Ewok strikes back

ewok(ASMA) – Pare ormai certo che sará Johnny Depp a interpretare il protagonista del nuovo film di Tim Burton, intitolato Dawn of the Ewok, omaggio al cinema di fantascienza degli anni ’80 e prequel dei due film dedicati agli Ewok, i gagliardi orsetti alieni della Luna Boscosa di Endor apparsi per la prima volta nel Ritorno degli Jedi e poi al centro di due film dedicati solo a loro, veri cult degli appassionati della saga di Star Wars e campioni di noleggi tra gli under 12.

johnny depp dr noaDepp, reduce dal flop planetario di The Lone Ranger e dalla fine del suo matrimonio da favola con Vanessa Paradis, torna a farsi dirigere dal geniale regista che ne ha fatto il suo alter ego filmico, interpretando il Dr. Noa, un bizzarro veterinario spaziale che aiuterà gli Ewok a difendersi dalle trame di una perfida strega stellare interpretata da Helena Bonham Carter.

Stando ai primi rumors pare che Depp, che sfoggerà un trucco insolitamente eccentrico, sia già al lavoro per provare le migliori smorfie e sguardi bizzarri del suo repertorio.

Nel cast anche Frank Oz, Mila Kunis e Michael Keaton (che già aveva lavorato con Tim Burton nei primi Batman) che “presteranno” la loro voce ad alcuni dei simpatici Ewok.

Tim Mani di Genio

Oggi bloggare è doveroso.  Oggi è la giornata mondiale della creatività e dell’innovazione.  E visto che si festeggia la creatività e non posso festeggiarmi da solo (non sarebbe elegante), ho deciso di scrivere un altro post su Tim Burton, ma su di lui proprio, non su una delle sue opere.

Timothy William Burton detto Tim, nato a Burbank (California) nel 1958, a dodici anni se ne andò via di casa, a diciotto già lavorava come disegnatore per la Disney, e a 24 con il cortometraggio Vincent iniziava il suo vero percorso artistico.

Oggi non solo è uno dei migliori e più originali registi in circolazione, ma è soprattutto il mio regista preferito.

Certo, non sempre colpisce nel segno, alcuni dei suoi film  sono piaciuti solo a qualcuno (Sweeney Todd, Alice in Wonderland, Big Fish), uno l’ha fatto per soldi (il primo Batman) uno è piaciuto al pubblico ma non ai fan (il Pianeta delle Scimmie) ma la gran parte dei suoi film sono dei capolavori assoluti, e li voglio elencare tutti:

Edward Mani di Forbice (1990)

Batman il ritorno (1992)

Ed Wood (1994)

Mars Attacks! (1996)

Il mistero di Sleepy Hollow (1999)

La fabbrica di cioccolato (2005)

La sposa Cadavere (2006)

Una curiosità: il suo primo lavoro artistico, come animatore della Disney, fu per il lungometraggio animato Red e Toby – Nemicieamici. Ve lo vedete Tim Burton a disegnare cagnolini saltellanti e altri animali giocosi?

No, e nemmeno lui, visto che ne ha parlato come di una vera tortura.

Ben altro è lo straordinario immaginario di Tim Burton, tra scheletri, spettri, antri oscuri e creature sbilenche.  Anche se voglio rendergli omaggio con una scena che invece ha come caratteristica l’assoluta dolcezza, tratta da Edward Mani di Forbice con Johnny Depp e Winona Ryder. Un film che puoi vedere dieci volte, e ogni volta non resisti alla commozione.

Attacco dal pianeta rosso

Se il 2 luglio si festeggia la giornata mondiale degli Ufo, oggi è la giornata mondiale del pianeta rosso, Marte, il luogo di origine di tante invasioni letterarie e cinematografiche, fino alla perla di Mars Attacks! (Tim Burton, 1996), tratto dall’omonima raccolta di figurine degli anni ’50.

Il 28 novembre è la giornata di Marte, perchè il 28 novembre del 1964 gli Stati Uniti lanciarono la loro prima sonda spaziale verso il pianeta rosso, il Mariner 4.

