Lo chiamavano Zi’ ‘Nzara

Le calde sere d’estate a Castelmonte Cozzuto, quando i ragazzini vanno a trovare i nonni per bere un buon bicchiere di latte di mandorle e se sono fortunati mangiare qualche marzapane avanzato e se sono fortunatissimi una cassatella di quelle buone, lo sanno che c’è una regola da rispettare: non accendere mai la luce con la porta o la finestra aperte.

Si sa come sono i ragazzini oggi, non ascoltano mai le persone anziane, e fanno quello che vogliono, e allora i nonni che sanno raccontare le storie li avvertono di stare attenti nelle notti d’estate a tenere la finestra della camera aperta con la luce accesa “perchè ci arriva Zi’ ‘Nzara, e a Zi’ Nzara ci piacciono le fimmine ma sopra tutto i picciriddi“.

Zi’ ‘Nzara di giorno sembra uno di noi, è uno del paese… ma nessuno sa chi è.  Si sa solo che se un ragazzino o una donna fanno l’errore di aprire la finestra senza avere spento la luce Zi’ ‘Nzara entra dalla finestra, e non lo si vede perchè sa rendersi quasi invisibile, solo il suo ronzio si fa sentire, ma allora quasi sempre è troppo tardi, Zi’ ‘Nzara  colpisce le sue vittime senza pietà e gli cava tanto di quel sangue che l’indomani li vedi passeggiare pallidi e smunti che paiono lenzuola lavate nella candeggina.

Basta già questo per spaventare i ragazzini, ma anche a Castelmonte Cozzuto ci sono quelli che vogliono sempre sapere di più, ma chi è questo Zi ‘Nzara, e perchè fa così?

Zi’ ‘Zara, raccontano gli anziani che tengono memoria, ha il sangue nero, perchè dovete sapere che tanti e tanti anni fa uno dei demoni che San Vincenzo beneamato cacciò dalla caverna se ne fuggì per le campagne vicino all’Etna, e lì capitò in una casa dove c’era una giovane sposa, la trovò bella e la concupì nel buio fingendosi il marito, e dopo nove mesi la sventurata partorì il figlio del demonio, che fu il primo Zi’ ‘Nzara, e il primo di una lunga serie, e fece molti figli che si dispersero in tutta l’isola e anche a Castelmonte Cozzuto arrivò un rivolo di quel fiume malefico.

‘Ecco perchè, picciriddi miei, la notte d’estate tenete sempre spenta la luce, e se potete e il caldo non è troppo, non aprite le finestre, perchè stanotte Zi’ ‘Nzara potrebbe arrivare anche per voi”.

La via dell’efflorescenza

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Grazie alla collaborazione con Bellarix Psicognostica, rivista purtroppo rinvenibile su abbonamento solo nel deep web (non chiedetemi perché, il direttore della rivista è sempre molto imperscrutabile), siamo in grado di pubblicare, primi e unici in Italia, un’intervista esclusiva al famosissimo guru Pathcoulai Rabhan, Maestro, fondatore (lui preferisce “riscopritore”) del movimento dell’efflorescence spirituality, il nuovo movimento adesso in auge e di gran moda nella California che conta.

D: “Maestro, Lei spesso afferma che bisogna abbandonare l’effervescenza, a favore dell’efflorescenza, cosa significa esattamente?”

P: “Nella società contemporanea noi, o sarebbe meglio dire voi visto che chi come me ha scelto un’altra strada è libero da questa schiavitù, voi siete schiavi dell’effervescenza, dell’impulso irrefrenabile a fare, produrre, consumare, mangiare, vivere.  Un impulso che crea stress, ansia, panico, malattia; la mia Scuola insegna a liberarsi dell’effervescenza, per scegliere un’altra modalità di vita”

D: “Quella che Lei, con una fortunata locuzione, ha denominato efflorescenza…”

R: “La via delll’efflorescenza è insieme via e vita, parola che in molte lingue contiene le lettere di via, e in altre no, per esempio in inglese life non c’entra nulla con street, ma comunque non importa, posso fare l’esempio con il sanscrito e fa anche più effetto; se scegli la via dell’efflorescenza scegli di rimanere fermo e rifiorire della tua emotività interiore, riscoprendo la vera felicità, che hai dentro di te, il tuo samsara interiore; questa è l’efflorescenza, ma sarebbe disonesto dire che l’ho chiamata io in questo modo…”

D: “Siamo al punto che lascerà molti “scettici” un po’ dubbiosi”

Il Maestro Rabhan sorride sotto la barba, aspira dal piccolo narghilè riempito -mi assicura- solo di aromi floreali, e poi risponde.

