Allarme ornitorinchi in Russia

(ASMA) Nižnij Novgorod, 26 Giu – Sta avendo gravi conseguenze la popolare moda di prendersi un ornitorinco in casa come animale domestico che si era diffusa recentemente anche nella città di Nižnij Novgorod, nella Russia centrale.

Secondo quanto riferisce l’agenzia russa Notizjia, pare che molti ornitorinchi fuggiti o abbandonati dai loro padroni, e adattatisi rapidamente a vivere sulle rive del Volga,  si siano raggruppati in branchi e abbiano cominciato a darsi ad atti teppistici, aggredendo altri animali domestici come gatti, furetti e cani di piccola taglia, e lasciando anche segni di graffi sui muri.

Con il tempo pare che i feroci palmipedi stiano diventando sempre più aggressivi, tanto che voci non confermate dalle autorità e dalla polizia hanno anche riferito di due o forse tre aggressioni a bambini, per fortuna rimasti illesi.

Il sindaco della città russa, Alexei Slovotekov, ha rifiutato ogni allarmismo, negando che la municipalità di  Nižnij Novgorod stia pensando di adottare provvedimenti restrittivi contro il possesso di ornitorinchi, e ha anzi rilasciato la seguente dichiarazione:

“E’ ora che gli pseudogiornalisti di Notizjia la smettano di diffondere notizie come queste, inventate di sana pianta, mettendo nel panico gli onesti cittadini della nostra bellissima città”.

La redazione dell’agenzia Notizija ha replicato al sindaco ribadendo che intende continuare a svolgere il proprio lavoro senza farsi intimidire da questo grave attacco al diritto di cronaca e alla libertà di stampa.

Annunci

A piedi nudi nel metrò

Cartellomistica n. 4.

Abbandonate ogni speranza voi che speravate di emulare la Bjork di Dancer in the dark, e ballare a piedi nudi come in un musical a fianco dei binari della metropolitana di Roma.

Non è consentito.

Come avverte un cartello il cui stato di manutenzione riflette lo stato generale della metropolitana romana (ma consoliamoci, quella di Parigi non è messa meglio), disturbare gli altri viaggiatori cantando e suonando rientra tra i comportamenti severamente (mica simpaticamente) vietati, ma anche viaggiare scalzi è proibito.

Mi chiedo chi mai abbia tentato di viaggiare scalzo nella metropolitana di Roma, ma spero che sia una domanda destinata a non avere risposta…

Anche altri due divieti comunque hanno attratto la mia attenzione: quello che riguarda il viaggio con vestiti tanto sporchi da insudiciare gli altri viaggiatori (e che devi fare? immergerti nel catrame?) e ancor prima il divieto di viaggiare con armi cariche o cani.

Evidentemente, armi scariche, tigri, coccodrilli, serpenti a sonagli e velociraptor sono ammessi.

E poi dicono che i burocrati non hanno fantasia…

Citytimico

Una volta tanto parliamo di me.

Non è che in questo blog non parli spesso di me, dei miei sentimenti, delle mie scelte. Solo che di solito parlo anche di me, all’interno di un discorso che tocca un argomento in generale.

Oggi invece comincio parlando proprio di me, e di un aggettivo che mi ha attribuito una cara amica

sei un citytimico

La mia amica alludeva all’indecisione sulle mie scelte di vita future, e in particolare al dilemma che mi attaglia da almeno sei mesi (ma anche da prima) sulla città da eleggere a futuro luogo di vita e di lavoro, e di cui qualche volta ho parlato anche su questi pixel.

In effetti sulla scelta di dove andare a vivere sono un po’ come un ciclotimico che cambia umore a ogni piè sospinto, con l’aggravante per di più di coinvolgere in questi miei continui cambi di corsia anche la mia dolce Bellaccina, ancor più dolce perché sopporta questo mio girovagare mentale.

Ogni tanto penso di essere arrivato a una decisione; per un certo tempo la mia scelta è stata Roma, e forse sarebbe stata Roma se fosse stata la città che era negli anni sessanta o settanta (almeno come me la immagino io)… poi ho pensato a Milano, città che apprezzo sotto tanti profili, ma per me non offre le opportunità che invece avrei avuto nella Capitale, e allora ho pensato di restare a NordEst, indeciso però (e lo sono tuttora) tra il restare dove sono e tornare ai confini d’Italia, nella natìa Trieste.

