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Il discorso di Totila

Totila

C’era una volta un principe ostrogoto, erano i tempi in cui quel popolo regnava sull’Italia, che voleva convincere la popolazione italica a unirsi al suo esercito per respingere gli invasori. Aveva preparato un bellissimo discorso sull’eguaglianza e l’affrancamento dei più poveri, e riunita tutta la popolazione iniziò a parlare loro, ma in ostrogoto.

I suoi generali gli consigliarono di parlare in latino, ché tutti lo avrebbero capito, ma lui si rifiutò

“l’ostrogoto è la lingua dei miei padri, la lingua in cui loro parlarono alle loro armate, e io voglio continuare a parlare in ostrogoto”

e così fece, con bellissime parole che nessuno capì, e così nessuno di quei popolani che se lo avessero inteso si sarebbe arruolato di slancio tra le sue file lo seguì.

Il povero principe ostrogoto, rimasto solo con 18 cavalieri, morì poco in battaglia colpito alla spalla da una lancia, perché nulla poté il suo coraggio di fronte al preponderante numero degli avversari. “Ma poi che cosa aveva detto?” si chiese il popolo mentre gli occupanti saccheggiavano le loro terre. “Chissà, forse non voleva che noi lo capissimo, magari voleva nasconderci qualcosa “.

Non avevano capito che quel principe ostrogoto fu il primo dei radical chic.

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Affreschi · politica

Divieto di celibato

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Si è appena svolto a Verona il Congresso Mondiale delle Famiglie, con la contromanifestazione femminista e le polemiche collegate, i temi della famiglia e del matrimonio sono in primo piano.  E’ scientificamente dimostrato ha l’onore di ospitare un’intervista al sen. Giambattista Paron, parlamentare governativo veneto noto per avere appena presentato un Disegno di Legge “salvafamiglie” che preannuncia fortemente innovatore, e che abbiamo incontrato ieri proprio a Verona.

D: “Senatore Paron, in cosa consiste il suo disegno di legge?”

R: “Mi permetto di dire che si riprende una legge emanata niente di meno che dall’imperatore romano Ottaviano Augusto, quando volle combattere la crisi demografica che anche in quel tempo era in atto, e con la Lex Papia Poppaea introdusse sanzioni contro chi restava celibe o nubile.  Ebbene noi vogliamo riprendere l’intuizione del grande imperatore”

D: “Mi corregga se ho capito male… vorrebbe sanzionare chi  non si sposa?”;

R: “Le sanzioni le prevedevano le leggi del grande imperatore; io preferisco parlare di stimolo a mettere su famiglia, di incoraggiamento a sposarsi e fare figli”

D: “Veramente Lei propone tasse più alte per i celibi e restrizioni al diritto di voto”

R: “Non è corretto; io propongo un aumento generalizzato delle tasse sul reddito, ma allo stesso di abbassarle a tutti, tranne a coloro che hanno superato i 50 anni e non si sono ancora sposati”

D: “In pratica è come dire che se ti sposi paghi meno tasse di chi rimane scapolo… Sembra un po’ discriminatorio…”

R: “Ma niente affatto!  Si pagano più tasse solo dopo i 50 anni, e in più la mia proposta equipara le unioni civili degli omosessuali al matrimonio quello vero, ed estende la riduzione delle tasse anche a tutti gli appartenenti a ordini monastici o al clero, insomma superati i 50 anni se uno proprio non è riuscito a sposarsi può sempre farsi monaco, o suora… e dedicare il proprio tempo alla comunità.  E questo per tutte le religioni riconosciute, non solo il cattolicesimo.  Mi sembra equo, no?”

D: “Ma è vero che propone un peso diverso al voto di scapoli e ammogliati?”

R: “Chi ha una famiglia mette di più in gioco, io propongo che ogni famiglia con figli minori abbia a disposizione il doppio dei voti alle elezioni, due schede elettorali a persona invece di una sola, così in un certo senso i genitori esercitano il loro voto anche per conto dei loro figli”

D: “Ma cosa succede per i divorziati?”

R: Niente penalizzazione per chi ha subito la scelta altrui, chi invece ha accettato di divorziare e non si è risposato (o ha preso i voti religiosi) merita di essere trattato come chi è celibe o nubile per colpa… ma è la libertà di divorziare in sé che secondo me va rimessa in discussione, da quando esiste il divorzio in Italia i valori famigliari sono andati fuori moda…”

D: “Si rende conto di quello che sta dicendo?”

