Fin (ep. 32)

Avignone, Francia

Avignone, Francia

Oggi è la giornata francese.  Oggi è l’ultimo giorno.   Non è l’ultimo giorno del mio tentativo di elaborazione del lutto da fine amore; anzi, d’ora in poi scrivere il diario della mia fine amore mi sarà ancora più utile.

Perché oggi è il nostro ultimo giorno di convivenza, da domani la nostra separazione sarà anche fisica.

Alla fine ci siamo arrivati.

La tristezza, la malinconia di tutto questo va d’accordo con una giornata francese.

Parliamo d’altro, allora (sennò altro che elaborazione del lutto); oggi ho fatto il bravo, ho rispettato la direttiva.

In testa un basco francese che mi aveva regalato lei, nell’ipod compilation francese, dalla dance di Ilona ai Noir Desir, passando per Yuyu.   Non c’entrano niente gli uni con le altre, ma non prendetevela con me, prendetevela con il mio ipod.

A cena ho preparato le crepes, e durante il giorno ho riscattato la delusione della pita e sono riuscito a realizzare il pane, che comunque è  (anche) molto francese.  Stavolta ho seguito alla lettera la ricetta che ho trovato, ho rispettato i tempi della lievitazione e, voilà, alla fine dal forno è uscito un vero pane, che ho battezzato baguette, anche se non ci somiglia per niente.  Cucinare mi riesce decisamente meglio che gestire i rapporti sentimentali.

La Francia era molto sua, c’eravamo stati due volte, Parigi, Costa Azzurra, e ogni volta era stato un sallasso economico.   Sarebbe stato bello tornarci adesso, specie a Parigi, ma non succederà, non con lei.   E con nessun altra sarà la stessa cosa.

Adieu

Au revoir

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Profondo Nord (ep. 31)

stoccolma

Mercoledì è la giornata della Svezia, che per noi era stata una vacanza breve ma affascinante, in realtà concentrata tutta nella città di Stoccolma.

Tutti (e anche io) vi diranno che la cosa migliore di Stoccolma è il veliero Vasa, una nave che venne costruita con tanti di quegli addobbi e decorazioni d’oro che alla regata inagurale affondò, forse per il troppo peso.  Splendida metafora della vanità umana.

Probabilmente da quella volta gli svedesi hanno imparato la lezione, mentre da noi sono sempre in cantiere nuovi e più pomposi velieri Vasa.

Ma di Stoccolma mi ricordo tante altre cose: l’aeroporto dove atterrano i voli della Ryan air è praticamente dall’altra parte della Svezia, le bionde sono quasi tutte tinte come da noi, i locali “italiani” sono gestiti da curdi, iracheni o da curdi iracheni, fa freddo anche se ci andate in estate, 15 minuti di ritardo sono un grande ritardo.

Per la giornata svedese, indosserò una cravatta con i colori della bandiera svedese, proverò a pranzare o cenare con qualche pesce da oceano, un merluzzo sarebbe ideale, proverò una compilation scandinava sull’Ipod, dall’islandese Bjork ai finnici Nightwish che riciclo dalla giornata tedesca.

Inoltre oggi vado a Venezia, che in Svezia viene chiamata la Stoccolma del Sud e che ha una gemella dimenticata nella mitica città di Vineta, che le cronache dell’epoca così descrivono:

una grande città sul mare con dodici cancelli, la più grande delle città in Europa, nel lontano nord ovest del paese di Misiko, in una laguna vicino al mare

Secondo le leggende Vineta si inabissò nel mare per la troppa avidità dei suoi abitanti.

Insomma, s’è capito, il mar Baltico (si tratti di città o di velieri) ha un certo senso della misura.

Memorie elleniche (ep. 30)

naxos

Giornata dedicata alla Grecia; la nostra ultima vacanza estiva.   Il tempo è pessimo, e se ieri poteva andare bene per la giornata tedesca, la pioggia e il freddo non ricordano per nulla la Grecia.  Anche se, chissà, magari anche su quelle assolate isole dell’Egeo dove siamo stati l’altro anno adesso fa freddo.    Mah, ho provato a fare la verifica con il meteo on line (che magnifica invenzione, internet) e invece ci sono tre bei soli splendenti per oggi, domani e dopodomani.

Fuggire in un’isola greca, dopo averle visitate, è uno dei miei sogni ricorrenti nel cassetto.  Essere tornato allo stato di single rende questa prospettiva più fattibile , ma allo stesso tempo meno attraente; una cosa è andare in un’isola in mezzo al mare insieme al tuo grande amore, una cosa insieme ai gatti.   Specie se magari nell’isola manca l’ADSL.  Ci sarà l’ADSL nelle isole Cicladi?

