All’ultimo

Chronometer by ToxTheErisian on deviantart.com

Mai stato un tipo dell’ultimo minuto, uno di quelli che studiava l’esame tutto-in-una-notte o che paga l’assicurazione il quindicesimo giorno dopo la scadenza.

Di solito sono uno che si prende per tempo.

Ma tutti sbagliano (tranne nostro Signore e pure lui qualche volta…).

Così oggi, il cuore che batte la testa nel pallone, scopro che mi ero scordato di preparare un documento molto importante, una di quelle cose che nel mio lavoro, se te la dimentichi, è un errore professionale bello e  buono.

Nell’attimo è stato il panico, la confusione, il perché della dimenticanza lo sapevo, non era nemmeno tutta colpa mia, ma non importa, il terrore e il senso di colpa mi quasi annebbiavano la vista.

E poi, in un modo che non so perché, in una giornata in cui anzi mi sentivo stanco e svogliato, è arrivato

il flusso.

Il flusso è quello stato dell’essere in cui si è assolutamente calmi e perfettamente concentrati in quello che si sta facendo, è lo stato in cui si trovano i campioni dello sport o i musicisti nel pieno della gara o dello spettacolo, in cui si pensa solo a quello che si sta facendo e si ha la perfetta consapevolezza che quello è ciò che devi fare nella vita.

Il flusso è durato due ore al massimo, ma mi sono bastate per completare un lavoro cui di solito mi dedico per giorni, e per farlo pure bene, e mentre lo vedevo partire con il fax ho capito che  forse, anche se a questa verità vorrei spesso fuggire, faccio esattamente il lavoro che sono nato per fare.

Perché le basette?

Stasera, guardando un film ambientato negli anni settanta, e in cui tanti dei personaggi sfoggiavano le folte basette molto in voga in quegli anni, mi sono chiesto

“Ma chi è stato il portatore zero delle basette che andavano di moda negli anni settanta?”

Risposta n. 65

C’è sempre uno che comincia, Marx aveva sbagliato tutto, la storia non è fatta di macrofenomeni economici, sono le scelte, anche piccole e stupide, delle persone, a cambiare il mondo, o quantomeno a cambiare le mode.  Anche per le mode c’è un paziente zero, la persona da cui tutto è iniziato.

Così deve esserci sicuramente stato qualcuno che ha iniziato quella moda che ha portato le basette a incorniciare il volto di tutti gli uomini dai 19 ai 40 anni, ed escludendo per logica Isaac Asimov (che pure portava un gran bel paio di favoriti) mi sa che il basettaro più famoso della fine anni sessanta sia stato

Elvis Presley

ormai avviato a trasformarsi nella parodia frange e lustrini di sé stesso ma non per questo detronizzato dal suo ruolo di icona  della cultura pop contemporanea.

Secondo me non ci sono dubbi, è stato Elvis a fare delle basette una cosa figa, e forse non è un caso che quella moda morirà insieme a lui, in quel maledetto 1977 che in fondo di cose buone ne ha portate ben poche anche dalle nostre parti.

Ma se avete qualche altro candidato come portatore zero delle basette, proponete, proponete, il dibattito (come sempre) è aperto.

Solo qualche volta

Non tutti gli aerei portano i loro passeggeri in universi paralleli, succede solo qualche volta.

La fisica della meccanica quantistica dice che esistono infiniti universi paralleli all’interno di un infinitamente grande multiverso, e in molti di questi universi una persona fatta esattamente come voi sta leggendo in questo momento questo stesso post.

Però il mondo non è ordine e razionalità, e in questo grande disordine multiversale non mancano le increspature degli infiniti continuum spazi temporali.

Così accade che molte volte, quando si sale su un aereo e si oltrepassano le linee temporali di almeno due fusi orari reali (non quelli convenzionali che abbiamo deciso noi), alcuni dei passeggeri dell’aereo passino da un universo parallelo all’altro, senza accorgesene naturalmente, e quando atterranno sono convinti di essere arrivati a destinazione nel loro universo, mentre è un altro sé stesso che ha preso il loro posto sull’aereo, nel loro universo, nella loro vita.  E scendono dall’aereo, vanno a ritirare al parcheggio l’automobile dell’altro sé stesso, tornano a casa dall’altro sé stesso, fanno l’amore con la donna dell’altro sé stesso, mentre l’altro sé stesso nel loro vecchio universo si comporta nello stesso modo.

E forse solo li sfiora la sensazione di essere altrove.

Può anche accadere che non ci sia uno scambio, che una persona passi in un altro universo, ma l’altro sé stesso non arrivo nel suo, perché magari per una minima differenza tra i due universi il suo doppelganger o già morto, o magari aveva perso l’aereo quel giorno, o il volo nell’altro universo è stato cancellato, e così succede che in un universo ci siano due doppioni, e nell’altro nessuno, e molti casi di persone scomparse nel nulla forse si possono spiegare proprio così.

Quanto questo succede non si verifica alcun paradosso, e nessuna rottura  del continuum spazio temporale di cui favoleggiano tanti scrittori di fantascienza a proposito dei viaggi del tempo.  Perché in fondo cosa sarà mai qualche doppione nell’immensità del multiverso?

C’è solo un mondo dove voi non ci siete, e un altro dove di voi ce ne sono due, come in tante storie dell’immaginario popolare e come in quel video musicale di qualche anno fa (della canzone e del gruppo non ricordo i nomi), dove all’improvviso il protagonista scopre che un altro ha preso il suo posto sul lavoro, a casa sua, finché gli prende anche l’automobile, l’unica cosa che gli era rimasta.

Tratto da una storia vera.