R: “E Lei, signora mia, si rende conto che magari adesso dovrebbe essere a casa a preparare la cena per la sua famiglia piuttosto di stare qui a fare domande provocatorie?”

La nostra intervista è finita qui, e cogliamo qui l’occasione per scusarci con il senatore Paron, che comunque ringraziamo per averci rilasciato un’intervista esclusiva, per il comportamento della nostra intervistatrice dopo l’intervista. 

 

Asserismi · italianate · Top Ten

Dieci frasi insopportabili

Tra frasi fatte, luoghi comuni e vuoti slogan, sono tante le locuzioni che non sopporto, e sempre nuove si aggiungono alla mia black list, magari sospinte dal vento (infausto) dell’attualità.

Visto che, appunto, questi sono giorni che le banalità fioccano, mi pare utile un elenco delle frasi che magari anche no… E siccome sono mediamente egocentrico, le declino con il mio nom-de-plume e con quello del mio blog

1) Fra’ Puccino non si tocca

2) Scientificamente senza se e senza ma

3) E allora Fra’ Puccino?

4) Se vi piace tanto ospitatelo a casa vostra

5) Scientificamente non si processa/arresta

6) Non sono razzista ma… i fra’ puccini sono tutti ladri, scansafatiche e vagabondi

7) Nel film c’è un grave errore: non è un drago, è una viverna (potete metterci due parole di cose simili a caso)

8) È una vergogna! Solo in Italia…

9) Abbiamo avuto gli esperti, ora facciamo provare questi altri

10) Non bisogna giudicare

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Sette giorni animatore

Giorno zero.

Meeting con i team leader e il location manager. Spiegazione delle regole: si deve sempre sorridere, la divisa del club è obbligatoria, si va al gabinetto solo con il permesso dei leader. Contratto bisettimanale rinnovato solo a chi ottiene abbastanza punti sorriso. Nei giorni di riposo è “consigliato” restare nel club e partecipare comunque alle attività, e non dobbiamo neanche pagare! Il location manager terrà lui i ns documenti, così non rischiamo che ce li rubano.

Giorno Uno.

Cambio di alloggio. Per un problema di prenotazioni della struttura, io e l’altro niubbio dobbiamo lasciare il nostro stanzino e trasferirsi su due brandine nel magazzino giochi. Non ci sono finestre e bisogna usare i bagni della piscina “ma adesso non fate i difficili, è solo per 15 giorni”. Nota positiva, sono in team con Alessia di Roma e dopo il cantaperitivo abbiamo socializzato e la sera due ore in spiaggia a raccontarci tutto, o quasi.

Giorno due

Ramanzina del team leader Diego, sul fatto che le ” femmine migliori” spettano agli anziani e noi niubbi “seghe o ospiti, ma non quelle fighe”. E per chi non segue le regole non scritte del gruppo animatori, il trattamento. Adesso sono nel team miniclub senior con il cubano gay, ma solo per ragioni organizzative.

In fondo non è così male, e José è molto simpatico.

Giorno tre

Il miniclub senior si rivela un po’ impegnativo, i due fratelli milanesi di 10 e 12 anni continuano a provocare, ma tengo a mente la regola del sorriso mentre guardo invidioso i colleghi che fanno pilates con le sessantenni. Messaggio vocale un po’ seccato da parte di Alessia perchè me ne sto per le mie e non si fa mica così non è che me la devo tirare perchè faccio l’università.

Giorno quattro

Scherzo pesante da parte dei due fratellini milanesi chepallestominiclub e io e il timido Walter finiamo in infermeria. Il padre dei due ci rimprovera perchè non li sappiamo controllare, e non parliamo della mamma di Walter… Punti sorriso che sfumano.

La sera Alessia si limona pesante il team leader Diego davanti a me. Poi lui passandomi vicino mi fa

” So’ l’Herry Uaistain dei villaggi turistici”.

Giorno cinque.

Senza i due cretinetti e Walter adesso il gruppo del miniclub senior sono soprattutto ragazzine, e siccome ho sentito che adorano una serie chiamata Bianca e qualcosa, e quindi organizziamo serata cinema con Bianca e Bernie.

Punti sorriso in caduta libera.

Dopo l’ennesima cena a base di melanzane, specialità del cuoco palermitano, abbozzo una protesta, va bene mangiare quello che resta dall’all inclusive, ma visto il crescente insuccesso dei piatti a base di melanzana il cuoco potrebbe un po’ variare.

Mi tagliano d’ufficio due punti sorriso.