Per la giornata greca, ho pensato di cucinarmi un tentativo di chicken pita; chicken è carne di pollo, pita è un tipo di pane morbido che ricorda un poì una piadina e un po’ (anzi, abbastanza) il classico pane da kebab.

A pranzo ho provato a realizzare la mia pita in proprio sulla base di un ricetta su internet che non vi propongo perché a me non ha funzionato.  Avrò sbagliato le dosi, avrò sbagliato il tipo di lievito, avrò sbagliato a fare a meno del mixer, mah…  Il risultato del mio lavoro era mangiabile, non faceva nemmeno tanto schifo, ma aveva davvero molto molto poco in comune con una pita greca.  E ora me la sento lievitare dentro di me…

Elaborazione del lutto per un amore finito (ep. 29)

Sembra incredibile, ma il mio percorso personale di elaborazione della sofferenza per la fine della più importante storia d’amore della mia vita è già arrivato alla quinta settimana.  Ogni settimana ha avuto il suo tema: le icone della cultura pop contemporanea, i chakra, le città, i protagonisti di opere letterarie.

Questa settimana sarà dedicata al mondo e ai paesi che abbiamo visitato insieme.   Sette giorni per sette nazioni, andando a ritroso dal posto dove siamo stati per l’ultima volta fino alla prima nazione visitata.

Si comincia con la Germania, dove siamo stati tante volte.

Il centro storico di Heidelberg

Il centro storico di Heidelberg

Il clima mi aiuta, la giornata è fredda e piovosa, forse più inglese che tedesca, ma va bene così.  Al lavoro, dove sarò preciso e puntuale ( 😉 ) ho scelto un look da tedesco “alla moda”, sull’ipod ho selezionato solo brani di autori tedeschi per una playlist teutonica: Rammstein, Wir sind helden (band poco nota in Italia ma dotata di indubitabile talento), Nightwish che tedeschi non sono ma potrebbero, il duetto tra Ville Valo e Natalia Avalon, colonna sonora di un film tedesco.

Stasera, cena a base di patate, in ossequio al più trito stereotipo.

Alla ricerca della felicità (ep. 28)

Non è stato facile trovare il protagonista di un libro per l’ultima giornata di  questa quarta settimana di elaborazione del lutto per un amore finito.   Avevo pensato ai protagonisti di due libri di Gabriel Garcia Marquez, Cent’anni di solitudine o Dell’amore e altri demoni, che mi erano piaciuti moltissimo ma che ho letto troppo tempo fa.

Alla fine ho deciso per l’essere umano, che è il protagonista di un libro che è un saggio e non un romanzo, Il diritto alla felicità di Antonio Trampus (Laterza, 2008), che sto leggendo in questo momento.

trapus-felicita

Così approfitto anche per fare pubblicità (la merita, davvero) ad un libro che dà l’occasione di ripassare un po’ di storia della filosofia, e di seguire l’itinerario storico dell’idea di felicità, da Epicuro a Seneca, da Hobbes a Mandeville, un autore le cui idee hanno avuto molta più fortuna del suo nome.

Nel corso della storia dell’umanità tante sono state le idee di felicità che si sono sovrapposte, dalla felicità vista come soddisfacimento dei propri piaceri e desideri immediati, alla felicità come libertà dai piaceri e dalle mollezze profane, dalla felicità egoistica a quella collettiva, dalla felicità adesso e subito alla felicità a lungo periodo.

Sono prossimo alla fine del libro, e quello che ne ho ricavato è che ci sono molte idee  di felicità, anche se ognuno pensa che il proprio modello di felicità sia quello giusto, mentre il suo è solo uno dei tanti, e forse è buono per lui, ma magari non per gli altri.  Cosa che i fondamentalisti di ogni chiesa e ogni colore dovrebbero imparare (anche se non lo faranno mai).

La verità è che ognuno dovrebbe perseguire il proprio ideale di felicità, con l’unica regola di cercare di fare, nei limiti del possibile, anche la felicità degli altri  o almeno di non fare la loro infelicità perché, e su questo concordano quasi tutti i filosofi che nei secoli si sono occupati dell’argomento, l’essere umano è anzitutto un animale sociale.

Oggi non ho fatto nulla di speciale per impersonare il protagonista de Il diritto alla felicità tranne, forse, meditare su me stesso e sul mio futuro, parlarne con un buon amico, corrispondere con qualcun altro, leggere.

Ma quale sarà adesso la mia strada verso la felicità?   Personamente ho un’idea molto chiara della mia felicità, una felicità che vorrei condividere, ma che soprattutto non so ancora bene come raggiungere.    Ho il mio sogno (stupido?) di una casa in riva al mare, di una famiglia felice, di stare con i miei gatti e di non essere troppo lontano da tutte le altre persone che mi vogliono bene.

