Affreschi · Leggende · Storie e racconti

Venethenge

E’ vero che quando già Roma era una città con templi e palazzi nel Veneto si viveva in capanne di pietra e paglia?

Un sito storico tra i monti lessini, nel veronese, sembra dimostrare il contrario.

Pochi sanno infatti che in Lessinia, e precisamente nel territorio del comune di Velo Veronese, frazione di Camposilvano, esiste una piccola valle misteriosa quanto affascinante, che i locali conoscono con il nome di Valle delle Sfingi, e che merita senz’altro la visita.

All-focus

Il luogo è avvolto da un’atmosfera magica, e pare testimone di un antico passato, di prima della conquista romana del Veneto, in cui gli antichi Venetkens costruirono in questo luogo un imponente costruzione di pietra, che forse era un forte militare, ma più probabilmente un complesso templare dedicato alla Dea Reitia, di cui oggi grazie alla più avanzata computer grafica è possibile ricostruire il possibile profilo:

Venethenge

Certo, la scienza ufficiale alla Alberto Angela e padre ci  verrà a dire che non è vero nulla, che le “sfingi” non sono le rovine di una Stonehenge del Veneto ma formazioni create da fenomeni di erosione naturale tipo carsico, ma  chi invece crede nell’archeologia alternativa e immaginifica e nella trimillenaria storia del popolo veneto magari pensa a una ricostruzione diversa, dove antiche popolazioni di Veneti arrivate chissà da dove, forse dalla lontana Paflagonia come raccontava il mito, realizzarono templi e costruzioni che nulla avevano da invidiare alle altre cività loro contemporanee, come gli Egiziani o i Greci…

A noi piace immaginare che in questo luogo mistico e misterioso lo spirito  della  dea madre Reitia ancora dimori vegliando sui discendenti del suo popolo.

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Mary Poppins from Hogwarts, UK

mary-poppins

Guardando e riguardando (grazie, bambine mie) il film Mary Poppins (1964), con l’aggiunta di una visione del recente Ritorno di Mary Poppins (2018), tra uno Spazzacamìn e un Califragilistichespiralidoso sono giunto alla conclusione che Mary Poppins ed Harry Potter condividono lo stesso universo, e che la nostra tata perfetta-sotto-ogni-punto-di-vista sia una maga, quasi sicuramente educata a Hogwarts.

Specchi magici, borse senza fondo, oggetti animati il potere di volare o di esplorare altri mondi, ms. Poppins and mr. Potter condividono molto, non solo il fatto di vivere a Londra e di essere entrambi molto british.

Vogliamo aggiungere che sia Mary che Harry hanno gli occhi azzurri e i capelli castani, e che si potrebbe persino pensare che Mary Potter sia la bisnonna o la trisnonna del giovane maghetto?

Navigando sul web ho scoperto che la teoria è condivisa, con l’aggiunta di svariate ipotesi e teorie collaterali, e d’altro canto se Mary Poppins fosse una maga si spiegherebbero quasi tutte le prodigiose doti della babysitter volante interpretata negli anni ’60 da Julie Andrews e l’anno scorso da Emily Blunt.

Tante sono le somiglianze che mi verrebbe da pensare, uscendo dalla sospensione dell’incredulità, ossia dal Poppins-Potterverse, che quando la ragazza madre disoccupata J. K. Rowling iniziò a scrivere il primo romanzo di Harry Potter la sua immaginazione si sia in parte ispirata al personaggio creato da P.L. Travers 60 anni prima.  Gli stessi nomi si somigliano, Mary e Harry condividono la stessa sonorità, e pure Poppins e Potter hanno una qualche assonanza.

Fossi un giornalista, mi piacerebbe chiederglielo a J. K. Rowling…

 

Leggende · supernaturale

Avvistato Bigfoot a Vicenza

Big-Foot

(ASMA) – Mosca 1 apr. – Sarebbe stato un militare statunitense, di stanza a Vicenza ad avere avvistato un Bigfoot nei boschi nei dintorni di Trissino, nelle colline vicino alla città veneta.

E’ quanto riferisce l’agenzia di stampa russa Notizija, riportando fonti di intelligence, secondo le quali il giovane americano, reduce da una festa di homecoming con alcuni commilitoni, avrebbe parcheggiato la propria autovettura ai margini di un bosco nei dintorni di Trissino, addentrandosi nel sentiero per espletare un bisogno fisiologico, e qui si sarebbe trovato faccia a faccia con una creatura avente l’inconfondibile aspetto dell’essere che negli Stati Uniti viene chiamato Bigfoot.

