Tutto non si cancella

Oggi si celebra la giornata mondiale della gomma da cancellare.  E tornano alla mente i tempi felici (o infelici?) della scuola, quando matite e gomme erano protagoniste indiscusse delle nostre giornate.

Ricordo tanti tipi diversi di gomme da cancellare; dalla classica gomma bianca a quella gomma bicolore che da un lato aveva il magico potere di cancellare anche il segno della gomma biro.  E poi c’era la gommapane,  quell’oggetto misterioso che potevi modellare con ogni forma e che sembrava avere tanti usi tranne, appunto, quello di cancellare.

Non ricordo tuttavia di una gomma in grado di cancellare i ricordi spiacevoli, come il macchinario cui ricorrono i protagonisti di The eternal sunshine of the spotless mind (M. Gondry, 2004) distribuito in Italia con il terrificante titolo Se mi lasci ti cancello, e interpretato da James E.R. Carrey detto “Jim”, Kate Winslet, Elijah Wood e Kirsten Dunst.

Ognuno ha qualcosa da cancellare.

Quel minuto in cui l’acceleratore troppo pigiato ti è costato 155 euro e 5 punti della patente.

Quella frase detta con il tono e nel momento sbagliato che ha cambiato direzione alla  tua vita.

La storia con l’ex che non sai come hai fatto e che poi ti ritrovi nello slide show che ti hanno preparato per il compleanno con tanto di commento “il primo amore” perché tua mamma l’ha confusa con un’altra che nemmeno gli somiglia.

Ma nella vita non c’è il tasto rewind, non c’è la macchina tritaricordi non c’è una grande gomma da cancellare.  Ci siamo solo noi a fare i conti con le proprie scelte.

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La domanda del gatto

Il mio gatto ieri mi ha fatto una domanda, e oggi gli devo rispondere; mi sa che sono proprio obbligato, perché quest’oggi ricorre l’Answer your Cat’s Question Day, la Giornata della Risposta alla Domanda del tuo Gatto.

Il gatto ieri mi ha chiesto

perchè tante persone si lasciano anche se si amano ancora?

Bella domanda, Mr. B (è uno dei nomi di uno dei miei gatto), perchè?

Eppure è così, e oggi ho sentito l’ennesima storia di questo tipo, un uomo e una donna che si sono amati con passione, hanno costruito una famiglia ma poi per chissà quali motivi (litigi, incomprensioni, chissà…) si sono allontanati e ora sublimano (per modo di dire) l’amore in acrimonìa.  Eppure si sono amati molto e probabilmente si amano ancora.

E in fondo anche nel video dei Puddle of Mudd, nessuno si chiede perché la ragazza sta insieme con quel cafone maleducato e manesco  invece di tornare con Wes Cantlin, che come dice una mia amica è una specie di Kurt Cobain ripulito (e pure palestrato, direi)?

Quante volte succede?!

Troppe, ma l’assurdo è che di fronte a queste coppie costruite sulla passione ma sfasciate dalla quotidianità stanno le tante coppie senza amore che durano imperterrite negli anni.

Degli uni ti chiedi

ma perché si sono lasciati?

o

ma perché non tornano insieme?

delle altre ti chiedi soltanto

ma come fanno a stare ancora insieme?

Eppure spesso sono queste ultime le coppie che durano a lungo nel tempo. Viene quasi da pensare che l’amore sia un pessimo collante delle coppie, che amarsi troppo crei troppe aspettative e troppo attaccamento, e che tutta quell’emotività alla fine ti conduce nel baratro.

Pessime  considerazioni per chi, come me, vive di emozioni e passionalità.

Forse ci vorrebbe un antidoto, un antidoto che consenta alle persone come me di resistere a emotività e impulsività, un vaccino ricavato dal sangue di tutte quelle persone calme e tranquille che riescono a fare la loro ordinaria vita di coppia senza farsi logorare da un sentimento troppo forte.

Ma il mio gatto mi guarda perplesso…

Si vede che la risposta non lo ha convinto.  Qualcun altro mi può dare una mano a rispondergli un po’ meglio di così?

Everything’s alright (ep. 70)

Ultimo episodio; domani sarà il primo giorno della mia nuova vita, con domani si volta pagina.

Ma intanto, per l’ultima giornata della settimana dedicata alla filmografia fondamentale dell’era mediatica, ho scelto Jesus Christ Superstar.

Per l’episodio finale della mia elaborazione del lutto da fine amore  ho scelto un tema che in un certo senso racchiude tutti quelli che affrontato in queste dieci settimane.