Questa è la versione ufficiale, almeno.

Perché c’è un’altra versione dei fatti, e questa versione dei fatti, cui recentemente è tornata a dare credito la nota rivista americana Paranoidal, parla di una misteriosa telefonata ricevuta il 28 novembre 1964 dal Presidente americano Johnson e dal leader sovietico Breznev, appena salito al potere.

In questa telefonata un interlocutore che si presentava come l’Alto Rappresentante della Federazione delle Repubbliche di Marte informava i due principali leader della Terra che qualsiasi tipo di missione di esplorazione del pianeta rosso avrebbe dovuto fallire, o riportare dati fasulli, nascondendo l’esistenza su Marte di una civiltà sviluppata e molto più progredita di quella terrestre.

Per convincere i due leader mondiali di non essere un mitomane, il portavoce di Marte parlò a Johnson e Breznev a quei colpi d’arma da fuoco che un anno prima avevano ucciso il presidente Kennedy, e che come entrambi i leader sapevano erano risultati provenire dallo spazio, e da un oggetto volante non identificato in volo sopra Dallas.

E così, sotto la minaccia di un’invasione marziana, da quel momento in poi, Stati Uniti e Russia continuano a mentirci sull’esistenza della vita su Marte, i resoconti delle varie missioni sono tutte verità artefatte preparate a tavolino in studi cinematografici.

La verità, secondo la versione riportata da Paranoidal, è un’altra, e per capirne le ragioni bisogna tornare indietro nel tempo fino a 9.998 anni fa,  quando la flotta stellare del pianeta Terra, guidata dal Re dei Re Naxar XXII, che tentava di invadere e conquistare una volta per tutte la più debole e pacifica civiltà marziana, venne sconfitta al largo dei bastioni di Phobos.

La controffensiva marziana fu implacabile; armi di potenza oggi inimmaginabile annientarono l’impero Naxar, facendo sprofondare nel mare l’isola di A’tlantix e riducendo a un deserto le fertili pianure del nord Africa.  Di quella che era stata la maggiore potenza bellica e imperiale che l’umanità avrebbe mai conosciuto, rimasero solo un’installazione di arte contemporanea sulle isole britanniche (poi nota come Stonehenge) e i resti di un centro commerciale e dei divertimenti nei pressi del fiume Nilo, il più grande di tutti i tempi, con i suoi scivoli per la neve artificiale a forma di piramidi.

La civiltà umana, che aveva raggiunto vette che oggi possiamo solo immaginare nei libri di fantascienza, venne azzerata, le truppe marziane distrussero i sistemi informatici e di comunicazione, e l’uomo tornò all’età della pietra.

Sarà un caso che la civiltà sumera, la più antica della Terra, identificasse Marte con la divinità del fuoco, della distruzione e della guerra, e che anche gli antichi indiani lo considerassero il Dio della guerra?  Sarà un caso che l’ammiraglio marziano che portò a compimento la rappresaglia di Marte si chiamasse Devil Satan?   Sarà un caso che il calendario Maya considera la data del 21 dicembre 2012 come la fine della nostra era, guarda caso esattamente 10 mila anni dopo la rappresaglia marziana che ridusse la civiltà umana ai minimi termini?

La verità (forse) è che da 10 mila anni i marziani ci controllano, stanno attenti ai progressi della nostra civiltà, visitano regolarmente la Terra con i loro dischi volanti e controllano i nostri governanti, prima facendo finta di essere divinità scese dal cielo, poi, con l’avvento dell’era della razionalità, mettendo in piedi organizzazioni segrete con l’unico obiettivo di assicurare i loro obiettivi; e basta pensare a quale organizzazione segreta è nata nel ‘700 per capire di cosa stiamo parlando.

Secondo alcuni, i cavalieri templari erano (sono ancora?) in realtà una sorta di fronte di liberazione terrestre, che aveva scoperto la verità, grazie a una specie di lettore dvd e di alcuni dvd ritrovati nei sotterranei di Gerusalemme, e che volevano riportare alla guida dei popoli della terra un discendente dell’antica dinastia dei Naxar, riportando sul trono un nuovo Re dei Re, un nuovo Naxarenus.

