Affreschi · Leggende · Storie e racconti

Venethenge

E’ vero che quando già Roma era una città con templi e palazzi nel Veneto si viveva in capanne di pietra e paglia?

Un sito storico tra i monti lessini, nel veronese, sembra dimostrare il contrario.

Pochi sanno infatti che in Lessinia, e precisamente nel territorio del comune di Velo Veronese, frazione di Camposilvano, esiste una piccola valle misteriosa quanto affascinante, che i locali conoscono con il nome di Valle delle Sfingi, e che merita senz’altro la visita.

All-focus

Il luogo è avvolto da un’atmosfera magica, e pare testimone di un antico passato, di prima della conquista romana del Veneto, in cui gli antichi Venetkens costruirono in questo luogo un imponente costruzione di pietra, che forse era un forte militare, ma più probabilmente un complesso templare dedicato alla Dea Reitia, di cui oggi grazie alla più avanzata computer grafica è possibile ricostruire il possibile profilo:

Venethenge

Certo, la scienza ufficiale alla Alberto Angela e padre ci  verrà a dire che non è vero nulla, che le “sfingi” non sono le rovine di una Stonehenge del Veneto ma formazioni create da fenomeni di erosione naturale tipo carsico, ma  chi invece crede nell’archeologia alternativa e immaginifica e nella trimillenaria storia del popolo veneto magari pensa a una ricostruzione diversa, dove antiche popolazioni di Veneti arrivate chissà da dove, forse dalla lontana Paflagonia come raccontava il mito, realizzarono templi e costruzioni che nulla avevano da invidiare alle altre cività loro contemporanee, come gli Egiziani o i Greci…

A noi piace immaginare che in questo luogo mistico e misterioso lo spirito  della  dea madre Reitia ancora dimori vegliando sui discendenti del suo popolo.

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cinema · cultura

Dieci inquietanti curiosità sull’universo Disney

cucciolo
Cucciolo by Adolf Hitler

Da papà di due splendide bambine che insieme fanno neanche 9 anni i film che più vedo e rivedo sono i cartoni animati, spesso della intramontabile Disney, ed è per questo che, leggendo e rileggendo qua e là, ho inventato di sana pianta le mie …

10 inquietanti curiosità dell’universo Disney.

1) Nella versione originale de La Sirenetta la mamma di Ariel doveva essere una donna umana che era innamorata di Re Tritone facendo poi una tragica fine (il sovrano del mare rimpiangerà sempre di averle detto “ma certo che sotto acqua si respira benissimo“); proprio per il triste epilogo di quella storia d’amore (e di sesso) nacque la diffidenza del padre di Ariel verso gli umani in generale.

2) Nei primi anni ’50 Walt Disney venne convocato dalla commissione McCarthy per la repressione delle attività comuniste, ma si difese  evidenziando che casomai aveva avuto simpatie per la parte opposta; e d’altronde era risaputo che lo stesso Hitler adorava i film Disney, tanto da cimentarsi in disegni dei suoi personaggi preferiti (in foto).  Molto convinta dalla spiegazione, la Commissione assolse entusiasta Walt Disney da ogni accusa, invitandolo anzi a collaborare per l’individuazione di spie russe, comunisti e sindacalisti confederali.

3) Il famoso disegnatore Don Bluth, che fondò e per alcuni anni tenne in piedi una casa di animazione in concorrenza con la Disney in realtà era un cartone animato… Nessuno però sa quale cartone fosse… di certo non era un coniglio, e nemmeno un papero, sicuramente non si trattava di un porcellino e neanche di un cane…

4) In una scena della versione italiana di Cenerentola i topini la chiamano Cenerella, perché era quello il nome che doveva essere usato all’inizio in Italia, ma quando dopo l’inizio del doppiaggio il distributore decise di cambiare e tornare al classico Cenerentola  non fu possibile rifare la scena dei topini canterini perché uno dei doppiatori era impegnato in una tournèe lirica in estremo oriente, e la scena rimase così.

5) Gli studios Disney  a metà anni ’40 pensarono a un sequel patriottico di Pinocchio, in cui il burattino,

divenuto un giovanotto emigra negli Stati Uniti, dove combina molte corbellerie arrivando financo a simpatizzare per i socialisti, ma allo scoppio della prima guerra mondiale, esortato dal Grillo parlante, abbandona le cattive compagnie, e si arruola volontario nell’esercito americano partendo coraggiosamente per l’Europa

Poi la II guerra mondiale terminò prima del previsto e il progetto fu abbandonato.

6) Grazie a una borsa di studio, un giovane Tim Burton iniziò la sua carriera artistica come disegnatore Disney, e come tale partecipò alla  realizzazione di Red e Toby – Nemiciamici. 

