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Mary Poppins from Hogwarts, UK

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Guardando e riguardando (grazie, bambine mie) il film Mary Poppins (1964), con l’aggiunta di una visione del recente Ritorno di Mary Poppins (2018), tra uno Spazzacamìn e un Califragilistichespiralidoso sono giunto alla conclusione che Mary Poppins ed Harry Potter condividono lo stesso universo, e che la nostra tata perfetta-sotto-ogni-punto-di-vista sia una maga, quasi sicuramente educata a Hogwarts.

Specchi magici, borse senza fondo, oggetti animati il potere di volare o di esplorare altri mondi, ms. Poppins and mr. Potter condividono molto, non solo il fatto di vivere a Londra e di essere entrambi molto british.

Vogliamo aggiungere che sia Mary che Harry hanno gli occhi azzurri e i capelli castani, e che si potrebbe persino pensare che Mary Potter sia la bisnonna o la trisnonna del giovane maghetto?

Navigando sul web ho scoperto che la teoria è condivisa, con l’aggiunta di svariate ipotesi e teorie collaterali, e d’altro canto se Mary Poppins fosse una maga si spiegherebbero quasi tutte le prodigiose doti della babysitter volante interpretata negli anni ’60 da Julie Andrews e l’anno scorso da Emily Blunt.

Tante sono le somiglianze che mi verrebbe da pensare, uscendo dalla sospensione dell’incredulità, ossia dal Poppins-Potterverse, che quando la ragazza madre disoccupata J. K. Rowling iniziò a scrivere il primo romanzo di Harry Potter la sua immaginazione si sia in parte ispirata al personaggio creato da P.L. Travers 60 anni prima.  Gli stessi nomi si somigliano, Mary e Harry condividono la stessa sonorità, e pure Poppins e Potter hanno una qualche assonanza.

Fossi un giornalista, mi piacerebbe chiederglielo a J. K. Rowling…

 

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Come la sagoma cartonata di una persona morta

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E’ l’aspro profumo della morte quello che traspare nelle pagine di “Jocelyn uccide ancora”, libro uscito per i tipi della Minimum Fax e pubblicato con lo pseudonimo de Lo Sgargabonzi da Alessandro Gori, scrittore, comico e pure fumettista, almeno come recita  la quarta di copertina, chiamata così perché il nostro autore è arrivato ormai alla quarta opera pubblicata.

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Se nei precedenti libri si poteva parlare, senza remore di narrativa comica, anche un po’ pulp, Jocelyn uccide ancora rappresenta l’approdo a un registro diverso, in cui il critico attento può riconoscere una nota dolente, un fil rouge amaro, non quindi come l’omonima prova speciale di Giochi senza frontiere.

Tra funerali, sedute spiritiche e malati terminali ció che emerge nelle pagine di Jocelyn uccide ancora è un thanatos senza eros; un thanatos che, lo preciso per l’italiano medio, non è il villain di Avengers: infinity war ovvero quel Thanos magistralmente interpretato da uno Josh Brolin che meriterebbe l’Oscar se non gli venisse rubato dai soliti attori cari all’Academy, bensì è la parola greca che indica la morte.

Se la lettura  dei brevi ed efficaci capitoli, intervallati da surreali sedute spiritiche con David Bowie come ospite extracorporeo, scivola via leggera e piacevole, il riso sguaiato delle prime opere di Gori/Sgargabonzi lascia il posto all’amarezza, alla compassione, alla riflessione sul significato dell’esistenza e di quello che verrà dopo, una vera e propria Antologia di Spoon River al sugo di cinghiale e i cantuccini a fine pasto e Marco Messeri che passa giusto cinque minuti per fare un saluto.

Qualcuno, più illustre di noi, aveva già definito Gori “il migliore scrittore comico italiano”, noi modestamente riteniamo che invece, con quest’opera gli si possa togliere l’aggettivo comico, ma tutto sommato pure il sostantivo scrittore e affermare che, a vent’anni esatti dalla morte di quel Fabrizio De Andrè che aveva elaborato in musica l’Antologia di  Spoon River e a quasi duecento dalla morte dell’autore de I Sepolcri c’è di nuovo in cartolibreria un libro da regalare in occasione del 2 novembre, per chi ha del senso dell’umorismo, e magari non è tornato da un funerale meno di 48 ore prima.

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10 imperdibili curiosità su Cenerentola Disney

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Chiunque conosce dei bambini piccoli sa che amano rivedere gli stessi cartoni e animati tante volte.  Il risvolto positivo è che alla 30° visione si notano particolari che altrimenti sfuggono.  Ecco allora le 10 imperdibili curiosità che ho raccolto dopo innumerevoli visioni del cartone animato Disney “Cenerentola”(1950).

1) A un certo punto i topini cantano un coro dedicato a Cinerella… Ma perché?

2) Il re é un re. Poi a un certo punto diventa “sua maestà imperiale“.  Qualcosa non torna.

3) A sentire le voci, la doppiatrice di Cenerentola é la stessa che dà la voce al topino smilzo; dovevano risparmiare o quel giorno la doppiatrice titolare era malata?hot-disney-princesses3

4) Se si facesse un sondaggio tra papà, Cenerentola con l’abito della festa, capelli raccolti, collarino e guanti al gomito, vincerebbe il titolo di hottest tra le principesse Disney.   Ma proprio by far come dicono i sudditi di Elisabetta II.

5) Nella versione director’s cut c’è anche la scena nel finale dove matrigna e sorellastre vengono chiuse in una segreta del castello a morire di fame, scena tagliata per “non impressionare” il pubblico più giovane.  Era comunque meno cruento che nella versione russa della fiaba.

6) Alcune scene del cartone sono state girate partendo da una pellicola in live action,1c7b3571058adbaaf0ea407e57dc4765 e l’attrice che impersonava Cenerentola dal vivo è Helene Stanley (foto), che ricoprì lo stesso ruolo nella Bella Addormentata.  Insomma, la bellissima Cenerentola esisteva veramente.

7) La matrigna è str**za ma cortese, quando lascia Cenerentola con il vestito a pezzi  e in lacrime, per andare al ballo senza di lei si volta e le fa “buona sera”; le buone maniere anzitutto.

8) Come fa un Granduca a fare da ministro-aiutante del Re?  Un grave svista, il titolo di Granduca spetta a un sovrano regnante di un ducato, al limite il buon Monocolao doveva essere un Duca, o un Arciduca, se (come emerge da vari elementi) il re è in realtà l’Imperatore austriaco, in tal caso si tratterebbe del fratello del re-imperatore…

9) La fiaba di Cenerentola è un archetipo assoluto della cultura occidentale, tanto che la primissima versione risale agli antichi Egiziani, e si tratta della fiaba di Rodopi,  forse basata su un personaggio realmente esistito (una bella cortigiana di cui il faraone egizio si innamorò)

10) La prima versione occidentale la scrisse Giambattista Basile nel 1600 in napoletano (la Gatta Cenerentola), con protagonista tale Zezolla che dopo mille traversie, aiutata dalle  fate si trova per marito un re; in questa versione le giovini del regno vengono attirate a corte per provare la scarpia con un banchetto a base di pastiere, casetielle, sottestate, porpette, maccarune e graviuole…  Ho già detto che è la versione napoletana?