In questo momento i Marziani devono affrontare un grosso problema, perché il patto del silenzio stretto con i governanti della Terra con la minaccia di un nuovo annientamento è messo in pericolo dal progresso tecnologico e dalla prossima fattibilità di un viaggio umano sul pianeta rosso.  E poi le industrie marziane (c’è crisi anche lì) vedono con interesse a possibili sbocchi commerciali sul nostro pianeta, anche per delocalizzare alcuni impianti produttivi (il costo del lavoro su Marte è altissimo).

La verità la conosceremo nel 2012, o quando il Vaticano farà conoscere al mondo il contenuto del Dvd ritrovato dai templari, o forse anche mai.   Perché forse questa è soltanto un’altra teoria della cospirazione e l’ennesima ipotesi di storia alternativa…

Nessuno lo può sapere, tranne chi se l’è appena inventata (o ha deciso di divulgarla fingendo di scherzare).

Mi piace il tuo entusiasmo

Oggi il mondo festeggia la giornata mondiale dell’animazione.

Ognuno ha un suo film d’animazione preferito, o almeno lo spero… perché ognuno dovrebbe averne uno.

Mentre aspetto i commenti in cui spero mi direte i vostri, posso dirvi che il mio film d’animazione prediletto è La Sposa Cadavere (Tim Burton’s Corps Bride, T. Burton e M. Johnson, 2005 ), uno di quei film che avrò visto e rivisto e conosco quasi a memoria.   Ma se qualcuno mi chiedesse di riguardarlo un’ennesima volta con lui, o con lei, lo farei molto volentieri.  Intanto, ecco uno degli spezzoni più belli e commoventi

Io avrei voluto che continuassero a suonare ancora un po’, la musica è malinconica e coinvolgente come piace a me.   Ed è una musica di Danny Elfman, usuale collaboratore di Tim Burton e probabilmente uno dei maggiori compositori viventi.

La musica di Danny Elfman, che compare nel film nella parte di uno scheletro, è uno dei motivi per cui amo La Sposa Cadavere, ma lo amo anche perché è un film di Tim Burton, perché in quel ragazzo timido e posato mi identifico molto bene, perché è una storia d’amore unica e struggente, perché certe scene mi fanno ridere anche se le avrò viste una decina di volte, perché il finale è uno dei più commoventi della storia del cinema.

Per chi non lo sapesse, il film è girato secondo la tecnica dello stop motion o passo uno; in pratica i personaggi sono dei pupazzi  che vengono mossi a mano dagli animatori, e ogni fotogramma è una foto dei personaggi fermi in una posa.  Messi insieme, i fotogrammi danno l’idea del movimento.

Questa tecnica è stata utilizzata da Tim Burton anche in Nightmare before christmas, come pure nei due lungometraggi di cui sono stati protagonisti Wallace e Gromit, Galline in fuga, e La maledizione del coniglio mannaro.

Ora, mentre attendo di conoscere i film d’animazione preferiti dei miei amici di blog, mi auguro che qualcuno non osi dire che non ha visto almeno uno dei quatto film girati in stop motion di cui ho scritto in questo post.  Se qualcuno oserà, la mia rappresaglia sarà tremenda.

Ma, rigorosamente, in passo uno.

Oggetti volanti non identificati

Mars_Attacks

Il 2 luglio è la giornata dei Marziani, dei Venusiani, degli Extraterrestri, dei Vegani (non i supervegetariani, i nemici di Goldrake) , dei veri costruttori delle Piramidi.

Il 2 luglio è la giornata internazione degli Ufo, dei dischi volanti, degli alieni.  Un tema che da sempre è stato utilizzato ed abusato da cinema e televisione.

Infiniti sono i film e i telefilm a tema alieno, ma il mio blog non ha infinito spazio.

E allora tra i molti mi limito a ricordare lo spassoso Mars Attacks! di Tim Burton (del 1996), da cui è tratta l’illustrazione del post, e in cui oltre ai bravissimi attori marziani (da Oscar come migliori attori non terrestri) recitano Jack Nicholson, Glenn Close, Michael J. Fox, Annette Benning, Pierce Brosnan, Danny De Vito e Sarah Jessica Parker.