Messaggio wazzapp da Alessia “vaffanculo!!!@”. Che sia una patita delle melanzane?

Giorno sei

Dopo gli ultimi due punti sorriso persi il briefing mattutino è tutto per me: warning dei capi con tanto di cartellino giallo sventolato davanti tutto il gruppo, che mi fa il segno L di loser.

E doppio giro anguria in spiaggia con costume da coccodrillo alle 12:10, 35° gradi fuori, 53° sotto il costume.

Mentre mi cambio, tutto sudato e sporco di anguria in faccia per il simpatico ” scherzetto” dei soliti due stronzetti di Milano, incrocio per caso Alessia e Diego che stanno discutendo, lui mi fulmina con un “fatti i cazzi tuoi, sfigato” ma lei…

Lei mi guarda e il suo sguardo è una richiesta d’aiuto.

Tutta la mia vita sentimentale mi passa davanti: le cosce di zia Nunzia a 13 anni, il primo bacio con Cecilia della II C, la prima volta in camporella davanti ai cancelli della Ferroceramiche, quella volta nei bagni della facoltà con la studentessa belga che il giorno dopo doveva partire, e poi ovviamente la volta che Cinzia mi aveva confessato che lei e Massimo si amavano da due mesi (sti due stronzi e io e lui eravamo pure andati insieme al concerto di Ligabue).

E quando durante il truccabimbi ne parlo con José lui mi dice che devo fare qualcosa, e la piccola Marina mentre viene truccata da Ladybug annuisce convinta.

La sera scrivo ad Alessia un messaggio wazzap “dimmi solo una parola…” e la spunta blu per me è già un

sì.

Giorno sette.

Mattina: indosso anche oggi calzoncini e maglietta con lo slogan del giorno, lo faccio anche se sarebbe il mio giorno libero, ma tanto è comunque consigliato rimanere in struttura…

Una passeggiata tranquilla sul bagnasciuga, i pensieri che ballano, uno sguardo rubato con Alessia mentre fa acquagym per sette pensionate, due ragazze e un coraggioso.

E poi è subito il momento della mia vendetta. Mi piacerebbe chiamarla revenge, perchè è più figo e rende bene l’idea.

Revenge è la musica della festa in piscina che si interrompe, e una voce metallica ripete dagli altoparlanti le parole della chat animatori con i peggiori commenti sugli ospiti: ciccione peloso, vecchia inscopabile, ragazzini da sopprimere. In termini di punti sorriso, una vera ecatombe.

Revenge è la baracca bar, in quel momento vuota (precisiamo che non pensiate male), che prende fuoco per l’esplosione di tutti i fuochi d’artificio che c’erano nel magazzino dove dormivo… anche se fare saltare in aria tutto non era mica così facile come in quel film dove il soldato americano fa esplodere la latrina.

Il caos comunque è assicurato, gli ospiti sono arrabbiati e disorientati, qualcuno invoca l’Isis, mentre Diego è in ginocchio, non solo metaforicamente, e quasi nessuno mi nota mentre irrompo con una golf cart presa in prestito e colpisco i due piccoli energumeni milanesi con un sacco di spazzatura biologica a testa e che il più grande cada pure in piscina è il top.

Poi mi fermo davanti ad Alessia.

“Sali a bordo e scappiamo insieme!” è la frase che mi ero preparato per ore.

Lei si guarda intorno, e poi dice “occhei” e scappiamo via, lontano, lontano fino a che dura la batteria.

Sulla maglietta il motto del giorno

Giocallegria!

È un racconto di fantasia, riferimenti a fatti e situazioni reali sono casuali, o micidiali coincidenze

Affreschi · Italia · politica · Storie e racconti

Fascio Nero

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Tutto cominciò per una maledetta battuta del mio amico Marco Aurelio, giornalista su una tv locale.  “Tu sei mio amico ma non posso fare un servizio su di te, lo potrei fare solo se… solo se mi finisci in un fatto di cronaca“.

Queste parole mi tornarono in mente quando la campagna per la mia rielezione si stava rivelando una battaglia impossibile, gli equilibri nazionali erano cambiati e anche io sarei stato una vittima del cambiamento.  Volevo e dovevo fare qualcosa, in fondo nel mio mi ero dato da fare per il territorio, e poi lo svantaggio non era così grande, avevo fiducia di poterlo recuperare.

