…e se i Comunisti fossero loro?

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Tutti (beh, molti di noi) hanno un amico, un conoscente, il marito di una vecchia amica, che una volta era Comunista di quelli come diceva di esserlo il personaggio interpreato da Mario Brega in quel film di Verdone, in cui rivendica la sua identità di “comunista così” alzando i pugni chiusi al cielo.

comunista così

Erano i compagni che la domenica distribuivano l’Unità per le case,  per cui già Berlinguer era troppo borghese, che se n’erano andati dal Partito quando aveva vinto la svolta di Occhetto, e che poi magari avevano dedicato il loro impegno alle marce no.global o a qualche movimento NO-qualcosa.

Insomma, se conoscete qualcuno che fa parte di questa categoria ci siamo capiti…

E sappiamo pure che, orfani di un partito con la P maiuscola la gran parte di questi compagni comunisti-così ha trovato casa nel moVimento 5 stelle di Grillo & Casaleggio.  In fondo, hanno trasferito la medesima abnegazione e il loro cieco fideismo in una nuova religione, abbastanza pura e incorrotta per loro aspirazioni, e al posto di Marx, Engels e Lenin ecco i dvd di Beppe Grillo.

In fondo in questo modo si spiega e si giustifica l’odio atavico per il PD e per i suoi leader, è il classico astio dei comunisti verso i socialdemocratici borghesi, roba che risale ai tempi di Kerenskij contro Lenin o Rosa Luxemburg contro la SPD…

Diciamolo, è così, è innegabile, i veri comunisti in Italia stanno con e nel moVimento di Grillo, a partire dal Presidente della Camera, ma pure il premier Conte, non ce lo vedete tra quelli intellettuali di area come quelli di Sinistra Indipendente degli anni ’80?  E il buon Di Battista, è vero che di famiglia è nero nero ma in fondo girava l’Italia in scooter per fare il verso a Ernesto Che Guevara…

Tanti di noialtri, gente di sinistra, post comunisti che hanno abiurato o chi (come chi scrive) comunista non lo è mai stato, siamo portati a pensare che questi siano compagni che sbagliano, che stiano con la destra più estrema, che siano loro stessi destra più estrema.

Ma se invece avessero ragione loro? 

Se invece fosse il moVimento 5 stelle la giusta casa di chi nel 1968 simpatizzava per i carri armati di Breznev o nel 1990 per Saddam Hussein (giuro che c’erano!)?  Se guardiamo i numeri, le statistiche dei flussi elettorali, è chiarissimo: il 90% dei comunisti-così ha votato il simbolo con le cinque stelle, e allora perché mai dovrebbe avere ragione il restante 10%?

Certo, c’è la cosa del governo e dell’asse con la Lega… ma siamo sicuri che la Lega Nord o per Salvini premier come si chiama adesso non sia anche quella intrisa di spirito comunista?  In fondo la Lega ha avuto tre segretari politici:

Umberto Bossi, negli anni ’70 iscritto al PdUP e poi al PCI

Roberto Maroni, a lungo militante di Democrazia Proletaria

e poi l’attuale, Matteo Salvini, che come dice chi lo conosce bene alla fine resta sempre un giovane e fervente comunista.

Certo, dal “nostro” punto di vista, noi gente un po’ liberal, che tifiamo per l’Europa e per la società aperta, rimane che sono loro i Cattivi di questa storia…

ma in fondo chi l’ha detto che i buoni sono i comunisti?

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… e se?

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Pensando al caso di Serbi, Bosniaci e Croati, uniti dalla lingua che un tempo veniva chiamata serbocroata ma divisi su tutto il resto, mi viene da pensare…

…e se nel 1266 Manfredi di Svevia non fosse stato abbandonato da una parte dei suoi soldati (proprio gli Italiani…) e avesse vinto a Benevento, sconfiggendo i soldati francesi di Carlo d’Angiò alleati del papato?

e se dopo questa vittoria, da Re di Sicilia, Manfredi per staccarsi dall’odiata Chiesa di Roma avesse (ri)portato il meridione d’Italia nell’alveo dell’ortodossia, abbandonando la confessione cattolica?

