I vampiri esistono veramente! La prova fotografica

foto scheletro vampiroE’ di quelle davvero stupefacenti la fotografia che arriva dalla repubblica ex sovietica della Georgia, precisamente dalla regione della Svanezia, nella parte occidentale del paese.

La foto, pubblicata in anteprima nazionale per gentile concessione della rivista Bellarix Psicognostica, che nel numero in uscita questa settimana dedica alla scoperta l’articolo di copertina, è stata scattata durante gli scavi archeologici nell’antico insediamento di Nomepiaši, non distante dalla più nota località di Ushguli, famosa per le sue case a torre.

Lo scheletro della foto si trovava all’interno di una tomba molto diversa dalle altre rinvenute durante gli scavi,  una camera sotterranea con l’entrata murata e sigillata, anche se quello che più ha colpito gli archeologi della Free University di Tbilisi è stata la dentatura e in particolare i due canini superiori, più simili a quelli di predatore carnivoro che di un essere umano.

Lo scheletro apparteneva a un “uomo”, di statura particolarmente elevata per i canoni dell’epoca, e la sua sepoltura risale al IX secolo, proprio l’epoca in cui sono iniziate a essere costruite le case a torre per cui la regione della Svanezia è famosa, il che è senz’altro un elemento che non potrà non appassionare gli studiosi, sia quelli della storia ufficiale che quelli dell’archeologia misteriosa.

Inevitabile non collegare lo scheletro alle antiche leggende georgiane del popolo delle tenebre, esseri antropomorfi, divoratori di uomini e animali, dotati di lunghe zanne e che secondo gli antichi racconti uscivano dai loro nascondigli solo durante la notte, figure quindi molto simili a quelli che noi oggi chiamiamo vampiri.

L’infinita vaghezza della mente Bolbo

BolboCosa regalare quest’anno a Natale alle persone cui devi fare il regalo però non vuoi spendere troppo diciamo massimo 10 euro?

Risposta n. 83.

“Bolbo” di Alessandro Gori e Gianluca Cincinelli

Rispetto alle precedenti ottantadue Risposte alle grandi domande della vita che trovate su questo blog, questa è una delle più facili.

E non solo perché Bolbo costa effettivamente 9,90 e magari on line anche meno (ma poi ci sono le spese di spedizione e non so se  conviene, ma comunque vuoi mettere andare dal libraio e ordinarlo?).

Bolbo è la perfetta strenna natalizia perché è un non-romanzo, veloce da leggere e in un alcuni passaggi esilarante, così ben scritto da farti ricordare la bellezza di una lingua italiana oggi troppo spesso struprata dagli anglicismi e da un utilizzo limitato forse al 10% delle locuzioni.

Il merito è di Alessandro Gori, vero nome del perfido blogger meglio noto come Sgargabonzi, alla sua seconda opera dopo Le avventure di Gunther Brodolini, qui insieme al suo valido sodale Gianluca Cincinelli, uno che (come recita la quarta di copertina) oggi vive in uno scatolone chiuso con lo scotch.

I due hanno confezionato questo simpatico libretto intitolato  Bolbo (chissà perché, poi, non essendovi alcun personaggio con quel nome…), in cui fanno mostra di quell’arte del riciclaggio dei rottami della cultura pop contemporanea che li fa rientrare nella categoria dei ricordanti, ossia quei guerriglieri dell’anti-consumismo di cui avevo parlato qualche anno fa, e che, come Caparezza o Elio e le storie tese, pre-servano il ricordo di quello che 20 o 30 anni fa andava alla grande ma ora non più, e allora è quasi commovente scoprire che qualcuno ancora si ricorda dell’Autobianchi giardiniera e della benzina normale; e allora ti viene in mente che da bambino ti chiedevi sempre: ma se tutti fanno la super, per chi vendono la benzina normale? car-autobianchi-bianchina-giardiniera-03

Gori e Cincinelli, ecco chi fa il pieno con la benzina normale.

Ma in Bolbo c’è questo e molto altro; ci sono le rime di Marco Luchi (guest star del romanzo), novello Foscolo del terzo millennio, c’è la sagoma in cartone di Liam Gallagher degli Oasis, ci sono citazioni di canzoni e autori musicali per me tanto sconosciuti da dubitare che siano inventati, che fanno dei due autori quasi due Murakami Haruki della Valdichiana, c’è la descrizione di un amore malgascio che sembra tratto dai versi di Battiato, ci sono i fumetti di nicchia come Zagor, c’è infine, a pag. 127 (1+2+7=10 un caso? io non credo) un  flusso di parole rare, inusuali o semplicemente dimenticate, che a mio parere inaugura, all’insaputa degli Autori, una nuova corrente letteraria,  che mi permetto di battezzare come

Ziggurattismo.

C’era tempo in cui andava di moda dare un nome ai movimenti artistici, riconducendo a unità il modo di scrivere o dipingere di singoli artisti, e sebbene fino ad oggi l’individualismo ha sembrato cancellare tutto questo magari oggi i tempi sono maturi per tornare a dare un nome alle cose.

Forse, in un epoca più civilizzata Gori o Cincinelli mi avrebbero sfidato a duello perché a parer loro la corrente letteraria avrebbe dovuto chiamarsi Ziqquratismo con la Q; forse, in un’epoca più civilizzata, avrei accettato la sfida scegliendo come arma le cerbottane armate a palline di plastilina.

Di sicuro, un giorno nelle antologie della letteratura italiana si parlerà del giorno in cui è nato lo Zigguratismo.

Buona Golconda a tutti.