La prima settimana era dedicata alle icone pop della cultura contemporanea, e il Gesù Cristo hippy del film rappresenta icuramente un’icona pop.   La seconda settimana l’ho dedicata ai chakra, e la mistica del film può essere ricondotta al chakra dell’illuminazione: Sahasrara Chakra.   Le città erano il tema giornaliero della terza settimana, e in Jesus Christ Superstar c’è una città vera (Gerusalemme) e una città simbolica, la città di Dio.

Nella quarta settimana ogni giorno era ispirato al protagonista di un libro, e dai Vangeli in poi Gesù Cristo è stato protagonista di tantissimi libri.  La quinta settimana era dedicata alle nazioni del mondo, ma Gesù in fondo non è il Re di tutte le nazioni?  (ok, questa è un po’ forzata…).  La sesta settimana era dedicata alle identità segrete dei supereroi, e qui come negare che Gesù di Nazareth fosse l’identità segreta del Figlio di Dio?

La settima settimana era ispirata ad una canzone per ogni giornata, e Jesus Christ Superstar è un musical:  tra le varie canzoni c’è la bellissima Everything’s Alright cantata nel video dai personaggi che interpretano Maria Maddalena, Giuda e Gesù.

Con i vizi capitali, tema dell’ottava settimana, sarei capitato male, ma Giuda non è forse un perfetto esempio dell’invidia, e i sacerdoti del tempio (di tutte le epoche) non rappresentano bene la superbia?   La nona settimana aveva per tema i precetti religiosi, e qui non c’è da aggiungere altro.

Questa settimana, infine, era ispirata alla filmografia fondamentale dell’era mediatica, e anche qui evidentemente siamo a posto; Jesus Christ Superstar è una pietra miliare nel passaggio ai musical contemporanei, un classico esempio del cinema anni settanta, un gran ben film.

Alla fine cosa rimane dopo questi settanta giorni di elaborazione? Rimangono le parole della canzone cantata da Maria Maddalena:

Try not to get worried,
try not to turn on to
problems that upset you, oh.
Don’t you know
Everything’s alright, yes,
everything’s fine.
And we want you to sleep well tonight.
Let the world turn without you tonight.

Domani mi sveglierò e guarderò con serenità alla nuova vita che inizierò; qualcosa cambierà anche nel mio blog, ma non ho di certo l’intenzione di abbandonarlo proprio ora, con tutto il bene che ne ho avuto,  condividendo con chi mi ha seguito questi miei giorni di passaggio da una fase all’altra della mia vita.

Ed anzi oggi voglio ringraziare tutti gli amici e le amiche di blog che in questi settanta giorni sono riusciti/e a starmi così vicino.

Il miglior e il peggior regista di tutti i tempi (ep. 69)

E sono arrivato al penultimo giorno della mia elaborazione del lutto; quando, sessantanove giorni fa, avevo iniziato questo diario giornaliero del mio rapporto con questa fase di sofferenza, non avrei potuto pensare che avevo calcolato giusto, che proprio in coincidenza con la fine di queste dieci settimane sarebbe accaduto qualcosa che chiudeva definitivamente il mio rapporto con lei.

Così è stato.   Ultimo atto, battuta finale,  sipario, applausi.

Prima la porta era chiusa, adesso ho girato la chiave nella serratura, e ho sentito un tlack.  Dopodomani sarà un altro giorno, e comincerà una nuova fase anche del mio blog, forse mi dedicherò alle settimane a tema, con post meno frequenti di questi che mi sono impegnato a scrivere giorno per giorno; forse farò un lungo viaggio nel passato, forse scriverò semplicemente quello che mi capita, quando ne avrò voglia.

Intanto, però, veniamo al tema di oggi.   Il miglior e il peggior regista di tutti i tempi.    Il migliore regista contemporaneo, il mio preferito se non altro, è Tim Burton, e in questa settimana dedicata alla filmografia fondamentale dell’era mediatica non poteva mancare una giornata dedicata a lui.   Avrei potuto scegliere tra tanti film che ho molto amato, La sposa cadavere per dirne uno, ma alla fine la mia scelta è caduta su Ed Wood, del 1994, un film minore ma godibilissimo interpretato dal solito attore feticco di Tim Burton, Johnny Depp.