Non era questione di interesse, con la mia professione guadagnavo di più che con la politica, e pur non potendo negare che se la sala d’aspetto fosse piena per merito della mia attività politica, non era certo per soldi che ci tenevo a conservare il mio seggio.  Non è questo ciò che anima i veri politici, ciò per cui veramente si impegna la gran parte di chi si dedica alla politica professionalmente è la fama, la notorietà, le luci della ribalta,  l’essere al centro dell’attenzione, acclamato o anche vituperato tutto sommato non importa.

Questo era quello che non volevo perdere, e per questo inventai Fascio Nero.

Non fraintedemi, io sono di centrosinistra e anzi tendente a sinistra, almeno a livello di teoria, ma ci voleva assolutamente qualcosa per salvare la mia campagna elettorale, e per questo dopo che mi tornarono in mente le parole del mio amico giornalista le cose vennero da sé…

Il primo passo fu contattare un mio cliente che conosceva un cittadino di origine straniera che a sua volta aveva un gruppo di persone che per un congruo compenso poteva fare quello che gli chiedeva, anche se un po’ particolare come nel mio caso.

Poi dovevo creare il background, e quello fu più impegnativo, furono tre notti di intenso lavoro, in assoluta riservatezza perché nessuno, neanche i miei stretti famigliari, doveva sapere niente.  Così mi inventai il nome del movimento, Fascio Nero direi che rendeva bene l’idea, creai anche un simbolo di chiara efficacia con bel fascio littorio stilizzato copiato dallo stemma dell’aviazione dell’epoca fascista, e poi mi dedicai a ideologia e manifesto politico costruiti  con citazioni di Mussolini e Kim Il Sung (il mio tocco di classe), e qualche idea adeguatamente stralunata come la reintroduzione del reato della pena capitale tramite fucilazione alla schiena o che i lavoratori stranieri versassero i contributi ma senza avere diritto a nessuna pensione.

Studiai bene i tempi.

La prima mossa fu fare imbrattare qualche muro con la scritta “Fascio Nero“, mentre nel frattempo io personalmente pubblicavo sulla pagina facebook del fantomatico movimento vari post di odio verso stranieri,  omosessuali e i politici nazionali più noti.  Non poteva mancare qualche meme su Mussolini amante del popolo.

Poi feci la dichiarazione, studiata bene per giustificare l’aggressione ma al contempo non farmi perdere troppi voti, mica volevo spaventare i moderati, come si dice.  L’idea che sparai più o meno era ripopoliamo i paesini disabitati della nostra montagna con gli immigrati, e così fu facile ottenere qualche articolo sui quotidiani locali.

Se il giorno lo spesi a diffondere questa proposta, la notte la impiegai per una feroce campagna contro me stesso sulla pagina facebook di Fascio Nero, tutto sommato incurante per i troppi like che i post ottenevano.  Non ci davo peso, tutto concentrato sul clou della operazione, che ebbe luogo due giorni dopo.

Fu un’aggressione in piena regola, e anzi devo dire che i ragazzi ingaggiati per la sceneggiata la presero anche troppo sul serio, e qualcuno menò pesantemente.  Recitarono bene la parte, non c’è dubbio, e quando arrivarono due testimoni uno di loro gridò, come da programma “Fascio Nero non perdona“, sebbene, a volere essere puntigliosi, l’accento dell’est Europa rovinava un po’ la scena.  Ma nessuno, né allora né poi, se ne accorse mai.

Il mio obiettivo lo raggiunsi egregiamente; titoli di giornale, servizi televisivi, perfino una serata di approfondimento, il candidato aggredito da militanti di estrema destra per quasi una settimana diventò una delle notizie principali.  Soldi ben spesi i miei, indubbiamente.

Il messaggio di rivendicazione  orgogliosa della lezione inferta al traditore della patria che avevo postato  sulla pagina facebook di Fascio Nero ne garantì l’immediata chiusura, e quel punto potevo dedicarsi al termine della campagna elettorale, che purtroppo però non ottenne il risultato sperato.  Certo, la pubblicità che ero riuscito a procurarmi mi aveva fatto recuperare un bel po’ di svantaggio, ma non abbastanza, per cui la mia carriera politica terminò così per sempre.

Tornai a fare il mio lavoro, e i clienti erano persino aumentati, tutto sommato nella nostra cittadina ero diventato una piccola celebrità, e forse l’idea di Denise di prenderci una casa al mare la potevamo approfondire…

Ebbi qualche problema con la Procura della Repubblica e con la Polizia, che si mise a fare anche troppe indagini sull’accaduto, ma per mia fortuna cercando nei posti sbagliati, ovvero tra i veri estremisti di destra, che naturalmente nulla sapevano di Fascio Nero e dell’aggressione che avevo subito.

