Acqua sotto i ponti

acqua e papere

Sei anni e 500 post fa la mia vita era completamente diversa. Delle due persone con cui vivo adesso, una non la conoscevo ancora e l’altra non era neanche nata, la mia casa era un’altra e anche il posto dove lavoravo.

Sono passati sei anni, un periodo che nell’arco di una vita intera può sembrare relativamente breve, ma in questo lasso di tempo la mia intera esistenza è cambiata, e da pochi mesi la persona  che ho al mio fianco (e spero per tutta la vita) mi ha anche regalato la gioia di essere papà e da due siamo diventati tre (otto contando i gatti).

Sei anni fa (più o meno), in un’altra vita, inauguravo quasi sovrapensiero questo blog, che ha raccolto un numero tanto incredibile di stupidaggini e deliri, ed è curioso che il sesto compleanno del blog ha coinciso con la pubblicazione del cinquecentesimo post, che -sia detto per debito di chiarezza- non è questo ma quello precedente.

E’ scientificamente dimostrato ha cambiato più volte aspetto, quasi come un mutaforma rettiliano, da blog di riserva praticamente inutilizzato, a diario di una delusione sentimentale, da presa in giro del celebrazionismo delle giornate mondiali, fino all’esperimento (ancora in corso) di dare Risposte a tutti i dubbi del mondo, lasciando sempre spazio alle notizie ASMA dalla Russia, le notizie curiose, non sempre attendibili, che però hanno attirato migliaia di lettori interessati agli gnomi della foresta di Komi, ai vampiri di Supirgrad o alla lapide aliena di Lesosibirsk, navigatori approdati per caso su queste sponde, ma che mi hanno permesso di superare (addirittura!) quota 127 mila lettori.

Ma soprattutto, è un blog che dura e continua nel tempo, nato quando facebook da noi non lo conosceva nessuno ma ancora attivo, e nel mondo così caduco del web (quanti blog nati nel 2008 esistono ancora?) è il mio maggiore orgoglio.

Perché la amo

1) Perchè ama i gatti come me

2) Perché mi fa ridere (e perché pure lei ride alle mie battute)

3) Perché ha ridato un senso alla mia vita

4) Perché non fa discorsi banali e precostituiti e a sentirla parlare non mi annoio mai

5) Perché ha degli occhi bellissimi dal sapore mediorientale

6) Perchè canta bene come Rihanna o Katy Perry

7) Perché canta bene per davvero (pure Rihanna e Katy Perry sono anche brave cantanti, ma diciamocelo, non sono famose per quello)

8) Perché ha un’intelligenza creativa

9) Perché è socievole e le piace fare amicizia con chiunque

10) Perchè quando è di buonumore è la persona più allegra del mondo

11) Perché sa tirare fuori la parte migliore di me e mi fa sentire amato

12) Perché condividiamo gli stessi gusti in fatto di musica, cinema e telefilm

13) Perché so che non mi tradirà mai

14) Perché condivide i miei progetti per il nostro futuro insieme

15) Perché con lei la casa ha preso vita

16) Perché le piacciono i miei amici e lei piace ai miei

17) Perché si entusiasma per ogni cosa nuova

18) Perché è autentica

19) Perché gioca con me ai videogiochi

20) Perché è diversa da me, e la differenza arricchisce

21) Perché nel suo lavoro aiuta le persone più deboli

360°

Vi starete chiedendo gerché ho scelto un goniometro come illustrazione…

Uno dei temi principali dei rapporti di coppia è che sono rapporti a due, ma anche (o almeno così dovrebbe) rapporti a tanti, nel senso che tranne casi patologici o molto sfortunati (lui fa il guardiano del faro di un’isola disabitata, per esempio) una coppia è in relazione anche  con figli, parenti, amici, conoscenti, colleghi di lavoro, vicini di casa, e via dicendo.

Ognuno di questi rapporti merita un post a sé (pensate i tanti che la cara amica Diemme dedica ai rapporti con la figlia), ma intanto voglio cominciare a parlare dei rapporti con gli amici.

Ci sono coppie che limitano molto il range di tipologia di persone con cui entrano in relazione.  E’ il classico caso dei colleghi sposati, tipo il medico con la medica, l’avvocato con l’avvocata, il professore con la professoressa.  Il loro rapporto con il mondo è a 60°, sono quelle coppie che frequentano solo persone del loro ambiente, magari pure dello stesso luogo di lavoro, avete presente i tipi che parlano di argomenti specialistici che conoscono solo loro?