R: “La via dello scettico è lo scetticismo.  La mia invece è quella dell’accettazione.  L’accettazione della verità.  E della realtà del mio incontro con gli esseri della luce

D: “Nel suo best seller I sette sentieri verso l’efflorescenza Lei impiega molte pagine a spiegare la differenza tra gli esseri della luce e gli angeli delle varie tradizioni”

R: “Gli angeli e i demoni, non dimentichiamo questi ultimi; gli esseri della luce non possono essere dipinti come esseri tutti buoni, né ovviamente il contrario; si tratta di creature che vibrano a un’altra lunghezza d’onda rispetto a noi, che condividono il nostro stesso continuum spazio temporale ma che noi non riusciamo quasi mai a percepire, o non vogliamo farlo, come gli scienziati quando si trovano di fronte alle prove empiriche di anomalie inspiegabili e non ammettono che sono le loro teorie di partenza ad essere sbagliate”

D: “Lei ha scritto e racconta sempre che incontrare gli essere di luce è possibile, che Lei lo ha fatto e che chiunque può farlo”

R: “Sì, è così; ho costruito il mio Bija-Ashram nel mezzo di una  foresta nel nord della California, non lontano dalla famosa Napa Valley, perché era un luogo libero dai frutti velenosi dell’effervescenza: telefonini, sistemi wireless, microonde, telecomandi e tutto ciò che produce onde elettromagnetiche, che interferiscono con le nostre percezioni extrasensoriali e ci rendono impossibile comunicare con gli esseri della luce e con altre entità; ha notato, e non è un caso, che da quando la nostra civiltà è stata invasa dall’elettricità e dai suoi figli i racconti di fenomeni c.d. “paranormali” sono radicalmente diminuiti?  Non è un caso, è causa-effetto!”

D: “Quindi nel suo bija-ashram si possono incontrare gli angeli?”

R: “E’ un luogo dove sperimentare e riscoprirsi insieme.  Ma prima di tutto bisogna sapere che gli esseri della luce non sono quelli che tramanda la tradizione.  Gli esseri della luce sono molti, ognuno ha la propria individualità, come noi esseri umani ma anche di più, perché si tratta di intelligenze di livello superiore, che noi possiamo solo provare a comprendere.  Ci sono esseri della luce  che vogliono aiutarci, altri che magari godono o si nutrono della nostra sofferenza, e altri ancora che semplicemente ci deridono e ci prendono in giro, e purtroppo molte delle “rivelazioni” alla base di alcune religioni o credenze sono nate da scherzi con cui qualche essere di luce si è divertito ai danni dell’umanità, e di qualche “profeta” troppo ingenuo”

D: “Ma come può essere certo che invece a Lei gli esseri della luce dicano la verità?”

R: “E’ molto semplice: perché non ho parlato con un solo essere della luce, ma con molti di loro, in tante occasioni e in tanti “luoghi”, e nel tempo ho imparato a distinguerne l’essenza.  Inoltre ho avuto la  guida di Samsa Bakhmati, il mio maestro, che mi ha mostrato i tre chakra nascosti e ha condiviso con me altre conoscenze che mi sono servite da guida nel mio percorso di scoperta”

D: “Sa che alcuni dei suoi detrattori mettono in discussione la stessa esistenza di Samsa Bakhmati e degli otto maestri sconosciuti che lo avrebbero preceduto…”

R: “Scetticismo e creduloneria sono due facce della stessa medaglia; e sono due esempi dell’effervescenza di cui è affetto il nostro mondo.  A me non importa delle parole di chi non crede a me o alle verità che insegno.  La mia è un’offerta al mondo, che ognuno è libero di accettare o di rifiutare; a questo proposito le voglio raccontare un aneddoto: nel mio ashram vivono molti gatti, animali adorabili che a differenza di noi sanno vedere perfettamente gli esseri di luce; però sono sempre animali, e quando porto loro del cibo nuovo, che magari non conoscono, e lo distribuisco nelle ciotole, solo alcuni  lo accettano e mangiano, mentre altri magari si allontanano dubbiosi; io sono certo che il cibo che offro loro è buono, ma non posso imporli di mangiarlo, e non voglio, perché dev’essere una loro scelta“.

