Carnevale & Chiffeletti

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Dopo l’ottimo piazzamento dell’ultima volta ho deciso di partecipare di nuovo al concorso culinario del blog di cucina Prelibata.com, anche perché questa volta la sfida era proprio un invito a nozze per chi, come me, adora i dolci e viene da una cittadina istro-veneta dove il Carnevale è la festa più importante dell’anno, più che le feste padronali dei paesi del Meridione.

Per partecipare alla sfida propongo (e ho cucinato, vd. foto) un dolce tipicamente istriano e triestino, i chiffeletti, che per tradizione la mia bisnonna Giacomina preparava invariabilmente per la domenica di Carnevale (quando dalle mie parti c’è la sfilata dei carri) abbinandoli, come da tradizione, agli gnocchi.

Ecco la ricetta:

Ingredienti (per 4 persone, quantità variabile a seconda dell’appetito): 500/750 gr. di patate, 300/450 gr. di farina, 1 uovo, sale, acqua, zucchero, olio per friggere

  1. lessare le patate, meglio con la buccia, e poi lasciatele a intiepidire (passaggio fondamentale)
  2. una volta che le patate si sono intiepidite, passatele attraverso quello strumento arcaico chiamato “schiacciapatate”, da cui le patate escono a sfilacci
  3. Mescolate il tutto con la farina, poi creare una specie di vulcano e farci cadere dentro il rosso dell’uovo. Continuare a mescolare, fino a creare un impasto, lo stesso impasto che serve per  fare gli gnocchi di patate; già, perchè fino ad adesso eravate ad un bivio, potevate fare gli gnocchi oppure passare ai chiffeletti, anche se a Trieste la regola è di fare i chiffeletti come dolce da mangiare dopo gli gnocchi.  Per restare leggeri, insomma 😉
  4. una volta ottenuto l’impasto, selezionare la parte da destinare a chiffeletto, e quindi fare tanti filoni di impasto che poi taglierete in sezioni di dieci centimetri, da modellare a forma di cornetto; attenzione, altre forme non sono concesse a pena di perdere la qualifica di “chiffeletto”
  5. mettete dell’olio (di semi oppure d’oliva) in una padellona, fatelo friggere, e quindi immergete i cornetti, voltandoli almeno una volta; quando saranno ben fritti, e il colore sarà passato da giallo chiaro a marroncino, i chifeletti saranno pronti
  6. una volta cotti, metteteli su un piattino e poi conditeli spargendoci sopra lo zucchero.

Se poi vi interessa qualche nota storica, i chiffeletti sono la versione triestina e istriana di un dolce che esiste con altri nomi e differentissime incarnazioni in tutta la Mitteleuropa, e che deriva dai turchi Kifel, da cui la forma a mezzaluna.  I Kifel turchi sono stati poi all’origine dei Kipferl viennesi ma perfino dei più noti Croissant, mentre in riva all’Adriatico del nord invece sono diventati i chiffeletti, i dolci che almeno fino alla mia generazione ogni bambino triestino adorava.

Oggi non so, ma benché ormai vivo nel prospero veneto porto con me il ricordo e il piacere dei Chiffeletti, che spero trasmetterò anche alle mie figlie.  Non sono un amante di tradizioni e radici geografiche, ma questa è una delle poche cose della mia terra natìa che custodisco nel mio cuore.

Non so se qualcuno degli attuali lettori se lo ricorda, ma questa ricetta è la versione riveduta e corretta di una che avevo già pubblicato nel 2008, ebbene sì, i chiffeletti li adoro proprio 😉

 

Campioni del Mondo, Campioni del Mondo!

 

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Queste sì che sono notizie; il vostro beneamato blogger Fra’ Puccino si è classificato TERZO al concorso culinario del noto blog Prelibata, grazie alla ricetta del risotto miele e pistacchio.

In effetti chi ha giudicato il piatto dal vivo (e chi se non la mia adorata Bellaccina, che nel frattempo ho portato all’altare con dispensa ecclesiale?) lo ha lodato e apprezzato.

Tuttavia, considerato che io sarei uno di quelli eliminato da Masterchef nella prova preliminare che nemmeno mandano in tivù, diciamo che festeggiamenti tipo vittoria della Coppa del Mondo sono adeguati.

E naturalmente gli unici veri immortali Campioni del Mondo sono la nazionale umile e operaia del 1982, più che i fighetti tatuati del 2006 (per cui pure sono andato in piazza a sventolare il tricolor, ma è tutta un’altra cosa).

Risotto miele e pistacchio

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Facciamo un altro tentativo di partecipare all’ormai popolarissimo concorso di Prelibata.

