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Discorso per il 25 aprile

Io credo di avere l’ottimismo della ragione, e osservando in modo oggettivo i numeri e le prospettive del periodo di Quaresima obbligata in cui siamo costretti in questo inizio 2020 dall’emergenza Covid-19, credo che ci siano buone possibilità di uscirne per una data simbolica come quella del 25 aprile.

Ed allora mi piacerebbe che, nel dichiarare la fine del lockdown, il nostro Presidente del Consiglio pronunciasse un discorso come quello del Presidente Bill Pullman in Indipendence Day.

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Oggi possiamo affermare che siamo risultati vincenti… e allora il 25 aprile non sarà ricordato solo come la festa della liberazione dall’occupazione nazifascista, ma come il giorno in cui il’Italia con una sola voce ha dichiarato: Noi non ci siamo arresi senza combattere Noi continueremo a vivere! Noi sopravviveremo! Oggi, festeggiamo un’altra volta il nostro giorno della Liberazione

Presidente Conte, Professore, caro collega, il discorso gliel’ho preparato, ora tocca a lei trovare l’hangar giusto e un giubbotto anni ’90!

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Le otto stimmate del Luogocomunismo

 

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~aesthetic challenge~ communism-chan on deviantart.com

Oggi parliamo di politica, tema che non è molto popolare visto che i post meno letti in più di 10 anni di blog sono proprio quelli che trattano questo argomento, ma vogliamo farlo prendendo in esame quello che, dopo anni di osservazione, credo sia il peggior vizio della sinistra italiana

il luogocomunismo

ovvero l’abitudine a prendere un’idea, e trasformarla in dogma e ideologia dimenticandone i presupposti e rifiutando in ogni modo di metterla in discussione, anche di fronte a logica ed evidenza.

Il luogocomunismo è fatto di una serie di questi luoghi comuni, di cui provo a elencare i principali:

  1. il politicamente corretto, che raggiunge le vette quasi inarrivabili dell’assurdo quando si tratta di linguaggio di genere, con frasi piene di asterisc*, o parol* come presidenta o sindaca (e allora giuristo, linguisto, commercialisto?) o si inventano sigle incomprensibili tipo LGBTQIA+
  2. il No-ismo, cioé il No a qualunque grande opera senza se e senza ma, partendo ovviamente dalla TAV, che per alcuni è più o meno l’ipostasi del male assoluto, una specie di MorteNera dell’establishment
  3. l’ateismo politico, cioè il fatto di identificare la fede in Dio con la religione, la religione con il cristianesimo, il cristianesimo con il cattolicesimo, il cattolicesimo con la sua frangia più conservatrice e bigotta, e rifiutare tutto in blocco
  4. il feticismo costituzionale della serie noi-abbiamo-la-Costituzione-più-bella-del-mondo… e ci dispiace per gli altri, che sono tristi, perché non sanno cos’è l’amore, il vero amoooooooore
  5. definire di destra chiunque non la pensi esattamente come te o qualunque cosa non ci piaccia (“ti ho fatto la minestra con i broccoli” “FASCISTA”)
  6. l’antiamericanismo a oltranza, per cui persino uno come il venezuelano Maduro, che ha esautorato il parlamento, arresta gli oppositori e si appoggia all’esercito diventa un’icona del terzomondismo e della sinistra solo perchè gli Amerikani sono contro di lui
  7. l’arcinemico perché ci vuole sempre un supercattivo, e se non c’é lo si trova, e nel ruolo del villain, sempre indubitabilmente novella incarnazione di Mussolini, possiamo elencare Craxi, Berlusconi, Renzi e ora naturalmente Salvini
  8. il rivoluzionismo a caso, per cui bisogna sempre invocare la rivoluzione, il cambio radicale, la rottura del sistema, l’uscita dal capitalismo, ma per andare dove non si sa, l’importante è fare figo con la maglietta di Che Guevara e parolone d’ordine  tipo “masse”, “ordoliberismo” o “decrescita felice” come se piovesse.

Siete d’accordo con me? No? Sicuri che no?

Comunque la pensiate cantiamo tutti in coro:

vamos a matar, vamos a matar, compañeros!

 

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Il martire e il fuorilegge

Gli Italiani amano i martiri e simpatizzano per i fuorilegge.

Berlusconi, Travaglio, Grillo, Salvini sono solo gli esempi più recenti di santi martiri dell’Italiano medio.