In fondo all’epoca, a due secoli dallo scisma tra cattolici e ortodossi, sarebbe stato abbastanza agevole e un passaggio di un regno da un’osservanza all’altra, e un Manfredi trionfatore avrebbe avuto i motivi e la forza per una simile scelta.  Sarebbe cambiato il destino della nostra penisola, ma non solo…

Se il Regno di Sicilia, che all’epoca comprendeva tutta l’Italia del Sud, fosse passato da Roma a Costantinopoli, dal Papa al Pope, oggi, ottocento anni dopo, avremmo gli abitanti del Centro Nord cattolici e i meridionali ortodossi.

In una situazione così, in cui le differenze religiose avrebbe accresciuto quelle linguistiche e culturali, diremmo forse diremmo che esiste un unico popolo italiano oppure, come nel caso della Jugoslavia, parleremmo di due popoli ben distinti, i Lombardi (come gli italiani del centro nord venivano spesso chiamati fino a pochi secoli fa) e i Siciliani?

Anche senza questa divisione religiosa, sono tante le differenze sociali, culturali, economiche e linguistiche tra Nord e Sud, che forse la risposta sarebbe positiva.

Chissà…

Di certo, sia nel caso dell’Italia che della Jugoslavia, l’impressione è che definire l’identità e i confini di una nazione e di un popolo sia davvero complesso e, alla fine, allafine dei conti artificiale e artificioso.

Scientificamente dimostrato

photo of women wearing masks

Photo by bruce mars on Pexels.com

Questo blog ormai ha più di dieci anni di vita, e dopo tanto tempo on line posso congratularmi con tutta la redazione del blog, cioé con me stesso, dei risultati che mi comunica wordpress.

più di 300.000 visitatori (oggi sono 310.182)

più di 500.000 visite (oggi 511.944)

e questo grazie alla bellezza di 612 articoli (mamma mia quanto ho scritto in tutto questo tempo) alcuni dei quali hanno totalizzato numeri notevoli, a partire dall’inverosimile notizia sui vampiri realmente esistenti in Russia che ha totalizzato quasi 75 mila letture, e di cui (incredibilmente) molti non hanno colto l’evidente natura ironica e satirica, fino all’articolo meno letto di tutti (solo 32 visite), che in effetti è così banale e noioso che neanche lo linko.

Vabbè, amici, ora vado a festeggiare con un buon caffé freddo e due after eight, ma prima, come si fa quando si riceve un bel premio…

ringrazio mia figlia piccola, che ha deciso di mettersi a letto da sola e addormentarsi dandomi il tempo per scrivere il post

ringrazio mia figlia grande, che invece sta mettendo in scena una storia improbabile con Sissi, due cavalieri medioevali, un draghetto azzurro, una balena e un camion dell’ambulanza (still more realistic than Regal Academy)

ringrazio la mia Bellaccina,  che ora sta facendo il turno festivo (ma la amo anche per il lavoro e i sacrifici che fa)

ringrazio Ted, Eliazir, Boemondo e tutti gli altri amici immaginari per l’aiuto dato in questi anni

ringrazio Walter WordPress per l’ospitalità

ringrazio i miei genitori per essersi dimenticati di togliere i romanzi soft porno dalla libreria quando ero adolescente (e non c’era internet…)

e soprattutto ringrazio i miei più fedeli lettori e amici di blog…

 

La foto c’entra poco con il contenuto del post, non è così che sto festeggiando, ma è il classico esempio di una buona scorciatoia per accallapiare lettori 😉

 

 

 

Sette giorni animatore

Giorno zero.

Meeting con i team leader e il location manager. Spiegazione delle regole: si deve sempre sorridere, la divisa del club è obbligatoria, si va al gabinetto solo con il permesso dei leader. Contratto bisettimanale rinnovato solo a chi ottiene abbastanza punti sorriso. Nei giorni di riposo è “consigliato” restare nel club e partecipare comunque alle attività, e non dobbiamo neanche pagare! Il location manager terrà lui i ns documenti, così non rischiamo che ce li rubano.

