Destinazioni

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Un’altra porta che si chiude, un’altra parola FINE a un pezzo della mia storia personale.

Novultima puntata a Roma.

Giornata di formalismi, cortesia e falsità, un ottimo sugo al cinghiale, la redbull alle due del pomeriggio, i treni puntuali (era un bel po’ che non mi capitava) e un bizzarro gioco del destino che con un’incredibile coincidenza mi ha fatto reincontrare una persona che avevo un po’ perso di vista.

Quando le coincidenze  sono così incredibili io sono portato a pensare che siano segni del destino, occasioni che capitano non per caso ma perché ti viene offerta un’opportunità.

Il nostro libero arbitrio sta nel scegliere se coglierle o meno queste opportunità, se percorrere quel sentiero “scritto nelle stelle” che all’improvviso intravedi nella nebbia della vita, o fare finta di niente.  Devo essere sincero, tante volte ho fatto la seconda scelta, per pigrizia, timidezza o pavidità.  Non stavolta, comunque.

E questa giornata romana la ricorderò anche per questo.

Ne mancano altre otto.

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Elsa Targaryen

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Elsa as Daenerys Targaryen by THExNEWxME on deviantart.com

Sono l’unico a pensare che la regina Elsa di Frozen e Daenerys Targaryen di Game of Thrones siano collegate?

In effetti, è difficile non notare una certa somiglianza nell’aspetto fisico, e un po’ anche nell’atteggiamento, quel misto di ingenuità e furia vendicativa un po’ da semidee e un po’ da bambine che potrebbe rivelare una loro parentela.  Sia l’una che l’altra sono generose, illuminate, bellissime, ma provate a farle incavolare, e non ci saranno grandi laghi salati che potranno salvarvi…

Ma collegate come?

Il primo pensiero è che Daenerys Targaryen potrebbe essere un’antenata di Elsa, forse la fondatrice della dinastia che regna ad Arendelle (olim forse Città del Gabbiano nelle terre degli Arryn…)

Del resto, qualcuno conosce il nome della dinastia di Elsa e Anna?  E se fosse Targaryen?

Gli stessi poteri di Elsa, apparentemente sembrano all’opposto, ma in fondo avere il tocco di ghiaccio  potrebbe proteggere molto bene dal fuoco.  E poi non sappiamo come andrà a finire la Canzone di Ghiaccio e Fuoco, l’altro nome della saga di Daenerys, e quale ruolo avranno nel finale Daenerys, Jon Snow e gli Estranei i White Walkers che vengono dal ghiaccio.  Certo è che, all’ottava stagione, winter is coming, e ad Arendelle è senz’altro arrivato.  E non dimentichiamo che Elsa altri non è che la Snow Queen dell’omonima fiaba (e se fosse una Queen Snow?).

Del resto, anche i troll di Frozen ben potrebbero identificarsi nei Figli della Foresta, non vi pare?

Ma ci potrebbe essere anche una lettura diversa, più inquietante.  Partendo sempre dal fatto che tra il mondo di Frozen e quello di Game of Thrones, per citare Tolkien, sono passati molti giorni e la forma di tutte le terre è cambiata, magari la Regina Elsa altro non è che… la prima degli Estranei (altro che la storiella vista da Bran in una delle sue  visioni …).

Elsa, ipostasi disneyana della fredda e glaciale Snow Queen, forse è la capostipite e la creatrice degli Estranei, è lei che in un ennesimo scatto di ira verso gli altri esseri umani si è di nuovo ritirata nel suo castello di ghiaccio creando la stirpe degli Estranei e trasformando la placida contrada di Arendelle nel mondo-oltre-la-barriera, mentre i discendenti di Anna e Kristoff, scesi a Sud, magari sono diventati i fondatori della Casa Stark…

E se pensate che chi scrive stia superando vari livelli (layers direbbero i fighi) di delirio mentale, ecco come uno degli artisti di Deviantart si immagina Elsa come regina degli Estranei…

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Elsa the White Walker by Murhp3 on Deviantart.com

 

 

La deciultima volta

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Ancora 9 volte.  La decima ultima volta a Roma per me è stata la scoperta di un mercato coperto molto particolare e caratteristico, come si dice, una di quelle sorprese che questa città così insopportabile e così straordinaria sa riservare.