E i fuorilegge… di fuorilegge dal cuore d’oro è piena la nostra storia e l’iconografia popolare, perfino i nostri padri della Patria prima o poi sono stati ricercati, come Mazzini, Pertini o Trinità.

Ecco perchè forse, alla fine della storia, Mimmo Lucano dovrà ringraziare chi ha voluto leggere una battuta al telefono per una confessione di reato…

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…e se i Comunisti fossero loro?

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Tutti (beh, molti di noi) hanno un amico, un conoscente, il marito di una vecchia amica, che una volta era Comunista di quelli come diceva di esserlo il personaggio interpreato da Mario Brega in quel film di Verdone, in cui rivendica la sua identità di “comunista così” alzando i pugni chiusi al cielo.

comunista così

Erano i compagni che la domenica distribuivano l’Unità per le case,  per cui già Berlinguer era troppo borghese, che se n’erano andati dal Partito quando aveva vinto la svolta di Occhetto, e che poi magari avevano dedicato il loro impegno alle marce no.global o a qualche movimento NO-qualcosa.

Insomma, se conoscete qualcuno che fa parte di questa categoria ci siamo capiti…

E sappiamo pure che, orfani di un partito con la P maiuscola la gran parte di questi compagni comunisti-così ha trovato casa nel moVimento 5 stelle di Grillo & Casaleggio.  In fondo, hanno trasferito la medesima abnegazione e il loro cieco fideismo in una nuova religione, abbastanza pura e incorrotta per loro aspirazioni, e al posto di Marx, Engels e Lenin ecco i dvd di Beppe Grillo.

In fondo in questo modo si spiega e si giustifica l’odio atavico per il PD e per i suoi leader, è il classico astio dei comunisti verso i socialdemocratici borghesi, roba che risale ai tempi di Kerenskij contro Lenin o Rosa Luxemburg contro la SPD…

Diciamolo, è così, è innegabile, i veri comunisti in Italia stanno con e nel moVimento di Grillo, a partire dal Presidente della Camera, ma pure il premier Conte, non ce lo vedete tra quelli intellettuali di area come quelli di Sinistra Indipendente degli anni ’80?  E il buon Di Battista, è vero che di famiglia è nero nero ma in fondo girava l’Italia in scooter per fare il verso a Ernesto Che Guevara…

Tanti di noialtri, gente di sinistra, post comunisti che hanno abiurato o chi (come chi scrive) comunista non lo è mai stato, siamo portati a pensare che questi siano compagni che sbagliano, che stiano con la destra più estrema, che siano loro stessi destra più estrema.

Ma se invece avessero ragione loro? 

Se invece fosse il moVimento 5 stelle la giusta casa di chi nel 1968 simpatizzava per i carri armati di Breznev o nel 1990 per Saddam Hussein (giuro che c’erano!)?  Se guardiamo i numeri, le statistiche dei flussi elettorali, è chiarissimo: il 90% dei comunisti-così ha votato il simbolo con le cinque stelle, e allora perché mai dovrebbe avere ragione il restante 10%?

Certo, c’è la cosa del governo e dell’asse con la Lega… ma siamo sicuri che la Lega Nord o per Salvini premier come si chiama adesso non sia anche quella intrisa di spirito comunista?  In fondo la Lega ha avuto tre segretari politici:

Umberto Bossi, negli anni ’70 iscritto al PdUP e poi al PCI

Roberto Maroni, a lungo militante di Democrazia Proletaria

e poi l’attuale, Matteo Salvini, che come dice chi lo conosce bene alla fine resta sempre un giovane e fervente comunista.

Certo, dal “nostro” punto di vista, noi gente un po’ liberal, che tifiamo per l’Europa e per la società aperta, rimane che sono loro i Cattivi di questa storia…

ma in fondo chi l’ha detto che i buoni sono i comunisti?

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… e se?

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Pensando al caso di Serbi, Bosniaci e Croati, uniti dalla lingua che un tempo veniva chiamata serbocroata ma divisi su tutto il resto, mi viene da pensare…

…e se nel 1266 Manfredi di Svevia non fosse stato abbandonato da una parte dei suoi soldati (proprio gli Italiani…) e avesse vinto a Benevento, sconfiggendo i soldati francesi di Carlo d’Angiò alleati del papato?

e se dopo questa vittoria, da Re di Sicilia, Manfredi per staccarsi dall’odiata Chiesa di Roma avesse (ri)portato il meridione d’Italia nell’alveo dell’ortodossia, abbandonando la confessione cattolica?

