Itallionaire

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Non so come finiranno le presidenziali americane, se a Trump riuscirà l’impossibile, ma quello che sta  succedendo in questi ultimi mesi del 2016 mi porta a intravedere in Italia un futuro tetro, anzi peggio, lampadato.

Il Movimento di Grillo che si sta autodistruggendo a Roma e Renzi che sembra precipitare piano piano verso la disfatta referendaria non porteranno a un lieto fine con Pizzarotti, Civati e Parisi a discutere razionalmente di diverse opzioni.

No, dopo la disintegrazione dei cinque stelle e l’evaporazione di Renzi quella parte d’Italia piccolo borghese e eternamente incazzosa che nei decenni ci ha “regalato” il fascismo, il dominio diccì, Berlusconi e adesso i grillini, probabilmente  sceglierà di affidarsi alla versione italiana del tycoon americano, e se solo deciderà di entrare in politica Flavio Briatore e la sua Lista Smeralda otterranno una vittoria schiacciante contro qualsiasi avversario.

Anche contro un avversario più affidabile, più serio e con un programma migliore?  Insomma, uno stile Pizzarotti, Civati o Parisi?

Soprattutto in quel caso.

 

 

 

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E mo’ basta però (ep. 29)

Su La Nave de Los Monstruos ci sono troppi passeggeri di destra, bisogna riequilibrare.

Quando ero ragazzino, figlio di genitori molto politicizzati, un giorno mi portarono a un comizio, nella piazza centrale della mia cittadina, piena di gente e di bandiere rosse; di fatto al comunismo non ci credeva (per fortuna) già nessuno, ma si sa, in Italia siamo affezionati alla maglietta della squadra del cuore; a un certo punto, comunque, dopo il rituale saluto del compagno sloveno, del dirigente dei giovani comunisti, dell’immancabile comandante partigiano, ecco arrivare il turno dell’oratore principale.

Si era ai tempi del governo Craxi, o giù di lì, anni ottanta comunque, e ricordo bene il discorso, tutto incentrato sul grave pericolo che stava  vivendo il nostro Paese, il grande pericolo per la democrazia, naturalmente. Sul momento mi preoccupai, già immaginavo di dover andare in montagna a fare la giovane staffetta partigiana.

Non ce ne fu bisogno. Le elezioni furono vinte dagli altri, come al solito, ma ciò nulla successe alla democrazia.

La storia si ripetè quasi ad ogni votazione, ogni volta la nostra controparte costituiva un grave pericolo per la democrazia, e ogni volta non succedeva niente.

E poi arrivò Berlusconi, altri sedici anni di allarmati allarmi per la democrazia italiana, che naturalmente con tutti i suoi difetti è sempre là, senza che né Craxi né Berlusconi né tutti gli altri ipotetici nemici della democrazia l’abbiano mai messa in pericolo, come d’altro canto non mi risulta che nel periodo 2001-2006 Prodi o D’Alema abbiano instaurato il comunismo nel nostro Paese.

Per questo non sopporto chi ad ogni piè sospinto vede l’Italia come un regime tirannico, per questo mi è venuto il latte alla ginocchia leggendo che a un riunione di una corrente del PD tra l’altro a me molto vicina qualcuno l’altro giorno si è alzato in piedi per leggere il Discorso sulla democrazia di Pericle agli Ateniesi, aulica e sproporzionatissima risposta ai presunti misfatti del Presidente del Consiglio.

Per questo ho pensato di offrire un biglietto su La Nave de Los Monstruos proprio all’Intellettuale Antiberlusconiano, quello che ogni sera a cena con gli amici deve perdersi in una filippica contro il nuovo tiranno, e poi magari lui non è nemmeno andato a votare, me lo immagino con la giacca in tweed magari con le toppe, il Fatto quotidiano bene in vista, gli occhiali con la catenella e l’eloquio forbito, un attimo vi parla della nuova marina in Croazia dove vuole andare questa estate con il Gigio e la Bibi, una donna davvero beeeellissima,  ma all’improvviso si infervora quando parla di Berlusconi Bondi o la Gelmini come un qualsiasi lettore di Libero quando parla di Fini.

