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La via dell’efflorescenza

esserediluce

Grazie alla collaborazione con Bellarix Psicognostica, rivista purtroppo rinvenibile su abbonamento solo nel deep web (non chiedetemi perché, il direttore della rivista è sempre molto imperscrutabile), siamo in grado di pubblicare, primi e unici in Italia, un’intervista esclusiva al famosissimo guru Pathcoulai Rabhan, Maestro, fondatore (lui preferisce “riscopritore”) del movimento dell’efflorescence spirituality, il nuovo movimento adesso in auge e di gran moda nella California che conta.

D: “Maestro, Lei spesso afferma che bisogna abbandonare l’effervescenza, a favore dell’efflorescenza, cosa significa esattamente?”

P: “Nella società contemporanea noi, o sarebbe meglio dire voi visto che chi come me ha scelto un’altra strada è libero da questa schiavitù, voi siete schiavi dell’effervescenza, dell’impulso irrefrenabile a fare, produrre, consumare, mangiare, vivere.  Un impulso che crea stress, ansia, panico, malattia; la mia Scuola insegna a liberarsi dell’effervescenza, per scegliere un’altra modalità di vita”

D: “Quella che Lei, con una fortunata locuzione, ha denominato efflorescenza…”

R: “La via delll’efflorescenza è insieme via e vita, parola che in molte lingue contiene le lettere di via, e in altre no, per esempio in inglese life non c’entra nulla con street, ma comunque non importa, posso fare l’esempio con il sanscrito e fa anche più effetto; se scegli la via dell’efflorescenza scegli di rimanere fermo e rifiorire della tua emotività interiore, riscoprendo la vera felicità, che hai dentro di te, il tuo samsara interiore; questa è l’efflorescenza, ma sarebbe disonesto dire che l’ho chiamata io in questo modo…”

D: “Siamo al punto che lascerà molti “scettici” un po’ dubbiosi”

Il Maestro Rabhan sorride sotto la barba, aspira dal piccolo narghilè riempito -mi assicura- solo di aromi floreali, e poi risponde.

R: “La via dello scettico è lo scetticismo.  La mia invece è quella dell’accettazione.  L’accettazione della verità.  E della realtà del mio incontro con gli esseri della luce

D: “Nel suo best seller I sette sentieri verso l’efflorescenza Lei impiega molte pagine a spiegare la differenza tra gli esseri della luce e gli angeli delle varie tradizioni”

R: “Gli angeli e i demoni, non dimentichiamo questi ultimi; gli esseri della luce non possono essere dipinti come esseri tutti buoni, né ovviamente il contrario; si tratta di creature che vibrano a un’altra lunghezza d’onda rispetto a noi, che condividono il nostro stesso continuum spazio temporale ma che noi non riusciamo quasi mai a percepire, o non vogliamo farlo, come gli scienziati quando si trovano di fronte alle prove empiriche di anomalie inspiegabili e non ammettono che sono le loro teorie di partenza ad essere sbagliate”

D: “Lei ha scritto e racconta sempre che incontrare gli essere di luce è possibile, che Lei lo ha fatto e che chiunque può farlo”

R: “Sì, è così; ho costruito il mio Bija-Ashram nel mezzo di una  foresta nel nord della California, non lontano dalla famosa Napa Valley, perché era un luogo libero dai frutti velenosi dell’effervescenza: telefonini, sistemi wireless, microonde, telecomandi e tutto ciò che produce onde elettromagnetiche, che interferiscono con le nostre percezioni extrasensoriali e ci rendono impossibile comunicare con gli esseri della luce e con altre entità; ha notato, e non è un caso, che da quando la nostra civiltà è stata invasa dall’elettricità e dai suoi figli i racconti di fenomeni c.d. “paranormali” sono radicalmente diminuiti?  Non è un caso, è causa-effetto!”

D: “Quindi nel suo bija-ashram si possono incontrare gli angeli?”