A volte mi viene da pensare che sia impossibile conoscerla davvero, Roma, intendo in tutti i suoi quartieri, angoli, prospettive, è come se fossero 100 città incastrate e incastonate l’una nell’altra, il tutto in un’insieme di tempio e porcile, caviale e grattachecca, salotti e borgate, monumenti e palazzine.

Sarà per questo che c’è sempre traffico?

Fascio Nero

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Tutto cominciò per una maledetta battuta del mio amico Marco Aurelio, giornalista su una tv locale.  “Tu sei mio amico ma non posso fare un servizio su di te, lo potrei fare solo se… solo se mi finisci in un fatto di cronaca“.

Queste parole mi tornarono in mente quando la campagna per la mia rielezione si stava rivelando una battaglia impossibile, gli equilibri nazionali erano cambiati e anche io sarei stato una vittima del cambiamento.  Volevo e dovevo fare qualcosa, in fondo nel mio mi ero dato da fare per il territorio, e poi lo svantaggio non era così grande, avevo fiducia di poterlo recuperare.

Non era questione di interesse, con la mia professione guadagnavo di più che con la politica, e pur non potendo negare che se la sala d’aspetto fosse piena per merito della mia attività politica, non era certo per soldi che ci tenevo a conservare il mio seggio.  Non è questo ciò che anima i veri politici, ciò per cui veramente si impegna la gran parte di chi si dedica alla politica professionalmente è la fama, la notorietà, le luci della ribalta,  l’essere al centro dell’attenzione, acclamato o anche vituperato tutto sommato non importa.

Questo era quello che non volevo perdere, e per questo inventai Fascio Nero.

Non fraintedemi, io sono di centrosinistra e anzi tendente a sinistra, almeno a livello di teoria, ma ci voleva assolutamente qualcosa per salvare la mia campagna elettorale, e per questo dopo che mi tornarono in mente le parole del mio amico giornalista le cose vennero da sé…

Il primo passo fu contattare un mio cliente che conosceva un cittadino di origine straniera che a sua volta aveva un gruppo di persone che per un congruo compenso poteva fare quello che gli chiedeva, anche se un po’ particolare come nel mio caso.

Poi dovevo creare il background, e quello fu più impegnativo, furono tre notti di intenso lavoro, in assoluta riservatezza perché nessuno, neanche i miei stretti famigliari, doveva sapere niente.  Così mi inventai il nome del movimento, Fascio Nero direi che rendeva bene l’idea, creai anche un simbolo di chiara efficacia con bel fascio littorio stilizzato copiato dallo stemma dell’aviazione dell’epoca fascista, e poi mi dedicai a ideologia e manifesto politico costruiti  con citazioni di Mussolini e Kim Il Sung (il mio tocco di classe), e qualche idea adeguatamente stralunata come la reintroduzione del reato della pena capitale tramite fucilazione alla schiena o che i lavoratori stranieri versassero i contributi ma senza avere diritto a nessuna pensione.

Studiai bene i tempi.

La prima mossa fu fare imbrattare qualche muro con la scritta “Fascio Nero“, mentre nel frattempo io personalmente pubblicavo sulla pagina facebook del fantomatico movimento vari post di odio verso stranieri,  omosessuali e i politici nazionali più noti.  Non poteva mancare qualche meme su Mussolini amante del popolo.

Poi feci la dichiarazione, studiata bene per giustificare l’aggressione ma al contempo non farmi perdere troppi voti, mica volevo spaventare i moderati, come si dice.  L’idea che sparai più o meno era ripopoliamo i paesini disabitati della nostra montagna con gli immigrati, e così fu facile ottenere qualche articolo sui quotidiani locali.

