E’ tradimento anche se…

Unfaithful by dNaci on deviantart.com

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Lungi da me ogni spirito di chiuso moralismo, però non si può non considerare eticamente scorretto il tradimento sentimentale, inteso come rottura del vincolo di esclusività che è normalmente alla base di un rapporto di coppia.  I confini di cosa rientra e cosa non rientra nel concetto di tradimento non sono però sempre così chiari, e allora eccovi qui un decalogo di comportamenti che apparentemente non sembrano tradimenti perché non comportano la consumazione di un vero e proprio atto sessuale, ma che E’ scientificamente dimostrato ritiene assimilabili a un (principio di) tradimento.

Quali sono i casi in cui se sei da solo/a con una persona dell’altro sesso è quasi come tradire?

Risposta n. 79

1) se in automobile andate insieme in autostrada e siete solo voi due (il tradimento scatta passato il casello, è più grave se vi fermate all’autogrill)

2) se entrate insieme in un negozio di biancheria intima e la donna acquista un capo sexy

3) se chattate on line per più di 25 minuti al giorno per almeno 7 giorni consecutivi

4) se vi mandate più di 150 sms in una settimana

5) se andate al mare e vi immergete per fare snorkeling voi due soli (e almeno non dimenticatevi le precauzioni come maschera e boccaglio)

6) se bevete dallo stesso bicchiere o dallo stesso boccale (meno se dalla stessa tazza)

7) se flirtate così pesante che quando rimanete da soli vi dovete ognuno/a sfogare per conto suo

8) se vi scambiate un capo d’abbigliamento a contatto con la pelle (è tradimento se vi scambiate una maglietta, no se vi scambiate un palteau)

9) se andate a cena fuori e ordinate un dolce in due da mangiare insieme (il quasi-tradimento è più grave se il dolce ha un nome romantico, mentre non c’è tradimento se il fatto avviene a pranzo o colazione)

10) se avete letto questo articolo per verificare se il vostro comportamento era quasi tradimento, se vi è venuto il dubbio è quasi tradimento a prescindere.

Attenzione però: questo decalogo riguarda solo i casi di quasi tradimento, perché anche se avete fatto tutte queste 10 cose con una sola persona, e avete più di 12 anni, non vuol dire che ci stiate insieme (anche se probabilmente se fareste un passo avanti l’altra/o vi lascerebbe fare).

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360°

Vi starete chiedendo gerché ho scelto un goniometro come illustrazione…

Uno dei temi principali dei rapporti di coppia è che sono rapporti a due, ma anche (o almeno così dovrebbe) rapporti a tanti, nel senso che tranne casi patologici o molto sfortunati (lui fa il guardiano del faro di un’isola disabitata, per esempio) una coppia è in relazione anche  con figli, parenti, amici, conoscenti, colleghi di lavoro, vicini di casa, e via dicendo.

Ognuno di questi rapporti merita un post a sé (pensate i tanti che la cara amica Diemme dedica ai rapporti con la figlia), ma intanto voglio cominciare a parlare dei rapporti con gli amici.

Ci sono coppie che limitano molto il range di tipologia di persone con cui entrano in relazione.  E’ il classico caso dei colleghi sposati, tipo il medico con la medica, l’avvocato con l’avvocata, il professore con la professoressa.  Il loro rapporto con il mondo è a 60°, sono quelle coppie che frequentano solo persone del loro ambiente, magari pure dello stesso luogo di lavoro, avete presente i tipi che parlano di argomenti specialistici che conoscono solo loro?

Il livello successivo sono le coppie a 90° (e non fatevi strani pensieri, magari per loro fosse a 90° nell’altro senso), quelli che magari fanno lavori differenti ma frequentano solo persone della loro stessa classe sociale (mamma mia che brutta parola), è una situazione purtroppo molto frequente in una società bloccata e classista come quella italiana, forse in qualche periodo della mia vita pure io ho vissuto esperienze come queste, ma vi assicuro che me ne pento.

Ai livelli successivi, per fortuna, il gradiente di apertura della coppia aumenta.

A120° sono le coppie che magari si somigliano all’interno ma  sono aperte verso gli altri, anche se magari non verso tutti gli altri (diciamo fino a quelli differenti ma non troppo).

