Parole da incubo

 Words by Retrodiva3 on deviantart.com

Words by Retrodiva3 on deviantart.com

Quali sono i modi di dire più insopportabili?

Risposta n. 72 (a discrezione di Fra Puccino)

1) De gustibus Accettabile solo la versione completa (de gustibus non est disputandum), la cosa più insopportabile è che viene usato con il significato quasi opposto, non “è giusto rispettare le preferenze di tutti” bensì “sei uno strano, non faccio commenti ma ti considero anormale

2) – I pelosi (il peloso) – quando usato per definire gli animali domestici non umani (per il proprio marito può andare)

3) Il mio fagiolino – adoperato per definire l’embrione o feto che si porta in grembo, esistono infinite varianti tutte egualmente inaccettabili

4) Io non sono razzista ma – Di solito precede un discorso ontologicamente razzista, tipo “i cinesi non fanno i funerali”, “gli stranieri puzzano” o le varie critiche sulla ministra Kyenge, che stranamente non avevano interessato Gianfranco Fini quando anni fa aveva detto le stesse cose…

5) I grilli per la testa – usato dagli uomini maschilisti per identificare le donne con pensieri non convenzionali, l’uomo che non vuole la donna “con i grilli per la testa” ma che vorrebbe la donna chiusa in casa e obbediente (esistono ancora questi uomini? temo di sì purtroppo)

6) Fare sgnach sgnach – L’ho sentito una sola volta, è mi è bastato; per chi (fortunato) non l’avesse mai sentito indica il fare all’amore (che sia onomatopeico? boh)

7) Mission e in generale tutte le parole straniere di cui si abusa (ne ho citata una, ma gli esempi sarebbero tanti, da governance a venture capital)

8) Bagno padronale – Anche qui ne cito una per contemplarne cento, nell’ambito di tutto quell’armamentario di frasi fatte dell’agente immobiliare medio (ma padronale de che?)

9) La (mia/tua) dolce metà – questo lo utilizza molto spesso un mio carissimo amico, assolutamente inappropriato a meno che voi non siate la metà di un krapfen

10) Portano malattie – Soprattutto se riferito agli animali non umani, non importa quali; un sacco di persone infatti ha la fobia dei germi e vede portatori di bacilli ovunque, specie tra gli animali di ogni tipo e specie, senza considerare che il formaggio francese appena comprato probabilmente contiene molti più batteri del piccione che innocente passeggia sul cornicione del palazzo di fronte

Annunci

Le mie parole preferite

Sweet night version3 by SigurdHosenfeld on deviantart.com

Sweet night version3 by SigurdHosenfeld on deviantart.com

“Quali sono le 10 parole più sexy?”

Risposta n. 71.

Ci sono parole che da sole sono in grado di dare una scossa di erotismo. Ovviamente ognuno ha le sue, e la risposta alla Domanda sulle parole più hot probabilmente è diversa per ciascuno.

Queste solo le parole più sensuali secondo me, le parole che, in qualche caso, quando avevo 14 anni e le foto che oggi si vedono sui cartelloni della pubblicità stradali sarebbero state considerate porno, mi avrebbero fatto andare sù di giri anche solo a vederle scritte nero su bianco.Ma ecco la mia top ten:

1) Guepière; parole come bustino o corsetto mi hanno sempre lasciato indifferenti, ma guepière suona di sesso solo a pronunciarla…

2) Reggicalze; ho il massimo rispetto per le autoreggenti, ma pur sapendo che il reggicalze è molto più scomodo a livello di eleganza e sensualità non c’è proprio partita

3) Lingerie; pronunciata rigorosamente lànjerì, che ci volete fare, il francese ha il suo charme, non solo per il papà della famiglia Addams

4) Stiletto heel; non che tacchi a spillo non suoni bene, ma la sua traduzione in inglese è tutta un’altra storia perché sembra  che indichi l’arma di una seduttrice che esce dressed-to-kill (in senso buono ovviamente)

