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Quando lo spam è poesia

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Fireflies by Julkusiowa (

Ricevo oggi, sull’indirizzo di posta elettronica del lavoro, la mail che integralmente trascrivo

Buona giornata !!! Amico tu amore mio, il mio al piщ alto grado desiderato uomo nel mondo! io sono guardando contro te !?!!!

Incantesimo è le mie ricerche hanno non composto mentis hanno avuto successo, solo non compos sui indietro promessa e considerare che io lascino fortunato e io testamento adiacente lui. il 1 che i destinato contro me!

Peradventure sei tu? Sono me un carino, fumetto, interessante nuovo gioco di baseball signora !!!

Edecco sono tintinnio esclusivamente in questo generoso mondo e io veramente ragazza un reale gentiluomo futuro doorway , un conoscente che potrebbe dare me che calore e attaccamento che io assolutamente indigenza !

Sono in sospensione contro voi e io andare che tu arabesque il 1 che puç acquisire me ben scelto

Futuristi scansatevi.

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Galateo sui messaggi vocali

Piccole regole sull’uso della funzione di nota vocale sul noto servizio di messaggistica il cui nome inizia per W.

1) Quando ritenete di mandare un messaggio vocale

non fatelo

2) Se ricevete un messaggio vocale non richiesto

rispondete “sono lusingato ma non sono pratico di come ascoltare; pregasi di re-inviare per iscritto”

3) Se ricevete un messaggio vocale più lungo di 30 secondi

cancellatelo e rispondete “sono spiacente, per errore il T9 ha cancellato tutto, se vuoi puoi chiamarmi”

4) quando proprio non ce la fate a rispettare la regola n. 1

fatelo

5) state pensando che chi ha scritto questo articolo non ama i messaggi vocali

avete ragione

6) ci sono eccezioni in cui mandare note vocali è consentito?

le regole di cui sopra non valgono per i messaggi di tenore erotico, il c.d. sexting

7) ma se per sbaglio ho mandato a mio marito la nota vocale per il mio amante?

ecco il perché delle regole 1 e 4, comunque potete sempre giustificarvi che era uno scherzo per una vostra amicA, lui fantasticherà al riguardo e vi siete tolte il problema

8) se mi sono fidanzato con una ragazza  vent’anni più giovane che mi bombarda di note vocali?

potevate mettervi con una vostra coetanea che sa chi erano i Beatles, e al massimo ricevevate qualche “buongiornissimo” su facebook

9) non posso proprio fare a meno di mandare messaggi vocali, bisogna concluderli in qualche maniera per essere educati?

sono consentiti “passo e chiudo” oppure “cordialmente, a te la parola

10) si può disattivare la funzione “messaggio vocale”?

se anche si potesse, sarebbe da considerarsi ineducato

 

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La sottotraccia mistica del Trono di Spade

A T T E N Z I O N E    R I S C H I O   S P O I L E R

per chi non ha finito di vedere tutte le puntate dell’ultima stagione del Trono di Spade

GOT

L’ultima puntata della straordinaria serie tv Game of Thrones, in Italia il Trono di Spade, è andata in onda anche in Italia, per il momento in versione originale sottotitolata, e finisce così una saga televisiva di livello comunque eccezionale.

Il finale ha scontentato o fatto arrabbiare molti, ma a mio parere l’evoluzione della storia la si spiega bene ricostruendo  tutto alla luce di un’interpretazione mistico-religiosa che secondo me l’autore del libri a cui la serie televisiva è ispirata ha voluto inserire quasi sottintesa, ma che forse nei suoi prossimi libri sarà esplicita.

Nel mondo del Trono di Spade ci sono diverse religioni, e ognuna ha un suo preciso significato. Alcune sono tutto sommato secondarie: c’è la religione istituzionale dei Sette Dei, una specie di parodia del Cristianesimo come religione di Stato, con tanto di suore, preti, e fanatici bigotti; c’è il culto del Dio abissale, più che altro una scusa per omaggiare l’immenso Lovecraft da parte di un autore di fantascienza e fantastico come Martin.

Poi ci sono però le due deità che (nella finzione almeno) esistono veramente.  Da una parte il Signore della Luce, R’hllor, il Dio della sacerdotessa Melisandre, un Dio apparentemente buono ma che sembra esigere sacrifici umani e viene invocato per praticare la magia nera, e dall’altra parte una divinità senza nome, un’entità del ghiaccio, della natura e dell’oscurità che sembra il Dio del male ma forse non lo è.

Martin è noto per demolire gli archetipi, le idee tradizionali di Bene e Male, e interpretando tutta la storia sotto questo ottica la mia idea è che la storia narrata in quella che ha come sottotitolo Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco è (anche) la storia del conflitto tra la deità del ghiaccio e quella del fuoco.

