cultura · Lettere dalla Quarantena · politica

In questo interregno

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Quarantesimo giorno di Quarantena.

Confinati in casa si possono fare tante cose; una di queste è leggere gli scritti di altri confinati.

Di autori che hanno approfittato della prigionia per scrivere ce n’è più d’uno, Rustichello da Pisa (il vero autore de Il Milione sui viaggi di Marco Polo), il Marchese de Sade, Cervantes, Oscar Wilde, ma uno dei migliori di questa categoria è indubbiamente il nostro Antonio Gramsci, che incarcerato dal regime fascista per ragioni esclusivamente politiche (“bisogna impedire a quel cervello di funzionare” disse nella sua requisitoria il pubblico ministero), rimase in carcere per otto anni, e fino a quando le condizioni di salute glielo permisero scrisse una mole imponente di appunti, che dopo la sua morte vennero raccolte nei celeberrimi Quaderni dal carcere.

Per mia fortuna, ho ereditato nella mia libreria personale alcuni dei volumi in cui sono stati pubblicati, e in questi giorni sto leggendo quello intitolato Passato e presente.

Ciò che colpisce, leggendo Gramsci, è prima di tutto l’incredibile attualità delle sue analisi della società e della politica italiana, che per certi aspetti sono validissime ancora oggi. Certo, nessuno oggi catalogherebbe come “morti di fame” (testuale) i piccoli intellettuali in cerca di un qualsivoglia impiego decentemente retribuito, nello stato o in politica, pur di non dover fare un lavore manuale (d’altronde Gramsci scriveva per sé non pensando a una pubblicazione) ma la descrizione della cultura nazionale e di certe, purtroppo immutabili, caratteristiche del nostro popolo sembrano scritte l’altroieri. Così come i ritratti dei tanti opportunisti, che un secolo fa come oggi pullulano nella nostra penisola, e che per esempio avevo trovato nell’altro libro dei Quaderni di Gramsci che avevo letto (Sul Risorgimento).

Il secondo aspetto che colpisce, altrettanto forte, è la scrittura. Una scrittura asciutta, pulita, una prosa leggibilissima, la sapienza e l’erudizione di Gramsci si intuiscono, sono evidenti, ma mai esibite.

La frase da cui ho preso il titolo di questo post ne è un esempio

il vecchio muore e il nuovo non può nascere; e in questo interregno si verificano i fenomeni morbosi più svariati

ma se ne potrebbero trovare altre decine nelle pagine di Gramsci, la cui lettura viene facile e scorrevole.

Oggi di converso spesso leggiamo testi inutilmente prolissi, e specie se si ha la ventura di avere passione per la politica si leggono lunghi mappazzoni in cui la supponenzadell’autore è pari solo all’inutilità di quello che scrive . Viene da pensare che la colpa di questo diluvio di parole sprecate stia nel computer e nella facilità della videoscrittura. Scrivere al computere o sul telefonino è facile, le lettere prendono forma in pochi istanti e si perde il senso delle parole e delle frasi.

All’epoca di Gramsci scrivere era un esercizio manuale, una penna sulla carta, cancellare e correggere non era semplice, e allora ogni singola parola pesava e contava. Se anche solo una persona, lette queste mie righe, riscoprisse la scrittura di Gramsci (dando così un senso a questo mio post) vedrebbe quante poche parole utilizza per esprimere concetti complessi e idee pesanti. Tutto il contrario di chi spreca parole e frasi per dire banalità di cui il mondo ben potrebbe fare a meno.

Spero di non essere tra quelli, per cui mi fermo a scrivere e torno a leggere, sperando che oggi sia l’ultimo giorno di clausura e che domani, quando sapremo il risultato dell’ultimo tampone, sia il giorno della nostra ritrovata libertà.

Lettere dalla Quarantena

Viaggio mentale in Germania

Neuschwanstein
Foto di Johannes Plenio da Pexels

Cosa può fare una persona se resta chiusa in casa per più di un mese?

Prova a imparare una lingua, per esempio, e nel mio caso la scelta è caduta sul tedesco, una lingua che da tanto volevo provare a imparare sul serio, approfittando del mio talento naturale per le lingue.

Ma studiando e ripassando il tedesco ho notato alcune particolarità di questa lingua, che come sempre sono significative, perché una lingua è il riflesso dell’anima di un popolo.

ESSEN/FRESSEN

In tedesco il verbo mangiare è diverso che se mangia un essere umano, e allora si usa essen, mentre se mangia un animale si adopera fressen, ma se un animale mangia come una persona si usa il primo termine, e viceversa…   Una delle tante dimostrazioni dell’importanza che il popolo germanico attribuisce al cibo.

FRANCESISMI

Il divano si chiama Sofà e il bagno Toilette, sarà un caso o forse certe comodità non appartengono allo spirito più profondo della nazione germanica, o è solo perché i divani e i bagni sono invenzioni recenti, di quando andava di moda il francese?

LA FRAGOLA MISTICA

Perché il nome della fragola Erdbeere sembra quello di un’associazione esoterica del tipo di quelle che cercano Ultima Thule?