5) Di seta, che si tratti di calze di seta, di sottoveste di seta, di lenzuona di seta o persino di camicetta di seta, basta aggiungere di seta per evocare atmosfere di sesso e passionalità

6) Fornicare; parola che puoi sentire più spesso da qualche fanatico moralista religioso che sulle labbra di una diva porno, ma che trovo stuzzicante proprio per il suo sapore di illecito (oltre che perché mi sembra quasi onomatopeica)

7) Sedurre; anche questa parola la trovo elegante e quasi onomatopeica del suo significante, e mi piace anche nella versione sostantivo, provate a dire ad alta voce seduzione e capirete perché

8) Mutandine, rigorosamente al plurale perchè al singolare mi sembra infantile, mentre il sinonimo slip lo trovo sexy come una tuta sportiva

9) Zoccola: non mi piacciono gli insulti sessisti, e non sono particolarmente attratto dalle professioniste del sesso (tutt’altro), per cui non mi piacciono parole come mignotta, puttana o similari, ma chissà perché sentire una donna (se lo dice un uomo non funziona) dire “quella è una zoccola/etta” mi suscita un certo non so che (a prescindere da chi e come sia la zoccola in questione)

10) Negligè: non so neanche cosa significhi esattamente, ma suona bene ed evoca qualcosa di poco vestito e poco responsabile, e quindi molto molto sensuale, perché il sesso è sempre poco vestito e sicuramente dev’essere irresponsabile; sennò che gusto c’è?

Ne abbiamo viste di ogni

Se qualcuno si chiede da dove provenisse la famosa espressione “ne vedi di ogni” usata dalla consigliera regionale lombarda del PdL Nicole Minetti nella famosa intercettazione telefonica (tutta la solidarietà della redazione alla compagna Nicole), il trailer di uno dei capolavori di Jerry Calà può fornire un indizio.

Mancano le parole per commentare un’opera che sta probabilmente nell’empireo del trash, non al livello di Alex l’Ariete ma sicuramente nella top ten, come direbbero i personaggi di

Pipì room

(2011, Jerry Calà).

Già il nome è un programma, un programma che se lo vedi cambi canale, imbarazzanti i dialoghi e la recitazione (salvando sulla fiducia Serra Yilmaz) anche se un pregio questo film ce l’ha.

Tutto sommato è un film realistico, anzi di neo-neo-realismo, perché i dialoghi milanes-discotecari del trailer sono molto più autentici dei dialoghi sussurrati di certi mattoni all’italiana, quelli del tipo che c’è Margherita Buy che rivela sottovoce a Stefano Accorsi una notizia tremenda e segue silenzio mentre fuori piove.

Realistico in tutto tranne nel fatto che i gabinetti delle discoteche non sono come quelli puliti e con due graffiti due del film, ma in qualunque discoteca, e a quaunque latitudine, dopo una o due ore al massimo diventano un posto immondo dove sul pavimento c’è di tutto, e quando dico di tutto intendo veramente di tutto (anche delle persone, a volte).

Ma non basterà certo questo a fare cancellare il film dalla mia wish list, e intanto lo metto tra i film  da proiettare a bordo della Nave de Los Monstruos (un gradito ritorno, almeno spero).

Perchè Rutger Hauer avrà anche visto navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione e i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser, ma noi ne vediamo di ogni.

Le peggiori frasi da dire a una donna

Bad Girl III by Queenriot on deviantart.com

Ci sono periodi in cui l’ispirazione è florida, altri che invece è un po’ appassita o forse manca solo il tempo da dedicare al mio comunque amato (da me almeno) blog, per fortuna un viaggio lampo che ho fatto per lavoro questa settimana mi ha dato qualche momento per meditare, ed è così che, in volo tra Londra e Venezia, ho cominciato a pensare a…

“Quali sono le peggiori frasi da dire a una donna?”

