addio a Roma · Affreschi

Un’assolato lunedì di febbraio

Ne mancano ancora 7, il count down del mio addio a Roma prosegue. Questa volta e la volta prima sono state due puntate a Prati, una delle zone di Roma che più apprezzo.

Oggi in particolare è stata un’occasione in cui a Roma sono stato bene, ci sono rimasto poche ore ma piacevoli, non mi succedeva da anni, e questo nonostante che fossi venuto a sbrigare incombenti mentalmente faticosi. E nonostante che, con mio alto dispiacere, abbia chiuso il ristorante orientale cui ero solito pranzare quando arrivavo a Termini. Perché, mondo crudele, perché?!

Sì, nonostante tutto questo oggi Roma non mi era insopportabile come tante volte negli ultimi anni, l’ho trovata perfino meno sporca, meno caciarona, meno tutto, che sia stato merito del vento che ieri ha soffiato così forte?

E sembrava quasi che DeRossi dal poster del Derby Roma-Lazio mi dicesse “lo vedi che sta città sarà pure zozza e infame ma è la città-più-bella-der-monno-intero?”

Chissà, intanto mi aspettano solo altre sette trasferte lavorative, e poi Roma per me sarà solo turismo.

Affreschi · Top Ten

Trenismi

Dieci riflessioni da viaggiatore ferroviario compulsivo:

  1. Quando verrà fuori il materiale (la gente del treno chiama così carrozze e vagoni) in cui si potrà connettere alla rete wireless che sadicamente fanno vedere al tuo computer senza fartici accedere?

  1. Non si vedono più le famiglie che mangiano la pasta e fagioli conservata nel thermos, però ci sono persone che riescono a mangiare anche un panino in modo disgustoso

  1. Due persone ipercritiche e misantrope che si trovino sedute di fronte si troveranno entrambe cordialmente antipatiche e insopportabili?

  2. Se mi fossi seduto di fronte in questo momento mi troverei simpatico o insopportabile?

  3. Quando l’altoparlante dice che l’addetto alla pulizia è pregato di recarsi nella tal carrozza (spesso la n. 3), vuol dire che è successo qualche guaio

  4. su cinque viaggi in treno almeno in uno senti di qualcuno che ha comprato il biglietto sbagliato (si solito, non so perché, si tratta di donne)

  5. nessuno comunque supera le turiste americane che volevano entrare nella metropolitana di Roma con il biglietto del treno (e quello grande formato 16:9, non quello chilometrico) e quando hanno scoperto l’inghippo si sono lamentate vivacemente

  6. il giorno che sul treno Roma-Venezia non ci saranno giapponesi sarà un giorno molto molto brutto per l’Italia e per il mondo

  7. se potessi chiedere a Dio un superpotere, oltre a quello del superolfatto che ho già e che spesso è più che altro una sfiga, vorrei poter conoscere chi sono e dove vanno gli altri viaggiatori, ma senza troppi dettagli, giusto 10 righe di presentazione, con la destinazione e il perchè del viaggio, e giusto così, tanto per farsi gli affari degli altri

  8. è passato tanto tempo da Assassinio sull’Orient Express e da Cassandra Crossing, i tempi sono maturi per un nuovo film di ambiente ferroviario (per cortesia, non citatemi Polar Express), personalmente propongo un film di zombi dove alla partenza di un treno Frecciarossa sale una persona infetta, e il resto del plot viene da solo, protagonisti principali i passeggeri dell’ultima carrozza con i soliti 5-6 personaggi tipo (la bella studentessa, il caporalmaggiore dell’esercito, la suora, il ragazzo nerd che sa tutto degli zombi, l’istruttrice di capoeira e il manager con l’Ipad che è il primo di questi a morire).

Affreschi

Aeroporti

Ho sempre amato gli aeroporti. Ricordo che quand’ero bambino, erano gli anni settanta, mi feci accompagnare all’aeroporto di Ronchi dei Legionari, l’aeroporto di Trieste, per assistere al decollo degli aeroplani, che ammiravo a bocca spalancata.

Mia mamma mi disse che i piloti erano molto ben pagati, e la loro divisa era molto bella, fu così che per qualche tempo decisi che da grande avrei fatto il pilota; poi vidi il quadro comandi di un aereo con tutte quelle luci e quei pulsanti da ricordare a memoria, e cambiai idea.

Il mio primo aereo fu un Trieste-Roma, avrò avuto dodici anni, ricordo bene le immensità dell’aeroporto un Fiumicino dove sostammo a lungo aspettando che nella lista d’attesa del volo successivo si liberassero due posti, e dove c’era un bellissimo e buonissimo ristorante self service che oggi non c’è più.

Adesso sono passati molti anni, la vita ha premiato la curiosità di quel bambino, e ormai carte d’imbarco e varchi di sicurezza sono parte della mia vita, che solo nelle ultime due settimane mi ha portato una volta a Parigi e l’altra ad Alicante, via Madrid, con tanto di lunghe attese seduto sulle sedie di plastica degli aeroporti in attesa dell’imbarco girando per il terminal a cercare di fare passare il tempo portandosi a spasso il bagaglio a mano, e magari cercando un dono da portare alla mia Bellaccina.

Capisci che viaggi davvero molto quando conosci a memoria i codici degli aeroporti, quando sai che MXP vuol dire Milano Malpensa e che VCE quasi sempre è il volo che ti porta a casa.

E poi tutti gli altri: il malpensato  FCO, il simpatico BGY, l’elegante e carissimo CDG, il futuristico MAD, VRN con i suoi tour operator, VLC dove un giorno volevo portare un mazzo di fiori all’impiegata al check che era stata tanto gentile… e infine SFO dove ho lasciato un pezzo di cuore (ma prima o poi torno a riprenderlo).

Quasi quasi prima o poi ci scrivo una canzone, ma verrà meglio a rappare o nello stile di Venditti (o nello stile di Guzzanti che imita Venditti)?