Giorno Uno.

Cambio di alloggio. Per un problema di prenotazioni della struttura, io e l’altro niubbio dobbiamo lasciare il nostro stanzino e trasferirsi su due brandine nel magazzino giochi. Non ci sono finestre e bisogna usare i bagni della piscina “ma adesso non fate i difficili, è solo per 15 giorni”. Nota positiva, sono in team con Alessia di Roma e dopo il cantaperitivo abbiamo socializzato e la sera due ore in spiaggia a raccontarci tutto, o quasi.

Giorno due

Ramanzina del team leader Diego, sul fatto che le ” femmine migliori” spettano agli anziani e noi niubbi “seghe o ospiti, ma non quelle fighe”. E per chi non segue le regole non scritte del gruppo animatori, il trattamento. Adesso sono nel team miniclub senior con il cubano gay, ma solo per ragioni organizzative.

In fondo non è così male, e José è molto simpatico.

Giorno tre

Il miniclub senior si rivela un po’ impegnativo, i due fratelli milanesi di 10 e 12 anni continuano a provocare, ma tengo a mente la regola del sorriso mentre guardo invidioso i colleghi che fanno pilates con le sessantenni. Messaggio vocale un po’ seccato da parte di Alessia perchè me ne sto per le mie e non si fa mica così non è che me la devo tirare perchè faccio l’università.

Giorno quattro

Scherzo pesante da parte dei due fratellini milanesi chepallestominiclub e io e il timido Walter finiamo in infermeria. Il padre dei due ci rimprovera perchè non li sappiamo controllare, e non parliamo della mamma di Walter… Punti sorriso che sfumano.

La sera Alessia si limona pesante il team leader Diego davanti a me. Poi lui passandomi vicino mi fa

” So’ l’Herry Uaistain dei villaggi turistici”.

Giorno cinque.

Senza i due cretinetti e Walter adesso il gruppo del miniclub senior sono soprattutto ragazzine, e siccome ho sentito che adorano una serie chiamata Bianca e qualcosa, e quindi organizziamo serata cinema con Bianca e Bernie.

Punti sorriso in caduta libera.

Dopo l’ennesima cena a base di melanzane, specialità del cuoco palermitano, abbozzo una protesta, va bene mangiare quello che resta dall’all inclusive, ma visto il crescente insuccesso dei piatti a base di melanzana il cuoco potrebbe un po’ variare.

Mi tagliano d’ufficio due punti sorriso.

Messaggio wazzapp da Alessia “vaffanculo!!!@”. Che sia una patita delle melanzane?

Giorno sei

Dopo gli ultimi due punti sorriso persi il briefing mattutino è tutto per me: warning dei capi con tanto di cartellino giallo sventolato davanti tutto il gruppo, che mi fa il segno L di loser.

E doppio giro anguria in spiaggia con costume da coccodrillo alle 12:10, 35° gradi fuori, 53° sotto il costume.

Mentre mi cambio, tutto sudato e sporco di anguria in faccia per il simpatico ” scherzetto” dei soliti due stronzetti di Milano, incrocio per caso Alessia e Diego che stanno discutendo, lui mi fulmina con un “fatti i cazzi tuoi, sfigato” ma lei…

Lei mi guarda e il suo sguardo è una richiesta d’aiuto.

Tutta la mia vita sentimentale mi passa davanti: le cosce di zia Nunzia a 13 anni, il primo bacio con Cecilia della II C, la prima volta in camporella davanti ai cancelli della Ferroceramiche, quella volta nei bagni della facoltà con la studentessa belga che il giorno dopo doveva partire, e poi ovviamente la volta che Cinzia mi aveva confessato che lei e Massimo si amavano da due mesi (sti due stronzi e io e lui eravamo pure andati insieme al concerto di Ligabue).

E quando durante il truccabimbi ne parlo con José lui mi dice che devo fare qualcosa, e la piccola Marina mentre viene truccata da Ladybug annuisce convinta.

