Affreschi · Asserismi · Lettere dalla Quarantena · Risposte

Vite

 

L’ultima lettera, da una quarantena che non c’è più.

Ormai più di dieci giorni fa l’isolamento in casa è finito, abbiamo superato anche l’ottava porta, quell’ultimo dannato tampone e adesso siamo tutti liberi.

Ne siamo usciti. Liberi e per fortuna sani. Ma nulla sarà come prima nella nostra esistenza, nella mia testa, nella mia famiglia, dopo questa complessa esperienza in cui eravamo confinati dal mondo comincia un’altra (fase della mia) vita.

Dicono che i gatti abbiano nove vite, uno dei miei di sicuro, visto quante ne ha passate indenne nei suoi oltre 16 anni di vita… ma chissà quante vite abbiano noi esseri umani.  Ne abbiamo anche noi più di una?

Se fosse così, superando indenne la Covid-19 (al femminile, è una malattia), ho anche io speso una delle mie vite?  Se fosse così, sarebbe la mia quarta vita.

La prima vita credo di avermela giocata quando mi ha punto il pesce ragno, credo fosse verso la fine degli anni ’80, ricordo ancora la spiacevole sensazione del piede che sembrava di marmo, ma un po’ di ammoniaca e sopportazione, ed è finita bene…

La seconda vita è andata quando per  uno o due metri la mia automobile, per un attimo di distrazione, ha superato a tutta velocità l’incrocio con una trada trafficata e non è finita contro un muro, penso fosse il 1999…

La terza è stato quando ho avuto un misterioso virus tropicale, nell’estate di tre anni fa, e lì ero finito ricoverato e mezzo paralizzato per una settimana, finché il mio sistema immunitario ha risolto da solo il problema che i medici ancora non avevano identificato.

Il nuovo coronavirus nel mio caso non è stato molto feroce, non mi ha aggredito come ha fatto con altri, ma si tratta pur sempre di una malattia con un tasso terribile di letalità, e quindi ben posso dire che un’altra vita l’ho spesa.

Se non ho dimenticato niente, in tutto sono quattro vite perse, speriamo che in tutto siano non meno di sette, perché ho intenzione di restare su questa terra almeno altri  cinquant’anni.

Perché il tempo passa troppo veloce,

trop vite,

come dicono i francesi

 

cultura · Lettere dalla Quarantena · politica

In questo interregno

1918_antonio-gramsci

Quarantesimo giorno di Quarantena.

Confinati in casa si possono fare tante cose; una di queste è leggere gli scritti di altri confinati.

Di autori che hanno approfittato della prigionia per scrivere ce n’è più d’uno, Rustichello da Pisa (il vero autore de Il Milione sui viaggi di Marco Polo), il Marchese de Sade, Cervantes, Oscar Wilde, ma uno dei migliori di questa categoria è indubbiamente il nostro Antonio Gramsci, che incarcerato dal regime fascista per ragioni esclusivamente politiche (“bisogna impedire a quel cervello di funzionare” disse nella sua requisitoria il pubblico ministero), rimase in carcere per otto anni, e fino a quando le condizioni di salute glielo permisero scrisse una mole imponente di appunti, che dopo la sua morte vennero raccolte nei celeberrimi Quaderni dal carcere.

Per mia fortuna, ho ereditato nella mia libreria personale alcuni dei volumi in cui sono stati pubblicati, e in questi giorni sto leggendo quello intitolato Passato e presente.

Ciò che colpisce, leggendo Gramsci, è prima di tutto l’incredibile attualità delle sue analisi della società e della politica italiana, che per certi aspetti sono validissime ancora oggi. Certo, nessuno oggi catalogherebbe come “morti di fame” (testuale) i piccoli intellettuali in cerca di un qualsivoglia impiego decentemente retribuito, nello stato o in politica, pur di non dover fare un lavore manuale (d’altronde Gramsci scriveva per sé non pensando a una pubblicazione) ma la descrizione della cultura nazionale e di certe, purtroppo immutabili, caratteristiche del nostro popolo sembrano scritte l’altroieri. Così come i ritratti dei tanti opportunisti, che un secolo fa come oggi pullulano nella nostra penisola, e che per esempio avevo trovato nell’altro libro dei Quaderni di Gramsci che avevo letto (Sul Risorgimento).

Il secondo aspetto che colpisce, altrettanto forte, è la scrittura. Una scrittura asciutta, pulita, una prosa leggibilissima, la sapienza e l’erudizione di Gramsci si intuiscono, sono evidenti, ma mai esibite.