7) Nella carica dei cento e uno uno dei cani è doppiato dal grande Gian Maria Volontè (sotto lo pseudonimo di Francesco Birigna).

8) Il Re Leone in realtà è la trasposizione a cartoni animati dell’Amleto, con il principe orfano, lo zio assassino, il fantasma del padre che chiede vendetta, e Nala nella parte di Ofelia; la cosa che più stupisce è che Timon e Pumpa altri non sono che Rosencrantz e Guildenstern (tanto è vero che nella prima sceneggiatura erano delle infide spie al servizio di Scar che solo dopo diventavano veri amici del piccolo leoncino).

9) Perché nell’omonimo film Pinocchio muore annegato se poco prima nel film sta tranquillamente sotto acqua senza bisogno di respirare (essendo un burattino di legno)?

10) Nel 2014 la parte di Kylo Ren in Star Wars – Il Risveglio della Forza doveva essere affidata a Richard Madden (il popolare Robb Stark de I Medici) mentre la parte del principe azzurro in Cenerentola di Kenneth Branagh era destinata ad Adam Driver, ma l’impiegata che doveva occuparsi di contattare i due attori scambiò per errore i numeri di telefono, e iniziò una catena di equivoci degna di una commedia di Blake Edwards che nessuno riuscì a fermare.  Quell’impiegata lavora oggi allo staff della Casa Bianca alle dirette dipendenze di Donald Trump (un caso? io non credo).

Bene, io sono sicuro che molti di voi non crederanno alla veridicità di quanto abbiamo scritto, e probabilmente hanno ragione, ma forse potrà sorprendere che ben 2 di queste notizie sono assolutamente vere… Vi sfido a indovinarle (senza googlare che non vale)!

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Il discorso di Totila

Totila

C’era una volta un principe ostrogoto, erano i tempi in cui quel popolo regnava sull’Italia, che voleva convincere la popolazione italica a unirsi al suo esercito per respingere gli invasori. Aveva preparato un bellissimo discorso sull’eguaglianza e l’affrancamento dei più poveri, e riunita tutta la popolazione iniziò a parlare loro, ma in ostrogoto.

I suoi generali gli consigliarono di parlare in latino, ché tutti lo avrebbero capito, ma lui si rifiutò

“l’ostrogoto è la lingua dei miei padri, la lingua in cui loro parlarono alle loro armate, e io voglio continuare a parlare in ostrogoto”

e così fece, con bellissime parole che nessuno capì, e così nessuno di quei popolani che se lo avessero inteso si sarebbe arruolato di slancio tra le sue file lo seguì.

Il povero principe ostrogoto, rimasto solo con 18 cavalieri, morì poco in battaglia colpito alla spalla da una lancia, perché nulla poté il suo coraggio di fronte al preponderante numero degli avversari. “Ma poi che cosa aveva detto?” si chiese il popolo mentre gli occupanti saccheggiavano le loro terre. “Chissà, forse non voleva che noi lo capissimo, magari voleva nasconderci qualcosa “.

Non avevano capito che quel principe ostrogoto fu il primo dei radical chic.

Affreschi · politica

Divieto di celibato

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Si è appena svolto a Verona il Congresso Mondiale delle Famiglie, con la contromanifestazione femminista e le polemiche collegate, i temi della famiglia e del matrimonio sono in primo piano.  E’ scientificamente dimostrato ha l’onore di ospitare un’intervista al sen. Giambattista Paron, parlamentare governativo veneto noto per avere appena presentato un Disegno di Legge “salvafamiglie” che preannuncia fortemente innovatore, e che abbiamo incontrato ieri proprio a Verona.

D: “Senatore Paron, in cosa consiste il suo disegno di legge?”

R: “Mi permetto di dire che si riprende una legge emanata niente di meno che dall’imperatore romano Ottaviano Augusto, quando volle combattere la crisi demografica che anche in quel tempo era in atto, e con la Lex Papia Poppaea introdusse sanzioni contro chi restava celibe o nubile.  Ebbene noi vogliamo riprendere l’intuizione del grande imperatore”

D: “Mi corregga se ho capito male… vorrebbe sanzionare chi  non si sposa?”;

R: “Le sanzioni le prevedevano le leggi del grande imperatore; io preferisco parlare di stimolo a mettere su famiglia, di incoraggiamento a sposarsi e fare figli”

D: “Veramente Lei propone tasse più alte per i celibi e restrizioni al diritto di voto”

R: “Non è corretto; io propongo un aumento generalizzato delle tasse sul reddito, ma allo stesso di abbassarle a tutti, tranne a coloro che hanno superato i 50 anni e non si sono ancora sposati”

D: “In pratica è come dire che se ti sposi paghi meno tasse di chi rimane scapolo… Sembra un po’ discriminatorio…”

R: “Ma niente affatto!  Si pagano più tasse solo dopo i 50 anni, e in più la mia proposta equipara le unioni civili degli omosessuali al matrimonio quello vero, ed estende la riduzione delle tasse anche a tutti gli appartenenti a ordini monastici o al clero, insomma superati i 50 anni se uno proprio non è riuscito a sposarsi può sempre farsi monaco, o suora… e dedicare il proprio tempo alla comunità.  E questo per tutte le religioni riconosciute, non solo il cattolicesimo.  Mi sembra equo, no?”