La sera scrivo ad Alessia un messaggio wazzap “dimmi solo una parola…” e la spunta blu per me è già un

sì.

Giorno sette.

Mattina: indosso anche oggi calzoncini e maglietta con lo slogan del giorno, lo faccio anche se sarebbe il mio giorno libero, ma tanto è comunque consigliato rimanere in struttura…

Una passeggiata tranquilla sul bagnasciuga, i pensieri che ballano, uno sguardo rubato con Alessia mentre fa acquagym per sette pensionate, due ragazze e un coraggioso.

E poi è subito il momento della mia vendetta. Mi piacerebbe chiamarla revenge, perchè è più figo e rende bene l’idea.

Revenge è la musica della festa in piscina che si interrompe, e una voce metallica ripete dagli altoparlanti le parole della chat animatori con i peggiori commenti sugli ospiti: ciccione peloso, vecchia inscopabile, ragazzini da sopprimere. In termini di punti sorriso, una vera ecatombe.

Revenge è la baracca bar, in quel momento vuota (precisiamo che non pensiate male), che prende fuoco per l’esplosione di tutti i fuochi d’artificio che c’erano nel magazzino dove dormivo… anche se fare saltare in aria tutto non era mica così facile come in quel film dove il soldato americano fa esplodere la latrina.

Il caos comunque è assicurato, gli ospiti sono arrabbiati e disorientati, qualcuno invoca l’Isis, mentre Diego è in ginocchio, non solo metaforicamente, e quasi nessuno mi nota mentre irrompo con una golf cart presa in prestito e colpisco i due piccoli energumeni milanesi con un sacco di spazzatura biologica a testa e che il più grande cada pure in piscina è il top.

Poi mi fermo davanti ad Alessia.

“Sali a bordo e scappiamo insieme!” è la frase che mi ero preparato per ore.

Lei si guarda intorno, e poi dice “occhei” e scappiamo via, lontano, lontano fino a che dura la batteria.

Sulla maglietta il motto del giorno

Giocallegria!

È un racconto di fantasia, riferimenti a fatti e situazioni reali sono casuali, o micidiali coincidenze

Lettera a una controbuonista in buona fede

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Una foto dal servizio Refugees in Lesvos di Jade Beal

Commentando il mio post di ieri, l’amica blogger Diemme ha fatto un intervento così complesso e articolato che si merita in risposta un vero e proprio post, dedicato a lei e a tutti quelli che vorrebbero le frontiere chiuse per motivi diversi dalla paura del “uomo nero”.

E comincio proprio dal tema colore della pelle, perché scrostando tutte le ipocrisie dal dibattito di questi giorni è chiaro ed evidente, almeno da questa parte della barricata, che il vero problema non  è un rischio criminalità del tutto immaginario (lo dicono i numeri, non io) o fantomatiche minacce al nostro stile di vita (stiamo parlando dello 0,3% della popolazione residente) ma il fastidio, la diffidenza e talvolta la paura che le persone hanno verso chi ha un aspetto così diverso dal proprio, sentimenti che sono insiti nella nostra natura (pare dipenda dall’amigdala) e che condividiamo con le scimmie superiori, ma che purtroppo una politica cinica e senza scrupoli usa per incrementare il proprio consenso.  Tutto il resto sono frottole che la gente adopera per dissimulare, anche a sé stessa, il proprio razzismo di base.

Uno di questi argomenti è quello che fa leva sulla locuzione “business dell’immigrazione”, che al di là dell’artificio retorico non ha alcun senso…

Se un medico mi cura e viene pagato, fa “business della malattia”?

Se io difendo la vittima di un reato, faccio “business del crimine”?

Se un pompiere spegne salva un anziano da una casa allagata, fa “business dell’alluvione”?

Parlare di “business dell’immigrazione” è solo un’altra scusa utile a quelli che schifano gli stranieri e vogliono solo che spariscano…

Ad ogni modo, venendo alla questione chiave che pone Diemme (che non è certo  razzista), ovvero se l’immigrazione possa essere gestita all’insegna di regole e legalità, la risposta non può che essere

certamente sì

ma da tutta un’altra prospettiva di quella da cui si pone la mia interlocutrice (e tutti quelli che ragionano come lei).