Il tempo dell’intervista sta scadendo, il Maestro Rabhan deve prendere l’aereo per andare a visitare un posto tra Slovenia e Austria dove fondare anche in Europa un Bija-Ashram; ci congediamo con una  forte stretta di mano, un gradito dono da parte del Maestro (il famoso mala invisibile che si può percepire solo con la propria dimensione spirituale), e la promessa di incontrarci di nuovo per approfondire i temi del nostro incontro.

 

 

I vampiri esistono veramente! La prova fotografica

foto scheletro vampiroE’ di quelle davvero stupefacenti la fotografia che arriva dalla repubblica ex sovietica della Georgia, precisamente dalla regione della Svanezia, nella parte occidentale del paese.

La foto, pubblicata in anteprima nazionale per gentile concessione della rivista Bellarix Psicognostica, che nel numero in uscita questa settimana dedica alla scoperta l’articolo di copertina, è stata scattata durante gli scavi archeologici nell’antico insediamento di Nomepiaši, non distante dalla più nota località di Ushguli, famosa per le sue case a torre.

Lo scheletro della foto si trovava all’interno di una tomba molto diversa dalle altre rinvenute durante gli scavi,  una camera sotterranea con l’entrata murata e sigillata, anche se quello che più ha colpito gli archeologi della Free University di Tbilisi è stata la dentatura e in particolare i due canini superiori, più simili a quelli di predatore carnivoro che di un essere umano.

Lo scheletro apparteneva a un “uomo”, di statura particolarmente elevata per i canoni dell’epoca, e la sua sepoltura risale al IX secolo, proprio l’epoca in cui sono iniziate a essere costruite le case a torre per cui la regione della Svanezia è famosa, il che è senz’altro un elemento che non potrà non appassionare gli studiosi, sia quelli della storia ufficiale che quelli dell’archeologia misteriosa.

Inevitabile non collegare lo scheletro alle antiche leggende georgiane del popolo delle tenebre, esseri antropomorfi, divoratori di uomini e animali, dotati di lunghe zanne e che secondo gli antichi racconti uscivano dai loro nascondigli solo durante la notte, figure quindi molto simili a quelli che noi oggi chiamiamo vampiri.

L’UFO sotto il Conero

(articolo pubblicato in collaborazione con Bellarix Psicognostica)

Il promontorio del Conero nasconde un incredibile segreto, e questo incredibile segreto è collegato con il trasporto aereo della casa della sacra famiglia da Nazaret a Loreto e  con i poteri di S. Giuseppe da Copertino, il “santo volante” famoso per le sue inspiegabili lievitazioni.S. Giuseppe da Copertino

Il promontorio del Conero, nelle Marche, è l’unica altura in tutta nella costa adriatica da Grado in provincia di Gorizia fino al Gargano, in Puglia, e si tratta quindi (apparentemente) di una curiosa anomalia geologica.  Ma se invece fosse qualcos’altro?  E cosa nascondono le misteriose cavità sotterranee e la rete di tunnel che si nasconde sotto il Monte Conero e le varie cittadine nei dintorni?   E come mai vi si sono verificati tanti avvistamenti di ufo?

Sembra incredibile, ma la spiegazione è sotto i nostri occhi, e basta guardare il profilo del promontorio marchigiano; non ci vuole un occhio esperto per notare che la sagoma del promontorio corrisponde a quella di un disco volante, per essere precisi un disco volante semisommerso e spezzato a metà, e poi ricoperto dalla vegetazione, come nel fotofomontaggio che vi proponiamo.

coneroufo

E non può essere un caso che nei sotterranei della vicina cittadina di Osimo è presente un’incisione murale che riproduce un sacerdote cristiano che officia messa sotto a quello che appare indubbiamente come un’astronave extraterrestre…

l'ufo di OsimoIl fatto che il promontorio del Conero altro non sia che un disco volante precipitato sull’Italia chissà quanti secoli fa (sicuramente prima degli antichi Romani) spiegherebbe ogni cosa. E’ logico pensare che le cavità e i tunnel sotterranei del Conero siano in realtà i corridoi e le cabine dell’astronave aliena, e che qualcuno, forse ai tempi delle Crociate, sia riuscito ad impadronirsi di un misterioso marchingegno in grado di consentire il volo o la lievitazione: lo stesso marchingegno utilizzato per traportare in volo la casa della santa famiglia da Gerusalemme a Loreto, lo stesso marchingegno entrato in possesso di S. Giuseppe da Copertino, circostanze che inducono facilmente a ritenere che il macchinario misterioso fosse (e magari tuttora è) nella disponibilità delle gerarchie ecclesiastiche, e non è certo un caso che il Conero si trovi all’interno del territorio un tempo governato dallo Stato Pontificio.