D: “Ma è vero che propone un peso diverso al voto di scapoli e ammogliati?”

R: “Chi ha una famiglia mette di più in gioco, io propongo che ogni famiglia con figli minori abbia a disposizione il doppio dei voti alle elezioni, due schede elettorali a persona invece di una sola, così in un certo senso i genitori esercitano il loro voto anche per conto dei loro figli”

D: “Ma cosa succede per i divorziati?”

R: Niente penalizzazione per chi ha subito la scelta altrui, chi invece ha accettato di divorziare e non si è risposato (o ha preso i voti religiosi) merita di essere trattato come chi è celibe o nubile per colpa… ma è la libertà di divorziare in sé che secondo me va rimessa in discussione, da quando esiste il divorzio in Italia i valori famigliari sono andati fuori moda…”

D: “Si rende conto di quello che sta dicendo?”

R: “E Lei, signora mia, si rende conto che magari adesso dovrebbe essere a casa a preparare la cena per la sua famiglia piuttosto di stare qui a fare domande provocatorie?”

La nostra intervista è finita qui, e cogliamo qui l’occasione per scusarci con il senatore Paron, che comunque ringraziamo per averci rilasciato un’intervista esclusiva, per il comportamento della nostra intervistatrice dopo l’intervista. 

 

Asserismi · italianate · Top Ten

Dieci frasi insopportabili

Tra frasi fatte, luoghi comuni e vuoti slogan, sono tante le locuzioni che non sopporto, e sempre nuove si aggiungono alla mia black list, magari sospinte dal vento (infausto) dell’attualità.

Visto che, appunto, questi sono giorni che le banalità fioccano, mi pare utile un elenco delle frasi che magari anche no… E siccome sono mediamente egocentrico, le declino con il mio nom-de-plume e con quello del mio blog

1) Fra’ Puccino non si tocca

2) Scientificamente senza se e senza ma

3) E allora Fra’ Puccino?

4) Se vi piace tanto ospitatelo a casa vostra

5) Scientificamente non si processa/arresta

6) Non sono razzista ma… i fra’ puccini sono tutti ladri, scansafatiche e vagabondi

7) Nel film c’è un grave errore: non è un drago, è una viverna (potete metterci due parole di cose simili a caso)

8) È una vergogna! Solo in Italia…

9) Abbiamo avuto gli esperti, ora facciamo provare questi altri

10) Non bisogna giudicare

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Sette giorni animatore

Giorno zero.

Meeting con i team leader e il location manager. Spiegazione delle regole: si deve sempre sorridere, la divisa del club è obbligatoria, si va al gabinetto solo con il permesso dei leader. Contratto bisettimanale rinnovato solo a chi ottiene abbastanza punti sorriso. Nei giorni di riposo è “consigliato” restare nel club e partecipare comunque alle attività, e non dobbiamo neanche pagare! Il location manager terrà lui i ns documenti, così non rischiamo che ce li rubano.

Giorno Uno.

Cambio di alloggio. Per un problema di prenotazioni della struttura, io e l’altro niubbio dobbiamo lasciare il nostro stanzino e trasferirsi su due brandine nel magazzino giochi. Non ci sono finestre e bisogna usare i bagni della piscina “ma adesso non fate i difficili, è solo per 15 giorni”. Nota positiva, sono in team con Alessia di Roma e dopo il cantaperitivo abbiamo socializzato e la sera due ore in spiaggia a raccontarci tutto, o quasi.

Giorno due

Ramanzina del team leader Diego, sul fatto che le ” femmine migliori” spettano agli anziani e noi niubbi “seghe o ospiti, ma non quelle fighe”. E per chi non segue le regole non scritte del gruppo animatori, il trattamento. Adesso sono nel team miniclub senior con il cubano gay, ma solo per ragioni organizzative.

In fondo non è così male, e José è molto simpatico.

Giorno tre

Il miniclub senior si rivela un po’ impegnativo, i due fratelli milanesi di 10 e 12 anni continuano a provocare, ma tengo a mente la regola del sorriso mentre guardo invidioso i colleghi che fanno pilates con le sessantenni. Messaggio vocale un po’ seccato da parte di Alessia perchè me ne sto per le mie e non si fa mica così non è che me la devo tirare perchè faccio l’università.