Se Mars Attacks è arte da cinefili, ciò non vale per il più banale Roswell, telefilm adolescenziale che aveva però il fondamentale pregio di avere tra gli interpreti  Shiri Appleby, shiriapplebynei panni di Liz Parker, la ragazza umana che si innamora dell’alieno.

Personalmente, penso che Shiri Appleby sia bellissima, e di base questo è sia il motivo per cui (confesso) mi guardavo Roswell, sia perché ho citato il telefilm in questo post.

Shiri Appleby ha una bellezza che emana dolcezza e tenerezza, ed è con molto piacere che l’ho rivista nel non eccezionale La guerra di Charlie Wilson, in una parte minore ma che lei faceva comunque brillare.   Non capisco perché Holliwood ci propini delle star artificiali e volgari, quando ha un visetto così a disposizione (e anche il corpo non è mica male).

E qui finisco la mia personale apologia di Shiri Appleby.

Il telefilm comunque è ambientato a Roswell, luogo del più famoso (e fantomatico) atterraggio alieno della storia, che secondo gli ufologi sarebbe stato nascosto dalle malefiche autorità americane, che terrebbero nascosto il disco volante nella leggendaria Area 51.

Gli Ufo.

Da bambino ci credevo, poi ho smesso.  Tuttavia mi ricordo un episodio, che ho tritrovato su internet, e che accadde la notte del 12 agosto 1998, mentre mi trovavo a Cividale, vicino Udine, in buonissima compagnia, ed ero seduto sui tavolini all’aperto di un locale.

All’improvviso nel cielo è apparso un oggetto estremamente luminoso, che si muoveva nel cielo notturno.  La luce era bianca, rotonda e quando  il bolide è sfrecciato sopra di noi era più grande della Luna.   Probabilmente si è trattato di una meteora, ma se la logica porta a ricondurre il tutto ad una cornice di razionalità, restano le sensazioni che ho provato in quei momenti e subito dopo.

Ne rimasi fortemente impressionato, tanto che mi ricordo perfettamente anche i particolari; ma fui impressionato anche dal comportamento della gente attorno a me che, invece rimase abbastanza indifferente. Oggi come allora non capisco il motivo di tanta indifferenza per un fenomeno comunque straordinario ed eccezionale. E mi chiedo se sia perché io sono molto impressionabile e suggestionabile o perché è la maggioranza delle persone ad essere un po’ amorfa dentro…

Il miglior e il peggior regista di tutti i tempi (ep. 69)

E sono arrivato al penultimo giorno della mia elaborazione del lutto; quando, sessantanove giorni fa, avevo iniziato questo diario giornaliero del mio rapporto con questa fase di sofferenza, non avrei potuto pensare che avevo calcolato giusto, che proprio in coincidenza con la fine di queste dieci settimane sarebbe accaduto qualcosa che chiudeva definitivamente il mio rapporto con lei.

Così è stato.   Ultimo atto, battuta finale,  sipario, applausi.

Prima la porta era chiusa, adesso ho girato la chiave nella serratura, e ho sentito un tlack.  Dopodomani sarà un altro giorno, e comincerà una nuova fase anche del mio blog, forse mi dedicherò alle settimane a tema, con post meno frequenti di questi che mi sono impegnato a scrivere giorno per giorno; forse farò un lungo viaggio nel passato, forse scriverò semplicemente quello che mi capita, quando ne avrò voglia.

Intanto, però, veniamo al tema di oggi.   Il miglior e il peggior regista di tutti i tempi.    Il migliore regista contemporaneo, il mio preferito se non altro, è Tim Burton, e in questa settimana dedicata alla filmografia fondamentale dell’era mediatica non poteva mancare una giornata dedicata a lui.   Avrei potuto scegliere tra tanti film che ho molto amato, La sposa cadavere per dirne uno, ma alla fine la mia scelta è caduta su Ed Wood, del 1994, un film minore ma godibilissimo interpretato dal solito attore feticco di Tim Burton, Johnny Depp.