Trieste è una bella città, c’è il mare, è la mia città, però è molto scomoda, l’Italia matrigna l’ha praticamente tagliata fuori dai collegamenti, l’alta velocità è un miraggio e i voli dal suo aeroporto si contano sulle dita di una mano, e siccome in questo momento per lavoro devo spostarmi molto spesso, soprattutto verso Roma, il ritorno a casa è una prospettiva ancora irrealizzabile.

Per il momento quindi mi sa che resterò in questa cittadina che non ho mai sentito mia, ma dove però vivo e lavoro bene, e che perlomeno ha il pregio di fare parte della Megalopoli padana, la grande città diffusa nel cuore del Nord Italia.

Non so se la Megalopoli padana me la immagino nella mia testa, o se esiste veramente, però se penso che da un quartiere di Roma all’altro in certe ore della giornata ci si mette lo stesso tempo che ci metto io per arrivare a Milano, o quando rifletto al fatto che attraversando l’A4 da Venezia a Milano e guardando fuori dall’autostrada, forse con la sola eccezione della zona vicino al Lago di Garda, è un continuum ininterrotto di città, cittadine, centri commerciali e zone industriali, mi viene da pensare che effettivamente in mezzo alla pianura padana esiste qualcosa di simile alla Bay Area californiana.  Un’unico, lunghissimo, agglomerato urbano, che se guardate una foto satellitare notturna ha la forma di una grande cometa.

Così, da un lato è vero che momentaneamente sto scegliendo la provincia, ma almeno mi consolo con il fatto che questa cittadina fa parte della coda della grande cometa megalopolitana. E che sia vero o no, l’importante è crederci.

Almeno per adesso…

Professione wife sitter

un dog sitter di classe può essere un ottimo wife sitter

(ASMA) San Pietroburgo, 8 Giu – E’ stato condannato a 3 anni e 6 mesi per truffa e false dichiarazioni precontrattuali Salvatore Maritozzo, ragazzo italiano nato a Caserta, cresciuto a Milano e poi emigrato in Russia (non è lui nella foto), dove aveva provato con successo a buttarsi in una nuova professione molto in voga in Russia: quella di wife sitter.

Come ricorda l’agenzia russa Notizija, che ha riportato la notizia, la professione di wife sitter è nata nella Russia di nuovi ricchi ed oligarchi, per risolvere ai problemi di quei top manager e uomini d’affari che dopo avere sposato bellissime e appariscenti ex modelle stile Xenia Tchoumitcheva scoprono di non avere tempo né voglia per dedicarsi alle loro consorti.

E’ per questo, che è nata l’idea dei wife sitter, giovani uomini  colti e di bell’aspetto  pronti a occuparsi di accompagnare le mogli dei super ricchi a teatro, ai concerti, a fare shopping, a prendere il the, in palestra, e comunque a tutti gli impegni a cui i facoltosi mariti non hanno tempo o voglia di andare.

Un buon sistema, pare, per evitare alle signore di annoiarsi, con il rischio di distrarsi nel modo scelto da Anna Karenina, e che ovviamente terrorizza chiunque si sia scelto una moglie per le stesse ragioni per cui si sceglie un’automobile sportiva.

Naturalmente, per lo stesso motivo, i mariti richiedono wife sitter che siano rigorosamente e preferibilmente vistosamente gay (“raffinati e amanti della moda” per usare l’eufemismo di una della maggiori agenzie di wife sitter), ma è evidente che i lauti guadagni per un lavoro così poco impegnativo potessero allettare dei millantatori, come pare fosse il nostro connazionale, che a detta dei tre mariti che lo hanno denunciato gay non era affatto, tanto da approfittare di tutte e tre le mogli che gli erano state affidate in custodia.

Nonostante le tre signore fossero tutte consenzienti, fornire false dichiarazioni per ottenere un contratto lavorativo in Russia è reato, e così al falso gay di casa nostra si sono aperte le porte del carcere.  Chissà se quando finirà di scontare le propria pena deciderà di rientrare in patria per aprire anche da noi un’agenzia di wife sitter!

La natura di Wolverine

“Wolverine è un licantropo?”

Risposta n. 45

Ci sono molte cose che mi piacciono della mia Bellaccina, che da diversi mesi ormai è diventata la fidanzata di R.P., l’identità segreta che assumo nella vita reale, quando non sono Fra’ Puccino.