Forse la Chiesa cattolica conosce da secoli, forse da millenni, il mistero del Conero ma l’ha tenuto segreto per non svelare l’esistenza di razze aliene che rischierebbe di indebolire la fede tradizionale?  E perché escludere che l’esistenza dell’astronave sia da tempo conosciuta dal governo italiano, visto che proprio nel Conero è presente un’importante quanto misteriosa base militare?  E come negare che i tanti avvistamenti di ufo attorno al Conero siano collegati all’enorme astronave sepolta?

Tutti questi misteri attendono una risposta, Bellarix Psicognostica continuerà a indagare per scoprire la verità…

La setta del Monte

Inizia con questo post la collaborazione tra È scientificamente dimostrato e il Centro Internazionale di Studi Psicognostici, che a causa dell’ostracismo dei mezzi di comunicazione “ufficiali” non può diffondere le proprie scoperte: se non ci credete provate a chiedere in edicola un numero della rivista Bellarix Psicognostica; non stupitevi quindi se non troverete più un post già letto, potrebbe essere stato cancellato da qualche entità superiore per eliminare le tracce delle verità più scomode

Zzoidberg

Zoidberg è il Vecchio della Montagna?

Cos’hanno in comune il famigerato gruppo Bilderberg e il social network fondato da Mark Zuckerberg, che tra l’altro ha scelto come top manager Sheryl Sandberg?

La stessa cosa in comune che condividono il lager nazista di Berger Belsen, sede di misteriosi esperimenti medici, e le tre città di Bergamo, Bergerac e Heidelberg, guarda caso poste ai vertici di un triangolo equilatero al cui interno si trovano (curiosa coincidenza?) la cittadina svizzera di Sion (come il famoso prioriato), la cittadina  francese di Macon (che si pronuncia massòn…), ma anche la città di Ginevra, proprio dove hanno sede l’Onu, la Croce Rossa ma anche il CERN  con il suo sincrotone.

Tutto collegato dalla magica parolina berg.

La stessa parola che troveremmo nel vero cognome dei reali inglesi, che si fanno chiamare Mountbatten-Windsor ma se non ci fossero le leggi dinastiche e fossero cittadini come gli altri di cognome farebbero Battenberg! E se poi magari venisse fuori che il trisavolo di Berlusconi si chiamava Bergalusconi?

Allora sembra meno casuale che in Futurama, una delle serie animate di quel Matt Groening che ha predetto tanti avvenimenti futuri da sembrare quasi il Nostradamus dei nostri tempo, figuri un certo Dottor Zoidberg, un medico alieno dotato di conoscenze extra-ordinarie e dalla fisionomia che ricorda molto molto da vicino il Ctulhu di Lovecraft.

Ma cosa significa berg? È la parola tedesca per Monte, e qui l’indizio è già chiaro, se si pensa che Monte in antico italiano voleva dire banca (pensate al Monte dei Paschi o al Monte di Pietà) o si riflette sul mito, narrato anche da Marco Polo, del Vecchio della Montagna che dominerebbe le sorti del mondo attraverso la sua setta segreta…  Non stupirebbe se il Vecchio della Montagna altri non fosse che un governatore alieno del pianeta terra, il vero essere calamariforme che Lovecraft aveva chiamato Ctulhu e Groening… Zoidberg!

Se non fosse già tutto tremendamente chiaro basta solo aggiungere che in molte lingue nordeuropee signoraggio si traduce proprio… geldberg!

E sarà un caso che la regione all’interno del triangolo Heidelberg-Bergerac-Bergamo è una regione con i più alti monti d’Europa?  Sarà un caso che due politici dal cognome Monti e Tremonti abbiano avuto tanto potere in Italia?

Le alternative sono due: o credete ai casi e alle coincidenze, o provate a vedere oltre la coltrina di fumo.  Noi preferiamo la seconda.

(courtesy of Bellarix Psicognostica)

Il Sole sotterraneo – IV parte

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(segue dalla terza parte)

Gli anni passarono lentamente, e come le gocce cadendo creano le stalagmiti così gli Ospiti poco a trasformarono quei luoghi nella loro casa. Vedevano in mezzo a un popolo di ipovedenti, uno tra loro era medico, le loro armi apparivano invincibili, non ci volle molto che gli Ospiti diventarono gli Herren, come preferivano essere chiamati dai nativi, che quasi lo consideravano semidei o anzi superuomini, quasi il sogno nazista che si realizzava in forma di parodia.