R: “E’ un luogo dove sperimentare e riscoprirsi insieme.  Ma prima di tutto bisogna sapere che gli esseri della luce non sono quelli che tramanda la tradizione.  Gli esseri della luce sono molti, ognuno ha la propria individualità, come noi esseri umani ma anche di più, perché si tratta di intelligenze di livello superiore, che noi possiamo solo provare a comprendere.  Ci sono esseri della luce  che vogliono aiutarci, altri che magari godono o si nutrono della nostra sofferenza, e altri ancora che semplicemente ci deridono e ci prendono in giro, e purtroppo molte delle “rivelazioni” alla base di alcune religioni o credenze sono nate da scherzi con cui qualche essere di luce si è divertito ai danni dell’umanità, e di qualche “profeta” troppo ingenuo”

D: “Ma come può essere certo che invece a Lei gli esseri della luce dicano la verità?”

R: “E’ molto semplice: perché non ho parlato con un solo essere della luce, ma con molti di loro, in tante occasioni e in tanti “luoghi”, e nel tempo ho imparato a distinguerne l’essenza.  Inoltre ho avuto la  guida di Samsa Bakhmati, il mio maestro, che mi ha mostrato i tre chakra nascosti e ha condiviso con me altre conoscenze che mi sono servite da guida nel mio percorso di scoperta”

D: “Sa che alcuni dei suoi detrattori mettono in discussione la stessa esistenza di Samsa Bakhmati e degli otto maestri sconosciuti che lo avrebbero preceduto…”

R: “Scetticismo e creduloneria sono due facce della stessa medaglia; e sono due esempi dell’effervescenza di cui è affetto il nostro mondo.  A me non importa delle parole di chi non crede a me o alle verità che insegno.  La mia è un’offerta al mondo, che ognuno è libero di accettare o di rifiutare; a questo proposito le voglio raccontare un aneddoto: nel mio ashram vivono molti gatti, animali adorabili che a differenza di noi sanno vedere perfettamente gli esseri di luce; però sono sempre animali, e quando porto loro del cibo nuovo, che magari non conoscono, e lo distribuisco nelle ciotole, solo alcuni  lo accettano e mangiano, mentre altri magari si allontanano dubbiosi; io sono certo che il cibo che offro loro è buono, ma non posso imporli di mangiarlo, e non voglio, perché dev’essere una loro scelta“.

Il tempo dell’intervista sta scadendo, il Maestro Rabhan deve prendere l’aereo per andare a visitare un posto tra Slovenia e Austria dove fondare anche in Europa un Bija-Ashram; ci congediamo con una  forte stretta di mano, un gradito dono da parte del Maestro (il famoso mala invisibile che si può percepire solo con la propria dimensione spirituale), e la promessa di incontrarci di nuovo per approfondire i temi del nostro incontro.

 

 

interviste di Fra Puccino · Storie e racconti

Il Cacciatore di Suicidi

Per alcuni la vita è troppo dura, per altri la vita è troppo breve.

Il Cacciatore di suicidi era uno di questi; di quelli per cui la vita è troppo breve.

In quest’epoca il Cacciatore di suicidi è una persona distinta, veste sembre in abito scuro,  ma non mette mai la cravatta. Si fa chiamare il Dottore, e non si sa perché. Forse un tempo curava le persone, a quel tempo quando tutto è cominciato.

Il Cacciatore è una persona attaccata a questa vita, eppure la morte è una parte importante della sua esistenza, anche se lui dice che non è vero, che il suo scopo è andare in cerca dei brandelli di vita che i suicidi non vogliono, che gettano nella spazzatura, e che lui raccoglie, come se si occupasse della raccolta differenziata delle vite non volute, dice proprio così.

Quando tutto è cominciato la medicina non era come oggi, le persone morivano facilmente, bastava un malanno che oggi si curerebbe con qualche pillola, all’epoca scienza e magia erano quasi un tutt’uno e di continuo di scambiavano i ruoli.  Tra il fisico e l’alchimista, tra il medico e lo stregone quasi non c’era differenza. Scienza e magia. Il Cacciatore passò dall’una all’altra quasi senza accorgersi, e quasi senza accorgersi trovò il Modo di prendere e fare propri i pezzi di vita che altri gettavano via.

Non è sempre uguale, mi spiega il Cacciatore. Puoi trovare un suicida che aveva molta vita da  vivere, che ha deciso di interrompere molto presto la strada tracciata dal destino, e allora ciò vuol dire un guadagno di molto tempo, di anni, una volta furono decenni e il Cacciatore si rivide nello specchio quasi adolescente.

