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Strigo, stregone o negromante?

Se avete letto o visto in tivù qualche libro, film o serie tv fantasy, vi sarete senz’altro imbattuti nell’equivalente maschile della strega, figura che a sua volta negli ultimi vent’anni ha acquistato una alone molto più positivo nell’immaginario della cultura pop contemporanea, a partire dal trio della serie tv Charmed – Streghe, che seppure siano di base a San Francisco, città che come sanno tutti fa parte del triangolo della magia nera, alla fine sono sostanzialmente tre maghe buone.

Una serie per donne che offre qualche elemento di interesse anche per il pubblico maschile

Buone senz’altro, ma comunque streghe, devote al bene e nemiche dei demoni fuoriusciti puntata dopo puntata dalla fantasia della sorgente di ogni male, cioé gli sceneggiatori della serie.

E il loro equivalente maschile? In Streghe ci sono degli stregoni che sembrano più che altro un’altra categoria di demoni, e che in inglese sono chiamati warlock, usata anche nella versione italiana da una certa stagione in poi. Dato che la cultura anglosassone sembra avere un’idea meno negativa della stregoneria, come insegna Salem (o forse no?), c’è una parola inglese per stregone che sembrano avere un’aura più positiva, come wizard, lasciando a necromancer e sorcerer il significato più oscuro di praticante della magia nera.

Ma se volessimo trovare anche in italiano una parola meno spregiativa di stregone? Se negromante non va bene di sicuro, nella serie videoludica e ora la televisiva di Netflix Witcher, il protagonista Geralt di Rivia è appunto un witcher, un mutante con poteri soprannaturali che nell’originale polacco era chiamato Wiedźmin e che nei libri in italiano è stato tradotto come strigo, termine originale anche se mi ricorda il dialetto istriano di mia nonna, dove la strega per l’appunto si chiama striga e il cui folclore contemplava vari demoni tipo quelli di Charmed, che lei chiamava Hudic.

Dopo Elsa e Daenerys, finalmente il biondo platino si declina anche al maschile

La lingua italiana in effetti conosce poche alternative valide, maliardo lo vedo poco utilizzabile, e incantatore è buono se hai a che fare con i serpenti, mentre sciamano lo vedo più indicato per uno di quei seminari per manager per fare team building e via a scoprire sè stessi nella giungla che in realtà è la foresta vicino a Monterotondo e invece dei coccodrilli al massimo le bufale ma comunque ci divertiamo un mondo il weekend senza famiglia mezzi nudi a pitturarci tutti per conoscere il nostro animale totem e ci pagano pure, o cavolo Merracci si è intossicato tiriamolo fuori dalla tenda ah ma vi facciamo causa, eh, non se ne parla, e vabbé l’anno scorso che Di Carlo per tre giorni era rimasto convinto di essere un cavallo che almeno la moglie non si era lamentata ma in ufficio era successo quell’episodio imbarazzante con la responsabile della compliance, ma questa volta è davvero grande ma ci sentono, eccome se ci sentono, che poi si sa che Merracci è intollerante al lattosio.

No, nemmeno sciamano va bene.

Asserismi · politica

Comico, prima di essere stupido

Le lettere dal carcere di Gramsci sono una miniera di passi divertenti quanto incredibilmente attuali. Straordinario è il passaggio in cui parla del piccolo borghese europeo, contrapposto a quello americano, il Babbit, come lo soprannomina lui. L’italiano medio, come diremmo oggi.

I piccoli borghesi europei, per Gramsci, sono più pittoreschi ma più stupidi e più ridicoli del loro corrispondente americano

il loro conformismo è intorno a una superstizione imputidrita e debilitante

mentre il conformismo americano è ingenuo e spontaneo, intorno a una superstizione energetica e progressiva.

Ma Gramsci non ne ha per nessuno, per lui lo stesso antiamericanismo

è comico, prima di essere stupido

ma è soprattutto il piccolo borghese europeo a finire sulla graticola della prosa del grande filosofo

Il piccolo borghese non può uscire da se stesso, comprendere se stesso come l’imbecille non può comprendere di essere imbecille (senza dimostrare con ciò di essere un uomo intelligente) per cui sono imbecilli quelli che non sanno di esserlo e sono piccoli borghesi i filistei che non sanno di esserlo. Il piccolo borghese europeo ride del particolare filisteismo americano, ma non si accorge del proprio,

Il piccolo borghese tipo poi

crede che il suo verso, e il suo qua-qua da ranocchio infisso nel pantano sia un canto di usignolo

perché è un filisteo di paesi conservatori, che imputridiscono nella palude stagnante del luogo comune della grande tradizione e della grande cultura.

Gramsci, mi pare chiaro, non le manda a dire, e la sua critica è acuta quanto feroce. La cosa però un po’ agghiacciante, a leggerlo, è constatare che quello che scriveva più di 85 anni fa sia oggi più attuale che a quell’epoca.

Affreschi · Storia · Storie e racconti

Amore a Venezia

È domenica sera, in una piangente Venezia, deserta com’è Venezia quando i turisti riprendono il treno o tornano nei loro alberghi.

Le studentesse fuorisede, uscite dalla Stazione, come fiume che si disperde nel delta si infilano nelle calli tornando nei loro appartamenti in affitto, loro quelle fortunate con la singola a Venezia e non la doppia a Mestre o il posto letto dalle suore, il trolley trascinato con la mano sinistra, lo smartphone nella mano destra, il messaggio al moroso rimasto su in valle

“mi manchi già”

e il senso di colpa si insinua, ma subito scompare mentre la ragazza dal passo rapido messaggia subito dopo

“stasera voglio fare la porca”

a Lorenzo che studia economia a Ca’ Foscari ma è simpatico lo stesso, peccato però che ancora lei non sa che stasera non ci si può vedere perché la mamma del suo coinquilino è salita su dal paese e anzi forse si ferma tutta la settimana magari facciamo da te, ma lo sai che Francesca non mi sopporta e se poi lo racconta a Patrick non voglio metterti nei casini, al limite andiamo a bere qualcosa fuori ma non stasera perché comunque la mamma di Enzo ci tiene che resto a cena.

E allora è subito confusione, e chissà se mi racconta la verità, in fondo sono venti minuti da casa mia a casa sua se cammino veloce, lui poi sta al piano ammezzato mi basta sbirciare dentro per capire se non me la sta menando, che poi era proprio quello che speravo per stasera, che in quella cosa lì è proprio bravo e pazienza se nel resto meno, e checcazzo mi sono pure messa le autoreggenti che in treno erano superscomode, ‘sto stronzo, che gli andasse di traverso la burrata o tutta la notte al cesso come quella volta che l’ho assaggiata io ma mai più…vabbé vediamo se c’è qualcosa in tivù, che poi domenica sera Venezia è proprio triste se lo sapevo prendevo domattina il regionale delle 7.27 che era pure meglio, chissà se c’è qualcosa su Netflix, e che starà facendo Patrick adesso poverino? Quasi quasi gli mando un messaggio

“ti voglio bene ciccio”

“anche io cucciola”.

Cucciola glielo dici alla gatta, e sennò poi è normale che una cerca qualcosa di più, è mica colpa mia però. Tanto poi rimettono il lockdown e sarai contento che resto con te in quel paesino di merda.

Vabbè, non c’è una serie con qualcuno davvero figo che almeno mi consolo?