Per dieci anni nessuno di loro ritornò alla superficie, si fecero costruire delle dimore tutte per loro, discoste dalla Città e più vicine al Sole sotterraneo.  Alcuni di loro trovarono moglie tra i nativi; altri invece scoprirono quello che chiamarono Amore Ariano, preferendo amarsi tra uomini di razza pura che mischiarsi ai nativi, dando vita a dei mezzosangue.

Alla scadenza del decimo anno rivelarono ai nativi di avere realizzato (ma forse l’avevano soltanto riscoperto) un passaggio dentro la montagna e verso l’esterno, ma che l’avrebbero utilizzato secondo le Cinque Regole: 1) sarebbe stato percorso solo una volta all’anno da tre prescelti, 2) solo gli Herren e i loro discendenti avrebbero potuto essere prescelti, 3) i prescelti dovevano giurare di tornare e mantenere il segreto, 4) chi non rispettava il giuramento sarebbe finito nel Sole sotterraneo, e 5) il passaggio sarebbe stato chiuso a chiave, che solo il Custode, il primo tra gli Herren, avrebbe conservato.

Anche Hitler si fece costruire un palazzo di gesso e sale non lontano dal ciglio del burrone sul Sole sotterraneo. Non si mescolò con i nativi come gli altri, ma visse un suo personale delirio. Si fece chiamare Re del Mondo, atteggiandosi da tale, fermamente convinto di essere in contatto telepatico con chi là fuori combatteva sionismo e comunismo. Diceva di essere come Napoleone all’Elba, impiegava giorni interni a pianificare la sua rivincita.

Il delirio peggiorò quando arrivarono le prime notizie portate dai Prescelti di ritorno dal mondo esterno. Anno dopo anno, il mondo agli occhi di Hitler andava verso la rovina, neanche i suoi poteri telepatici poteva salvarlo, e ogni tanto andava sul ciglio del burrone sul Sole sotterraneo, parlando e litigando con l’entità che chiamava Padre.

Le notizie che arrivarono dai prescelti che tornarono nell’agosto del 1968 furono poi davvero inaccettabili. Il trionfo di Israele nella guerra dei sei giorni era già una notizia tremenda, il diffondersi del morbo comunista tra i giovani di tutto il pianeta era troppo. Dicono che si gettò nel Sole sotterraneo, e sul luogo oggi c’è una lapide che recita “Qui discese nel soggiorno dei morti Adolf Hitler, Fuhrer dei tedeschi e Re del Mondo“.

Dicono che prima di precipitare avesse gridato : “torno a te, Padre”.

Il Sole sotterraneo – III parte

 la spedizione

(segue dalla seconda parte)

Un volta arrivati al Sole sotterraneo e alla Città che ne riceve luce e calore è quasi impossibile ritornare alla superficie, ma anche riuscendoci è inevitabile rimanerci un certo tempo, nel mentre che si studia come risalire l’impetuoso corso d’acqua che scorre nel ventre nella montagna.

Altrettanto inevitabile, in quelle lunghe giornate sotto la volta di quarzo, sarà incontrare uno degli Ospiti o Herren, come vengono chiamati dai nativi della Città.

Gli Ospiti sono felici di incontrare chi proviene dal mondo esterno, lo accolgono tra loro come un fratello, specie se capisce la lingua che parlano, un tedesco dal suono desueti, e se ne è disposto ad ascoltare la narrazione della loro storia.

La spedizione raggiunse la Città di Sale nel pieno della seconda guerra mondiale, ed era una missione ufficiale del III Reich, al più alto livello di segretezza.