Altre volte la vita è due volte beffarda con quegli infelici; il Cacciatore si ricorda di un giovane nel pieno degli anni, che si gettò dentro un fiume per una pena d’amore. Lui raccolse la sua vita rimasta, ma si accorse che erano poche ore. Un accidente fulminante l’avrebbe comunque ucciso il giorno dopo.

Sa che lo chiamano il Cacciatore, e non gli fa piacere, ma lo accetta, sono molti anni che percorre le strade del mondo e conosce bene le persone. Ma ci tiene a precisare che ogni cosa è consensuale, e che a ogni suicida lui chiede il permesso di prendere quello che l’altro non vuole più. E’ uno scambio alla pari, uno raccoglie quello che l’altro getta via.

Gli chiedo se abbia mai provato a dissuadere le sue vittime. Mi confessa che è tale il suo amore per la vita che deve reprimere la rabbia verso chi vi rinuncia spontaneamente, e un tempo per questo motivo si spingeva fino a provare a convincere l’aspirante suicida a rinunciare, a ricominciare a vivere, specie quando si trattava di giovani, di adolescenti pronti a uccidersi senza aspettare la svolta che era giusta lì, appena dietro l’angolo.

Ma questo accadeva una volta, quando era ancora umano.

Adesso seleziona prima i suoi donatori, come li chiama lui, tra le persone che hanno già irrevocabilmente deciso, tra le persone che avrà meno la tentazione di fermare, di dissuadere, di salvare.

Adesso si preoccupa solo di essere lì, di apparire all’improvviso, di recitare la sua presentazione.

Lui può aiutare a fare quel passo, basta dire di sì e tutto sarà più lieve, basta dire di sì e il trapasso sarà dolce e indolore, resteranno solo le apparenze, le apparenze sono importanti, specie per chi si suicida in faccia e in odio a chi rimane, e a chi importa se quel corpo che penzola dal soffitto o che emerge dai flutti era già morto prima di morire?

Gli chiedo se l’inspiegabile che solo può spiegare la sua stessa esistenza non sia per lui una prova sufficiente che la morte non è l’ingresso nel nulla, che c’è altro dopo la vita terrena e che quindi forse non dovrebbe più cercare di rimandare la morte inseguendo quest’unica e lunghissima vita. Mi dice che cosa sia l’aldilà rimane un mistero anche per lui, e che forse l’ìnsopprimibile angoscia che lo attanaglia per anni nonostante una vita passata sulla soglia della morte è forse la punizione di Dio per la sua esistenza contronatura.

Il Cacciatore sa che dovrebbe arrendersi, sa che non sta facendo la cosa giusta, che è condannato a errare per sempre finché non accetterà il destino di tutti gli esseri umani. Ma come una persona da troppo ferma sulla soglia, continua a dire agli altri di passare prima loro.

interviste di Fra Puccino · La Nave de Los Monstruos

Ailurantropìa (ep. 24)

Se fino ad oggi La Nave de Los Monstruos aveva raccolto più campioni del trash che veri e propri mostri, con il post di oggi vogliamo invece dare spazio a una di quelle creature che preferiamo definire diversamente teriomorfi.

Si tratta dell’ailurantropo, impropriamente chiamato uomo o donna gatto, e per farlo E’ scientificamente dimostrato ha intervistato la prof. Jambadoo Olsen della prestigiosa Miskatonic University, nel Massachussets, probabilmente una dei massimi esperti al mondo sull’argomento.

“Prof. Olsen, il fenomeno della licantropìa, la trasformazione dell’uomo in lupo, è stato abbondantemente trattato e raccontato, mentre ben poco si sa dell’ailurantropìa; come mai?”

“In parte è dovuto al comportamento degli ailurantropi, in parte, almeno in Occidente, è stata una rimozione voluta, legata anche al genocidio degli ailurantropi che poi è passato alla storia con il nome di caccia alle streghe…”

“Cosa c’entra la caccia alle streghe con l’ailurantropìa?”