Per rispettare le regole, racconto il mio #profumodiNatale partecipando  con una ricetta tipica istriana tramandata da mia bisnonna Maria detta nonna Juzka.

Ingredienti (per le canoniche 4 persone):

1 cipolla/scalogno

2 litri di brodo, preparetelo come volete, l’importante è che sia brodoso

400 gr. di riso

150 gr. di pistacchi (che pochi sanno un tempo venivano coltivati con successo nelle coste della Dalmazia e si trovano quindi in molte ricette istro-dalmate).

un olio extravergine di qualità

tre cucchiai di miele di millefiori, acacia, sulla o zagara

mezzo bicchiere di vino rosso

una noce di burro, va bene anche di burro di mandorla, se lo riuscite a trovare perché è molto raro

Iniziate facendo scaldare il brodo finché è bollente, mantenetelo sempre caldo.

Poi fate soffriggere la cipolla, che avrete tagliato a pezzetti, nell’olio caldo, mentre usate un po’ di pistacchi per triturarli grossonalamente, mentre di un’altra parte fate un pesto pestando i pistacchi nel mortaio e aggiungendo un po’ d’olio.

Quanto la cipolla è soffritta, aggiungete il riso, che subito mantecate con un filo di vino rosso.

Poi preparate il risotto, aggiungendo il brodo caldo man mano che viene assorbito dal riso, mescolando sempre, preferibilmente con un bel cucchiaio di legno.

A 2/5 cottura aggiungete un po’ di pistacchi triturati, a 4/5 aggiungete il pesto di pistacchi, subito dopo aggiungete i tre cucchiai di miele e dopo 2 minuti la noce di burro.

Mescolate ancora un po’ e poi condite con un po’ di polvere di pistacchio sopra il riso.

Servite CALDO.

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Modi di fare

Le risposte erano arrivate alla n. 50, e forse molti di voi pensavano (speravano?) che la famosa rubrica si fosse conclusa. Che vi piaccia o no, la redazione di E’ scientificamente dimostrato ha deciso con voto unanime che la rubrica proseguirà fino alla Risposta n. 100, solo che d’ora in poi le domande non saranno solo quelle googlate da anonimi internauti, ma prima di tutto domande autobiografiche che mi frullano per la pasta.

A principiare da:

“Come si cucina esattamente la pasta alla carbonara?”

Risposta n. 51

L’Italia è un paese fazioso, un paese che ama dividersi in gruppi di persone che la pensano in modo diverso, spesso fermamente convinti che chi la pensa diversamente sia un’idiota, un estremista o un pervertito.

Così è anche per la pasta alla carbonara.  La pasta alla carbonara conosce molte varianti, e spesso chi sceglie una di queste tratta chi ne adotta una diversa come un deviato o un eretico.

Qui però si fa scienza, lo dice anche il titolo del blog, e allora ecco l’elenco freddo e analitico delle opzioni per chi vuole cucinare una pasta alla carbonara.

Il dilemma dell’uovo

Il primo argomento di discussione riguarda l’uso delle parti dell’uovo da utilizzare, solo il tuorlo o tutto l’uovo?

Personalmente credevo che ci si mettesse solo il tuorlo, così gli occhi mi si sono sgranati quando, miracoli della convivenza, Bellaccina mi ha cucinato una (peraltro buonissima) carbonara con tutto l’uovo, ma se amate i compromessi vi svelo che esiste anche una versione di mezzo, che prevede l’uso del bianco dell’uovo, (che i dotti chiamano albume) ma solo di una parte.

Il problema del quando

Altro dissidio riguarda il momento in cui unire l’uovo alla pasta e alla pancetta, e qui le fazioni si dividono tra chi lo mette nella padella in cui si è cucinata la pancetta, altri insieme a pasta e pancetta appena dopo la cottura, altri ancora praticamente nel piatto, e il risultato cambia, perché si va da un risultato simile alla frittata tipo riso alla cantonese, a una crema semiliquida.

Cipolla sì cipolla no

Il punto di maggior dissidio è però relativo all’uso della cipolla, che chi segue la ricetta ortodossa ritiene praticamente un’eresia contraria alla tradizione carbonara, e un’abominevole innovazione.  Ciò nonostante molti continuano lo stesso a cucinare la carbonara con cipolla, che secondo alcuni dei migliori chef aiuta a soffriggere la pancetta e rende la carbonara più saporita.

La scelta della pasta

Si possono utilizzare solo gli spaghetti o vanno bene anche i rigatoni, i bucatini o un altro tipo di pasta?  Anche qui ci si divide soprattutto tra fondamentalisti e pragmatici ovvero quelli che, come me, cucinano la carbonara semplicemente con la pasta di cui hanno voglia.