Il mio vero dubbio è dove e con chi realizzare il mio sogno.  Non lo so ancora, ma in fondo pigramente aspetto che sia il Destino a darmi qualche indicazione  in tal senso.

A cena con Ctulhu (ep. 27)

Sabato 25 aprile è dedicato a Randolph Carter.   Si tratta di uno dei personaggi ricorrenti nelle opere di H. P. Lovecraft, lo scrittore statunitense abbastanza incompreso nella sua epoca, ma di cui oggi è tributaria tanta parte della letteratura e del cinema horror e fantascientifico.   L’unico autore, tra l’altro, di cui Fra’ Puccino abbia comprato l’Opera Omnia, che ho letto per intero, con la sola eccezione di alcuni racconti minori scritti come ghost writer per ragranellare qualche soldo.

Visto che questa è la settimana dei personaggi di libri, diciamo che scelgo Randolph Carter della Ricerca onirica dello sconosciuto Kadath (The Dream-Quest of Unknow Kadath).

Randolph Carter è l’alter ego di Lovecraft, è infatti uno scrittore incompreso e semisconosciuto (ehm…) un tranquillo sognatore di una cittadina di provincia, la mitica (ma reale) Providence che fa spesso da sfondo a molte delle opere lovecraftiane.

Per una giornata lovecraftiana, ho viaggiato fino ad una villa signorile di provincia, passeggiato nel prato del parco della villa, respirato malinconia, e poi a cena ho telefonato al sushi take away e ho, rigorosamente, ordinato un sushi al calamaro.   In onore di Ctulhu, il Grande Calamaro, la divinità ancestrale al centro della mitologia lovecraftiana.  Non penso che il grande Ctulhu abbia a che rammaricarsene, non penso sia il tipo che si preoccupa dei propri simili.

Ottima invenzione, il sushi take away, buono per la mia nuova vita da single, ancor più buono per qualche futuro invito a cena, magari facendo finta che il cuoco sia io, “sai, durante il mio viaggio in Giappone ho imparato a…”.

Il video è il trailer di uno dei film tratti dai racconti di Lovecraft, che raramente hanno ottenuto buoni risultati, al contrario dei film che hanno sfruttato alcune invenzioni del Solitario di Providence, come il Necronomicon, o libro dei morti.   Tuttavia, da circa due anni si vocifera che il grande regista messicano Guillermo del Toro (quello de Il Labirinto del Fauno, tanto per intendersi) sia interessato a realizzare un film dall’opera più lunga e complessa di Lovecraft, Le montagne della follia (At the mountains of madness).   Speriamo che il progetto si realizzi…

Il Signore degli Anelli – La Fine dell’Amore (ep. 26)

Ma poi sarà vero che Arwen e Aragorn restano insieme per tutta la vita (di lei)?   Non hanno mai una crisi in cui, che ne so, lei gli rinfaccia di avere pure rinunciato all’immortalità per lui, e ora magari me ne starei all’Occidente a non fare niente dalla mattina alla sera e invece devo cucinare per te e quei rozzoni dei tuoi amici…

Venerdì 24è la giornata di Aragorn, co-protagonista de Il Signore degli Anelli di J. R. Tolkien, lo so che il protagonista è Frodo ma immedesimatevi voi in un hobbit con i piedi pelosi…

Comunque in questa giornata ho fatto un po’ il vagabondo, avevo la barba e i capelli abbastanza lunghi, mi è stato riconosciuto il mio lignaggio, ho viaggiato per tornare nella mia terra, e finalmente ho smesso di peregrinare.

Diciamo, per essere precisi una giornata da Aragorn de Il Signore degli Anelli – Il ritorno del Re.  Come il video, in cui Aragorn comandante partigiano invita i suoi a resistere. Siamo in tema con il 25 aprile.

Lo so che negli anni settanta Tolkien era molto amato dagli estremisti di destra, ma tutto sommato il suo libro può essere letto in tanti modi, e soprattutto è una metafora della lotta dell’uomo contro un potere che sembra invincibile, e che sfrutta l’avidità e la sete di potere della nostra specie.  Certo, nel libro di Tolkien il nemico è ad Est, ma se leggessimo il suo libro oggi, lo interpreteremmo in maniera completamente opposta, nella chiave di un anticapitalismo protoa-ambientalista comunque sicuramente presente.   Insomma, come non vedere in Saruman uno dei responsabili del riscaldamento globale, che infatti viene attaccato dagli alberi inca…ti per la deforestazione?

Insomma, per buona parte dell’estrema destra, mi sa che oggi Tolkien forse voterebbe Sinistra e Libertà!