Ohne gas

Si è veramente vecchi nel momento in cui la vita ha il sapore dell’acqua frizzante quando è ormai sgasata

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Invecchiando

lago autunno.jpg

Di recente wordpress mi ha ricordato che sono passati ben otto anni dall’apertura di questo blog, direi che è un risultato non male vista la vita media dei blog, ma direi in generale delle cose su internet. Considerato questo piccolo record personale, un volta tanto mi permetto un’eccezione alla mia regola di non parlare di me stesso e delle mie emozioni.

Tra poco compirò 46 anni, in lettere quarantasei/00. Non sono pochi, eppure tante volte, anche se la vita mi ha dato grandi gioie, mi pare di non avere fatto abbastanza cose in vita mia, e mi prende l’angoscia se penso di essere già a metà del guado, e se sono fortunato da vivere oltre 90 anni.

Una riflessione però mi ha consolato.  Mi annoiano profondamente le cose che il 99% delle persone scrive sui social network e su whatsapp, o nel corso di incontri, riunioni e incontri pubblici. Il motivo è molto semplice: proprio perchè ho quasi 46 anni ho incontrato un’infinità di estranei e ho sentito e letto migliaia di volte le solite banalità che si scambiano tra persone che si conoscono poco. Sono molto poche, oramai, le persone che possono offrirmi un’idea originale, un ricordo unico, uno spunto di conoscenza che non abbia già letto e sentito. A parte mia moglie, la bambina che gioca qui vicino a me e la seconda che per ora scalcia nella pancia di sua mamma, solo i matti e i veri sapienti riescono a farmi interessare.

Però questo mi consola: se le parole degli altri mi annoiano tanto, forse non è vero che ho vissuto ancora poco, forse di cose che ho viste e ne ho fatte molte.

Spero nei prossimi 46 anni ne farò altrettante, per arrivare sazio al momento in cui la mia anima lascerà questa esistenza.

Cose del Mondo che non farò mai

2010 08 18  WHR Rhyd Ddu station master

Arrivati alla mia età, quasi a metà del cammino della vita (poi uno spera non oltre un terzo perché bisogna essere ottimisti), ci sono una serie di cose che oramai si deve prendere atto che non si faranno mai (più), il che in taluni casi può essere anche un bene, naturalmente.

Il pensiero mi è sorto l’altro giorno, vedendo una nuvola che sembrava un fungo atomico che mi fatto pensare: ecco una cosa che (grazie al Cielo) non vedrò mai, visto  che la guerra nucleare ormai sembra un incubo del passato.

Ma questo episodio mi ha dato lo spunto per rispondere alla mia stessa Domanda:

quali sono le cose del Mondo che non farò mai (in prima persona e dal vivo)?

Risposta n. 81

1) Vedere un’esplosione atomica, con il relativo fungo – Non che la cosa mi dispiaccia, anzi, considerate la scarse possibilità di andarlo poi a raccontare, ma quando ero bambino e adolescente, che mi piacesse o meno, non era un’eventualità impossibile come invece sembra adesso…

2) Guardare un’eclisse solare totale – Quella del 1999 l’ho apprezzata di sfuggita, la prossima visibile nel nord Italia mi pare sarà nel 2081, data in cui sarei lieto di essere ancora vivo, ma presumibilmente non abbastanza in forma dal prendermi gli occhialetti e  guardare in cielo

3) Giocare una partita del campionato del mondo  -non occorre specificare lo sport, alla mia età qualunque ipotesi di giocare un qualsiasi sport a livello professionistico o di nazionale la posso accantonare, dentro di me so che sarei stato un grande giocatore di baseball, ma la vita ha preso altre strade… vorrà dire che mi consolerò con i videogiochi.

4) Indossare di nuovo la divisa – Sono un’ottimista (vedasi la questione guerra nucleare), ma dubito che nonostante i venti di guerra in giro per il mondo si arriverà al punto da richiamare anche me, sono ormai prossimo al congedo definitivo dal mondo militare e il mio servizio per la Repubblica penso di poterlo considerare terminato!