Ed Wood è un personaggio realmente esistito, un regista di film di serie C, definito il peggior regista di tutti tempi, amante delle donne, con cui qualche volta condivideva il guardaroba, autore di capolavori trash come Glen or Glenda, Bride of the Monster e soprattutto Plan 9 from Outer Space: è stato l’ultimo film interpretato da Bela Lugosi, in cui vengono mescolati alieni, vampiri e morti viventi.  Un insieme di assoluta incongruenza che però avrà molti seguiti, e da parte di chi avrebbe avuto molti più soldi a disposizione del povero, simpatico Ed Wood. Che come si vede nel film di Tim Burton, per far volare i suo dischi volanti usava dei fili, tragicamente visibili anche dopo il montaggio.

Tim Burton gli rende omaggio in maniera eccelsa; e oggi cercherò, nei miei limiti, di rendere omaggio sia a Tim Burton che ad Ed Wood.  Non indosserò maglioncini di angora, come quest’ultimo ma vivrò tutta la giornata un po’ sopra le righe proprio come se mi trovassi in un film di Tim Burton.

Il video dal film di Tim Burton rende omaggio ad una scena memorabile da Glen or Glenda, di cui questa è la versione originale

Beware… beware… take care… Pull the string, pull the string!

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Un’esistenza alternativa (ep. 39)

La giornata di Bruce Wayne, l’identità segreta di Batman.   E’ uno dei personaggi più conosciuti, anche grazie alla numerose volte che il personaggio di Batman è finito in cartoni animati, film e telefilm.

So che i puristi non saranno d’accordo con me, ma ritengo che il migliore Bruce Wayne sia Michael Keaton, dei Batman di Tim Burton, da cui è tratta la clip di oggi, con l’improbabile love story con Cat Woman – Michelle Pfeiffer.

Interpretare Brune Wayne non mi sarà difficile, mentre me ne sto qui da solo nella mia casa troppo grande; non sarà una maniero, non c’è il sotterraneo segreto e il maggiordomo, ma la sensazione di silenzio e singolaritudine non manca.

Ieri sera, grazie ad un prezioso consiglio, mi sono guardato American Beauty, film del 1999 con la regia di Sam Mendes, interpretato da Kevin Spacey e Annette Benning, passato alla storia per la famosa scena della ragazza nuda su un letto di petali di rosa.  In realtà c’è molto di più, e di molto più profondo.

Perché ne parlo?  Ovviamente perché il film mi è piaciuto ed avevo voglia di infilarlo in un post.  Ma non solo; a volerlo vedere, c’è un legame tra il protagonista di American Beauty e il personaggio di Bruce Wayne, come disegnato dei film di Tim Burton.

American Beauty ha tanti temi di lettura, uno di questi è la crisi dei 40 anni del protagonista, che si chiede se sta vivendo la vita che vuole, e la risposta è no.

Anche in Batman Il ritorno i due personaggi di Bruce Wayne e di Selina Kyle vivono il conflitto tra un’esistenza insoddisfacente, ed  un’altra esistenza che il primo vive come Batman e la seconda come Catwoman.   L’impiegata frustrata e umiliata  si trasforma nell’antieroina fetish.   Il miliardario orfano e solitario si trasforma nel cavaliere notturno.

Anche Fra’ Puccino vive un conflitto tra la sua esistenza come è stata fino a poco più di un mese fa, e l’esistenza alternativa che potrebbe vivere.

Ora il mio è un momento di transizione, un momento dove quasi ogni scelta potrebbe essere possibile;  l’unica condizione è portare i miei gatti con me, per tutto il resto non ho limiti particolari; ci sono i legami di parentela e di amicizia, ma già ora vivo lontano da entrambi e i rapporti di amicizia che hanno resistito sono quelli più veri e importanti.  Resisteranno anche se mi trasferisco più lontano ancora, spero.

Il problema è quale vita voglio vivere.   Tante volte il problema non è poter fare, ma decidere cosa fare.

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