giornate mondiali · musica

Alors on danse

Ventinove aprile: giornata mondiale della Danza.

Impossibile non ballare sulle note di Alors on Danse di Stromae, cantante belga di origine ruandese.  A vederlo, sembra decisamente un Tutsi, e allora voglio dedicare questa canzone a una mia carissima amica, che mentre scrivo queste righe è in volo verso l’Africa per andare ad aiutare il popolo di un Paese africano che sta proprio dalle parti dei Tutsi e degli Hutu.

Quante volte abbiamo ballato insieme, io e lei, perché per me il ballo, il ballo libero, spontaneo, istintivo, lo considero un aspetto fondamentale della vita, un modo di esprimere la propria istintualità e animalità, come cantano i Subsonica in Mammifero.

No complicazioni, zero o poca teoria, non più
discorsi oziosi e gente in posa, ma solo
Voci amiche, caldi sguardi e voglia di disconnettermi…confondermi.

Quando il mammifero è ciò che ti resta di me
a corpo libero, in tutto l’istinto che c’è,
solo un mammifero è ciò che ora cerco da te
vivo compulsivo e senza più gravità.

Chi non capisce concetti come questi non potrà mai capire nulla di me.

Chi li capisce, sarà sempre vicino al mio vero me stesso.

Ma non parlatemi di tango o balli di coppia; per me danzare è liberare le proprie energie e le proprie nevrosi nelle luci intermittenti di una discoteca fuori città.

E speriamo che mettano Stromae, ma se mettono David Guetta va bene lo stesso.

giornate mondiali · Italia

Bei discorsi

Oggi si celebra la giornata internazionale delle vittime sul lavoro.

Un argomento serio, non quelli di cui si parla in questo blog; e quindi, come faccio sempre in queste occasioni, parlo di altro, prendendo spunto però dal tema vittime sul lavoro, che voglio declinarlo dal punto di vista cinematografico, pensando alle vittime sul lavoro nei film.

Dopo avere scartato le migliaia di cattivi che in realtà facevano solo il loro lavoro e che vengono sterminati dai buoni nei vari film d’azione, e i vari partner del poliziotto protagonista che inevitabilmente muoiono avendo però sempre almeno cinque minuti di agonia per parlare con l’amico sopravvissuto che naturalmente li vendicherà, ho ritrovato questa scena da Deep Blue Sea 2 (di prossima uscita).

Il grande Samuel L. Jackson vi interpreta un esponente del PdL grande amico di Sandro Bondi (la storia è questa, controllate su wikipedia se non mi credete!) che invita finiani e berlusconiani a non litigare; ecco la traduzione del discorso:

Abbiamo visto che casino hanno fatto quegli altri due, e il nostro partito consumarsi come una candela di bassa qualità

ora avete visto come le cose possono andare male, e quanto velocemente

tutto può andare in malora, per cui non dobbiamo più litigare tra di noi!

Dobbiamo restare uniti, e trovare il sistema per sistemare le cose; primo, per quanto riguarda la questione capogruppo… (il discorso si interrompe).

Quello di Samuel L. Jackson in Deep Blue Sea è considerato uno dei migliori discorsi cinematografici di sempre, soprattutto per il finale, che alcuni critici (io, per esempio) interpretano come una metafora dello spettatore che non ne può più dei film con i pistolotti motivanti.

Se uno sceneggiatore oggi rimette ancora in un film una scena così, lo si dovrebbe mettere al posto di Samuel L. Jackson, chiedergli di spiegare i perché della sua scelta e ripetere la scena, ma con un squalo gigante vero.

giornate mondiali · Storie e racconti

No te aguanto

Murakami Haruki thinking "Watanabe Noboru no te aguanto"

E’ curioso come la locuzione spagnola no te aguanto (non ti sopporto) trovi un esatto corrispettivo nel dialetto triestino, ove il medesimo concetto si esprime con no te guanto.

Se avesse vissuto a Trieste come James Joyce, forse Murakami Haruki avrebbe potuto usare questa locuzione nei confronti del detestato Watanabe Noboru, l’eterno personaggio chiamato Watanabe Noboru, l’insopportabile fratello della moglie o fidanzato della sorella che tutti i fan di Murakami conoscono e detestano proprio come lui.

Ognuno ha un suo Watanabe Noboru, e siccome oggi 27 aprile ricorreva il Tell A Story Day, la Giornata del Raccontami una Storia, ecco la mia:

Nemmeno un gatto

“Non hai mai avuto nessun ragazzo che si chiamava Stefano?”

“No, nessuno… perché me lo chiedi?”

“Neanche quello che faceva il commerciale?”

“No, lui si chiamava Matteo”

“Sicura che non si chiamasse Stefano?”

“No, te l’ho già detto, perché mi fai queste domande?”

“Perché mi pare strano che nel tuo passato non ci sia un Stefano, perché non li sopporto proprio i ragazzi che si chiamano Stefano, sono più di quindici anni che incontro ragazzi di nome Stefano che incrociano la mia vita sentimentale, e ogni volta incarnano lo stesso insipido personaggio, ogni volta con le stesse caratteristiche caratteriali, con poche varianti l’una dall’altro.  Ecco perché non chiamerei mai un figlio Stefano; e nemmeno un gatto”

“Ma nessuno dei miei ex si chiama Stefano”

“Allora vuol dire che forse mi lascerai per uno Stefano”.

Questo dialogo un po’ è reale e un po’ è inventato.  Ma di sicuro il mio Watanabe Noboru si chiama Stefano.