Non è facile

A Johnny Depp, come blogger, devo molto, il post che avevo dedicato a lui  tanto e tanto tempo fa (in tutti i sensi), quando il blog era al suo vero inizio, è rimasto a lungo il più letto, e solo da poco è finito secondo dopo il post dedicato a Till Lindemann e ai suoi Rammstein.

Per questo, al ritorno dalla meritata vacanza (anche i blogger vanno in ferie, com’è vero Iddio ed è vero) rispondo a chi si è chiesto:

che look devo scegliere per assomigliare a Johnny Depp?

Risposta n. 49.

Non è facile, caro amico internauta, non è per nulla facile assomigliare a Johnny Depp, un uomo che ha più di quarantanni ma affascina anche le ragazzine, un attore che piace praticamente all’intero universo femminile  nonostante lui stesso abbia un aspetto un po’ effeminato, e lo comprova la scena dell’ultimo Pirati dei Caraibi in cui c’è qualcuno che lo imita davvero bene nell’aspetto, ma si tratta di una donna, e precisamente di Penelope Cruz.

Indagare sui perchè del fascino di Johnny Depp comunque è inutile, resterà un mistero che neanche nella trasmissione omonima potranno svelare (specie ora che non ci sarà più Raz Degan), e allora all’anonimo internauta rispondo che Johnny Depp è inimitabile.

Al massimo puoi provare a imitare uno dei suoi personaggi, e allora (se proprio devi), non resta che conciarsi come Jack Sparrow, un po’ come fa un esilarante Michael Bolton nella nuova  omonima hit dei miei adorati Lonely Island.

E cantiamo tutti in coro…

This is the tale of Captain Jack Sparrow

pirate so brave of the seven seas

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Nel latte e nel fango

Stacy Keibler in versione Super Stacy

Altro che Barco o Nave de Los Monstruos, tutti i vari antieroi contemporaneei di cui ho raccontato le gesta sfigurano e scolorano di fronte alla migliore di tutti, alla campionessa del mondo del vivere sopra le righe, recentemente approdata anche sulle pagine (rosa) dei quotidiani italiani dopo la notizia che la sua storia d’amore con George Clooney è stata bruscamente interrotta per un suo messaggino su Twitter.

Probabilmente, prima di questo episodio, nessuno di voi aveva mai sentito parlare di Stacy Keibler, e manco io.

Eppure Stacy Keibler, soprannominata anche Arma di Seduzione di Massa, e nota per la straordinaria lunghezza delle proprie gambe, vanta una moltitudine di talenti che neanche Leonardo Da Vinci, se è vero (e lo è!) che alla voce professione può scrivere attrice, modella, valletta ma soprattuto ex lottatrice di wrestler.

Per fare capire la statura della persona, senza però aggiungere niente di mio, preferisco lasciare la parola a wikipedia, con i brani migliori della sua biografia (presi un po’ da wikipedia  in inglese e un po’ da wikipedia in italiano).

Fu manager dei Dudley Bozy. Entrò in lotta con Torrie Wilson quando lasciò il loro tag-team andando così a perdere il primo lingerie match a WWE No Mercy. […] Stacy fu spostata a Smack Down! nel 2002  dove partecipò in un segmento comico con Vince McMahon. McMahon era pronto ad assumere un’altra assistente attraente, quando Stacy improvvisò una danza sensuale sopra il ring. Stacy diventò così assistente di Vince.

Successivamente Stacy iniziò una periodo come manager con un certo Test, cui diede il fondamentale suggerimento di tagliarsi e capelli e soprannominare Testicles i propri fan (…).

Test divenne presto geloso del fatto che Stacy fosse manager anche di Scott Steiner e così ebbe un match con lui che perse ottenendo anche l’abbandono da parte della ragazza. Test si alleò con Chris Jericho contro Scott e Stacy per riottenere il suo servizio. Il match fu combattuto ad WWE Unforgiven dove Stacy cercò di colpire Test con una seggiola ma finì per colpire Steiner facendogli perdere il match (…) Per un periodo, Test e Steiner lavorarono insieme come tag team, condividendo i servizi di Stacy come loro schiava sessuale sullo schermo.

La dolce Stacy non trovò solo lavoro nel simpatico mondo del wrestling, ma anche l’amore, diventando fidanzata di un tale Randy Olsono.

La storia si concluse quando Randy la colpì con una RKO. (penso che sia una mossa tipo del wrestling, ndFP)  Si giustificò sostenendo che stava solo dimostrando di poter essere abbastanza spietato per poter battere The Undertaker.

Dopo questa storia d’amore un po’ turbolenta, diciamo così, la tenera Stacy tornò alla carriera agonistica.

Stacy ricominciò quindi una faida con Trish Stratus valida per il Women’s Title: le due si affrontarono in ripetuti match, tra cui una lotta nel latte, una lotta nel fango e un Paddle on a Pole match (incontro dove su un palo è appesa una pagaia e chi se ne impossessa può sculacciare con essa l’avversaria) ma sempre perdendo. L’ultimo match di quella faida fu proprio il paddle on a pole, dove Stacy fu umiliata e sculacciata ripetutamente.

Visti i risultati sportivi, la nostra Stacy pensò di fare come certi eredi al trono di cada nostra, partecipando alla versione statunitense dello show Ballando con le stelle, e ottenendo un notevole successo di pubblico, tanto da convincerla ad abbandonare il mondo della lotta libera americana.

Il sospetto è che il successo sia soprattutto grazie agli spettatori di sesso maschile, ma a questo proposito ci informa sempre wikipedia che

Stacy ha rifiutato 3 proposte per posare per Playboy dicendo di voler dare ancora spazio all’immaginazione dei fan.