I NOMI LUNGHI

Le parole lunghe in tedesco fanno un po’ paura, ma in realtà si tratta semplicemente di combinazioni di parole più brevi, come il nome del castello di Neuschwanstein (nella foto), il famoso castello delle fiabe fatto costruire da Ludovico II di Baviera mandando in bancarotta le casse statali (ma assicurando una perpetua rendita alla sua casa reale).  Ecco, se si riesce a pronunciare tutto d’un pezzo una parola come Neuschwanstein vuol dire che si è a buon punto sull’apprendimento del tedesco.

SCHARFES S

Perché in tedesco, e solo in tedesco, esiste la lettera ß , che altro non è che una doppia S, e, sopratutto, perché si scrive come la β tedesca?  Chiaramente, al solo fine di incasinare gli studenti, in particolare quelli che hanno studiato il greco…  Voi direte: ma chi si mette a studiare il tedesco dopo avere studiato il greco antico?  Se vi dico che lo scrittore Sacher-Masoch, che era di nazionalità ucraina, era fluente in entrambe le lingue, vi dice qualcosa?

AFFAMATA KIRSTEN

In tedesco il nome della bellissima Kirsten Dunst suona circa come “Cristina Fame” (durst).

NEUTRALITA’ FEMMINILE

Perché il sostantivo per ragazza, Mädchen , è di genere neutro? Viel gut, posso accettare che in tedesco il Luna è maschio e la Sole è femmina, e d’altronde un capolavoro come Sonne dei Rammstein come lo spiegheresti altrimenti?

Ma perché Mädchen è neutro?

Trentasettesimo giorno di Quarantena, non dico -3 perché sono scaramantico.

 

Cose che non sopporto · Lettere dalla Quarantena · politica

Una vita a metà

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Non ho mai votato Partito Socialista Italiano, e non ho mai avuto particolare simpatia per Bettino Craxi, ma l’epigrafe che ha voluto sulla sua lapide, splendido testamento finale, esprime bene il mio pensiero di questi giorni.

La mia libertà equivale alla mia vita

una frase che esprime bene l’idea che solo una vita davvero libera è una vita degna di essere vissuta.

Oggi ci hanno comunicato che io e la piccola di casa siamo ufficialmente negativizzati, guariti anche per il sistema sanitario.

Stiamo bene, siamo guariti, ma liberi non ancora perché finché non risulteremo tutti e quattro negativi al tampone, e mia figlia grande ancora non lo è, dobbiamo restare in Quarantena, a dispetto del fatto che molto probabilmente siamo immuni al virus.

Regole strane per giorni strani.

Trentacinquesimo giorno di Quarantena.

Lettere dalla Quarantena

La storia infinita

Oggi una brutta notizia, degli ultimi tamponi fatti a tutta la mia famiglia, uno risulta ancora positivo, nonostante sia l’esame di quella delle nostre figlie a cui il Coronavirus non ha fatto avere altro che uno starnuto o due…

Niente da fare, per le regole astruse di questo periodo di emergenza dobbiamo restare tutti in casa fino a chissà quando…

La fine è ancora lontana, lontanissima.

Certo, prima o poi apparirà il sereno come alla fine di quell’ennesimo tunnel austriaco dopo che ci aveva sorpresi la tempesta di neve, all’inizio della mia storia d’amore con la donna della mia vita.

Ma come in quelle drammatiche ore, in questi giorni il sereno sembra non arrivare mai, l’uscita da questo incubo, allora bianco e ora invisibile, sembra irragiungibile

Sembra proprio… una storia infinita, e mentre lo sconforto lascia il passo a un’amara rassegnazione, mi viene in mente quella canzone della mia infanzia…

 

(se non ci puoi fare niente, meglio riderci sopra)

Lettere dalla Quarantena · Top Ten

Dieci cose che mi mancano del mondo là fuori

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Foto di Oliver Sjöström da Pexels

Mentre chissà quando parlerà l’oracolo della nostra libertà, e sapremo l’esito di quei tamponi che da tanto attendiamo, in una giornata grigia e uggiosa raccolgo una lista delle dieci cose che (più) mi mancano della libertà perduta.

  1. il cielo libero sopra la mia testa
  2. andare da qualunque parte che non sia qui
  3. le prime pedalate quando inforco la bicicletta, quelle più dure dell’inizio finché la bici prende la slancio e senti l’aria sul viso
  4. sfogliare le pagine ruvide di un quotidiano
  5. i dieci secondi prima di addentare la pagnotta che hai appena comprato al panificio
  6. vedere le mie bambine che giocano nel parco
  7. il momento preciso quando ti siedi al cinema e mentre cerchi di infilare il bicchierone dei popcorn nell’apposito spazio a sinistra della poltrona ti chiedi se quei 12 euro li hai spesi bene
  8. l’odore della stazione dei treni di prima mattina
  9. guardare le partite di pallone ed esagerare con il vino a casa dei miei suoceri
  10. non sapere cos’è un webinar

Trentunesimo giorno di Quarantena, facciamo che a quaranta che è numero tondo è finita? 🙂

Affreschi · Lettere dalla Quarantena

Flusso automatico d’incoscienza

Sono giorni che non mi sento di dire che non si può fare in telematico perché non mi pare che ci sia un problema di cui abbiamo parlato mille volte e che non è una mia decisione di non avere un rapporto di lavoro per la chiusura del loro esercizio commerciale is a great product for the most part and all of the best.

Questo lo ha scritto tutto il T9.

Ventottesimo giorno di Quarantena.