Numeri civici

fotomuggia

Capita che qualcuno in tutta la vita non cambi mai casa, anzi è alta la percentuale di italiani che vive nel comune dove sono nati i loro genitori, alla faccia del paese di migranti.

Nel mio caso invece, ho migrato tante volte, una particolarmente significativa, passando comunque per 8 traslochi e 5 diversi comuni.

Adesso sono da sei mesi nella mia nuova casa, anzi nella nostra nuova casa, e penso di essere finalmente approdato in una casa e in un luogo dove mi voglio fermare a lungo.

Per cui l’occasione è buona per riepilogare i numeri civici della mia vita.

87 (1970-1973)

Per i primi tre anni ho abitato al n. 87, il numero della mia prima casa e di tantissimi ricordi della mia giovinezza, perché era la casa dei nonni, un luogo dove dove tornavo spesso, e di cui ho portato un pezzo con me (nel senso di mobili rimessi a nuovo).

12/B (1974-1980)

Era il numero dell’indimenticabile attico, troppo bello per essere vero, e infatti eravamo in affitto e dopo sette anni ce ne siamo dovuti andare.

24 (1981-1994)

E’ stata la prima casa di proprietà (dei miei), l’unica casa nuova in cui ho vissuto, ma non l’ho mai amata fino in fondo anche se la mia cameretta era più grande e attualmente è la casa in cui sono stato per un periodo più lungo.

8 (1994-1998)

La mia prima casa da solo era un miniappartamento nella grande Città, mi ci sono trovato quasi per caso, e per caso ho imparato a gestire una casa, a fare la spesa, ad arrangiarmi, e tutte le cose (probabilmente) un po’ male.

10 (1999-2002)

Dalle mie parti le opportunità di lavoro erano poche, e allora ho dovuto cambiare città e regione, ho trovato la prima casa che ho cercato, in un paesino di campagna, uno strambo miniappartamento  con l’orto in un caseggiato degli anni ’20, era abbastanza orrenda ma un pochino ci sono rimasto affezionato.

32 (2002-2006)

Da una casa in affitto sono passato a un’altra casa in affitto, ma l’appartamento stavolta era più grande, anche inutilmente grande, con due enormi stanze da letto e un bel terrazzo ma una cucina lunga  e stretta e un’evidente esigenza di riammodernamento.

6 (2006-2012)

I miei numeri civici sono quasi sempre stati pari, così è stato anche per la prima casa che ho acquistato, una casa degli anni sessanta dove ho vissuto per sei anni senza mai sentirmi davvero a casa mia, forse perché dentro di me sentivo che sarebbe stato solo un passaggio, e alla fine è stato davvero un passaggio da una vita a un’altra, perché dal 2006 ad oggi tutto nel frattempo è cambiato nella mia  vita (a parte i gatti, che però nel frattempo sono passati da 3 a 5).

2 (2013-?)

Alla fine è cambiata anche la casa, ora sono arrivato al n. 2, la casa più bella e più mia che io abbia mai avuto, anche più bella del famoso attico (anche se un po’ lo ricorda) e soprattutto la casa che ho scelto insieme alla donna che amo, e dove tra qualche mese, insieme a noi e alla colonia felina, arriverà un’altro piccolo inquilino.

Che magari tra quarantanni scriverà un post come questo, partendo però dal n. 2.

I vampiri esistono veramente: strabiliante scoperta in Russia

supirgrad(ASMA) – Ekaterinburg, 5 giu – Sarebbe composta da almeno 3.000 individui la popolazione di vampiri individuata in un villaggio isolato in un angolo remoto della regione di Sverdvlosk, in Russia.

Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa russa Notizija, l’esistenza della “città dei vampiri“, che la gente del posto chiamava Supirgrad, era da sempre ritenuta una leggenda popolare siberiana, e certo la troupe naturalistica che seguendo una strada in disuso da vari secoli si è imbattuta nel villaggio non avrebbe potuto immaginare di finire in una località abitata esclusivamente da una popolazione affetta da un’anomalia genetica che li obbliga all’assunzione periodica di grossi quantitativi di sangue.

Per fortuna pare che da tempo immemorabile i “vampiri” di Supirgrad, così come alcuni dei protagonisti della saga di Twilight, si nutra di sangue di animali e si guardi bene dal nutrirsi di sangue umano.

Ciò non toglie che molti dei disturbi da cui sono affetti gli abitanti di Supirgrad sono gli stessi che da sempre i miti di molti popoli nel mondo ritengono caratteristiche dei vampiri, dall’intolleranza all’aglio a una grave fotosensibilità.

Altri elementi, come la struttura tribale del villaggio, guidato da uno Knjaz’ (principe) ereditario, l’arcaicità della lingua parlata e la circostanza che gli abitanti del villaggio portino inoltre avanti antiche tradizioni religiose pre-cristiane porta a pensare che la popolazione abbia deciso volontariamente di isolarsi dal resto della Russia da molto tempo, favorendo però così il proliferare del gene difettoso.

Interrogati sulla storia del loro villaggio, gli abitanti di Supirgrad hanno finora mantenuto un rigoroso riserbo, dimostrandosi finora molto restii a interviste, foto e riprese televisive, riuscendo ad evitarle anche per la loro abitudine forzata di non uscire di casa durante il giorno.