuto e solo in un sogno, la risposta al perché della mia (nostra) esistenza.

Un perché che, naturalmente, per quanti sforzi mentali faccia, adesso non riesco a ripescare dalla mia memoria.

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Mary Poppins from Hogwarts, UK

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Guardando e riguardando (grazie, bambine mie) il film Mary Poppins (1964), con l’aggiunta di una visione del recente Ritorno di Mary Poppins (2018), tra uno Spazzacamìn e un Califragilistichespiralidoso sono giunto alla conclusione che Mary Poppins ed Harry Potter condividono lo stesso universo, e che la nostra tata perfetta-sotto-ogni-punto-di-vista sia una maga, quasi sicuramente educata a Hogwarts.

Specchi magici, borse senza fondo, oggetti animati il potere di volare o di esplorare altri mondi, ms. Poppins and mr. Potter condividono molto, non solo il fatto di vivere a Londra e di essere entrambi molto british.

Vogliamo aggiungere che sia Mary che Harry hanno gli occhi azzurri e i capelli castani, e che si potrebbe persino pensare che Mary Potter sia la bisnonna o la trisnonna del giovane maghetto?

Navigando sul web ho scoperto che la teoria è condivisa, con l’aggiunta di svariate ipotesi e teorie collaterali, e d’altro canto se Mary Poppins fosse una maga si spiegherebbero quasi tutte le prodigiose doti della babysitter volante interpretata negli anni ’60 da Julie Andrews e l’anno scorso da Emily Blunt.

Tante sono le somiglianze che mi verrebbe da pensare, uscendo dalla sospensione dell’incredulità, ossia dal Poppins-Potterverse, che quando la ragazza madre disoccupata J. K. Rowling iniziò a scrivere il primo romanzo di Harry Potter la sua immaginazione si sia in parte ispirata al personaggio creato da P.L. Travers 60 anni prima.  Gli stessi nomi si somigliano, Mary e Harry condividono la stessa sonorità, e pure Poppins e Potter hanno una qualche assonanza.

Fossi un giornalista, mi piacerebbe chiederglielo a J. K. Rowling…

 

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10 imperdibili curiosità su Cenerentola Disney

Cenerentola

Chiunque conosce dei bambini piccoli sa che amano rivedere gli stessi cartoni e animati tante volte.  Il risvolto positivo è che alla 30° visione si notano particolari che altrimenti sfuggono.  Ecco allora le 10 imperdibili curiosità che ho raccolto dopo innumerevoli visioni del cartone animato Disney “Cenerentola”(1950).

1) A un certo punto i topini cantano un coro dedicato a Cinerella… Ma perché?

2) Il re é un re. Poi a un certo punto diventa “sua maestà imperiale“.  Qualcosa non torna.

3) A sentire le voci, la doppiatrice di Cenerentola é la stessa che dà la voce al topino smilzo; dovevano risparmiare o quel giorno la doppiatrice titolare era malata?hot-disney-princesses3

4) Se si facesse un sondaggio tra papà, Cenerentola con l’abito della festa, capelli raccolti, collarino e guanti al gomito, vincerebbe il titolo di hottest tra le principesse Disney.   Ma proprio by far come dicono i sudditi di Elisabetta II.

5) Nella versione director’s cut c’è anche la scena nel finale dove matrigna e sorellastre vengono chiuse in una segreta del castello a morire di fame, scena tagliata per “non impressionare” il pubblico più giovane.  Era comunque meno cruento che nella versione russa della fiaba.

6) Alcune scene del cartone sono state girate partendo da una pellicola in live action,1c7b3571058adbaaf0ea407e57dc4765 e l’attrice che impersonava Cenerentola dal vivo è Helene Stanley (foto), che ricoprì lo stesso ruolo nella Bella Addormentata.  Insomma, la bellissima Cenerentola esisteva veramente.

7) La matrigna è str**za ma cortese, quando lascia Cenerentola con il vestito a pezzi  e in lacrime, per andare al ballo senza di lei si volta e le fa “buona sera”; le buone maniere anzitutto.

8) Come fa un Granduca a fare da ministro-aiutante del Re?  Un grave svista, il titolo di Granduca spetta a un sovrano regnante di un ducato, al limite il buon Monocolao doveva essere un Duca, o un Arciduca, se (come emerge da vari elementi) il re è in realtà l’Imperatore austriaco, in tal caso si tratterebbe del fratello del re-imperatore…

9) La fiaba di Cenerentola è un archetipo assoluto della cultura occidentale, tanto che la primissima versione risale agli antichi Egiziani, e si tratta della fiaba di Rodopi,  forse basata su un personaggio realmente esistito (una bella cortigiana di cui il faraone egizio si innamorò)

10) La prima versione occidentale la scrisse Giambattista Basile nel 1600 in napoletano (la Gatta Cenerentola), con protagonista tale Zezolla che dopo mille traversie, aiutata dalle  fate si trova per marito un re; in questa versione le giovini del regno vengono attirate a corte per provare la scarpia con un banchetto a base di pastiere, casetielle, sottestate, porpette, maccarune e graviuole…  Ho già detto che è la versione napoletana?