Il militare si sarebbe dato alla fuga raggiungendo il proprio compagno che l’attendeva nella vettura, ma pare che la creatura non avesse dimostrato intenzioni ostili, ma, secondo quanto avrebbe riferito il giovane, si sarebbe anzi allontanata con calma addentrandosi nella vegetazione.

Non si tratta del primo avvistamento in zona di una creatura di questo tipo, e va detto che anche leggende locali parlano di un misterioso ominide alto e peloso che vive nei boschi di montagna chiamato omo salvadego.

Ciò nonostante, nessuna fonte locale conferma la notizia, anzi vigorosamente smentita dalle autorità, il che sembrerebbe però provare quanto asserito dall’agenzia di stampa russa, che parla di notizia tenuta volutamente segreta per non diffondere il panico tra la popolazione.

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Come diventare vampiri

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“Se sei vampiro sei già figo quasi di default”

Grazie alla collaborazione con la prestigiosa rivista Bellarix Psicognostica, la redazione di E’ scientificamente dimostrato è in grado di fornire la risposta scientifica alla domanda che attaglia molti adolescenti:

“come fare per diventare un vampiro?”

Risposta (alle Grandi Domande della Vita) n. 98.

Gli studiosi dell’Università Statale di Bolizimagrad, nella Federazione Russa, Territorio di Krasnojarsk, avendo potuto esaminare la peculiare popolazione di Supirgrad, il famoso “villaggio di vampiri”, ha elaborato un protocollo per la trasformazione in vampiro che è entrato in possesso dei giornalisti del noto quindicinale di paranormale e dintorni Bellarix Psicognostica.

Si tratta di un percorso in sei tappe, che comincia con:

  1. iniziare un rapporto di fratellanza con una creatura della notte; sono validi pippistrelli, ragni, falene o gatti, specie quest’ultima che (diciamolo) facilita il superamento di questo passaggio (anche se ci sono falene con cui ho fatto chiacchierate interessanti)
  2. passare un’intera giornata dormendo di giorno e vivendo di notte, importante passare svegli le ore tra mezzanotte e le 6 di mattina; occhio che basta un colpo di sonno e si deve ricominciare da capo la notte successiva
  3. vivere sei giornate in una completa immersione nella narrativa sui vampiri; leggere romanzi di vampiri, guardare film sui vampiri e serie televisive di vampiri e ascoltare musica dedicata ai vampiri, come la famosa sinfonia Stvořeni nocva di Smetana o I will come to bit you tonite dei Morturia
  4. cucinare per 2 volte una pasta con almeno 3 tipi diversi di pasta insieme (tipo rigatoni, farfalle e spaghetti), una specie di sfida al Creatore; nella versione originale si tratta di 3 tipi di ravioli russi
  5. effettuare un pellegrinaggio in una città vampiresca e restarci almeno 6 ore, sei minuti e sei secondi, se già ci vivete dovete visitarne un’altra; nel nostro Paese valgono Torino, Volterra, Venezia, Trani e Benevento ; durante il soggiorno dovete bere un bicchiere di vino, mangiare un pezzo di carne, abbandonare un oggetto che possedete da diverso tempo
  6. cavalcare il drago; il significato di questa prova sarà assolutamente chiaro a chi sarà arrivato a questa parte del percorso, da parte nostra possiamo dire che è una prova che ha a che fare con dare e ricevere piacere.

E’ importante tenere presente che il percorso è efficace solo se chi lo ho intraprende è un hafu, come vengono chiamati i mezzo vampiri, le persone apparentemente normali che però hanno nel loro DNA una parte vampiresca sopita, che le sei tappe servirebbro a  risvegliare.

Se avete il dubbio di essere o meno un hafu, sappiate che la gran parte dei mezzosangue vampiri ha alcuni comportamenti in comune: avversione per le luci troppo forti, propensione a restare svegli la notte, attrazione naturale verso (gl)i (altri) carnivori, improvvisi appetiti sessuali, il cellulare che si scarica troppo velocemente, la tendenza ad amare la musica metal o gotica, e da ultimo l’interesse verso articoli e saggi come questo.

E poi, tutti insieme al concerto dei Morturia…

shall thee die… twang twang twang ziiiing

I will come tonight twang twang twang

when the sky is DAAAAAARK twang twang twang ziiiing

 

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Lo chiamavano Zi’ ‘Nzara

Le calde sere d’estate a Castelmonte Cozzuto, quando i ragazzini vanno a trovare i nonni per bere un buon bicchiere di latte di mandorle e se sono fortunati mangiare qualche marzapane avanzato e se sono fortunatissimi una cassatella di quelle buone, lo sanno che c’è una regola da rispettare: non accendere mai la luce con la porta o la finestra aperte.