La prima, R’hllor, opera attraverso i suoi sacerdoti e sacerdotesse, ha come sua vera messia Daenerys Targaryen, accompagnata da esseri di puro fuoco (i draghi), destinata a purificare i miscredenti, come profetizzò una sacerdotessa del Signore della Luce (Kinvara, nella sesta stagione), e che non si ferma di fronte a nulla e pur di portare il proprio paradiso crea un vero inferno per tutti quelli che trova sul suo cammino.  E’ una divinità trascendente ma immanente, non è di questo mondo ma vi opera attivamente.

La seconda non ha nome, ma esiste, è la deità dietro gli Antichi Dei, quella su cui si basano poteri e conoscenze dei Figli della Foresta e dei Veggenti Verdi, come il Corvo a Tre Occhi e Brandon Stark, anche il potere dei terribili Estranei deriva da lì, ma gli Estranei sono come degli angeli (del ghiaccio) caduti, che liberatisi del giogo del proprio creatore hanno deviato dal suo disegno originario, e per questo per combatterli entrambi gli Dei supremi uniscono le proprie forze.  Il Dio senza nome è una divinità immanente ma trascendente, una forma panteistica di divino presente in tutte le cose, ma allo stesso tempo meno presente nella vita e nella storia degli uomini (nel secolo si sarebbe detto un tempo).  Forse è la stessa cosa con il Dio dai mille volti adorato a Braavos.

Il Dio senza nome a un certo punto della storia disconosce gli Estranei, così come forse nel finale delle serie, quando Daenerys usa la forza donatagli dal Signore della Luce in modo tanto terribile, il suo Dio la abbandona a un destino di morte.

Quando Drogon porta via il corpo esanime di Daenerys in quel momento impersonifica proprio il Signore della Luce, che accetta il sacrificio della propria regina, ma accetta anche la rinuncia di Jon Snow a essere Aegon Targaryen, lui che unico tra tutti era protetto e benedetto da entrambe le deità ma sceglie di cambiare il proprio destino (che forse era di uccidere Daenerys ma poi di regnare al suo posto).  Perché non si tratta di dei buoni o cattivi, come li immaginiamo noi, ma forse più simili agli dei bianchi e neri della tradizione slava, dei avversari ma non per questo gli uni totalmente buoni e gli altri totalmente cattivi.

Dall’altra parte Bran, Brandon Stark, sacerdote supremo del Dio del ghiaccio, delle tenebre e dell’oscurità alla fine arriva a riportare a Westeros il dominio delle forze della natura, di un Dio delle tenebre che oltre le apparenze forse è più misericordioso del Signore della Luce, un destino che per Bran segnato e forse da lui pre-veduto da molto tempo.

L’Inverno che stava arrivando forse non era una stagione, ma era lui.

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Il discorso di Totila

Totila

C’era una volta un principe ostrogoto, erano i tempi in cui quel popolo regnava sull’Italia, che voleva convincere la popolazione italica a unirsi al suo esercito per respingere gli invasori. Aveva preparato un bellissimo discorso sull’eguaglianza e l’affrancamento dei più poveri, e riunita tutta la popolazione iniziò a parlare loro, ma in ostrogoto.

I suoi generali gli consigliarono di parlare in latino, ché tutti lo avrebbero capito, ma lui si rifiutò

“l’ostrogoto è la lingua dei miei padri, la lingua in cui loro parlarono alle loro armate, e io voglio continuare a parlare in ostrogoto”

e così fece, con bellissime parole che nessuno capì, e così nessuno di quei popolani che se lo avessero inteso si sarebbe arruolato di slancio tra le sue file lo seguì.

Il povero principe ostrogoto, rimasto solo con 18 cavalieri, morì poco in battaglia colpito alla spalla da una lancia, perché nulla poté il suo coraggio di fronte al preponderante numero degli avversari. “Ma poi che cosa aveva detto?” si chiese il popolo mentre gli occupanti saccheggiavano le loro terre. “Chissà, forse non voleva che noi lo capissimo, magari voleva nasconderci qualcosa “.

Non avevano capito che quel principe ostrogoto fu il primo dei radical chic.

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Le otto stimmate del Luogocomunismo

 

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~aesthetic challenge~ communism-chan on deviantart.com

Oggi parliamo di politica, tema che non è molto popolare visto che i post meno letti in più di 10 anni di blog sono proprio quelli che trattano questo argomento, ma vogliamo farlo prendendo in esame quello che, dopo anni di osservazione, credo sia il peggior vizio della sinistra italiana

il luogocomunismo

ovvero l’abitudine a prendere un’idea, e trasformarla in dogma e ideologia dimenticandone i presupposti e rifiutando in ogni modo di metterla in discussione, anche di fronte a logica ed evidenza.