 5) Pilotare un aereo di linea – La mia vita potrebbe essere ancora lunga, chi lo sa che prima o poi mi porti a guidare un piccolo aereo privato (che so, un Cessna o un Falcon), ma il sogno d’infanzia di fare come professione il pilota di voli commerciali ormai l’ho accantonato.

6) Rappresentare il nostro paese come Ambasciatore – E sì che secondo me sarei stato perfetto per quella carica, a suo tempo me ne dissuasi per le mie abitudini alimentari, e se con il tempo ho scoperto che mi trovo più a mio agio con tante cucine straniere che con quella italiana ormai era troppo tardi!

7) Comandare una stazione dei treni con il berretto rosso da capostazione (esistono poi ancora i capostazione?).

8) Tornare indietro da dove sono partito, perché a un certo punto della vita a volte capisci che il luogo dove sei nato e cresciuto non ti appartiene più, e tu non appartieni più a quel posto.

9) Mangiare di nuovo alla mensa universitaria da studente o da professore – La seconda opzione mi sarebbe piaciuta molto, visto come mi ero trovato bene nell’ambiente universitario, peccato che dopo la laurea la voglia di studiare mi si era completamente esaurita…

10) Esibirmi al cabaret – Accantonato il sogno di una carriera artistica come comico mi tocca accontentarmi, anche se non è poco, essere citato per due o tre volte dal cabarettista di turno (anche se il pubblico ignorava completamente chi fossi e anzi probabilmente pensava che facendo il mio cognome l’artista facesse ancora una volta sfoggio del suo proverbiale non-sense).

Acqua sotto i ponti

acqua e papere

Sei anni e 500 post fa la mia vita era completamente diversa. Delle due persone con cui vivo adesso, una non la conoscevo ancora e l’altra non era neanche nata, la mia casa era un’altra e anche il posto dove lavoravo.

Sono passati sei anni, un periodo che nell’arco di una vita intera può sembrare relativamente breve, ma in questo lasso di tempo la mia intera esistenza è cambiata, e da pochi mesi la persona  che ho al mio fianco (e spero per tutta la vita) mi ha anche regalato la gioia di essere papà e da due siamo diventati tre (otto contando i gatti).

Sei anni fa (più o meno), in un’altra vita, inauguravo quasi sovrapensiero questo blog, che ha raccolto un numero tanto incredibile di stupidaggini e deliri, ed è curioso che il sesto compleanno del blog ha coinciso con la pubblicazione del cinquecentesimo post, che -sia detto per debito di chiarezza- non è questo ma quello precedente.

E’ scientificamente dimostrato ha cambiato più volte aspetto, quasi come un mutaforma rettiliano, da blog di riserva praticamente inutilizzato, a diario di una delusione sentimentale, da presa in giro del celebrazionismo delle giornate mondiali, fino all’esperimento (ancora in corso) di dare Risposte a tutti i dubbi del mondo, lasciando sempre spazio alle notizie ASMA dalla Russia, le notizie curiose, non sempre attendibili, che però hanno attirato migliaia di lettori interessati agli gnomi della foresta di Komi, ai vampiri di Supirgrad o alla lapide aliena di Lesosibirsk, navigatori approdati per caso su queste sponde, ma che mi hanno permesso di superare (addirittura!) quota 127 mila lettori.

Ma soprattutto, è un blog che dura e continua nel tempo, nato quando facebook da noi non lo conosceva nessuno ma ancora attivo, e nel mondo così caduco del web (quanti blog nati nel 2008 esistono ancora?) è il mio maggiore orgoglio.

Numeri civici

fotomuggia

Capita che qualcuno in tutta la vita non cambi mai casa, anzi è alta la percentuale di italiani che vive nel comune dove sono nati i loro genitori, alla faccia del paese di migranti.