Il livello successivo sono le coppie a 90° (e non fatevi strani pensieri, magari per loro fosse a 90° nell’altro senso), quelli che magari fanno lavori differenti ma frequentano solo persone della loro stessa classe sociale (mamma mia che brutta parola), è una situazione purtroppo molto frequente in una società bloccata e classista come quella italiana, forse in qualche periodo della mia vita pure io ho vissuto esperienze come queste, ma vi assicuro che me ne pento.

Ai livelli successivi, per fortuna, il gradiente di apertura della coppia aumenta.

A120° sono le coppie che magari si somigliano all’interno ma  sono aperte verso gli altri, anche se magari non verso tutti gli altri (diciamo fino a quelli differenti ma non troppo).

A 180° finalmente si comincia veramente a respirare, e qui ci metto anche le coppie eterogenee (lui fa l’operaio e lei insegna) o dove lui o lei sono stranieri, perché in fondo l’apertura mentale e di coppia  c’è anche quando uno dei due ha altre  culture, tradizioni, lingua e magari anche religione.

Via via nel gradiente dell’apertura arrivamo a 270°, dove puoi trovare le coppie molto aperte, quelli che non giudicano le altre persone dal lavoro che fanno, dal quartiere dove vivono, dall’automobile che guidano o dal fatto che si chiamino Loris, Salvatore o Farouk, fino alle coppie a 360°, dove direi ch’è chi frequenta persone di tutti i generi e tipi, da chi ti spiega come ha imparato a fare il caffé in carcere al famoso regista che gira senza soldi perché non ne ha bisogno.

Ecco, per mille motivi, non ultimo il fatto che sia io che Bellaccina siamo persone molto aperte, nel nostro caso forse non arrivamo a 360° ma quasi, ogni volta che usciamo con degli amici si tratta di persone tra loro fortemente eterogenee, mille lavori diversi, cento provenienze differenti, mentalità e abitudini sempre differenti, e se  c’è una cosa che sono molto contento di noi due (ce ne sono molte, ma questa più di tutte) è che ci troviamo bene sempre, accomunati comunque da una grande curiosità verso il mondo e verso l’altro, e da un filo di entusiamo quasi infantile.

E voi, che tipo di coppia siete e vorreste essere?

Due di Cuori

Ora che finalmente la Congregazione dei Frati Puccini mi ha concesso la dispensa alla convivenza more uxorio con Suor Bellaccina, rendendo così legale anche ai fini ecclesiastici la vita insieme che facciamo da settembre, ho pensato di parlare un po’ anche della nostra vita di coppia, restando comunque nell’ambito di quel fil rouge che mi ha sempre portato a parlare, su questi pixel, di amore, relazioni e sentimenti.

Con il prossimo post comincia Due di Cuori; non so se questa rubrica continuerà a lungo come rubriche di successo quali Risposte o Giornate mondiali, ma intanto spero che il nome vi piaccia.

E non abbiate il timore di essere sommersi da un mare di melassa e romanticherie. Non è questo lo stile con cui voglio parlare di me e Bellaccina, a partire dalla foto che ho scelto come illustrazione di questa presentazione.

Where are you, Bellaccina?

Ne avrei davvero tante di cose da raccontare.

Ieri e oggi la connessione del residence è saltata, ma siccome sono un ragazzo fortunato ora vi scrivo live da un locale che per il modico prezzo di 10 dollari ti offre la connessione gratis, una birra, una new york cheese cake e un concerto dal vivo, con un ragazzo americano che piacerebbe alla mia ex che suona il violino.

No cover, qui lo specificano sempre, solo musica originale.

Anche io voglio solo musica originale, nel mio futuro; qui, con tanto tempo per me stesso e tanto tempo per conoscere persone di tutto il mondo, e per respirare un aria così nuova e diversa, ho finalmente capito perché tutte le opzioni che la vita mi presentava davanti non mi andavano bene; nessuna di queste è quella giusta per me, quando un luogo o una scelta di vita sono quelli giusti per te lo respiri al primo istante, non ci sono dubbi.

E capisci subito che il posto dove sei o dove potresti andare (o tornare) non è quello giusto per te.

Così è anche per le persone; basta ascoltare te stesso, e comprendi immediatamente se la persona che hai appena visto due tavoli più in là è quella giusta. Non ci sono dubbi, basta ascoltarsi, solo che per ascoltarsi davvero attorno a te ci deve essere silenzio.