A 180° finalmente si comincia veramente a respirare, e qui ci metto anche le coppie eterogenee (lui fa l’operaio e lei insegna) o dove lui o lei sono stranieri, perché in fondo l’apertura mentale e di coppia  c’è anche quando uno dei due ha altre  culture, tradizioni, lingua e magari anche religione.

Via via nel gradiente dell’apertura arrivamo a 270°, dove puoi trovare le coppie molto aperte, quelli che non giudicano le altre persone dal lavoro che fanno, dal quartiere dove vivono, dall’automobile che guidano o dal fatto che si chiamino Loris, Salvatore o Farouk, fino alle coppie a 360°, dove direi ch’è chi frequenta persone di tutti i generi e tipi, da chi ti spiega come ha imparato a fare il caffé in carcere al famoso regista che gira senza soldi perché non ne ha bisogno.

Ecco, per mille motivi, non ultimo il fatto che sia io che Bellaccina siamo persone molto aperte, nel nostro caso forse non arrivamo a 360° ma quasi, ogni volta che usciamo con degli amici si tratta di persone tra loro fortemente eterogenee, mille lavori diversi, cento provenienze differenti, mentalità e abitudini sempre differenti, e se  c’è una cosa che sono molto contento di noi due (ce ne sono molte, ma questa più di tutte) è che ci troviamo bene sempre, accomunati comunque da una grande curiosità verso il mondo e verso l’altro, e da un filo di entusiamo quasi infantile.

E voi, che tipo di coppia siete e vorreste essere?

Distanzamiamoci

Risposta n. 37.

Perché si scelgono storie d’amore a distanza?

Non me lo ricordo più come era nata questa domanda, forse per generazione spontanea durante una  conversazione con i miei amici e le mie amiche di blog.

Di amori a distanza ne avevo già trattato, quando avevo parlato della formula per la verifica della fattibilità degli amori a distanza

Km x MAP : A = X
in cui Km sta per chilometri, MAP per massimo amore possibile ed A per Amore effettivo, e  X è la misura della fattibilità (il rapporto funziona, se X è inferiore a 100)

La mia formula però non dice perché si scelga di vivere un amore che ci obbliga a un rapporto molto stretto con tutti i mezzi di comunicazione inventati dall’umanità: il treno, l’automobile, qualcheduno anche l’aereo.

Una risposta può essere che siamo istintivamente attratti da chi è più lontano da noi, sia geneticamente che culturalmente, e d’altronde il senso biologico della riproduzione sessuale è proprio la mescolanza di due individui diversi, e più diversi sono  meglio è.  L’esatto opposto di quel proverbio contadino che invita a scegliere donne e buoi dei paesi tuoi con un ottimo mix tra xenofobia e maschilismo.

Un’altra risposta è che le relazioni sentimentali nascono per caso, hai incontrato quella persona lì, vi siete piaciuti, vi siete innamorati, e la storia è andata avanti nonostante la distanza.

Un’altra risposta ancora, la più cinica, è che le storie a distanza capitano, come capitano quelle a vicinanza, ma la distanza aiuta la crescita delle storie da virgulti, evitando che la troppa frequentazione degeneri in scarsa sopportazione.

Poi c’è la spiegazione romantica, quella che (già immagino) sarà prediletta da molte delle mie disaffezionate lettrici: nel Mondo non ci sono migliaia di persone fatte per noi, ce ne sono poche, pochissime, forse soltanto Una, la famosa Anima Gemella. E allora già è andata bene ad averla trovata, l’Anima Gemella, e chissenefrega se per passare mezza giornata con lei devo farmi 11 ore di viaggio nel pulmann che fa Torino-Timisoara.

Anche io vivo un rapporto a distanza, e in generale non mi ricordo nemmeno quante volte ho aspettato l’arrivo di una persona amata alla stazione dei treni, e quante volte l’ho vista partire.

Ma quale sia la risposta al perché ci si ami tanto a distanza, non la so. Ma sono certo che tra i miei amici e amiche di blog ci sarà chi mi vorrà aiutare.

La dimentidanza

Risposta n. 18

“Tutto si può cancellare?”

A suo tempo avevo scritto un post (che evidentemente è stata la carta moschicida che ha attirato l’anonimo navigatore su queste pagine) intitolato Tutto non si cancella, e per essere coerenti con quanto ho scritto allora la Risposta alla Domanda n. 18 dovrebbe essere negativa: nulla si cancella, casomai si dimentica.