Anche io non vedo l’ora che l’epoca berlusconiana finisca (ci siamo quasi, mi sa) ma soprattutto perché sono davvero stufo delle solite tiritere dell’antiberlusconismo, di cui la sinistra è prigioniera da davvero troppo tempo.

La Nave de Los Monstruos, Diario del capitano, Anno stellare 2011, ripeto anche per il nuovo passeggero: l’anno è il 2011, non il 1926.

Questioni di burqa

Risposta n. 14

Vietare il burqa è di sinistra?

Questa volta la domanda la pongo io; e per una volta E’ scientificamente dimostrato si occupa di questioni serie. Tutto è nato su facebook, dove un amico ha linkato questo articolo che esaminava, secondo me in maniera molto intelligente ed equilibrata la questione del velo integrale, sull’onda del dibattito suscitato dall’introduzione in Francia del divieto dell’uso del burqa e del niqab  (quello che lascia scoperti solo gli occhi) nei luoghi pubblici.

La mia posizione va anche oltre quella espressa dal blogger di Anelli di Fumo, dal mio punto di vista non si può proprio essere progressisti ed essere a favore di forme pesanti di costrizione e sottomissione della donna, come il burqa. E non c’entrano nulla concetti come il relativismo o l’accettazione di altre culture, pure la nostra cultura aveva tradizioni e usanze maschiliste e patriarcali, da cui per fortuna ce ne siamo liberati, come il delitto d’onore, tanto per dirne una.

Sarebbe doveroso aiutare anche gli altri a liberarsi di questi retaggi di un mondo per fortuna ormai passato; e questo secondo me è un approccio di sinistra, se essere di sinistra vuol dire essere a favore del progresso dell’umanità e della difesa dei soggetti più deboli, i  disabili, i più poveri, i minori, gli animali, le donne.

Le idee base di liberalismo e illuminismo non sono concetti occidentali, sono concetti universali, e forse l’idea stessa di relativismo culturale è sbagliata, chi l’ha detto che tutte le culture meritano eguale rispetto? Allora dovremmo rispettare anche una cultura che sacrifica i bambini ai suoi dei (ce ne sono state tante in passato), o una che brucia le donne un po’ eccentriche come streghe (questi eravamo noi, qualche secolo fa)? Non dimentichiamo che molti musulmani sono assolutamente contrari a tutto ciò, come ad esempio Suoad Sbai, la femminista italo-marocchina che sono in un mondo al contrario può essere deputata di un partito di destra e non di sinistra.

Per questo non capisco chi difende l’uso del burqa dicendosi di sinistra, come chi apertamente o sottovoce simpatizza per Ahmadinejad o per i Talebani, quando dovrebbe interrogarsi che fine farebbe lui (o lei) se vivesse in uno di quei Paesi. A me non succederebbe niente, io sono uomo, eterosessuale e porto la barba, ma dubito che sarebbe lo stesso per i troppi simpatizzanti di tutto ciò che è antiamericano…

Alla fine ho concluso che delle due l’una: o non sono di sinistra io o non lo sono loro. Si tratta di due visioni del mondo davvero inconciliabili. Mi rendo conto che certe posizioni sono state strumentalizzate in senso xenofobo, ma non per questo sono sbagliate. I comuni leghisti sono quasi sempre al primo posto nella raccolta differenziata, vuol dire forse che riciclare è sbagliato.

Inoltre non dobbiamo dimenticare che il burqa, il niqab, ma anche il semplice velo, non sono libere scelte delle donne, varie ricerche hanno dimostrato che nei paesi occidentali si tratta quasi sempre di imposizioni (spesso violente) del clan famigliare, ad adolescenti che senza rinnegare le proprie  origini o la propria religione desiderebbero potere vivere liberamente la loro bellezza e la loro sessualità. Il divieto per legge può aiutarle a liberarsene.

E allora… da che parte stiamo?

E, soprattutto, da che parte è sinistra?

L’isola dei dirigenti (ep. 12)

L’idea mi è venuta quando ho visto in televisione Livia Turco che commentava i risultati delle elezioni regionali del 2010.  Era un bel po’ che non si vedeva in giro, ma la sua apparizione ricordava che in fondo i volti di PD e dintorni sono più o meno da una ventina d’anni.