Risposta n. 64

N. 1 “L’anniversario di cosa?”

N. 2 “Però, sexy tua sorella…”

N. 3 “La persona con cui sono stato in quel motel si chiama Casimiro e per me non è solo un amico”

N. 4 “I tuoi capelli cosa?”

N. 5 “Non pensi di avere già abbastanza scarpe?” (funziona anche con le borsette)

N. 6 “Comunque mia mamma cucina meglio”

N. 7 “Se non sai proprio cosa regalarmi potresti convincere una delle tue amiche a fare una cosa a tre”

N. 8 “Veramente pensavo che Paolino  saresti andata a prenderlo tu”

N. 9 “Adriana, sei la donna della mia vita, per me ci sei stata e ci sei soltanto tu” (detto a Marilisa però)

N. 10 “No, scusa, non ti stavo ascoltando, puoi riprendere da dieci minuti fa?”

Non so se nella mia Top Ten ci sono tutte le frasi per una donna vi potrebbe lasciare all’istante, sicuramente mi manca qualcosa, e molte sono frutto di fantasia o vita vissuta da altri; solo una di queste belle frasi mi appartiene, e vi sfido a indovinare quale, specificando che si tratta di un episodio remoto, di almeno due vite fa (a Bellaccina riservo solo frasi d’ammmore).

Però se qualcuna delle mie lettrici vuole riportare un esempio di frase orrenda che le è stata detta e che a me invece è sfuggita,  sono tutti orecchi, e spero che anche gli ometti non facciano a meno di dare il loro contributo e ricordare qualche loro gaffe!

Vedere o guardare

La Domanda che oggi avrà una Risposta è collegata alla mia nota (almeno spero) cinefilìa:

“I film si guardano o si vedono?”

Risposta n. 56.

Voi quando andate al cinema dire che andate a guardare il film o a vedere un film?

Tanto per fare un esempio, voi di solito dite

Ieri ho guardato This must be the place

oppure

ieri ho visto This must be the place.

Come noto tra i due verbi c’è una sottile differenza, vedere è passivo, da mero spettatore, mentre guardare è più attivo, implica attenzione, concentrazione, coinvolgimento.

Ma questa differenza  vale anche per gli spettacoli cinematografici, quando parliamo di cinema dire guardare oppure vedere sottintende  una scelta di sostanza?

Non so la risposta, accetto suggerimenti, ma nel frattempo consentitemi di dire che personalmente i film preferisco guardarli, e non mi piace chi si limita a vederli (categoria rappresentata al suo top dall’adolescente che al cinema manneggia lo smartphone).

Ho provato a porre la Domanda all’oracolo Google, e il risultato è stato una netta vittoria di vedere un film (17.000 risultati) rispetto a guardare un film (con 9.000 risultati).  Un po’ ci sono rimasto male, essendo un fan del guardare un film, ma in fondo me l’aspettavo.

Vedere vince su guardare anche quando dai film si passa agli spettacoli in generale, e stravince proprio se si parla di telefilm, quasi a sottintendere che più lo spettacolo implica l’uso del cervello più lo si guarda, mento implica l’utilizzo dei neuroni e più lo si vede.

E voi, cari lettori affezionati o capitati qui per caso… Voi guardate o vedete?

L’integrità dei peluche

Cartellomistica n. 5.

L’altro giorno, mentre ero andato ad acquistare le provviste per i felini di casa, mi sono imbattuto in questo cartello, all’interno di un grande esercizio commerciale che vende un po’ di tutto, qui dove abito io.

Il cartello mi ha colpito, non tanto per il messaggio, quanto per la grafica e ancor di più per  il testo e soprattutto per quella parola, integrità, che accoppiata ai peluche mi ha fatto davvero sorridere.

Per l’integrità dei giocattoli e peluche NON è possibile lasciare giocare i bambini in questo spazio

Ovviamente non ho nulla contro i candidi peluche e la loro incolumità, che mi sta a cuore come ai responsabili di quel negozio (nessuno tocchi i peluche!), e non ho motivo di dubitare che un bambino giuocando possa danneggiare i balocchi e gli orsacchiotti con cui un altro dopo di lui potrebbe dilettarsi.