La guidava un esploratore tedesco che riteneva di avere trovato il passaggio per la città sotterranea di Agarthi, dove secondo le credenze delle società esoteriche che per prime avevano fatto da incubatrice all’ideologia nazista dimoravano i grandi antichi ariani, i progenitori della razza padrona, e forse quel Re del Mondo con cui il Fuhrer della Grande Germania avrebbe potuto allearsi contro i subumani russi e i pluto-giudeo-massoni inglesi e americani.  Si era in una fase della seconda guerra mondiale in cui, valutando oggettivamente e freddamente forze in campo e situazione, i capi nazisti ben potevano prevedere l’esito, la sconfitta della Germania e la caduta del regime hitleriano. Oggi si crede che Hitler e i suoi generali non avevano previsto l’inevitabile finale, ma laggiù nella Città vicino al Sole sotterraneo è possibile apprendere un’altra storia, la storia di un Fuhrer che invece comprese per tempo cosa sarebbe successo nell’arco di uno o di due anni, e conscio dell’impossibilità di sconfiggere le potenze russe e americane, decise di tentare una missione segretissima e quasi impossibile seguendo le tracce di un esploratore che già aveva individuato il varco verso la città nelle viscere delle più alte montagne dell’Asia.

Uno dei tanti sosia del Fuhrer prese il suo posto a Berlino, e continuò a sostenere la parte fino al tragico epilogo, marionetta ai comandi di Himmler, Goering, Goebbles e degli altri gerarchi che governarono davvero la Germania al posto del vero Hitler, portando all’esasperazione il fanatismo nazista.

Nel frattempo venne organizzata, con grande dispendio di mezzi, una missione composta da alpinisti, speleologi, storici, occultisti, interpreti e militari di scorta al più importante dei viaggiatori, Adolf Hitler in persona.

Non senza difficoltà, e con alcuni caduti, la spedizione raggiunse la Città e il Sole sotterraneo, e l’ingresso nella grande caverna venne accolto con grida di esultanza e la gioia per l’incredibile scoperta; il lugubre “Heil Hitler” risuonò tra le pareti rocciose e la volta di quarzo.

Hitler raccolse attorno a sé i suoi uomini, abbracciò l’inseparabile Eva Braun che ha voluto con sé anche in questo viaggio verso l’ignoto, poi iniziò a parlare con quell’eloquio invasato e di oscuro fascino che lo aveva portato al potere.

Il discorso terminò però all’improvviso, nell’imbarazzo e nel silenzio, quando dai vicoli della Città di Sale uscirono i suoi abitanti.  A un solo sguardo divenne subito evidente che in quel luogo la spedizione nazista non avrebbe trovato potenti armi segrete o incredibili poteri magici, né una civiltà antica e avanzata con cui allearsi.

Chi venne loro incontro fu un gruppo di esili ipovedenti vestiti di stracci e armati di bastoni, e a parte i capelli di un biondo spento avevano i tratti somatici tipici di quelle razze orientali che i nazisti definivano subumane.

E’ vero che in quel luogo la spedizione con il tempo scoprì che quel popolo nascondeva un passato misterioso quando affascinante, perché di quel passato rimanevano solo scritte ormai indecifrabili, ma al di là di quell’oscuro passato non era certo quella la civiltà sotterranea che cercava la spedizione nazista per farne un potente alleato del III Reich ormai condannato a una catastrofica sconfitta militare e politica.  Se mai era esistita, ora non esisteva più.

I nativi accolsero la spedizione con diffidenza, i militari nazisti tennero le armi pronte all’uso, avrebbero sopraffatto in un istante gli abitanti di quel luogo, ma non fu questo l’ordine del Fuhrer.  In qualche modo si raggiunse un accordo, i nativi offrirono la propria ospitalità, iniziò una qualche forma di convivenza.

La missione era riuscita ma al contempo era fallita, la decisione di ritornare in superficie era scontata.  I nativi di certo non potevano impedirlo, ma solo pregare di preservare la segretezza di quel luogo, in ossequio a una tradizione di cui ormai non ricordavano più le ragioni.

Tuttavia, il ritorno in superficie divenne prima difficoltoso e poi quasi impossibile.  E quando finalmente vi fu chi riuscì ad andare e tornare, grazie a un ingegnoso sistema di cordate, riferì che la guerra era andata avanti, e che le più infauste previsioni si stavano avverando, chi stava vincendo erano le forze alleate dei peggiori nemici della Germania, e il Fuhrer non poteva e certo non voleva tornare per affrontare il peso della sconfitta e le colpe di un regime che ormai stava diventando l’incarnazione del Male. Gli ex complici del dittatore si erano rivelati persino peggiori di lui, nel suo nome avevano perpetrato crimini che non sarebbero mai stati dimenticati, e nel frattempo a est un’invincibile potenza comunista stava sorgendo.  Là fuori c’era un mondo che per Hitler e i suoi era il peggiore mondo possibile.

Ai loro occhi non era un mondo in cui tornare.  E così decisero di restare.

(continua)