Nel mio caso invece, ho migrato tante volte, una particolarmente significativa, passando comunque per 8 traslochi e 5 diversi comuni.

Adesso sono da sei mesi nella mia nuova casa, anzi nella nostra nuova casa, e penso di essere finalmente approdato in una casa e in un luogo dove mi voglio fermare a lungo.

Per cui l’occasione è buona per riepilogare i numeri civici della mia vita.

87 (1970-1973)

Per i primi tre anni ho abitato al n. 87, il numero della mia prima casa e di tantissimi ricordi della mia giovinezza, perché era la casa dei nonni, un luogo dove dove tornavo spesso, e di cui ho portato un pezzo con me (nel senso di mobili rimessi a nuovo).

12/B (1974-1980)

Era il numero dell’indimenticabile attico, troppo bello per essere vero, e infatti eravamo in affitto e dopo sette anni ce ne siamo dovuti andare.

24 (1981-1994)

E’ stata la prima casa di proprietà (dei miei), l’unica casa nuova in cui ho vissuto, ma non l’ho mai amata fino in fondo anche se la mia cameretta era più grande e attualmente è la casa in cui sono stato per un periodo più lungo.

8 (1994-1998)

La mia prima casa da solo era un miniappartamento nella grande Città, mi ci sono trovato quasi per caso, e per caso ho imparato a gestire una casa, a fare la spesa, ad arrangiarmi, e tutte le cose (probabilmente) un po’ male.

10 (1999-2002)

Dalle mie parti le opportunità di lavoro erano poche, e allora ho dovuto cambiare città e regione, ho trovato la prima casa che ho cercato, in un paesino di campagna, uno strambo miniappartamento  con l’orto in un caseggiato degli anni ’20, era abbastanza orrenda ma un pochino ci sono rimasto affezionato.

32 (2002-2006)

Da una casa in affitto sono passato a un’altra casa in affitto, ma l’appartamento stavolta era più grande, anche inutilmente grande, con due enormi stanze da letto e un bel terrazzo ma una cucina lunga  e stretta e un’evidente esigenza di riammodernamento.

6 (2006-2012)

I miei numeri civici sono quasi sempre stati pari, così è stato anche per la prima casa che ho acquistato, una casa degli anni sessanta dove ho vissuto per sei anni senza mai sentirmi davvero a casa mia, forse perché dentro di me sentivo che sarebbe stato solo un passaggio, e alla fine è stato davvero un passaggio da una vita a un’altra, perché dal 2006 ad oggi tutto nel frattempo è cambiato nella mia  vita (a parte i gatti, che però nel frattempo sono passati da 3 a 5).

2 (2013-?)

Alla fine è cambiata anche la casa, ora sono arrivato al n. 2, la casa più bella e più mia che io abbia mai avuto, anche più bella del famoso attico (anche se un po’ lo ricorda) e soprattutto la casa che ho scelto insieme alla donna che amo, e dove tra qualche mese, insieme a noi e alla colonia felina, arriverà un’altro piccolo inquilino.

Che magari tra quarantanni scriverà un post come questo, partendo però dal n. 2.

Dopo qualcosa c’è

 

On death and dying by Joni Lynne

Risposta n. 28

Scientificamente che c’è dopo la morte?

Evidentemente la precedente Risposta deve avere attirato sui pixel di E’ scientificamente dimostrato molti internauti interessati all’aldilà, e per questo per due giorni consecutivi qualcuno è capitato qui chiedendo a google cosa c’è dopo la morte. Ma pretendendo una Risposta scientifica.

Mica facile.

Appurato che dopo la morte qualcosa ci deve sicuramente essere, perché ne sono abbastanza assolutamente convinto, per sapere che cosa ci sia veramente dovrò attendere un bel po’ di tempo (almeno spero).