“Vede, leggende sull’esistenza di uomini o donne gatto sono diffuse in diverse culture, anche molto lontane tra loro; dalla dea gatto egizia Bastet, al mito giapponese delle nekomusume, ma in realtà lo stesso mito è presente anche nella cultura occidentale: il potere delle streghe di trasformarsi in gatto, spesso confessato spontaneamente dalle streghe sotto processo, non è altro che una manifestazione dell’airulantropìa, ed è molto probabile che gli inquisitori lo sapessero perfettamente”

“In che senso, mi scusi?”

“Nel senso che ci sono ragioni attendibili per ritenere che la c.d. caccia alle streghe sia stato in realtà un genocidio degli ailurantropi scientemente programmato”

“Lei ne parla come se gli uomini gatto esistessero veramente”

“A parte il fatto che si tratta di un fenomeno prevalentemente, non esclusivamente ma prevalentemente femminile, e quindi preferirei che utilizzasse il termine ailurantropi, ormai possiamo affermare che ci sono diverse evidenze scientifiche che dimostrano l’esistenza e l’origine genetica del teriomorfismo in generale e dell’ailurantropia in particolare”

“Se non sentissi queste parola da un’autorevole docente universitaria farei difficoltà a crederci”

“Eppure è così, ma è meno fantascientifico di quello che può apparire, se si pensa che il DNA dei felini è il più simile a quello umano al di fuori dei primati, e che le differenze sono davvero minime”

“Allora dovrebbero esistere anche uomini-scimmia…”

“Infatti esistono, e alcuni hanno anche ottenuto ottimi risultati in campo sportivo e perfino politico; devo fare qualche nome?”

“No, è meglio di no… Piuttosto, perché diceva che l’ailurantropìa costituisce un fenomeno tipicamente femminile?”

“Sono i dati che lo dimostrano, come pure la gran parte delle leggende di cui ho parlato che quasi sempre hanno come protagoniste donne gatto; ma lo dimostrano anche gli archetipi mentali che si ritrovano nella cultura popolare contemporanea: pensi al personaggio di Catwoman, alle neko girl giapponesi, a film come  Il bacio della pantera o Cat Girl, ma gli esempi sono innumerevoli e il teriomorfo felino è sempre una donna”

“Ma esistono anche uomini gatto?”

“Ailurantropi di sesso maschile?  Sì, certo, così come esistono licantrope di sesso femminile, solo che il rapporto è di almeno 1 a 4”

“Ma queste statistiche su cosa si basano?”

“Fondamentalmente, come per quasi tutta la nostra conoscenza del fenomeno, sull’analisi e il confronto tra le mitologie di diversi popoli, che guarda caso convergono su molti aspetti; particolarmente interessante, sotto questo aspetto, è il mito tramandato dal misterioso popolo degli Yazidi, che incredibilmente coincide nei dettagli con la leggenda centroamericana degli uomini coguari”

“Può fornirci qualcuno di questi dettagli?”

“Ad esempio quasi tutte le leggende sugli ailurantropi raccontano che la trasformazione, esattamente al contrario che per i licantropi, avviene nelle notti senza luna (il che spiega il perché dei minori avvistamenti); le leggende concordano anche sul fatto che il miglior sistema per tenere lontani gli ailurantropi è l’acqua, ma anche l’odore dei limoni, tremendamente sgradevole per queste creature”

“C’è ancora una cosa che non mi è chiara; come fa un essere umano, con le sue dimensioni, a trasformarsi in un animaletto piccolo come un gatto?”

“Grazie per la domanda, che mi consente di chiarire un equivoco: anche se si parla di donne o uomini gatto, la creatura in cui avviene la trasformazione ha più le dimensioni di un grande felino, e quindi dovremmo pensare a una pantera o a un coguaro”

“Un’ultima domanda: lei continua a parlare di miti e leggende, ma mi pare di capire che invece ormai dovremmo parlare di verità scientifica, è così?”

“Assolutamente, ritengo che ormai disponiamo di abbastanza elementi per poter affermare che l’esistenza degli ailurantropi è scientificamente dimostrata“.

Adesso l’unico problema è trovare una donna pantera disponibile a salire a bordo de La Nave de Los Monstruos. Ma intanto faccio scorta di sushi surgelato e tonno al naturale.