Giorno quattro

Scherzo pesante da parte dei due fratellini milanesi chepallestominiclub e io e il timido Walter finiamo in infermeria. Il padre dei due ci rimprovera perchè non li sappiamo controllare, e non parliamo della mamma di Walter… Punti sorriso che sfumano.

La sera Alessia si limona pesante il team leader Diego davanti a me. Poi lui passandomi vicino mi fa

” So’ l’Herry Uaistain dei villaggi turistici”.

Giorno cinque.

Senza i due cretinetti e Walter adesso il gruppo del miniclub senior sono soprattutto ragazzine, e siccome ho sentito che adorano una serie chiamata Bianca e qualcosa, e quindi organizziamo serata cinema con Bianca e Bernie.

Punti sorriso in caduta libera.

Dopo l’ennesima cena a base di melanzane, specialità del cuoco palermitano, abbozzo una protesta, va bene mangiare quello che resta dall’all inclusive, ma visto il crescente insuccesso dei piatti a base di melanzana il cuoco potrebbe un po’ variare.

Mi tagliano d’ufficio due punti sorriso.

Messaggio wazzapp da Alessia “vaffanculo!!!@”. Che sia una patita delle melanzane?

Giorno sei

Dopo gli ultimi due punti sorriso persi il briefing mattutino è tutto per me: warning dei capi con tanto di cartellino giallo sventolato davanti tutto il gruppo, che mi fa il segno L di loser.

E doppio giro anguria in spiaggia con costume da coccodrillo alle 12:10, 35° gradi fuori, 53° sotto il costume.

Mentre mi cambio, tutto sudato e sporco di anguria in faccia per il simpatico ” scherzetto” dei soliti due stronzetti di Milano, incrocio per caso Alessia e Diego che stanno discutendo, lui mi fulmina con un “fatti i cazzi tuoi, sfigato” ma lei…

Lei mi guarda e il suo sguardo è una richiesta d’aiuto.

Tutta la mia vita sentimentale mi passa davanti: le cosce di zia Nunzia a 13 anni, il primo bacio con Cecilia della II C, la prima volta in camporella davanti ai cancelli della Ferroceramiche, quella volta nei bagni della facoltà con la studentessa belga che il giorno dopo doveva partire, e poi ovviamente la volta che Cinzia mi aveva confessato che lei e Massimo si amavano da due mesi (sti due stronzi e io e lui eravamo pure andati insieme al concerto di Ligabue).

E quando durante il truccabimbi ne parlo con José lui mi dice che devo fare qualcosa, e la piccola Marina mentre viene truccata da Ladybug annuisce convinta.

La sera scrivo ad Alessia un messaggio wazzap “dimmi solo una parola…” e la spunta blu per me è già un

sì.

Giorno sette.

Mattina: indosso anche oggi calzoncini e maglietta con lo slogan del giorno, lo faccio anche se sarebbe il mio giorno libero, ma tanto è comunque consigliato rimanere in struttura…

Una passeggiata tranquilla sul bagnasciuga, i pensieri che ballano, uno sguardo rubato con Alessia mentre fa acquagym per sette pensionate, due ragazze e un coraggioso.

E poi è subito il momento della mia vendetta. Mi piacerebbe chiamarla revenge, perchè è più figo e rende bene l’idea.

Revenge è la musica della festa in piscina che si interrompe, e una voce metallica ripete dagli altoparlanti le parole della chat animatori con i peggiori commenti sugli ospiti: ciccione peloso, vecchia inscopabile, ragazzini da sopprimere. In termini di punti sorriso, una vera ecatombe.

Revenge è la baracca bar, in quel momento vuota (precisiamo che non pensiate male), che prende fuoco per l’esplosione di tutti i fuochi d’artificio che c’erano nel magazzino dove dormivo… anche se fare saltare in aria tutto non era mica così facile come in quel film dove il soldato americano fa esplodere la latrina.

Il caos comunque è assicurato, gli ospiti sono arrabbiati e disorientati, qualcuno invoca l’Isis, mentre Diego è in ginocchio, non solo metaforicamente, e quasi nessuno mi nota mentre irrompo con una golf cart presa in prestito e colpisco i due piccoli energumeni milanesi con un sacco di spazzatura biologica a testa e che il più grande cada pure in piscina è il top.

Poi mi fermo davanti ad Alessia.

“Sali a bordo e scappiamo insieme!” è la frase che mi ero preparato per ore.

Lei si guarda intorno, e poi dice “occhei” e scappiamo via, lontano, lontano fino a che dura la batteria.

Sulla maglietta il motto del giorno

Giocallegria!

È un racconto di fantasia, riferimenti a fatti e situazioni reali sono casuali, o micidiali coincidenze