Vero è, peraltro, che ho ricevuto il Grammy dell’Incoerenza, è che quindi  a distanza di qualche tempo potrei pure darmi torto, fomentando così le voci secondo cui in realtà Fra’ Puccino non è una sola persona, ma un team di autori  un po’ come Wu Ming (secondo un altra voce in realtà dietro Fra’ Puccino si  celerebbe il nobiluomo inglese Edward de Vere).

Piuttosto che cambiare opinione, meglio cambiare tema, e se mesi or sono avevo parlato di momenti, ora potrei parlare di persone.

Ma mi sa che mi tocca essere coerente con me stesso; per quanto lo vorremmo, per quanto talvolta ne sentiamo l’impellente bisogno, non si possono cancellare le persone, al massimo direi che le possiamo dimenticare.

Ovviamente è più facile dimenticare una persona che è stata protagonista di pochi ricordi della nostra vita, se di una persona abbiamo tanti ricordi è più difficile dimenticarla, perché quella persona finisce per riaffiorare sempre, e quando il ricordo non fa più male a noi, rischia di fare male alla persona che abbiamo al nostro fianco.

Ma come fare per cancellare dimenticare qualcuno? Ci vuole impegno e costanza, non telefonare, non mandare mail, non fare commenti su facebook, eliminare le tracce di quella persona dalla nostra vita e dalla nostra casa, ma senza operazioni drastiche di pulizia ad personam, perché rischieremmo di far riemergere proprio il ricordo di chi vogliamo dimenticare.

La prima settimana è difficile, ma poi con il tempo la dimenticanza viene con sé, e allora sì che potremo ballare la dimentidanza, e mentre muoveremo i piedi come Johnny Depp nel finale di Alice in Wonderland di non riusciremo più a ricordare chi avevamo dimenticato.

Ma se avete qualche suggerimento migliore di questo… sono tutto orecchi; e con me tutte le migliaia di persone che d’ora in avanti vorranno dimenticare qualcuno e finiranno spiaggiate su questo blog.

Cybersesso

Risposta n. 12.

“il sesso virtuale è tradimento?”

Questa volta la Domanda non viene da internet, è una domanda che gironzola nella mia testa da un bel po’ e nella rete anche da più tempo.

La risposta è ovviamente è condizionata dalla valenza che diamo all’amore e al sesso virtuale.

Non mi riferisco al web come mezzo di comunicazione, una chat per me è esattamente come una telefonata, e innamorarsi tramite facebook in fondo non fa tanto differenza che incontrarsi in discoteca.

Pensavo piuttosto a tutte le forme di cybersex che si sono sviluppate spontaneamente su internet, e in cui due persone condividono le proprie fantasie unicamente scrivendo su una tastiera, descrivendo le loro azioni e le proprie (teoriche o reali) sensazioni. C’è chi lo fa second life o su altri mondi virtuali,  chi nei vari MMO(G), di cui avevo già parlato tempo fa, e chissà quanti nelle chat, anche le più banali.

A prescindere da quello che ognuno dei due può fare per conto proprio, è evidente che non si tratta di sesso nel senso canonico, ma è anche vero che tra le due persone coinvolte si crea qualcosa di molto molto vicino a un rapporto sessuale.

E’ allora un tradimento, quello del marito che va su internet e intreccia un colloquio a sfondo sessuale con una sconosciuta?

Personalmente, penso di sì, sebbene ovviamente sia un tradimento meno grave di quello fisico.

Tuttavia, se ci pensiamo bene, in una relazione tra due esseri umani non è il contatto fisico a fare la differenza, ed è per questo che c’è più coinvolgimento emotivo e probabilmente più soddisfazione in un rapporto di sesso virtuale tra due persone reali che in un rapporto di sesso a pagamento, in cui presumibilmente (non ho esperienze dirette) alla soddisfazione fisica non corrisponde alcuna soddisfazione emozionale, perché non c’è interazione con un’altra persona.

Ecco, forse la mia domanda potrebbe essere riformulata così: è un rapporto più significativo quello tra due persone in cui c’è amore fisico senza interazione intellettuale o un rapporto in cui c’è interazione intellettuale senza amore fisico?