Si sa come sono i ragazzini oggi, non ascoltano mai le persone anziane, e fanno quello che vogliono, e allora i nonni che sanno raccontare le storie li avvertono di stare attenti nelle notti d’estate a tenere la finestra della camera aperta con la luce accesa “perchè ci arriva Zi’ ‘Nzara, e a Zi’ Nzara ci piacciono le fimmine ma sopra tutto i picciriddi“.

Zi’ ‘Nzara di giorno sembra uno di noi, è uno del paese… ma nessuno sa chi è.  Si sa solo che se un ragazzino o una donna fanno l’errore di aprire la finestra senza avere spento la luce Zi’ ‘Nzara entra dalla finestra, e non lo si vede perchè sa rendersi quasi invisibile, solo il suo ronzio si fa sentire, ma allora quasi sempre è troppo tardi, Zi’ ‘Nzara  colpisce le sue vittime senza pietà e gli cava tanto di quel sangue che l’indomani li vedi passeggiare pallidi e smunti che paiono lenzuola lavate nella candeggina.

Basta già questo per spaventare i ragazzini, ma anche a Castelmonte Cozzuto ci sono quelli che vogliono sempre sapere di più, ma chi è questo Zi ‘Nzara, e perchè fa così?

Zi’ ‘Zara, raccontano gli anziani che tengono memoria, ha il sangue nero, perchè dovete sapere che tanti e tanti anni fa uno dei demoni che San Vincenzo beneamato cacciò dalla caverna se ne fuggì per le campagne vicino all’Etna, e lì capitò in una casa dove c’era una giovane sposa, la trovò bella e la concupì nel buio fingendosi il marito, e dopo nove mesi la sventurata partorì il figlio del demonio, che fu il primo Zi’ ‘Nzara, e il primo di una lunga serie, e fece molti figli che si dispersero in tutta l’isola e anche a Castelmonte Cozzuto arrivò un rivolo di quel fiume malefico.

‘Ecco perchè, picciriddi miei, la notte d’estate tenete sempre spenta la luce, e se potete e il caldo non è troppo, non aprite le finestre, perchè stanotte Zi’ ‘Nzara potrebbe arrivare anche per voi”.

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La via dell’efflorescenza

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Grazie alla collaborazione con Bellarix Psicognostica, rivista purtroppo rinvenibile su abbonamento solo nel deep web (non chiedetemi perché, il direttore della rivista è sempre molto imperscrutabile), siamo in grado di pubblicare, primi e unici in Italia, un’intervista esclusiva al famosissimo guru Pathcoulai Rabhan, Maestro, fondatore (lui preferisce “riscopritore”) del movimento dell’efflorescence spirituality, il nuovo movimento adesso in auge e di gran moda nella California che conta.

D: “Maestro, Lei spesso afferma che bisogna abbandonare l’effervescenza, a favore dell’efflorescenza, cosa significa esattamente?”

P: “Nella società contemporanea noi, o sarebbe meglio dire voi visto che chi come me ha scelto un’altra strada è libero da questa schiavitù, voi siete schiavi dell’effervescenza, dell’impulso irrefrenabile a fare, produrre, consumare, mangiare, vivere.  Un impulso che crea stress, ansia, panico, malattia; la mia Scuola insegna a liberarsi dell’effervescenza, per scegliere un’altra modalità di vita”

D: “Quella che Lei, con una fortunata locuzione, ha denominato efflorescenza…”

R: “La via delll’efflorescenza è insieme via e vita, parola che in molte lingue contiene le lettere di via, e in altre no, per esempio in inglese life non c’entra nulla con street, ma comunque non importa, posso fare l’esempio con il sanscrito e fa anche più effetto; se scegli la via dell’efflorescenza scegli di rimanere fermo e rifiorire della tua emotività interiore, riscoprendo la vera felicità, che hai dentro di te, il tuo samsara interiore; questa è l’efflorescenza, ma sarebbe disonesto dire che l’ho chiamata io in questo modo…”

D: “Siamo al punto che lascerà molti “scettici” un po’ dubbiosi”

Il Maestro Rabhan sorride sotto la barba, aspira dal piccolo narghilè riempito -mi assicura- solo di aromi floreali, e poi risponde.