Se il giorno lo spesi a diffondere questa proposta, la notte la impiegai per una feroce campagna contro me stesso sulla pagina facebook di Fascio Nero, tutto sommato incurante per i troppi like che i post ottenevano.  Non ci davo peso, tutto concentrato sul clou della operazione, che ebbe luogo due giorni dopo.

Fu un’aggressione in piena regola, e anzi devo dire che i ragazzi ingaggiati per la sceneggiata la presero anche troppo sul serio, e qualcuno menò pesantemente.  Recitarono bene la parte, non c’è dubbio, e quando arrivarono due testimoni uno di loro gridò, come da programma “Fascio Nero non perdona“, sebbene, a volere essere puntigliosi, l’accento dell’est Europa rovinava un po’ la scena.  Ma nessuno, né allora né poi, se ne accorse mai.

Il mio obiettivo lo raggiunsi egregiamente; titoli di giornale, servizi televisivi, perfino una serata di approfondimento, il candidato aggredito da militanti di estrema destra per quasi una settimana diventò una delle notizie principali.  Soldi ben spesi i miei, indubbiamente.

Il messaggio di rivendicazione  orgogliosa della lezione inferta al traditore della patria che avevo postato  sulla pagina facebook di Fascio Nero ne garantì l’immediata chiusura, e quel punto potevo dedicarsi al termine della campagna elettorale, che purtroppo però non ottenne il risultato sperato.  Certo, la pubblicità che ero riuscito a procurarmi mi aveva fatto recuperare un bel po’ di svantaggio, ma non abbastanza, per cui la mia carriera politica terminò così per sempre.

Tornai a fare il mio lavoro, e i clienti erano persino aumentati, tutto sommato nella nostra cittadina ero diventato una piccola celebrità, e forse l’idea di Denise di prenderci una casa al mare la potevamo approfondire…

Ebbi qualche problema con la Procura della Repubblica e con la Polizia, che si mise a fare anche troppe indagini sull’accaduto, ma per mia fortuna cercando nei posti sbagliati, ovvero tra i veri estremisti di destra, che naturalmente nulla sapevano di Fascio Nero e dell’aggressione che avevo subito.

La cosa apparentemente finì lì.

Poi, due anni e mezzo dopo, un trafiletto su un quotidiano nazionale attirò la mia attenzione.  La lista di Fascio Nero era stata accettata alle elezioni comunali di Roma.  Nome e simbolo non erano più un problema, nella nuova stagione politica le vecchie leggi sul divieto di ricostituzione di partito fascista e contro l’apologia di fascismo erano state abolite come retaggio di un’epoca ormai superata, e poi c’era il mio disclaimer sul fascio littorio come simbolo repubblicano e mazziniano.

Sì, proprio il mio disclaimer, che lessi un po’ esterefatto sulla pagina internet di questo nuovo Fascio Nero che qualcuno aveva ricreato sulla falsariga di quello che avevo inventato io.  Stesso simbolo, stesso manifesto politico, identica ideologia. Stesso disclaimer, fatto anche troppo bene. Unico cambiamento, ora il movimento si chiamava Fascio Nero – Rivolta Nazionale.

Dei pazzi fanatici, sottovalutai la cosa, e neanche notai che alle elezioni del comune di Roma Fascio Nero ottenne un sorprendente 4,6% entrando in consiglio comunale.

Era solo l’inizio.  Lo scandalo che  coinvolse poco dopo il leader del movimento populista che aveva trionfato alle ultime elezioni nazionali decretò la fine politica di quel movimento,  rapida com’era stata la sua ascesa, e un elettorato disorientato e arrabbiato cercava solo qualcosa ancora più  di rottura e antisistema.

Fascio Nero per questo era perfetto.

Le parole d’ordine che avevo inventato di notte con voluto paradosso diventarono la base dell’incredibile successo del sito e della pagina facebook del movimento, persino la mia aggressione era rivendicata come legittima difesa di popolo, anzi il primo atto della Rivolta Nazionale.