L’immigrazione, lo dice anche Diemme, è un fenomeno umano, talmente umano che mai nessuno nella Storia dell’umanità è riuscito a fermarlo o limitarlo…

Quando nel passato un principe ha aperto, per le più svariate ragioni, le porte di una città o di un territorio all’immigrazione il finale è sempre stato un lieto fine di prosperità economica e fusione di culture.

Viceversa, nei tanti (più numerosi) casi invece in cui qualcuno all’opposto ha provato a fermare l’immigrazione con la maniere forti, gli è sempre andata male.

Non ci sono riusciti i Romani, con fortificazioni di ogni tipo e stragi dei migranti della loro epoca, ma dopo tante vessazioni sono stati proprio quei Barbari a lungo tenuti fuori dai confini imperiali a mettere la parola fine all’Impero, non ci sono riusciti i Cinesi con i Mongoli, nonostante la famosa muraglia, non parliamo dei popoli indigeni vittima dell’immigrazione europea nelle Americhe… E non ci riesce l’America, anche prima di Trump, che pure costruisce muri con il filo spinato e spara a vista ai migranti, ma ciò nonostante ha un numero elevatissimo di clandestini.

Perché non è l’immigrazione il problema, ma

la clandestinità.

Se si guardano infatti i dati statistici si può osservare che il tasso di criminalità tra immigrati regolari e italiani “indigeni” è lo stesso (tra l’altro in costante calo da anni), mentre aumenta tra i clandestini, che non potendo lavorare regolarmente in tanti casi delinquono; ma la clandestinità è il frutto di politiche dell’immigrazione miopi, che pensano di potere limitare quello che non si può limitare.  E in Italia è stata una legge,  che non a caso si chiama Bossi-Fini, voluta fortemente proprio dal partito che oggi più lucra sull’emergenza criminalità, a generare tanta clandestinità.

Quale può essere allora la soluzione?

Io sono per un approccio pragmatico e antiproibizionista. 

Per le frontiere aperte, per un’immigrazione libera e controllata in una cornice di diritto e legalità.

La mia idea è che bisognerebbe dare a chiunque voglia venire in Italia e in Europa la possibilità di farlo, passando per una regolare domanda, in maniera legale, magari pagando una sorta di tassa d’ingresso, e condizionando la permanenza in Italia a una condotta irreprensibile.

Tanto, chi vuole venire da noi ci viene comunque, meglio che lo faccia in maniera legale e ufficiale, impiegando meglio le tante risorse che oggi sprechiamo per la repressione dell’immigrazione illegale, usandole per l’integrazione ma anche per rispedire da dove è venuto chi non rispetta le nostre leggi.  Ma il rimpatrio forzato lo puoi fare con 1.000 persone, non con 100.000.

Questo è -per davvero- realismo, non quello di chi dice chiudiamo i porti o rispediamoli a casa sapendo benissimo che sono solo slogan, buoni solo a raccogliere i voti degli spaventati.

Anche in questo caso, è il passato che insegna che le soluzioni antiproibizioniste funzionano, le altre sono fallimentari.

La legge che ha legalizzato l’aborto ha portato a una diminuzione costante dell’aborto, la legge sulla droga (un altro “regalo” della destra italiana) al contrario ha portato e sta portando a un aumento del consumo, anche tra i giovani, mentre legalizzare distribuzione e consumo li regolarizzerebbe e cancellerebbe all’istante molte situazioni di degrado urbano.  Ma è un ragionamento che vale anche per l’alcool, per il tabagismo, per il gioco d’azzardo, per l’adulterio (che da noi era reato fino a qualche decennio fa…), per tutte quelle situazioni in cui l’antiproibizionismo è assurdo, ridicolo, e soprattutto non funziona e non ha mai funzionato.

Speriamo che anche per l’immigrazione prima o poi qualcuno capisca che l’unica soluzione possibile è la legalizzazione, e abbia il  coraggio politico di portarla avanti.