Mi ha colpito però che l’autrice (perché credo sia una donna) di quel cartello abbia usato una parola così umanizzante per i morbidi coniglietti e orsacchiotti di peluche, che più che a fare pensare al loro essere indenne da vizi e danni mi fa pensare alla loro integrità morale, alla loro incorruttibilità, alla loro capacità di non cedere alle tentazioni.  Un peluche integro che non cede al peccato e ai vizi di questo mondo.  Lontano da lui il bimbo tentatore!

Secondo me dietro quel cartello c’è una mano femminile.

Probabilmente, una delle commesse di quel negozio, curiosamente tutte un po’ simili nel loro essere giovani brave ragazze venete, tutte gentili, tutte un po’ carine (né troppo nè troppo poco,  il giusto) e con il viso pulito. Il genere di ragazze con i capelli lisci, la coda e gli occhiali, che magari il venerdì sera va in discoteca con la compagnia ma la domenica (o il sabato-pomeriggio-così-il-giorno-dopo-non-si-deve-alzare-presto) va regolarmente a messa insieme ai genitori.

Il genere di ragazze che dice frasi fatte come de gustibus, che chiama il ragazzo mio moroso e che andrà ad abitarci insieme in una casa nuova  (ma perché i giovani oggi non comprano mai case di seconda mano?) uscendo direttamente da casa dei genitori.

Le ragazze così sono diverse da me ma non mi sono antipatiche, anzi, fanno parte dell’habitat in cui comunque alla fine ho deciso di restare (e allora vuol dire che forse un po’ mi piace), però forse le commesse di quel negozio dovrebbero pensare che anche i peluche, che magari aspetteranno un bel po’ prima di essere comprati e spupazzati, hanno diritto alla loro dose di divertimento, e pazienza se perderanno un po’ della loro integrità…

Usi improprii

Cartellomistica n. 1

Agli italiani, non so per quale maledizione divina, piace molto il burocratese, quella sorta di fanta lingua per cui le biciclette diventano velocipedi, timbrare si trasforma in obliterare e via delirando.

Anche per questo nasce Cartellomistica, la nuova Rubrica che comincia oggi, proprio per celebrare i cartelli e le insegne più improbabili dal punto di vista del linguaggio.

Il cartello di oggi l’ho notato (e diligentemente fotografato) all’aereoporto di Ciampino, e subito mi ha colpito l’accenno alla porta allarmata.

In inglese il concetto è reso più chiaramente da un semplice

door with alarm system

ma nel Paese delle complicazioni evidentemente sembrava un concetto che bisognava cercare di spiegare in modo più complicato.

Ecco allora la porta allarmata, e mi viene in mente una porta con la bocca aperta tipo l’urlo di Munch, e così mi chiedo

ma perché sarà così allarmata?

Sarà allarmata perché lavorando all’aeroporto vede gente di tutti i generi passarle avanti ogni giorno?

O magari sarà allarmata perchè ha paura di volare?

E se invece fosse allarmata perché tutti quei controlli sicurezza in aeroporto le mettono agitazione?

Difficile da dire, e se sicuramente le possiamo consigliare di cambiare lavoro e andare a fare la porta-finestra dell’appartamento di una pensionata veneta, resta pure il dubbio di cosa deve intendersi per

uso improprio

Il termine è vago e ambiguo quasi come il biblico atti impuri, solo che in quel caso più o meno tutti intuiscono a cosa ci si riferisca, qui invece il buio assoluto, anche nella traduzione inglese.

Certo, aprire la porta senza motivo costituisce un uso improprio, ma allora perché non scrivere vietato aprire? No, ci dev’essere qualcos’altro sotto, qualche uso improprio che non mi viene in mente, che ne so, usare la porta come ala di un aereo o come bagaglio a mano…

Come al solito mi appello a voi: qualcuno  dei miei disaffezionati lettori ha un suggerimento in merito?