In attesa di venirvelo a raccontare in qualche modo tra diverse decine di anni, nel frattempo posso rifarmi ai risultati di un sondaggio riservatissimo, che ho ottenuto da Julian Assange, e che era stato effettuato sotto la presidenza Reagan dall’agenzia federale per il soprannaturale e la difesa contro le arti oscure intervistando solo fantasmi durante sedute spiritiche.

Le risposte degli spiriti interpellati erano state:

per il 43% dopo la morte c’è la reincarnazione (i fantasmi indù e buddhisti hanno dato il loro bel contributo a questo dato)

per il 34% si va in paradiso o all’inferno, declinati non mille maniere diverse

per il 6% dopo la morte non c’è nulla (quelli che hanno dato questa risposta sono i c.d. fantasmi atei, che il più delle volte non si rendono nemmeno conto di essere morti, tipo in quel film con Nicole Kidman, e che sono condannati a vagare come spettri finché non ammettono di essersi sbagliati)

il 5% dice che è una specie di via di mezzo tra una discoteca hip hop e l’immaginario del dott. Parnassus;

un altro 5% non ha molto chiaro cosa succeda dopo la morte ma spera che non si risolva tutto nel vagare come spiriti ectoplasmatici per l’eternità

per il 4% è la morte che non esiste;

il 3% ha non risposto o era un demone infiltratosi nella seduta spiritica.

Secondo me (ma chi mi segue e ha buona memoria questo lo sa) la risposta giusta è la reincarnazione, che però, a differenza di alcune culture orientali, interpreto in maniera positiva, per cui la morte non mi spaventa di per sé. Tanto poi rinasco.

Quello che mi spaventa davvero è che se muori prematuramente devi ricominciare daccapo, e quindi di nuovo interrogazioni di matematica, di nuovo esame della patente (ne sai qualcosa, vero, Marta? 🙂 ) e soprattutto niente più sesso fino a quando avrò sedici o diciotto anni… No, meglio vivere ancora un bel po’ di tempo questa vita!

Where are you, Bellaccina?

Ne avrei davvero tante di cose da raccontare.

Ieri e oggi la connessione del residence è saltata, ma siccome sono un ragazzo fortunato ora vi scrivo live da un locale che per il modico prezzo di 10 dollari ti offre la connessione gratis, una birra, una new york cheese cake e un concerto dal vivo, con un ragazzo americano che piacerebbe alla mia ex che suona il violino.

No cover, qui lo specificano sempre, solo musica originale.

Anche io voglio solo musica originale, nel mio futuro; qui, con tanto tempo per me stesso e tanto tempo per conoscere persone di tutto il mondo, e per respirare un aria così nuova e diversa, ho finalmente capito perché tutte le opzioni che la vita mi presentava davanti non mi andavano bene; nessuna di queste è quella giusta per me, quando un luogo o una scelta di vita sono quelli giusti per te lo respiri al primo istante, non ci sono dubbi.

E capisci subito che il posto dove sei o dove potresti andare (o tornare) non è quello giusto per te.

Così è anche per le persone; basta ascoltare te stesso, e comprendi immediatamente se la persona che hai appena visto due tavoli più in là è quella giusta. Non ci sono dubbi, basta ascoltarsi, solo che per ascoltarsi davvero attorno a te ci deve essere silenzio.

Qui, tanto lontano da casa che a guardare la cartina fa impressione, ho capito intanto il nome della persona che il destino ha riservasto a Fra Puccino; l’ho capito da Tully’s Coffee, 200 metri prima di Starbucks, dove vendono il Bellaccino.

Un po’ come un Frapuccino, solo che lo chiamano Bellaccino.

E’ stata un’illuminazione. Se è vero che il leone marino è il marito della foca, il capodoglio è il marito della balena e il calamaro il marito della seppia, allora vuol dire che da qualche parte Fra’ Puccino ha una Bellaccina che lo aspetta.

E adesso so anche quale sogno le voglio offrire.