La frase da cui ho preso il titolo di questo post ne è un esempio

il vecchio muore e il nuovo non può nascere; e in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati

ma se ne potrebbero trovare altre decine nelle pagine di Gramsci, la cui lettura viene facile e scorrevole.

Oggi di converso spesso leggiamo testi inutilmente prolissi, e specie se si ha la ventura di avere passione per la politica si leggono lunghi mappazzoni in cui la supponenzadell’autore è pari solo all’inutilità di quello che scrive . Viene da pensare che la colpa di questo diluvio di parole sprecate stia nel computer e nella facilità della videoscrittura. Scrivere al computere o sul telefonino è facile, le lettere prendono forma in pochi istanti e si perde il senso delle parole e delle frasi.

All’epoca di Gramsci scrivere era un esercizio manuale, una penna sulla carta, cancellare e correggere non era semplice, e allora ogni singola parola pesava e contava. Se anche solo una persona, lette queste mie righe, riscoprisse la scrittura di Gramsci (dando così un senso a questo mio post) vedrebbe quante poche parole utilizza per esprimere concetti complessi e idee pesanti. Tutto il contrario di chi spreca parole e frasi per dire banalità di cui il mondo ben potrebbe fare a meno.

Spero di non essere tra quelli, per cui mi fermo a scrivere e torno a leggere, sperando che oggi sia l’ultimo giorno di clausura e che domani, quando sapremo il risultato dell’ultimo tampone, sia il giorno della nostra ritrovata libertà.

Lettere dalla Quarantena

Viaggio mentale in Germania

Neuschwanstein
Foto di Johannes Plenio da Pexels

Cosa può fare una persona se resta chiusa in casa per più di un mese?

Prova a imparare una lingua, per esempio, e nel mio caso la scelta è caduta sul tedesco, una lingua che da tanto volevo provare a imparare sul serio, approfittando del mio talento naturale per le lingue.

Ma studiando e ripassando il tedesco ho notato alcune particolarità di questa lingua, che come sempre sono significative, perché una lingua è il riflesso dell’anima di un popolo.

ESSEN/FRESSEN

In tedesco il verbo mangiare è diverso che se mangia un essere umano, e allora si usa essen, mentre se mangia un animale si adopera fressen, ma se un animale mangia come una persona si usa il primo termine, e viceversa…   Una delle tante dimostrazioni dell’importanza che il popolo germanico attribuisce al cibo.

FRANCESISMI

Il divano si chiama Sofà e il bagno Toilette, sarà un caso o forse certe comodità non appartengono allo spirito più profondo della nazione germanica, o è solo perché i divani e i bagni sono invenzioni recenti, di quando andava di moda il francese?

LA FRAGOLA MISTICA

Perché il nome della fragola Erdbeere sembra quello di un’associazione esoterica del tipo di quelle che cercano Ultima Thule?

I NOMI LUNGHI

Le parole lunghe in tedesco fanno un po’ paura, ma in realtà si tratta semplicemente di combinazioni di parole più brevi, come il nome del castello di Neuschwanstein (nella foto), il famoso castello delle fiabe fatto costruire da Ludovico II di Baviera mandando in bancarotta le casse statali (ma assicurando una perpetua rendita alla sua casa reale).  Ecco, se si riesce a pronunciare tutto d’un pezzo una parola come Neuschwanstein vuol dire che si è a buon punto sull’apprendimento del tedesco.

SCHARFES S

Perché in tedesco, e solo in tedesco, esiste la lettera ß , che altro non è che una doppia S, e, sopratutto, perché si scrive come la β tedesca?  Chiaramente, al solo fine di incasinare gli studenti, in particolare quelli che hanno studiato il greco…  Voi direte: ma chi si mette a studiare il tedesco dopo avere studiato il greco antico?  Se vi dico che lo scrittore Sacher-Masoch, che era di nazionalità ucraina, era fluente in entrambe le lingue, vi dice qualcosa?

AFFAMATA KIRSTEN

In tedesco il nome della bellissima Kirsten Dunst suona circa come “Cristina Fame” (durst).

NEUTRALITA’ FEMMINILE

Perché il sostantivo per ragazza, Mädchen , è di genere neutro? Viel gut, posso accettare che in tedesco il Luna è maschio e la Sole è femmina, e d’altronde un capolavoro come Sonne dei Rammstein come lo spiegheresti altrimenti?

Ma perché Mädchen è neutro?

Trentasettesimo giorno di Quarantena, non dico -3 perché sono scaramantico.