In fondo all’epoca, a due secoli dallo scisma tra cattolici e ortodossi, sarebbe stato abbastanza agevole e un passaggio di un regno da un’osservanza all’altra, e un Manfredi trionfatore avrebbe avuto i motivi e la forza per una simile scelta.  Sarebbe cambiato il destino della nostra penisola, ma non solo…

Se il Regno di Sicilia, che all’epoca comprendeva tutta l’Italia del Sud, fosse passato da Roma a Costantinopoli, dal Papa al Pope, oggi, ottocento anni dopo, avremmo gli abitanti del Centro Nord cattolici e i meridionali ortodossi.

In una situazione così, in cui le differenze religiose avrebbe accresciuto quelle linguistiche e culturali, diremmo forse diremmo che esiste un unico popolo italiano oppure, come nel caso della Jugoslavia, parleremmo di due popoli ben distinti, i Lombardi (come gli italiani del centro nord venivano spesso chiamati fino a pochi secoli fa) e i Siciliani?

Anche senza questa divisione religiosa, sono tante le differenze sociali, culturali, economiche e linguistiche tra Nord e Sud, che forse la risposta sarebbe positiva.

Chissà…

Di certo, sia nel caso dell’Italia che della Jugoslavia, l’impressione è che definire l’identità e i confini di una nazione e di un popolo sia davvero complesso e, alla fine, allafine dei conti artificiale e artificioso.

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Lettera a una controbuonista in buona fede

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Una foto dal servizio Refugees in Lesvos di Jade Beal

Commentando il mio post di ieri, l’amica blogger Diemme ha fatto un intervento così complesso e articolato che si merita in risposta un vero e proprio post, dedicato a lei e a tutti quelli che vorrebbero le frontiere chiuse per motivi diversi dalla paura del “uomo nero”.

E comincio proprio dal tema colore della pelle, perché scrostando tutte le ipocrisie dal dibattito di questi giorni è chiaro ed evidente, almeno da questa parte della barricata, che il vero problema non  è un rischio criminalità del tutto immaginario (lo dicono i numeri, non io) o fantomatiche minacce al nostro stile di vita (stiamo parlando dello 0,3% della popolazione residente) ma il fastidio, la diffidenza e talvolta la paura che le persone hanno verso chi ha un aspetto così diverso dal proprio, sentimenti che sono insiti nella nostra natura (pare dipenda dall’amigdala) e che condividiamo con le scimmie superiori, ma che purtroppo una politica cinica e senza scrupoli usa per incrementare il proprio consenso.  Tutto il resto sono frottole che la gente adopera per dissimulare, anche a sé stessa, il proprio razzismo di base.

Uno di questi argomenti è quello che fa leva sulla locuzione “business dell’immigrazione”, che al di là dell’artificio retorico non ha alcun senso…

Se un medico mi cura e viene pagato, fa “business della malattia”?

Se io difendo la vittima di un reato, faccio “business del crimine”?

Se un pompiere spegne salva un anziano da una casa allagata, fa “business dell’alluvione”?

Parlare di “business dell’immigrazione” è solo un’altra scusa utile a quelli che schifano gli stranieri e vogliono solo che spariscano…

Ad ogni modo, venendo alla questione chiave che pone Diemme (che non è certo  razzista), ovvero se l’immigrazione possa essere gestita all’insegna di regole e legalità, la risposta non può che essere

certamente sì

ma da tutta un’altra prospettiva di quella da cui si pone la mia interlocutrice (e tutti quelli che ragionano come lei).

L’immigrazione, lo dice anche Diemme, è un fenomeno umano, talmente umano che mai nessuno nella Storia dell’umanità è riuscito a fermarlo o limitarlo…

Quando nel passato un principe ha aperto, per le più svariate ragioni, le porte di una città o di un territorio all’immigrazione il finale è sempre stato un lieto fine di prosperità economica e fusione di culture.

Viceversa, nei tanti (più numerosi) casi invece in cui qualcuno all’opposto ha provato a fermare l’immigrazione con la maniere forti, gli è sempre andata male.

Non ci sono riusciti i Romani, con fortificazioni di ogni tipo e stragi dei migranti della loro epoca, ma dopo tante vessazioni sono stati proprio quei Barbari a lungo tenuti fuori dai confini imperiali a mettere la parola fine all’Impero, non ci sono riusciti i Cinesi con i Mongoli, nonostante la famosa muraglia, non parliamo dei popoli indigeni vittima dell’immigrazione europea nelle Americhe… E non ci riesce l’America, anche prima di Trump, che pure costruisce muri con il filo spinato e spara a vista ai migranti, ma ciò nonostante ha un numero elevatissimo di clandestini.