Il resto è Storia; oramai, più di dieci anni dopo non possiamo dire per quanto ancora rimarrà almeno l’apparenza  delle libertà democratiche, e se non diventeremo qualcosa di peggio di quella democrazia autoritaria in cui già siamo.

Certo, ho la mia bella villa al mare, ma se sentire i discorsi del primo leader di Fascio Nero era sempre irritante, averlo visto vincitore delle prime presidenziali a elezione diretta è stato agghiacciante, e ormai anche nel privato ho ritrosia a fare discorsi che potrebbero essere considerati “antinazionali”.

In mezzo a tutto questo, mentre i sensi di colpa mi attagliano, l’altro ieri capita pure che ascoltando il notiziario sento che il nuovo governo ha appena approvato il dislocamento degli immigrati per il ripopolamento delle zone disabitate degli Appennini.

Avvistato Bigfoot a Vicenza

Big-Foot

(ASMA) – Mosca 1 apr. – Sarebbe stato un militare statunitense, di stanza a Vicenza ad avere avvistato un Bigfoot nei boschi nei dintorni di Trissino, nelle colline vicino alla città veneta.

E’ quanto riferisce l’agenzia di stampa russa Notizija, riportando fonti di intelligence, secondo le quali il giovane americano, reduce da una festa di homecoming con alcuni commilitoni, avrebbe parcheggiato la propria autovettura ai margini di un bosco nei dintorni di Trissino, addentrandosi nel sentiero per espletare un bisogno fisiologico, e qui si sarebbe trovato faccia a faccia con una creatura avente l’inconfondibile aspetto dell’essere che negli Stati Uniti viene chiamato Bigfoot.

Il militare si sarebbe dato alla fuga raggiungendo il proprio compagno che l’attendeva nella vettura, ma pare che la creatura non avesse dimostrato intenzioni ostili, ma, secondo quanto avrebbe riferito il giovane, si sarebbe anzi allontanata con calma addentrandosi nella vegetazione.

Non si tratta del primo avvistamento in zona di una creatura di questo tipo, e va detto che anche leggende locali parlano di un misterioso ominide alto e peloso che vive nei boschi di montagna chiamato omo salvadego.

Ciò nonostante, nessuna fonte locale conferma la notizia, anzi vigorosamente smentita dalle autorità, il che sembrerebbe però provare quanto asserito dall’agenzia di stampa russa, che parla di notizia tenuta volutamente segreta per non diffondere il panico tra la popolazione.

La svoglia di cambiare

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Quando siamo bambini alcune cose ci sembrano ferme e immutabili, sono certezze con le quali cresciamo e soffriamo quando le vediamo infrante.

Sei un bambino e pensi che quello sia il partito dei buoni e gli altri i cattivi, ti affezioni a una squadra di calcio e credi che esisterà per sempre, ti innamori di un’attrice bellissima come una Dea, e pensi che come gli dei sia immortale.

Poi l’attrice bellissima muore ancora giovane in circostanze misteriose e la colpa ancora adesso non sa di chi sia, ma almeno ti sei scelto una moglie con gli stessi intensi occhi castani e la stessa personalità (se dico decolletè si offende).

La squadra di calcio del tuo paese, quella più vicina al cuore, svanisce e anche quella che ne prende il posto, e l’ultima che riprende quei colori sta sprofondando in terza categoria, che (sia detto per chi non segue il calcio) è proprio il fondo del panorama calcistico italiano.

Il partito dei buoni, in cui all’improvviso avevi trovato anche un po’ di quelli che erano i cattivi, persino il rappresentante d’Istituto che al Liceo era il capo di quegli altri, anche quello all’improvviso non c’è più, non è successo ieri né l’altroieri, ma quella bandiera in cui comunque credevi non c’è più, e i vecchi compagni di strada sono un po’ qua e un po’ là.

La vita è così, le cose cambiano, più velocemente di quello che vorremmo o speriamo, ma mi ci vorrà ancora un po’ per prenderne davvero consapevolezza, chi lo sa se per i cinquant’anni (e in fondo a questo traguardo non mi manca molto) arriverò preparato…