Ed Wood è un personaggio realmente esistito, un regista di film di serie C, definito il peggior regista di tutti tempi, amante delle donne, con cui qualche volta condivideva il guardaroba, autore di capolavori trash come Glen or Glenda, Bride of the Monster e soprattutto Plan 9 from Outer Space: è stato l’ultimo film interpretato da Bela Lugosi, in cui vengono mescolati alieni, vampiri e morti viventi.  Un insieme di assoluta incongruenza che però avrà molti seguiti, e da parte di chi avrebbe avuto molti più soldi a disposizione del povero, simpatico Ed Wood. Che come si vede nel film di Tim Burton, per far volare i suo dischi volanti usava dei fili, tragicamente visibili anche dopo il montaggio.

Tim Burton gli rende omaggio in maniera eccelsa; e oggi cercherò, nei miei limiti, di rendere omaggio sia a Tim Burton che ad Ed Wood.  Non indosserò maglioncini di angora, come quest’ultimo ma vivrò tutta la giornata un po’ sopra le righe proprio come se mi trovassi in un film di Tim Burton.

Il video dal film di Tim Burton rende omaggio ad una scena memorabile da Glen or Glenda, di cui questa è la versione originale

Beware… beware… take care… Pull the string, pull the string!

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The most important part of the story (ep. 65)

Qual’è la parte più importante di una storia?  Il finale, the ending, come dice il personaggio di John Turturro in Secret Windows (regia David Koepp, 2004), il film tratto da un racconto di Stephen King che ho scelto per la giornata di oggi?

In questo giorno di festa nazionale, infatti, come il personaggio interpretato da un Johnny Depp biondo con i capelli a caschetto, me ne sto a casa da solo, ad attendere che arrivi l’ispirazione a scrivere, provando ad elaborare il lutto per la fine della mia relazione sentimentale; in realtà, a parte il fatto che la mia elaborazione del lutto va molto meglio di quella del personaggio di Johnny, non ho rispettato bene il programma: l’ispirazione a scrivere mi è venuta, e la mattina invece che a casa me ne sono andato in piscina.

Lì, però, ho scatenato (dentro di me, per fortuna) gli stessi impulsi un po’ misantropi del protagonista di Secret Window; avevo scelto la mia bella sdraio adeguatamente isolata, per poter leggere in tranquillità, ad adeguata distanza dal resto della gente.

Ma quando sono tornato dal bar ho trovato una famiglia orripilante, anche se perfetta nel suo orrore: il padre, con una panza di dimensioni inaudite e l’espressione bovina, che parlava 5 toni più del normale (e di quello che mi serviva per concentrarmi nella lettura) con un accento tipico di un determinato paese della provincia da cui secondo me vengono solo ignoranti presuntuosi com’era lui che sentenziava su tutti e tutto;poi c’era il figlio 14-15enne con lo sguardo spento e la capigliatura da Finley, quei capelli ricci finti disordinati che se non fossimo stati in costume da bagno avrebbe abbinato con quegli stupidi panciotti.   Tutto molto TRL, non so se mi spiego.   Padre ignorante, figlio con, per dirla in francese, l’accoppiata era perfetta.

Ad un certo punto, dato che avevo già deciso di vivere Secret Window, ho immaginato la scena dell’uccisione del tipo con la testa infilata nella piscina, e il mio fastidio si è attenuato.

Dopo, però, è arrivato un altro personaggio: colorito rosa-mortadella, costumino speedo di dimensioni troppo ridotte, sguardo da maniaco che muoveva a 360° sulle varie ragazzine infra 16enni dei paraggi… Ad un certo punto gli squilla il telefonino.  Ora, già Fra’ Puccino non ama i telefonini, nemmeno il suo; già Fra’ Puccino, che a volte è un po’ egocentrico,  considera molto maleducato chiunque telefoni o parli ad alta voce mentre lui sta leggendo; ma il tipo, che già aveva un aspetto fisico infastidente ha cominciato a raccontare dettagliatamente le proprie beghe condominiali alla propria interlocutrice telefonica.   Per lui avrei usato il palo dell’ombrellone, e poi l’avrei seppellito nel campo del beach volley.

Non penso che il vicino di casa avrebbe sentito la sua mancanza.

Sfogati così con l’immaginazione la misantropia quotidiana, ora, standomene qui vestito più o meno come il protagonista del film, spero che qualcuno non suoni alla mia porta e mi appaia un John Turturro locale, bisbigliando: “Te me ghè robà a mea storia…”.

Comunque, nel caso, gli risponderei che la parte più importante di una storia non è la fine; è quello che succede dopo.

