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Sovranità

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Accadde in una brumosa mattina. Me ne stavo andando al lavoro facendo una piccola deviazione sul lungomare, o meglio sarebbe stato dire lungo laguna, visto che la passeggiata si affacciava su quella che un tempo, prima dell’Inondazione, era stata la pianura padana, e che ora costituiva un immenso aquitrinio di acque basse.

Qualcuno ci avrebbe dovuto pensare a quella storia del riscaldamento globale, anche se questo ragionamento era meglio tenerlo per sé, si poteva finire in osservazione vincolata per molto meno.. Passai davanti al solito banchetto di Israel Beitenu, con la raccolta di adesioni alla petizione per l’omologazione della Seconda Diaspora come Appartenenza, e come ogni mattina nessuno si fermava, nessuno di noi voleva una nuova Appartenenza omologata… In fondo, già eravamo stati generosi ad accoglierli in classe B quando metà del loro paese era stata sommersa e l’altra metà invasa dai loro eterni nemici…

Era questo che pensavo quando successe; un leggero ronzio all’orecchio, il dubbio di avere attivato il connecter ma attorno a me già apparve un tridigramma; chiusi gli occhi e ordinai due volte l’interruzione del collegamento, ma era impossibile, e attorno a me vidi tutti immobili, s tutti connessi, involontariamente. Quello di Israel Beitenu, gli assimilati che pulivano le strade, gli agenti della milizia, tutti fermi immobili.

Solo ora notai un’ombra sopra di noi, come un’immensa nuvola.

Davanti ai miei occhi si materializzò l’immagine di un ammiraglio della flotta aerea cinese, circondato da altri ufficiali nella plancia di quella che riconobbi come una spazionave cinese.

“Cittadini e residenti della Federazione delle Appartenenze di Nordagna! Sono felice di annunciarvi, a nome del Primo Presidente dell’Unione Celeste di tutte le Cine, lo scioglimento della vostra Federazione e la vostra integrazione nell’Unione. Si ricostituisce così la Mongolia occidentale, che come insegnano gli storici era parte della Grande Cina fin dai tempi del generale Xiongnu Attila. Bentornati nella nostra grande Unione”.

La solita storia, almeno questa di Attila aveva un po’ più senso della principessa cinese che aveva sposato Carlo Magno. Chissà perché i cinesi ci tengono sempre a giustificare le loro conquiste con qualche riferimento storico… Un dubbio che è meglio rimanga tale, per non correre il rischio di finire nel vaporizzatore.

L’ammiraglio stava continuando a parlare.

“Il sistema razzista e discriminatorio delle Appartenenze viene abolito, le loro proprietà diverranno proprietà pubbliche e ogni residente nel territorio della Federazione diviene cittadino dell’Unione; le vostre istituzioni governative sono sciolte e i vostri governanti saranno processati per i crimini di deviazionismo e discriminazione etnica. Invitiamo gli alti gradi delle vostre forze armate e delle forze di polizia a consegnare truppe e armamenti all’Alto Comando dell’Armata Celeste. Ogni resistenza sarà inutile, e comporterà la neutralizzazione degli oppositori. Si invitano i comuni cittadini e i residenti ad attendere con serenità l’instaurazione del nuovo ordine, a recarsi per utili informazioni presso le sezioni del Partito che verranno aperte in ogni località, e presso cui verranno organizzati corsi obbligatori di mandarino. E ricordate, nuovi cittadini dell’Unione Celeste: gli spaghetti gli abbiamo inventati noi!”

cinema · Italia · italianate · La Nave de Los Monstruos

Non uscite dalla sala (ep. 22)

La prima stagione de La Nave de Los Monstruos è arrivata al ventiduesimo episodio, e ormai la navicella ha molti passeggeri a bordo; siccome il viaggio è lungo (qui si fanno viaggi interplanetari, mica gite fuori porta) ho pensato che sarebbe bello regalare a tutti i personaggi caricati a bordo un bel film, come fanno le compagnie aeree nei viaggi intercontinentali.

La bellezza di un film naturalmente è un concetto relativo.

E non dimenticate nemmeno che E’ scientificamente dimostrato è stato definito

uno dei blog più autorevoli sul tema del trash nella cultura pop contemporanea (1)

Immaginate allora tre bellezze molto ordinarie, del genere la più carina dell paese (interpretate da Eleonora Pedron, Francesca Cavallin e Benedetta Valanzano).

Immaginate Lele Mora, Flavio Briatore, gli ex tronisti Daniele Interrante e Costantino Vitagliano, Umberto Smaila e Lory Del Santo insieme in un solo film, nelle parti di loro stessi (presumo perché gli attori professionisti si sono rifiutati di interpretarli).

Immaginate Jerry Calà davanti e dietro la camera da presa.

Immaginate una locandina (v. sopra) che sembra un fotomontaggio fatto da uno che non sa usare photoshop.

Immaginate una trama come questa: tre belle ragazze vanno in Sardegna in campeggio ma giunte in Costa Smeralda mollano i fidanzati per immergersi nel vippume da spiaggia, però dopo serate a base di discoteche, aperitivi e yacht scoprono che quel mondo è superficiale e che non è tutto oro quel che luccica (la frase fatta non è mia, l’ho copiata da wikipedia, ma rende l’idea della banalità del tutto).

Tutto questo esiste, tutto questo è il dimenticabile e dimenticato

Vita Smeralda.

uscito molto frettolosamente dalle sale nel 2006, senza premiare il grande impegno  autoriale del suo regista.

Eppure, solo per il cast Vita Smeralda meriterebbe una seconda vita da cult,  a parte l’infornata di vippume (che in parte dopo quattro anni ha già cessato di esserlo) in fondo è anche l’ultima interpretazione di quello straordinario caratterista di nome Guido Nicheli che i più ricorderanno come l’attore che in circa un centinaio di film interpretava il cummenda milanese con il baffo grigio e l’accento strafottente.

Certo, Vita Smeralda probabilmente è stato penalizzato da un aspetto troppo anniottanta, forse avrebbe avuto più successo se nel cast ci fossero stati  Michelle Hunzikert, Fabrizio Corona o qualche comico televisivo, meglio se volgare.

Vabbè, forse Vita Smeralda non ha vinto l’Oscar del pubblico, forse Jerry Calà non vincerà il Leone d’Oro alla carriera, ma i passeggeri de La Nave de Los Monstruos da stasera in avanti se lo potranno godere.

E spero che non protestino, sennò gli costringo a guardarsi Ama Mangia Prega, e poi vediamo se fanno gli intellettuali con il fin fun lìn (immaginatelo detto come lo direbbe Guido Nicheli).

(1) e la fonte è altrettanto autorevole