Pancetta o guanciale

L’uso di pancetta o guanciale è in realtà uno scontro nato a proposito dell’amatriciana, perché i fondamentalisti della culinaria si scagliano contro chi, come il vostro onesto blogger, utilizza i semplici umili cubetti di pancetta invece del guanciale che non so neanche dove si compri. Personalmente pensavo che perlomeno per la carbonara non ci fossero obiezioni a usare la pancetta, e invece pure qui ci sono i fautori del guanciale.   Tutto nasce probabilmente dal complesso tema del rapporto tra amatriciana, gricia e carbonara, e delle origini di quest’ultima… Ma la verità è che la pancetta ci sta benissimo, e anzi devo dire che l’ho provata anche con i cubetti di speck, e pure con quelli viene bene.

E voi, come la cucinate la pasta alla carbonara?

Curry e yogurt

 

Hug by Antontang on deviantart.com

Risposta n. 24

“Cosa vuol dire quando un ragazzo ti abbraccia?”

La domanda di oggi non arriva dagli oscuri meandri del cyberspazio, ma è un quesito di una delle mie più affezionate lettrici, che giustamente reclama il suo oracolo.

Sui possibili perché degli abbracci maschili però c’è poco da dire, perché la Risposta, vista con occhi maschili, è tutto sommato semplice:

un ragazzo, nel novantanove per cento dei casi, ti abbraccia perché gli piaci.

No way.

Perché ti abbracci e basta, senza andare oltre, può avere molte spiegazioni: timidezza, insicurezza, impacciataggine, la fedeltà ad un’altra, ma di sicuro l’esito di quell’abbraccio lo decide la donna.

Se ricambi i suoi sentimenti, se anche lui ti piace, faglielo capire, incrocia il suo sguardo, sorridigli languida, abbraccialo più forte, offri le tue labbra al suo bacio, insomma penso di non dover spiegare tutto io… se vuoi conquistarlo fai quello che è necessario perché l’animale che lui ha dentro superi le sue esitazioni.

Se invece non ti piace, distanziati con cortesia da lui e ripetigli quando vi è cara la sua amicizia. Non c’è nulla come le parole amico o amicizia per fare raffreddare un uomo.

Ma nel dubbio meglio dire di sì.

Perché uomini e donne sono come il curry e lo yogurt; apparentemente non c’entrano nulla tra di loro, ma insieme si combinano nel migliore dei modi per rendere saporito quell’inspido e insapore petto di pollo che proprio non avevate voglia di mangiare.

Tagli il pollo a pezzetti, lo condisci con il curry e un po’ di farina, lo immergi nell’inossidabile soffritto di cipolle, poi ci aggiungi un po’ di yogurt (non troppo che il gusto viene troppo acido) e il risultato è squisito.

Un po’ come la vita, che di per sé sarebbe insipida, ma può diventare estremamente gustosa e divertente con la giusta combinazione di curry e yogurt.

Servire con del riso a parte.

Una dose di crepes

crepes

Se l’unica cosa che non ci manca è il tempo, perché tornando a casa dopo una giornata di duro lavoro non ci cuciniamo una bella crepe?

Il problema è quando sei single (o la moglie fa la dieta) e allora devi cucinare per uno; come si fa? Dopo qualche tentativo sbagliato, ecco la mia ricetta:

Consiglio: utilizzare una tazza da caffé all’americana (quelle tazzone da souvenir, per intendersi) come unità di misura.

Ingredienti:

1 tazzona di latte, 1 tazzona di farina, 1 uovo (ne basterebbe 1/2, ma le galline non fanno mezze uova), sale o zucchero, burro.

Prendete un tegame adeguatamente alto e ficcate dentro latte e farina, che magari avrete ben setacciato; mescolate il tutto, meglio con una frusta da cucina (quella da equitazione non funziona), finché si amalgama. Ad un certo punto fermatevi, rompete l’uovo e con una forchetta amalgamate bianco e rosso dell’uovo (tipo il PD, ma che venga meglio). A questo punto mescolate i risultati delle due operazioni, se fate le crepes salate aggiungete del sale, e mescolate ancora.

Quando avrete un bel liquido denso color giallo, sufficientemente uniforme, lo dovete lasciare riposare mezzora. E’ per questo che vi serve tempo.

Finita la mezzora, prendete una padellona antiaderente con i bordi alti, fateci sciogliere un po’ di burro, e versateci lentamente la crema che avevate lasciato riposare, fino a coprire la padellona. Pian piano, vedrete apparire la vostra crepe, quando sembra abbastanza solida, giratela con delicatezza. Ci vorranno 5 minuti (ma andate ad occhio!) e la vostra crepe è pronta.

Potete condire con nutella, zucchero a velo, miele, formaggio.  Ma sono anche buone così, unplugged.