Perché non è l’immigrazione il problema, ma

la clandestinità.

Se si guardano infatti i dati statistici si può osservare che il tasso di criminalità tra immigrati regolari e italiani “indigeni” è lo stesso (tra l’altro in costante calo da anni), mentre aumenta tra i clandestini, che non potendo lavorare regolarmente in tanti casi delinquono; ma la clandestinità è il frutto di politiche dell’immigrazione miopi, che pensano di potere limitare quello che non si può limitare.  E in Italia è stata una legge,  che non a caso si chiama Bossi-Fini, voluta fortemente proprio dal partito che oggi più lucra sull’emergenza criminalità, a generare tanta clandestinità.

Quale può essere allora la soluzione?

Io sono per un approccio pragmatico e antiproibizionista. 

Per le frontiere aperte, per un’immigrazione libera e controllata in una cornice di diritto e legalità.

La mia idea è che bisognerebbe dare a chiunque voglia venire in Italia e in Europa la possibilità di farlo, passando per una regolare domanda, in maniera legale, magari pagando una sorta di tassa d’ingresso, e condizionando la permanenza in Italia a una condotta irreprensibile.

Tanto, chi vuole venire da noi ci viene comunque, meglio che lo faccia in maniera legale e ufficiale, impiegando meglio le tante risorse che oggi sprechiamo per la repressione dell’immigrazione illegale, usandole per l’integrazione ma anche per rispedire da dove è venuto chi non rispetta le nostre leggi.  Ma il rimpatrio forzato lo puoi fare con 1.000 persone, non con 100.000.

Questo è -per davvero- realismo, non quello di chi dice chiudiamo i porti o rispediamoli a casa sapendo benissimo che sono solo slogan, buoni solo a raccogliere i voti degli spaventati.

Anche in questo caso, è il passato che insegna che le soluzioni antiproibizioniste funzionano, le altre sono fallimentari.

La legge che ha legalizzato l’aborto ha portato a una diminuzione costante dell’aborto, la legge sulla droga (un altro “regalo” della destra italiana) al contrario ha portato e sta portando a un aumento del consumo, anche tra i giovani, mentre legalizzare distribuzione e consumo li regolarizzerebbe e cancellerebbe all’istante molte situazioni di degrado urbano.  Ma è un ragionamento che vale anche per l’alcool, per il tabagismo, per il gioco d’azzardo, per l’adulterio (che da noi era reato fino a qualche decennio fa…), per tutte quelle situazioni in cui l’antiproibizionismo è assurdo, ridicolo, e soprattutto non funziona e non ha mai funzionato.

Speriamo che anche per l’immigrazione prima o poi qualcuno capisca che l’unica soluzione possibile è la legalizzazione, e abbia il  coraggio politico di portarla avanti.

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Esmigrazioni

Mi dispiace ma non mi convincete.

Io sono bianco, alto, biondo e con gli occhi azzurri, in termini razzisti Europeo nordico,  classe AAA, ma allora perchè dovrei essere solidale con uno di Pisa o di Lecce più che con uno di Calcutta o Bujumbura?  Solo perché parliamo la stessa lingua?

Se ragionassi come “voi”, voi che schifate i ” buonisti” e che e per voltarvi dall’altra parte usate la scusa ipocrita del “business dell’accoglienza”, se ragionassi come voi per me sareste tutti inferiori…

Altro che prima gli Italiani… Dal mio punto di vista dovrei dire: prima i Nordici biondi e con gli occhi azzurri!

Ma non la penso così, tanto che ho sposato e mi sono riprodotto con una bella ragazza molto mediterranea di occhi e di forme.

Siccome non la penso così, e per me l’altro è mio cugino (fratello non esageriamo), anche se ha la pelle scura come il mogano, ieri sera sono stato nella piazza della mia città, una delle 100 d’Europa a mettere in scena il flashmob per una politica europea e solidale dell’accoglienza

e ci ho messo anche la mia barchetta, è quella piccolina in basso al centro, ci ho disegnato la bandiera con lo stemma della cittadina dove vivo, per fare vedere bene che anche qui, nel cuore freddo del leghismo, c’è qualcuno (e non eravamo nemmeno così pochi) che crede ancora alla cultura dell’ospitalità, vede nell’altro essere umano nient’altro che un altro essere umano e non si fa ingannare da usa le paure e le insicurezze per consolidare la propria carriera politica.