Immaginazione che per altro viene già messa molto in difficoltà solo provando a scrivere “stacy keibler” su google immagini.

C’è molto poco altro da dire, perché qualunque cosa potessi aggiungere a tutto questo, non varebbe nulla a fronte del meraviglioso ritratto di questa ex studentessa della Catholic High School di Baltimora.

Mi limito allora a un solo commento: impareggiabile.

La Nave de Los Monstruos, Diario del capitano, data astrale 1410979.

L’integrità dei peluche

Cartellomistica n. 5.

L’altro giorno, mentre ero andato ad acquistare le provviste per i felini di casa, mi sono imbattuto in questo cartello, all’interno di un grande esercizio commerciale che vende un po’ di tutto, qui dove abito io.

Il cartello mi ha colpito, non tanto per il messaggio, quanto per la grafica e ancor di più per  il testo e soprattutto per quella parola, integrità, che accoppiata ai peluche mi ha fatto davvero sorridere.

Per l’integrità dei giocattoli e peluche NON è possibile lasciare giocare i bambini in questo spazio

Ovviamente non ho nulla contro i candidi peluche e la loro incolumità, che mi sta a cuore come ai responsabili di quel negozio (nessuno tocchi i peluche!), e non ho motivo di dubitare che un bambino giuocando possa danneggiare i balocchi e gli orsacchiotti con cui un altro dopo di lui potrebbe dilettarsi.

Mi ha colpito però che l’autrice (perché credo sia una donna) di quel cartello abbia usato una parola così umanizzante per i morbidi coniglietti e orsacchiotti di peluche, che più che a fare pensare al loro essere indenne da vizi e danni mi fa pensare alla loro integrità morale, alla loro incorruttibilità, alla loro capacità di non cedere alle tentazioni.  Un peluche integro che non cede al peccato e ai vizi di questo mondo.  Lontano da lui il bimbo tentatore!

Secondo me dietro quel cartello c’è una mano femminile.

Probabilmente, una delle commesse di quel negozio, curiosamente tutte un po’ simili nel loro essere giovani brave ragazze venete, tutte gentili, tutte un po’ carine (né troppo nè troppo poco,  il giusto) e con il viso pulito. Il genere di ragazze con i capelli lisci, la coda e gli occhiali, che magari il venerdì sera va in discoteca con la compagnia ma la domenica (o il sabato-pomeriggio-così-il-giorno-dopo-non-si-deve-alzare-presto) va regolarmente a messa insieme ai genitori.

Il genere di ragazze che dice frasi fatte come de gustibus, che chiama il ragazzo mio moroso e che andrà ad abitarci insieme in una casa nuova  (ma perché i giovani oggi non comprano mai case di seconda mano?) uscendo direttamente da casa dei genitori.

Le ragazze così sono diverse da me ma non mi sono antipatiche, anzi, fanno parte dell’habitat in cui comunque alla fine ho deciso di restare (e allora vuol dire che forse un po’ mi piace), però forse le commesse di quel negozio dovrebbero pensare che anche i peluche, che magari aspetteranno un bel po’ prima di essere comprati e spupazzati, hanno diritto alla loro dose di divertimento, e pazienza se perderanno un po’ della loro integrità…

Come diventare Supereroe

Si può diventare un supereroe scientificamente?

Risposta n. 48.

Di questa domanda posta da qualcuno a google mi piace soprattutto l’avverbio finale; l’anonimo internauta non si chiede come si diventa un supereore nei fumetti, no, vuole conoscere un metodo scientifico per attingere i superpoteri.

E la redazione di E’ scientificamente dimostrato non intende deluderlo.

Dalla letteratura in materia si evince (diamoci un tono adeguato alla testata del blog) che quasi in nessun caso il supereroe nasce tale, l’eccezione più nota è Superman, che però proviene da un altro pianeta. Di norma viceversa il supereroe diventa tale in forza dell’intervento di un fattore determinante, che può essere il gene mutante nel caso degli X-men, la tecnologia nel caso di Iron Man o Batman, un ragno radioattivo nel caso dell’Uomo Ragno, i raggi  cosmici nel caso dei Fantastici 4, i raggi gamma nel caso di Hulk, la radioattività in generale nel caso dell’Uomo Radioattivo (sia l’originale che quello dei Simpson), il siero del super soldato nel caso di Capitan America.

Sebbene in molti casi troviamo qualcosa di atomico (l’atomo era molto di moda negli anni cinquanta, quando nacquero gran parte dei supereroi) è difficile ritrovare un unico fattore supereoizzante comune.

Per poterlo trovare, è necessario passare ad esaminare il significante sotteso di tutti gli elementi scatenanti la superominità, e allora è possibile enucleare l’elemento chiave, ovvero che tutti i fattori supereoizzanti trascendono il mondo dell’uomo comune, il che vale anche per le tecnologie sovrumane di Iron Man e Batman, e ciò è coerente con la natura  sottintesa ed implicita dei Supereroi, che di fatto rappresentano una sorta di semidei (o un Dio vero e proprio come nel caso di Thor).

I Supereoi sono esseri umani tramutati in semidei per intervento soprannaturale, via via incarnato in uno degli elementi che ho elencato, dall’energia dell’atomo alla nascita extraterrena.  E poiché per definizione il soprannaturale è difficilmente replicabile in laboratorio, mi sa che è davvero difficile trovare un modo scientifico per acquisire dei superpoteri.

Non resta che consolarci con lo straordinario monologo di Superman, da Kill Bill vol. 2 (Q. Tarantino, 2004).