La cosa apparentemente finì lì.

Poi, due anni e mezzo dopo, un trafiletto su un quotidiano nazionale attirò la mia attenzione.  La lista di Fascio Nero era stata accettata alle elezioni comunali di Roma.  Nome e simbolo non erano più un problema, nella nuova stagione politica le vecchie leggi sul divieto di ricostituzione di partito fascista e contro l’apologia di fascismo erano state abolite come retaggio di un’epoca ormai superata, e poi c’era il mio disclaimer sul fascio littorio come simbolo repubblicano e mazziniano.

Sì, proprio il mio disclaimer, che lessi un po’ esterefatto sulla pagina internet di questo nuovo Fascio Nero che qualcuno aveva ricreato sulla falsariga di quello che avevo inventato io.  Stesso simbolo, stesso manifesto politico, identica ideologia. Stesso disclaimer, fatto anche troppo bene. Unico cambiamento, ora il movimento si chiamava Fascio Nero – Rivolta Nazionale.

Dei pazzi fanatici, sottovalutai la cosa, e neanche notai che alle elezioni del comune di Roma Fascio Nero ottenne un sorprendente 4,6% entrando in consiglio comunale.

Era solo l’inizio.  Lo scandalo che  coinvolse poco dopo il leader del movimento populista che aveva trionfato alle ultime elezioni nazionali decretò la fine politica di quel movimento,  rapida com’era stata la sua ascesa, e un elettorato disorientato e arrabbiato cercava solo qualcosa ancora più  di rottura e antisistema.

Fascio Nero per questo era perfetto.

Le parole d’ordine che avevo inventato di notte con voluto paradosso diventarono la base dell’incredibile successo del sito e della pagina facebook del movimento, persino la mia aggressione era rivendicata come legittima difesa di popolo, anzi il primo atto della Rivolta Nazionale.

Il resto è Storia; oramai, più di dieci anni dopo non possiamo dire per quanto ancora rimarrà almeno l’apparenza  delle libertà democratiche, e se non diventeremo qualcosa di peggio di quella democrazia autoritaria in cui già siamo.

Certo, ho la mia bella villa al mare, ma se sentire i discorsi del primo leader di Fascio Nero era sempre irritante, averlo visto vincitore delle prime presidenziali a elezione diretta è stato agghiacciante, e ormai anche nel privato ho ritrosia a fare discorsi che potrebbero essere considerati “antinazionali”.

In mezzo a tutto questo, mentre i sensi di colpa mi attagliano, l’altro ieri capita pure che ascoltando il notiziario sento che il nuovo governo ha appena approvato il dislocamento degli immigrati per il ripopolamento delle zone disabitate degli Appennini.

Leggende · supernaturale

Avvistato Bigfoot a Vicenza

Big-Foot

(ASMA) – Mosca 1 apr. – Sarebbe stato un militare statunitense, di stanza a Vicenza ad avere avvistato un Bigfoot nei boschi nei dintorni di Trissino, nelle colline vicino alla città veneta.

E’ quanto riferisce l’agenzia di stampa russa Notizija, riportando fonti di intelligence, secondo le quali il giovane americano, reduce da una festa di homecoming con alcuni commilitoni, avrebbe parcheggiato la propria autovettura ai margini di un bosco nei dintorni di Trissino, addentrandosi nel sentiero per espletare un bisogno fisiologico, e qui si sarebbe trovato faccia a faccia con una creatura avente l’inconfondibile aspetto dell’essere che negli Stati Uniti viene chiamato Bigfoot.

Il militare si sarebbe dato alla fuga raggiungendo il proprio compagno che l’attendeva nella vettura, ma pare che la creatura non avesse dimostrato intenzioni ostili, ma, secondo quanto avrebbe riferito il giovane, si sarebbe anzi allontanata con calma addentrandosi nella vegetazione.

Non si tratta del primo avvistamento in zona di una creatura di questo tipo, e va detto che anche leggende locali parlano di un misterioso ominide alto e peloso che vive nei boschi di montagna chiamato omo salvadego.

Ciò nonostante, nessuna fonte locale conferma la notizia, anzi vigorosamente smentita dalle autorità, il che sembrerebbe però provare quanto asserito dall’agenzia di stampa russa, che parla di notizia tenuta volutamente segreta per non diffondere il panico tra la popolazione.