R: “La via dello scettico è lo scetticismo.  La mia invece è quella dell’accettazione.  L’accettazione della verità.  E della realtà del mio incontro con gli esseri della luce

D: “Nel suo best seller I sette sentieri verso l’efflorescenza Lei impiega molte pagine a spiegare la differenza tra gli esseri della luce e gli angeli delle varie tradizioni”

R: “Gli angeli e i demoni, non dimentichiamo questi ultimi; gli esseri della luce non possono essere dipinti come esseri tutti buoni, né ovviamente il contrario; si tratta di creature che vibrano a un’altra lunghezza d’onda rispetto a noi, che condividono il nostro stesso continuum spazio temporale ma che noi non riusciamo quasi mai a percepire, o non vogliamo farlo, come gli scienziati quando si trovano di fronte alle prove empiriche di anomalie inspiegabili e non ammettono che sono le loro teorie di partenza ad essere sbagliate”

D: “Lei ha scritto e racconta sempre che incontrare gli essere di luce è possibile, che Lei lo ha fatto e che chiunque può farlo”

R: “Sì, è così; ho costruito il mio Bija-Ashram nel mezzo di una  foresta nel nord della California, non lontano dalla famosa Napa Valley, perché era un luogo libero dai frutti velenosi dell’effervescenza: telefonini, sistemi wireless, microonde, telecomandi e tutto ciò che produce onde elettromagnetiche, che interferiscono con le nostre percezioni extrasensoriali e ci rendono impossibile comunicare con gli esseri della luce e con altre entità; ha notato, e non è un caso, che da quando la nostra civiltà è stata invasa dall’elettricità e dai suoi figli i racconti di fenomeni c.d. “paranormali” sono radicalmente diminuiti?  Non è un caso, è causa-effetto!”

D: “Quindi nel suo bija-ashram si possono incontrare gli angeli?”

R: “E’ un luogo dove sperimentare e riscoprirsi insieme.  Ma prima di tutto bisogna sapere che gli esseri della luce non sono quelli che tramanda la tradizione.  Gli esseri della luce sono molti, ognuno ha la propria individualità, come noi esseri umani ma anche di più, perché si tratta di intelligenze di livello superiore, che noi possiamo solo provare a comprendere.  Ci sono esseri della luce  che vogliono aiutarci, altri che magari godono o si nutrono della nostra sofferenza, e altri ancora che semplicemente ci deridono e ci prendono in giro, e purtroppo molte delle “rivelazioni” alla base di alcune religioni o credenze sono nate da scherzi con cui qualche essere di luce si è divertito ai danni dell’umanità, e di qualche “profeta” troppo ingenuo”

D: “Ma come può essere certo che invece a Lei gli esseri della luce dicano la verità?”

R: “E’ molto semplice: perché non ho parlato con un solo essere della luce, ma con molti di loro, in tante occasioni e in tanti “luoghi”, e nel tempo ho imparato a distinguerne l’essenza.  Inoltre ho avuto la  guida di Samsa Bakhmati, il mio maestro, che mi ha mostrato i tre chakra nascosti e ha condiviso con me altre conoscenze che mi sono servite da guida nel mio percorso di scoperta”

D: “Sa che alcuni dei suoi detrattori mettono in discussione la stessa esistenza di Samsa Bakhmati e degli otto maestri sconosciuti che lo avrebbero preceduto…”

R: “Scetticismo e creduloneria sono due facce della stessa medaglia; e sono due esempi dell’effervescenza di cui è affetto il nostro mondo.  A me non importa delle parole di chi non crede a me o alle verità che insegno.  La mia è un’offerta al mondo, che ognuno è libero di accettare o di rifiutare; a questo proposito le voglio raccontare un aneddoto: nel mio ashram vivono molti gatti, animali adorabili che a differenza di noi sanno vedere perfettamente gli esseri di luce; però sono sempre animali, e quando porto loro del cibo nuovo, che magari non conoscono, e lo distribuisco nelle ciotole, solo alcuni  lo accettano e mangiano, mentre altri magari si allontanano dubbiosi; io sono certo che il cibo che offro loro è buono, ma non posso imporli di mangiarlo, e non voglio, perché dev’essere una loro scelta“.

Il tempo dell’intervista sta scadendo, il Maestro Rabhan deve prendere l’aereo per andare a visitare un posto tra Slovenia e Austria dove fondare anche in Europa un Bija-Ashram; ci congediamo con una  forte stretta di mano, un gradito dono da parte del Maestro (il famoso mala invisibile che si può percepire solo con la propria dimensione spirituale), e la promessa di incontrarci di nuovo per approfondire i temi del nostro incontro.