Qui, tanto lontano da casa che a guardare la cartina fa impressione, ho capito intanto il nome della persona che il destino ha riservasto a Fra Puccino; l’ho capito da Tully’s Coffee, 200 metri prima di Starbucks, dove vendono il Bellaccino.

Un po’ come un Frapuccino, solo che lo chiamano Bellaccino.

E’ stata un’illuminazione. Se è vero che il leone marino è il marito della foca, il capodoglio è il marito della balena e il calamaro il marito della seppia, allora vuol dire che da qualche parte Fra’ Puccino ha una Bellaccina che lo aspetta.

E adesso so anche quale sogno le voglio offrire.

Solletico e gelosia

Jealousy by Karinakay on Deviantart.com

Risposta n. 2

La domanda di oggi viene direttamente da un anonimo navigatore che si chiede

chi soffre il solletico è geloso?

Devo ammettere che si tratta di un quesito di non facile soluzione.

Le persone che soffrono il solletico sono più sensibili e possono lasciarsi andare ad emozioni forti, per cui possono cadere più facilmente vittima della gelosia.

D’altro canto chi ha uno spirito più infantile e giocoso è meno recettivo a sentimenti così noiosi e impegnativi come la gelosia.

La questione, insomma, è di non facile soluzione, per cui non mi resta che aprire il Grande Libro delle Risposte, che contiene una facile ricetta contro partner gelosi e possessivi, e per tentare di evitare di sperimentare dal vivo i processi della Santa Inquisizione dopo una serata per conto vostro.

Quando il vostro marito o la vostra moglie danno in gelosia, approcciateglisi e iniziate a praticargli il sollecito; se otterrete un salutare scoppio di risa, ogni problema sarà risolto.

Se il vostro marito o la vostra moglie vice versa rimarranno fermi in quell’espressione seria e corrucciata, staccateviglisi e lasciateli perdere; ma lasciateli perdere proprio

Questo non è il mio pensiero, ma l’autorevole opinione del Grande Libro delle Risposte; non è la Bibbia e anche se lo fosse fareste comunque bene a pensare con la propria testa. E se si va, e non siete d’accordo con la Risposta, condividete con gli altri la vostra idea.

Un cocomero di polistirolo espanso con sopra inciso il vostro nickname non verrà donato a chi tra i miei lettori darà la migliore risposta.

Il fumo e lo specchio

Smoke and mirrors by Muted Margot on Deviantart.com

No, non è il titolo di un volume della serie di Narnia…  Il fumo e lo specchio è la giornata mondiale di oggi, in cui si celebrano i discorsi  ingannevoli, fraudolenti e incosistenti che gli anglosassoni chiamano, appunto, smoke and mirrors (lo so che mirrors è plurale ma tradotto con il singolare suona meglio).

Nella giornata del trionfo leghista nella regione dove vivo, che era prevedibile ma ha superato ogni previsione, dovrei farmi un discorso smoke and mirrors davanti allo specchio fumandomi un sigaro, e tentando di autoconvincermi di non vivere nella regione più di destra d’Italia.  Avevo qualche speranza con la Calabria, ma lì la destra è al 58,9%, qui al 60% e quindi niente da fare.

No, meglio pensare ad altro.

Per l’esempio all’ultimo mio discorso stile fumo & specchio.

Non è stato poi tanto tempo fa, stavo passeggiando per le calli di un città straniera, e la persona che camminava al mio fianco mi fece una di quelle domande cui qualunque risposta dai sei fregato.

Non so se avete presente, quelle domande tipo “tu sei innamorato di me?” o “tu cosa provi per me esattamente?“.  Quelle domande da donne cui noi uomini cerchiamo sempre di sfuggire, anche perché non te le fa mai la persona giusta.

In quella situazione, in particolare, ero davvero in difficoltà.   E in questi casi la verità diventa davvero un aspetto secondario e non influisce per nulla sulla risposta che devi dare.

Se rispondevo sì, la situazione diventava imbarazzante, se rispondevo no, magari l’altra persona ci rimaneva molto male.

Così ho improvvisato un discorso senza capo né coda, contorto, contraddittorio, con le frasi incominciate e poi interrotte a metà.

Stranamente ha funzionato.  Tanto stranamente che a un certo punto mi è venuta la tentazione di chiederle se avesse capito cosa intendevo dire. Ma ho avuto il buon senso di starmene zitto.

Non si sfida la fortuna.