Elaborazione del lutto per un amore finito (ep. 57)

Laksmi

Una settimana osservante.  Per la nona settimana del mio ciclo di autoterapia contro la sofferenza da fine amore ho scelto di osservare ogni giorno i precetti di una grande religione mondiale.   D’altronde si sa che la religioni sono da sempre un’ottima medicina contro la sofferenza, e che è nei momenti di maggiore difficoltà che l’essere umano cerca conforto nella religione, e magari si ricorda di quel Dio che quando le cose vanno bene rimane in disparte.

Dato che si entra in un campo delicato, mi sembra utile precisare che sono credente, e non intendo prendere in giro nessuna religione anche perché parto dall’idea che non ci sia una sola strada per arrivare a Dio, ma ce ne possano essere diverse, tutte egualmente valide; e  non penso proprio che Dio discrimini le persone a seconda delle loro credenze, se la loro fede è autentica e sincera, e li porta a fare il bene.

Per fare una metafora un po’ all’americana, per me Dio è come se fosse internet, e le religioni i vari internet provider.  Non importa quale scegli, l‘importante è connettersi.

Tutto un’altro discorso i precetti di cui l’uomo ha sempre infarcito le religioni, che sono di vario tipo, molto spesso alimentari e altrettanto spesso in conflitto tra loro.  D’altronde l’osservanza va ben distinta dalla fede e dalla religiosità; si può credere senza essere osservanti ed anche viceversa, si può osservare alla lettera i precetti formali senza avere fede.

Qui l’umanità si è data le regole più svariate, che comunque, una alla volta, proverò a rispettare.

La settimana osservante comincia dall’induismo, religione per cui tra l’altro ho un legame speciale, attraverso lo yoga (che pur ben distinto dall’induismo ne condivide la matrice culturale) oggi quindi ho eliminato dalla mia dieta la carne di mucca (che peraltro se posso evito già di mio) e l’alcool, farò qualche pensiero alla Dea Lakshmi, che da adolescente, in piena crisi mistica (che comunque ogni tanto ritorna) avevo scelto come mia divinità di riferimento: Lakshmi, moglie di Visnu, è la dea dell’abbondanza, della luce, della saggezza e del destino, della  fortuna, della bellezza e della fertilità.   Non male, direi…

Più prosaicamente, a pranzo mi sono mangiato un pollo al curry, utilizzando la ricetta del mio conterraneo Giulio GMDB che ho trovato sul blog di Irish Coffee.   La prossima volta, lo prometto, provo la versione di Irish.

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Il peccato più dolce (ep. 54)

Se7en Sin - Gula  by Marishkaatje on DeviantArt

Se7en Sin - Gula by Marishkaatje on DeviantArt

Colazione con i Baiocchi del Mulino Bianco (un lusso del palato che non mi permetto molto spesso) pranzo con una montagna di patate fritte e infine cena in compagnia a base di pizza.

Oggi è la giornata dei peccati di

gola.

Peccato solo che faccia troppo caldo per darsi ad una delle tentazioni preferite quando si eccede con il vizio della golosità: il cioccolato.

Il sublime, prelibato, dolce, cioccolato.  Quale  pietanza è in grado di stimolare i nostri sensi più del cioccolato, declinato nelle sue molteplici incarnazioni, più numerose di quelle di Visnù: il cioccolato al latte, il cioccolato fondente, il cioccolato bianco, la Nutella, i cioccolatini, la Sacher Torte, l’uovo di Pasqua e gli ovetti Kinder, i gianduiotti, i biscotti con il cioccolato.

D’altronde il cioccolato ha avuto anche numerosi riconoscimenti cinematografici, dal famoso superbarattolo di Nanni Moretti in Bianca ai due film La fabbrica di cioccolato, da Chocolat con Johnny Depp e Juliette Binoche a Lezioni di cioccolato con Luca Argentero e Violante Placido.

Il cioccolato è anche una buona cura contro la depressione o il semplice malumore, consigliato contro i patemi sentimentali, in casa di un novello single la cioccolata non può mancare.

E in effetti, ora che ci penso, non manca.

Mmh, mi sa che dopo avere scritto tutto questo, stasera non appena la temperatura lo permette, finisco quella tavoletta che ho in dispensa; anche se potrei anche metterla in frigo e farla raffreddare, incurante delle obiezioni sul cioccolato in frigorifero che so molti hanno…  Ma no, me la mangio subito.

(rumori di passi)

Mmh… buonissima, e come si può scrivere un post sulla gola senza mangiare?

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