Mandrake

Era ora, dopo l’Uomo Ragno, Batman e perfino i Fantastici Quattro, un altro personaggio dei fumetti arriva nell’empireo cinematografico.

Mandrake sarà un film. Anzi, è un film già in produzione, che dovrebbe uscire nel 2009.  Chissà chi ricorda il buon vecchio Mandrake (che naturalmente in Italia si pronunciava “mandrache”), il mago vestito con il frac con i baffetti anni ’20 e il cilindro…  Personalmente, me lo ricordo bene, avevo un bel libro rilegato che raccoglieva varie storie, con infinite lotte contro crudeli criminali regolarmente sconfitti.  

Interessante tra l’altro la sua evoluzione, dato che negli sessanta si è trasformato da vero e proprio mago a prestigiatore specializzato nell’ipnotizzare  le vittime facendo loro credere che le magie fossero reali.  Oggi, in quest’epoca piena di irrazionalità, probabilmente tornerà ad essere un vero mago con veri poteri.   Harry Potter, attento a questo nuovo rivale.

Sicuramente nel film ci sarà posto per la fidanzata, la Principessa (eh, che diamine) Narda, mentre dubito che appaia Lothar, il servitore di colore vestito con fex e pelle di leopardo con fisico da culturista buono solo a menare le mani (anche nel cast appare un lottatore di wrestling).  Anche Lothar, comunque, negli anni si era evoluto da servitore a compagno di lotta ed addirittura di sangue reale.  E il film, nel caso, rispetterà sicuramente questa evoluzione.

In ogni caso, Mandrake sarà interpretato da Jonathan Rhys Meyers, che forse ricorderete come l’allenatore di “Sognando Beckham” o come il protagonista di “Match Point”.

Wandarando

Significa “Paese delle meraviglie” in giapponese, lingua che ingloba e nipponizza i termini stranieri (in questo caso wonder).  Una cultura assimilatrice, insomma.

L’ho scoperto leggendo un capolavoro di Haruki Murakami, “La Fine del Mondo e il Paese delle Meraviglie”, che in giapponese appunto si intitola “Sekai no Owari to Hado-Boirudo Wandarando”.

Hado-boirudo, tra l’altro, vuol dire “hard-boiled”…

Un Paese delle Meraviglie hard boiled… Se non avessi letto il libro avrei pensato che parlasse dell’Italia.

Chiffeletti

Dai ricordi dell’infanzia mi tornano in mente i chiffeletti. Vero attentato alla dimagrità, dato che questo dolce riesce a mettere insieme l’apporto calorico delle patate, della farina, delle uova e dello zucchero, insieme ad una bella frittura.

Il nome chiffeletto in realtà è usato in diverse zone d’Italia per designare cose diverse. I chiffeletti di Cansado ad esempio sono dei biscotti. La stessa grafia è incerta, alcuni li scrivono chifeletti, altri chiffelletti, magari a Trieste qualcuno opta per chifeleti; personalmente ho scelto la forma intermedia chiffeletti.

L’origine comunque risale ai turchi Kifel, arrivati a Trieste (forse) con la mediazione degli austriaci Kifpferl.

La ricetta che propongo (ma non so se me la ricordo bene) è appunto quella del chifeletto di Trieste e dell’Istria.

Ecco la ricetta:

Ingredienti: 1 kg. di patate, 300 gr. di farina, 1 uovo, sale, acqua, zucchero.

Sbucciare e lessare le patate, poi passatele attraverso quello strumento arcaico chiamato “schiacciapatate”, da cui le patate escono a sfilacci. Mescolate il tutto con la farina, poi creare una specie di vulcano e farci cadere dentro il rosso dell’uovo. Continuare a mescolare, fino a creare un impasto. L’impasto per fare gli gnocchi. Già, perchè fino ad adesso eravate ad un bivio, potevate fare gli gnocchi oppure passare ai chifeletti.

La tradizione insegna che i chifeletti si fanno come dolce insieme agli gnocchi come primo. Tanto per restare leggeri.

Tornando alla ricetta,

una volta ottenuto l’impasto, selezionare la parte da destinare a chifeletto, e quindi fare tanti filoni che poi taglierete in sezioni di dieci centimetri, da modellare a forma di cornetto.

Ed ecco il tocco finale, quello consigliato da Kate Moss.

Mettete dell’olio (di semi oppure d’oliva) in una padellona, fatelo friggere, e quindi immergete i cornetti. Quando saranno ben fritti, e il colore sarà passato da giallo chiaro a marroncino, i chifeletti saranno pronti. Per renderli migliori, si può spargere zucchero a velo.

Servire ancora caldi.