Certo, due persone potrebbero anche decidere di avere una coppia virtualmente aperta, fedeli nella vita reale ma promiscui sul web, ma si tratta di una scelta che parte dalla consapevolezza di cosa si sta facendo e di che valore diamo al sesso virtuale.

Sono curioso di conoscere anche l’opinione vostra, miei disaffezionati lettori e soprattutto lettrici, che so sempre molto attive quando si tocca l’argomento tradimento; e se avete voglia, provate anche a rispondere a questa Domanda:

se scopriste  il vostro partner fare l’amore con un’altra/o in qualche mondo virtuale, come reagireste?

Due in una volta sola

Risposta n. 7

“E’ sbagliato volere due donne?

Amare due persone è scientificamente possibile?”.

Due in una volta sola.  Una Risposta per due domande; due donne (o due uomini) per una persona sola.

Rispondere alla seconda domanda è facile, è indubbio che sia possibile amare due o anche tre persone allo stesso tempo, non so se sia stato dimostrato scientificamente (ho fiducia nei ricercatori inglesi o americani), ma per essere possibile lo è, e probabilmente tutti lo abbiamo sperimentato, nei panni del pluriamante attivo o del pluriamato in condivisione.

Rispondere alla prima domanda è più complicato, teoricamente volere due donne allo stesso tempo effettivamente sembra sbagliato, ma finché il desiderio rimane tale e non si trasforma in bigamia, che colpa si può avere?  In fondo è un sentimento o un istinto naturale contro cui poco si può fare.  Si può controllare il proprio istinto, non si può decidere se averlo o meno.

Nella pagina de I Grandi Perchè avevo però proposto una regola per capire, tra due persone, chi si ama di più; se hai un nuovo messaggio (nell’email, sul telefonino, su skype, su facebook) e non sai di chi è, pensa di chi vorresti che fosse, tra le persone che ami contemporaneamente: quella è la persona che ami di più, quella è la persona da scegliere.

Personalmente al momento non ho di questi problemi, gli slot del mio cuore sono tutti liberi; anche se so come vorrei che fosse, la ragazza da amare.

La vorrei più simile possibile alla ragazza del video I Need You Tonight di Professor Green.  La canzone è simpatica e orecchiabile.  Ma la protagonista è la cosa più vicina possibile al mio ideale di sensualità femminile che riesca a immaginare.

Si chiama Carly Baker, e per me è semplicemente perfetta.

L’amore e la lista della spesa

Oggi è una giornata importante, si festeggia il Shopping Reminder Day, la Giornata della Lista della Spesa.

La canzone Your shopping list are poetry, del gruppo rock belga Mint, è la perfetta colonna sonora, anche perché a me ricorda il fatto che fare la spesa insieme può essere un’esperienza molto dolce, per una coppia.

Naturalmente, non sempre è così, anzi, in certe relazioni fare la spesa è un noioso incombente settimanale.

Ma altre  volte può essere un gioioso balletto d’amore tra gli scaffali del supermercato, a comprare le cose che servono a sopravvivere un weekend senza uscire di casa.

Mi ricordo ancora quando, nei primi anni novanta, venendo da una città già allora un po’ più indietro del Veneto moderno e avanzato, con la mia ragazza di quel tempo avevamo scoperto la meraviglia dei primi ipermercati, con una varietà e una possibilità di scelta che nei piccoli supermercati della Trieste di allora nemmeno ci sognavamo.

Un po’ come i berlinesi dell’est quando scoprirono i fornitissimi negozi dell’ovest, camminavamo a bocca aperta per questi scaffali pieni di ogni ben di Dio, e nella nostra beata gioventù riempivamo il carrello come lo riempirebbe un bambino di otto anni.

Il primo fu un Cadoro sulla strada per la montagna, me lo ricordo ancora.

Lo so che quei momenti non torneranno mai più, ma mi piacerebbe nella mia relazione d’amore di domani provare di nuovo lo stesso piacere nel fare la spesa insieme, perché può essere un momento dolce e intenso dell’essere coppia.

Infilare noncuranti nel carrello il barattolo di nutella, non mancare di rifornirsi nello scaffale dei superalcolici, salire sul carrello dopo avergli dato una spinta, comprare qualcosa di assolutamente inutile o incucinabile ma accorgersene solo dopo essere arrivati a casa.

E forse, in quei momenti, si può persino fare a meno della lista della spesa.