Hallo Ween cinque anni dopo

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Ecco arrivata la festa di Halloween, come la chiamiamo con un anglicismo invece di tradurla nel suo significato di “Ciao Inverno”.

Adesso Halloween da noi sembra la versione dark del Carnevale, ma si tratta di una festa con radici antichissime, Ween infatti era la divinità dell’oscurità, delle tenebre e del freddo nella cultura celtica, una figura positiva comunque anche se presiedeva alle morti e governava il Regno del Buio.  Poi Ween è diventato una sorta di personificazione del periodo invernale, e per questo la festa di passaggio ai mesi più freddi dell’anno è diventata “Hallo Ween”, una festività anglosassone che però se ricordiamo bene celebravamo anche prima dell’americanizza-globalizzazione di massa, basti ricordare i nostri nonni che “per i morti” intagliavano zucce fresce e le mettevano sul davanzale con dentro una candela (i miei almeno lo facevano).

E’ la notte delle streghe, la notte dei sabba, la notte in cui tutto è possibile anche quello che non è permesso, la notte in cui la mozzarella diventa di birra e il lievito di bufala, la chiamano la notte di Valpurga e in effetti è il 30 aprile e non il 31 ottobre, ma non importa.

La cosa importante è che cinque anni fa ho conosciuto la ragazza che di lì a molto poco (manco una settimana 😉 ) sarebbe diventata la mia ragazza, e poi, trascinati velocemente dalla corrente del nostro amore, la ragazza con cui vivere, la ragazza con cui con-dividere viaggi, esperienze, videogiochi e fare la spesa, pizze e cene giapponesi, film e serie tv, la donna con cui abbiamo costruito il nostro nuovo nido, la donna che mi ha dato la mia prima figlia, la donna che ha diviso con me i momenti più belli e la peggiore ora della mia vita, la donna che mi darà il secondo bebè e che tra una settimana diventerà mia moglie davanti a Dio e alla Repubblica (davanti agli amici prossimamente!).

E tra tanti anni, ai nostri nipoti, racconteremo che ci siamo conosciuti il giorno prima di Halloween, e che io ero vestito da vampiro, e lei da dolce gattina.

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A cena con il vampiro

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La sera di Halloween (e manca poco) avete invitato a cena il fidanzato di vostra figlia, che (s)fortunatamente è un vampiro?  Non sapete cosa cucinare?

Il vostro affezionato Fra’ Puccino vuole venirvi incontro, con la ricetta de

ZAMPE DI DRAGO CON RISO OSCURO E SANGUE RAPPRESO

(con cui provo anche a partecipare all’ormai famoso concorso culinario di Prelibata).

La ricetta originaria che mi ha insegnato mia zia strega prevede l’utilizzo di ingredienti non facili da trovare, e quindi vi propongo anche delle alternative agli ingredienti più, diciamo così, desueti.

INGREDIENTI BASE (per 4 persone):

350 grammi di zampe di drago (in alternativa: petto di pollo)

400 grammi di riso nero (o riso bianco messo a bagno nel sangue di bue)

1 pentolino di sangue di ratto fresco (in alternativa 1 zucca)

4 bulbi di scalogno (alcuni usano i bulbi oculari, ma a parer mio danno acidità)

PROCEDIMENTO:

cominciate preparando del brodo, che vi servirà per la crema di zucca (o per il sangue di ratto rappreso)

mettete a cuocere il pentolone con dentro dell’acqua (mi raccomando, NON acqua santa), e quando arriva ad ebollizione buttate il riso nero, che dovrà poi cuocere 18 minuti;

nel frattempo, avrete reso più lavorabile la zucca, o scaldandola in forno o (meglio) al microonde; terminato il rammollimento della zucca, mettetela a bagno in un pentolino insieme a un po’ d’olio e un po’ di scalogno che avrete lasciato imbiondire; se usate il sangue di ratto, che avrete lasciato rapprendere durante la notte, potete direttamente inserirlo nel pentolino; man mano che la zucca si cucina, aggiungete a poco a poco il brodo, stando attenti alla  giusta proporzione per evitare che il risultato sia troppo liquido o troppo solido; il risultato sarà una gustosa crema di zucca (o un ancora più gustoso tegame di crema sangue rappreso… mmmh che buono)

a lato, cucinate alla piastra, con un filo d’olio e lo scalogno, le zampe di drago, a cui avrete tolto le zanne; se usate il petto di pollo (ma non c’è paragone con il vero drago) dovreste prendere la carne e tagliarla di modo da ricavarne qualche finta zampa e magari alcune lunghe dita

Quanto tutto è pronto, buttate l’acqua del riso e poi servitelo con a fianco le zampe di drago (o di pollo) e con sopra la crema di sangue rappreso (o di zucca)…

Un suggerimento: cucinate bene e con attenzione, altrimenti rischiate di diventare voi il secondo!

Desperaantismo: in Russia ormai è moda

nei circoli Desperaantisti i nuovi iscritti sono accolti con un caloroso bacio di benvenuto

Sy is bimbo, nie gusta fwtobl ver hottochoccolate.

Non avete capito nulla?  Nemmeno di che lingua si tratti?  E’ normale, perché si tratta  di una frase in Desperaant…

(ASMA) – Mosca – 22 Ott -Si chiama Desperaant la nuova grande passione dei giovani russi; sul popolare social network russo V-Kontakt la pagina dei Desperaantisti ha ormai raggiunto i 100 mila partecipanti.

Merito della forza attrattiva della lingua artificiale inventata dal linguista russo Dimitry Kanchelkowsky a metà degli anni settanta, ma che a Mosca o San Pietroburgo ora è diventata la moda del momento, con la continua apertura di nuovi circoli desperaantisti.

Il vocabolario desperaantista si basa volutamente sull’utilizzo di parole prese in prestito a sproposito da altre lingue; le parole base sono cioé parole esistenti in una lingua ma storpiate o usate con un significato diverso; in italiano si potrebbe fare l’esempio di parole come box, body o chiffon, che nelle lingue originali vogliono dire tutt’altro.  E non a caso l’inglese è una delle lingue che conta più parole trapiantate in Desperaant.

La grammatica e le parole fondamentali (come i verbi avere ed essere) sono invece presi in prestito dall’afrikaans, e questo perché secondo Kancelkowksy è una lingua nata bastarda e quindi perfetta per costituire la base di una lingua inter-nazionale.

E’ una lingua davvero internazionale perché ogni sua parola è fuori contesto, e perché il suo suono è assolutamente nuovo e sorprendente; insomma, ci sono tutti gli ingredienti perché la passione desperaantista (da scrivere rigorosamente con due aa) spopoli anche fuori dal Paese di Tolstoj, Puskin e Masha e l’Orso.

Anche se per ora c’è un piccolo handicap: il Desperaant si scrive in cirillico…