E si vede, a giudicare dai risultati delle ultime elezioni locali, con la continua rincorsa a un mitico elettore moderato che semplicemente non esiste, con candidature improbabili come (da queste parti) Massimo Calearo e Giuseppe Bortolussi.

I dirigenti del PD e degli altri partiti della sinistra dovrebbero fare un cosa sola: andarsene.  Perché in fondo è ancora valido il grido (a posteriori direi disperato) che Nanni Moretti lanciò a Piazza Navona, nel lontano 2002:

con questi dirigenti non vinceremo mai

Che fare, però, di tutte queste persone?  Non possiamo certo lasciarli su una strada, e sulla mia astronave non c’è abbastanza posto. Non li possiamo nemmeno caricare sul Missile della Libertà, che peraltro dopo altri 12 annunci di decollo è ancora fermo nello spazioporto (segnalo tra l’altro che dati i lunghi tempi d’attesa cercano hostess, richiesta solo la bella presenza).

Allora avevo pensato a una Nave de Los Monstruos riservata ai dirigenti del PD, però i fondi però sono finiti, e neanche Papi vuole darmi una mano perché avversari migliori non potrebbe trovarne.

Ecco allora che ho pensato di organizzare un grande colletta democratica, per pagare a tutti i maggiori esponenti di PD e dintorni un soggiorno a tempo indeterminato in una delle nostre belle isole dell’Italia del Sud.

Non so, un’isola delle Eolie, delle Egadi o delle Tremiti.

Li mandiamo tutti lì; gli paghiamo un bell’albergo come quelli cui sono abituati, se non ricevono già la pensione da parlamentari un congruo mensile, un assistente personale e un autista ciascuno (così creiamo anche posti di lavoro) e diciamo loro di restarsene lì per un po’ per i lavori della Grande Costituente Democratica.

Per evitare che tornino troppo presto, sarebbe utile mettere su anche una tv e un giornale locale con l’unico scopo di intervistarli e organizzare dibattiti tra loro.  Ricordandosi soprattutto di chiamarli sempre Presidente, perchè tanto in tutti questi anni prima o poi saranno  stati tutti presidenti di qualcosa.

Noi poi possiamo ricominciare da Matteo Renzi, Debora Serracchiani, Laura Puppato e Simone Marconi.  Non avete mai sentito nominare Simone Marconi?  Se è per questo neanche io, ma non dubito che sarà sicuramente meglio di questi dirigenti.

Ora diamo il via alla colletta e io intanto cerco su internet un bel battello di seconda mano sul quale caricarli tutti quanti, cerco un modello di quelli tipo gita del golfo che, naturalmente, battezzerò

La Nave de Los Monstruos II

Sui nomi da imbarcare per l’isola dei dirigenti, questa è la mia lista di nomination; se mi sono dimenticato qualcuno, mi raccomando, datemi una mano voi:

Massimo D’Alema, Walter Veltroni, Livia Turco, Pierluigi Bersani, Fausto Bertinotti, tutti i dirigenti dei Verdi, Oliviero Diliberto, Francesco Rutelli,  Linda Lanzillotta, Piero Fassino, Dario Franceschini, Franco Marini, Claudio Petruccioli, Massimo Cacciari, Fabio Mussi, Antonio Bassolino, Rosa Russo Iervolino, Luciano Violante, Rosi Bindi, Nicola Latorre, Marco Follini,  Marco Pannella, Antonio Di Pietro, Agazio Loiero, Giovanna Melandri, Arturo Parisi, Paolo Gentiloni, Giuseppe Fioroni.

La Nave de Los Monstruos, diario del capitano, data astrale: è già tardi.

Propaganda

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Oggi vado fuori tema.   Non di tanto, però, perché comunque il mio è un modo per festeggiare la Giornata Mondiale per lo Sviluppo dell’Informazione,  diffondendo informazioni utili.  Utili (almeno spero) a chi le legge e anche agli altri (se raggiungeranno lo scopo).

E per farlo vi parlerò del sogno che ho fatto stanotte.  Chissenefrega, direte voi, ma quante volte lo potremmo dire nel mondo dei blog?

Comunque stanotte ho sognato che me ne stavo in pizzeria, e vicino a me c’era Gesù.   Non mi ricordo com’era vestito, se aveva la tunica o una tuta bianca dell’Adidas, comunque era Lui, indubitalmente Lui.