Destinazioni

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Un’altra porta che si chiude, un’altra parola FINE a un pezzo della mia storia personale.

Novultima puntata a Roma.

Giornata di formalismi, cortesia e falsità, un ottimo sugo al cinghiale, la redbull alle due del pomeriggio, i treni puntuali (era un bel po’ che non mi capitava) e un bizzarro gioco del destino che con un’incredibile coincidenza mi ha fatto reincontrare una persona che avevo un po’ perso di vista.

Quando le coincidenze  sono così incredibili io sono portato a pensare che siano segni del destino, occasioni che capitano non per caso ma perché ti viene offerta un’opportunità.

Il nostro libero arbitrio sta nel scegliere se coglierle o meno queste opportunità, se percorrere quel sentiero “scritto nelle stelle” che all’improvviso intravedi nella nebbia della vita, o fare finta di niente.  Devo essere sincero, tante volte ho fatto la seconda scelta, per pigrizia, timidezza o pavidità.  Non stavolta, comunque.

E questa giornata romana la ricorderò anche per questo.

Ne mancano altre otto.

Elsa Targaryen

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Elsa as Daenerys Targaryen by THExNEWxME on deviantart.com

Sono l’unico a pensare che la regina Elsa di Frozen e Daenerys Targaryen di Game of Thrones siano collegate?

In effetti, è difficile non notare una certa somiglianza nell’aspetto fisico, e un po’ anche nell’atteggiamento, quel misto di ingenuità e furia vendicativa un po’ da semidee e un po’ da bambine che potrebbe rivelare una loro parentela.  Sia l’una che l’altra sono generose, illuminate, bellissime, ma provate a farle incavolare, e non ci saranno grandi laghi salati che potranno salvarvi…

Ma collegate come?

Il primo pensiero è che Daenerys Targaryen potrebbe essere un’antenata di Elsa, forse la fondatrice della dinastia che regna ad Arendelle (olim forse Città del Gabbiano nelle terre degli Arryn…)

Del resto, qualcuno conosce il nome della dinastia di Elsa e Anna?  E se fosse Targaryen?

Gli stessi poteri di Elsa, apparentemente sembrano all’opposto, ma in fondo avere il tocco di ghiaccio  potrebbe proteggere molto bene dal fuoco.  E poi non sappiamo come andrà a finire la Canzone di Ghiaccio e Fuoco, l’altro nome della saga di Daenerys, e quale ruolo avranno nel finale Daenerys, Jon Snow e gli Estranei i White Walkers che vengono dal ghiaccio.  Certo è che, all’ottava stagione, winter is coming, e ad Arendelle è senz’altro arrivato.  E non dimentichiamo che Elsa altri non è che la Snow Queen dell’omonima fiaba (e se fosse una Queen Snow?).

Del resto, anche i troll di Frozen ben potrebbero identificarsi nei Figli della Foresta, non vi pare?

Ma ci potrebbe essere anche una lettura diversa, più inquietante.  Partendo sempre dal fatto che tra il mondo di Frozen e quello di Game of Thrones, per citare Tolkien, sono passati molti giorni e la forma di tutte le terre è cambiata, magari la Regina Elsa altro non è che… la prima degli Estranei (altro che la storiella vista da Bran in una delle sue  visioni …).

Elsa, ipostasi disneyana della fredda e glaciale Snow Queen, forse è la capostipite e la creatrice degli Estranei, è lei che in un ennesimo scatto di ira verso gli altri esseri umani si è di nuovo ritirata nel suo castello di ghiaccio creando la stirpe degli Estranei e trasformando la placida contrada di Arendelle nel mondo-oltre-la-barriera, mentre i discendenti di Anna e Kristoff, scesi a Sud, magari sono diventati i fondatori della Casa Stark…

E se pensate che chi scrive stia superando vari livelli (layers direbbero i fighi) di delirio mentale, ecco come uno degli artisti di Deviantart si immagina Elsa come regina degli Estranei…

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Elsa the White Walker by Murhp3 on Deviantart.com