In realtà, a voler essere precisi, il mio vero me stesso è Fra’ Puccino, non indosso un costume per diventare Fra’ Puccino, è per diventare R.P. che mi devo travestire, ma questo è un altro discorso…

Stavo dicendo che molte cose mi piacciono di Bellaccina, e una di queste è che gli piacciono i film fumettistici come X-men o (persino!) Sin city.

E’ vero che, per quanto riguarda gli X-men, il suo interesse è dovuto in parte all’interpretazione e ai muscoli di Hugh Jackman nella parte di Wolverine, ma mi piacciono queste ragazze contemporanee che giocano ai videogiochi e guardano i film dei supereroi.

Proprio grazie a Bellaccina ho riscoperto capolavori come Kill Bill (premio virtuale a chi coglie la citazione nel post) e la saga degli X-men, in cui indubbiamente spicca Wolverine, nom de plume di James Howlett aka Logan.

Ora, rispondendo alla domanda dell’anomimo internauta, di cui mi stavo quasi dimenticando, mi sembra corretto precisare (amici nerd, corrigitimi se sbalio) che Wolverine non è un licantropo, bensì un mutante, appartenente alla specie degli homo sapiens superior.

Peraltro, come suggerisce il nome, Wolverine non potrebbe comunque essere un uomo-lupo, ma al limite un uomo-ghiottone, perché ghiottone è la traduzione in italiano del nome del carnivoro che gli americani chiamano wolverine, una specie di orsettone ungulato. Tanto che è vero che nelle prime apparizioni fumettistiche in Italia qualche genio editoriale battezzò il supereroe il Ghiottone, neanche fosse una pizzeria gestita da un titolare sovrappeso, e meno male che non scelse il nome scientifico dell’animale, il poco poetico Gulo-Gulo.

Interessante per altro notare che dopo una lunga evoluzione alla fine l’icona di Wolverine  si è incarnata nel suo perfetto interprete Hugh Jackman, per cui oramai viene difficile pensare al più famoso degli X-men con un aspetto diverso da quello del suo alter ego cinematografico, più umano e meno superomistico di quello del fumetto e di quel pupazzetto con cui giocava mio fratello e grazie al quale tanti anni fa ho scoperto l’esistenza di un mutante chiamato Wolverine.

Tutte le sfortune

Ultimamente, non per mia colpa, ma dei troppi impegni, bloggo un poco meno.  Lo so, e me ne spiace, ma oggi provo un poco a rimediare, e anche per festeggiare il superamento dell’ambita soglia delle 80 mila visite (grazie mille, amiche e amici miei!) vi regalo una risposta che vale doppio, perché risponde non a una ma a due domande arrivate via google:

 “Superstizione: perdere una croce?”

“Lauro credenza sfortuna tagliare il lauro porta sfortuna?”

Risposta n. 44.

La risposta più corretta probabilmente dovrebbe essere un’altra domanda: ma come fate a credere a queste cose?

Però è buona educazione non rispondere a una domanda con una domanda e allora provo a rispondere, dopo un’accurata ricerca bibliografica a cura della redazione di E’ scientificamente dimostrato (un sentito grazie a Maria Luna, Omero e Bartolomeo), di cui garantisco l’assoluta inattendibilità.

Chi perde una croce perderà tutti gli oggetti che possiede in casa e il cui nome inizia con la lettera C a meno che entro sette giorni dalla perdita non percorra a piedi la strada fino al santuario più vicino a casa sua e accenda sette candele a tutti i santi che sono stati invocati nel giorno del suo battesimo (ricordatevi di cercare chi era il vescovo di quella città e a chi era intitolata la chiesa in cui siete stati battezzati).

Peggio se si taglia un lauro o alloro, pianta sacra al Dio Apollo, e che secondo leggende popolari è una pianta con molti pregi, tra cui la protezione dai fulmini (?).  Tagliare la potatura porta sfortuna a te e a tutta la tua famiglia, e qui non c’è rimedio, dovevate pensarci prima.

Solo i famigliari del potatore possono cavarsela, a condizione che ognuno di loro pianti una nuova pianta di alloro nella propria proprietà, ma lo devono fare tutti i parenti vivi fino alla settima generazione, se anche uno solo non lo fa la sfortuna rimane.

Questo me l’ha detto la capra della foto.