“Sai, Gesù” gli ho detto “Visto che domenica si vota vorrei fare un po’ di propaganda a Ignazio Marino, sai il terzo candidato alle primarie del PD, quello che pur di non dargli troppa importanza Franceschini e Bersani si sono già messi d’accordo tra loro?”

“Certo che lo so, non so se hai presente ma io sono tipo onnipotente e onnisciente, eh?”

“Ah, ok, ok, scusa.   Comunque avevo questa idea di fare un post sul mio blog, che ha tanti lettori, potrebbe essere una buona idea, no? Solo che non so se sia giusto parlare di politica, cioé è un po’ off topic, io di solito parlo di relazioni sentimentali e cultura contemporanea, hai visto la nuvola dei tag, quella a fianco, ‘politica’ ha le stesse dimensioni di ‘tim burton’ “

“Figliolo, in verità, in verità io ti dico: se parla di politica repubblica.it lo puoi fare anche tu, che non hai messo la gallery in anteprima dei nuovi calendari nella home page e che quando hai parlato di prostituzione c’era un’immagine di Bender pappone!”

“Sì, ma poi ho un altro dubbio: ma perché devo tanto impegnarmi per Marino?  Ne ho parlato con un amico gay, e non va a votare alla primarie, ne ho parlato con una che convive, e non va a votare, ne ho parlato con una che ripete sempre che a lei gli devono staccare la spina, e non va a votare, perché devo impegnarmi io che sono irrimediabilmente etero, mi ero sposato in Chiesa (beh, questo lo dovresti sapere), e voglio essere tenuto in vita anche se sono più vegetale del ficus qui davanti?”

“E’ molto semplice, caro Puccino, tu vorresti uno Stato che decida chi devi sposare, quando devi morire, e che film puoi vedere?”

“No, assolutamente, e anzi mi piacerebbe potere vedere anche Agorà, sai quel film sulla sacerdotessa pagana uccisa da fondamentalisti che non avevano capito nulla di quello che hai detto tu, che in Italia non trova un distributore ma che in Spagna è stato record di ascolti?”

“La libertà è importante, per questo mio Padre ve l’ha data, non dimenticatelo mai.  Ma forse sto quasi quasi pensando che l’Italia avrebbe bisogno anche lei di cinquant’anni di regime clerico-fascista… Che ne dici?  Si può fare, basta che mi impegno un po’, non ci vuole neanche tanto, secondo Me”

“No, beh… grazie per l’interessamento ma… magari ci ripensi tra un secolo, dai!  Piuttosto avrei un altro desiderio, posso?”

“Dimmi…”

“Mi piacerebbe svegliarmi una mattina, e leggere su qualche blog che Marino è solo un burattino, che non ha mantenuto le promesse, che non è veramente di sinistra e cose così, e lo sai perché?  Perché allora vorrebbe veramente dire che abbiamo vinto.   Dici che è un desiderio irrealizzabile?”

“Intanto posta quel video… e poi vediamo cosa si può fare”.

Ecco l’Obama italiano (a)

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E’ un’epifania.  Dopo tanto attendere (quasi un mese!) e tante vane speranze ecco finalmente apparire un candidato, anzi una candidata al ruolo di Obama italiano, di nuova leader dei progressisti italiani.

Ilaria d’Amico.

E’ giovane, telegenica, vestita con classe, spesso abbronzata, ed appartiene ad una parte della popolazione che nella politica ha sempre contato poco (le donne).  Insomma, tutte le caratteristiche chiave di Barack Obama.   Manca solo uno slogan accattivante.

Al momento si sta facendo le ossa con una trasmissione di approfondimento (Exit) e in questi giorni, nella vicenda Sky, la sta cantando a Berlusconi usando i suoi stessi mezzi comunicativi.   Ha persino l’appoggio della stampa, visto che Francesco Merlo su Repubblica di oggi la descrive come erede di Camilla Cederna e Rossana Rossanda.

Assurdo?  Certo, come Reagan presidente degli USA, Schwarzenegger governatore della California, Marrazzo del Lazio e Berlusconi 4 volte 4 presidente del consiglio.  Mai dire mai.