Il luogocomunismo è fatto di una serie di questi luoghi comuni, di cui provo a elencare i principali:

  1. il politicamente corretto, che raggiunge le vette quasi inarrivabili dell’assurdo quando si tratta di linguaggio di genere, con frasi piene di asterisc*, o parol* come presidenta o sindaca (e allora giuristo, linguisto, commercialisto?) o si inventano sigle incomprensibili tipo LGBTQIA+
  2. il No-ismo, cioé il No a qualunque grande opera senza se e senza ma, partendo ovviamente dalla TAV, che per alcuni è più o meno l’ipostasi del male assoluto, una specie di MorteNera dell’establishment
  3. l’ateismo politico, cioè il fatto di identificare la fede in Dio con la religione, la religione con il cristianesimo, il cristianesimo con il cattolicesimo, il cattolicesimo con la sua frangia più conservatrice e bigotta, e rifiutare tutto in blocco
  4. il feticismo costituzionale della serie noi-abbiamo-la-Costituzione-più-bella-del-mondo… e ci dispiace per gli altri, che sono tristi, perché non sanno cos’è l’amore, il vero amoooooooore
  5. definire di destra chiunque non la pensi esattamente come te o qualunque cosa non ci piaccia (“ti ho fatto la minestra con i broccoli” “FASCISTA”)
  6. l’antiamericanismo a oltranza, per cui persino uno come il venezuelano Maduro, che ha esautorato il parlamento, arresta gli oppositori e si appoggia all’esercito diventa un’icona del terzomondismo e della sinistra solo perchè gli Amerikani sono contro di lui
  7. l’arcinemico perché ci vuole sempre un supercattivo, e se non c’é lo si trova, e nel ruolo del villain, sempre indubitabilmente novella incarnazione di Mussolini, possiamo elencare Craxi, Berlusconi, Renzi e ora naturalmente Salvini
  8. il rivoluzionismo a caso, per cui bisogna sempre invocare la rivoluzione, il cambio radicale, la rottura del sistema, l’uscita dal capitalismo, ma per andare dove non si sa, l’importante è fare figo con la maglietta di Che Guevara e parolone d’ordine  tipo “masse”, “ordoliberismo” o “decrescita felice” come se piovesse.

Siete d’accordo con me? No? Sicuri che no?

Comunque la pensiate cantiamo tutti in coro:

vamos a matar, vamos a matar, compañeros!

 

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Sogno di una notte di mezzo inverno

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Un istante per decidere, forse intuire, quello che dovevo fare.

Uscii fuori dal tunnel, e quando fui lì fuori nel freddo silenzioso tutto all’improvviso mi fu chiaro… le cose che mi erano appena successe, il loro perché, e la ragione per cui ero lì in quel momento, chi ero io.

L’atmosfera stava evaporando fuori dalla cupola, veniva risucchiata fuori quasi in silenzio, insieme a tutto quello che avevo davanti agli occhi.  Come per un istinto naturale, anche se non lo avevo mai fatto prima, alzai le mani dritte al cielo, e mi concentrai in un flusso di energia che fermò tutto, e come legata a una corda invisibile che partiva dalle mie mani l’atmosfera sfuggente rientrò piano dentro la cupola.

Ero lì da solo, fermo immobile nella consapevolezza di avere pieamente capito,  una perfetta comprensione che sarebbe svanita quasi subito dopo, quando mi svegliai, mezzora fa, con solo il ricordo di cosa avevo fatto nel sogno e di avere avuto, anche solo per un minuto e solo in un sogno, la risposta al perché della mia (nostra) esistenza.

Un perché che, naturalmente, per quanti sforzi mentali faccia, adesso non riesco a ripescare dalla mia memoria.

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Mary Poppins from Hogwarts, UK

mary-poppins

Guardando e riguardando (grazie, bambine mie) il film Mary Poppins (1964), con l’aggiunta di una visione del recente Ritorno di Mary Poppins (2018), tra uno Spazzacamìn e un Califragilistichespiralidoso sono giunto alla conclusione che Mary Poppins ed Harry Potter condividono lo stesso universo, e che la nostra tata perfetta-sotto-ogni-punto-di-vista sia una maga, quasi sicuramente educata a Hogwarts.

Specchi magici, borse senza fondo, oggetti animati il potere di volare o di esplorare altri mondi, ms. Poppins and mr. Potter condividono molto, non solo il fatto di vivere a Londra e di essere entrambi molto british.

Vogliamo aggiungere che sia Mary che Harry hanno gli occhi azzurri e i capelli castani, e che si potrebbe persino pensare che Mary Potter sia la bisnonna o la trisnonna del giovane maghetto?

Navigando sul web ho scoperto che la teoria è condivisa, con l’aggiunta di svariate ipotesi e teorie collaterali, e d’altro canto se Mary Poppins fosse una maga si spiegherebbero quasi tutte le prodigiose doti della babysitter volante interpretata negli anni ’60 da Julie Andrews e l’anno scorso da Emily Blunt.

Tante sono le somiglianze che mi verrebbe da pensare, uscendo dalla sospensione dell’incredulità, ossia dal Poppins-Potterverse, che quando la ragazza madre disoccupata J. K. Rowling iniziò a scrivere il primo romanzo di Harry Potter la sua immaginazione si sia in parte ispirata al personaggio creato da P.L. Travers 60 anni prima.  Gli stessi nomi si somigliano, Mary e Harry condividono la stessa sonorità, e pure Poppins e Potter hanno una qualche assonanza.

Fossi un giornalista, mi piacerebbe chiederglielo a J. K. Rowling…