Affreschi · Storie e racconti · Uncategorized

Sette giorni animatore

Giorno zero.

Meeting con i team leader e il location manager. Spiegazione delle regole: si deve sempre sorridere, la divisa del club è obbligatoria, si va al gabinetto solo con il permesso dei leader. Contratto bisettimanale rinnovato solo a chi ottiene abbastanza punti sorriso. Nei giorni di riposo è “consigliato” restare nel club e partecipare comunque alle attività, e non dobbiamo neanche pagare! Il location manager terrà lui i ns documenti, così non rischiamo che ce li rubano.

Giorno Uno.

Cambio di alloggio. Per un problema di prenotazioni della struttura, io e l’altro niubbio dobbiamo lasciare il nostro stanzino e trasferirsi su due brandine nel magazzino giochi. Non ci sono finestre e bisogna usare i bagni della piscina “ma adesso non fate i difficili, è solo per 15 giorni”. Nota positiva, sono in team con Alessia di Roma e dopo il cantaperitivo abbiamo socializzato e la sera due ore in spiaggia a raccontarci tutto, o quasi.

Giorno due

Ramanzina del team leader Diego, sul fatto che le ” femmine migliori” spettano agli anziani e noi niubbi “seghe o ospiti, ma non quelle fighe”. E per chi non segue le regole non scritte del gruppo animatori, il trattamento. Adesso sono nel team miniclub senior con il cubano gay, ma solo per ragioni organizzative.

In fondo non è così male, e José è molto simpatico.

Giorno tre

Il miniclub senior si rivela un po’ impegnativo, i due fratelli milanesi di 10 e 12 anni continuano a provocare, ma tengo a mente la regola del sorriso mentre guardo invidioso i colleghi che fanno pilates con le sessantenni. Messaggio vocale un po’ seccato da parte di Alessia perchè me ne sto per le mie e non si fa mica così non è che me la devo tirare perchè faccio l’università.

Giorno quattro

Scherzo pesante da parte dei due fratellini milanesi chepallestominiclub e io e il timido Walter finiamo in infermeria. Il padre dei due ci rimprovera perchè non li sappiamo controllare, e non parliamo della mamma di Walter… Punti sorriso che sfumano.

La sera Alessia si limona pesante il team leader Diego davanti a me. Poi lui passandomi vicino mi fa

” So’ l’Herry Uaistain dei villaggi turistici”.

Giorno cinque.

Senza i due cretinetti e Walter adesso il gruppo del miniclub senior sono soprattutto ragazzine, e siccome ho sentito che adorano una serie chiamata Bianca e qualcosa, e quindi organizziamo serata cinema con Bianca e Bernie.

Punti sorriso in caduta libera.

Dopo l’ennesima cena a base di melanzane, specialità del cuoco palermitano, abbozzo una protesta, va bene mangiare quello che resta dall’all inclusive, ma visto il crescente insuccesso dei piatti a base di melanzana il cuoco potrebbe un po’ variare.

Mi tagliano d’ufficio due punti sorriso.

Messaggio wazzapp da Alessia “vaffanculo!!!@”. Che sia una patita delle melanzane?

Giorno sei

Dopo gli ultimi due punti sorriso persi il briefing mattutino è tutto per me: warning dei capi con tanto di cartellino giallo sventolato davanti tutto il gruppo, che mi fa il segno L di loser.

E doppio giro anguria in spiaggia con costume da coccodrillo alle 12:10, 35° gradi fuori, 53° sotto il costume.

Mentre mi cambio, tutto sudato e sporco di anguria in faccia per il simpatico ” scherzetto” dei soliti due stronzetti di Milano, incrocio per caso Alessia e Diego che stanno discutendo, lui mi fulmina con un “fatti i cazzi tuoi, sfigato” ma lei…

Lei mi guarda e il suo sguardo è una richiesta d’aiuto.

Tutta la mia vita sentimentale mi passa davanti: le cosce di zia Nunzia a 13 anni, il primo bacio con Cecilia della II C, la prima volta in camporella davanti ai cancelli della Ferroceramiche, quella volta nei bagni della facoltà con la studentessa belga che il giorno dopo doveva partire, e poi ovviamente la volta che Cinzia mi aveva confessato che lei e Massimo si amavano da due mesi (sti due stronzi e io e lui eravamo pure andati insieme al concerto di Ligabue).

E quando durante il truccabimbi ne parlo con José lui mi dice che devo fare qualcosa, e la piccola Marina mentre viene truccata da Ladybug annuisce convinta.

La sera scrivo ad Alessia un messaggio wazzap “dimmi solo una parola…” e la spunta blu per me è già un

sì.

Giorno sette.

Mattina: indosso anche oggi calzoncini e maglietta con lo slogan del giorno, lo faccio anche se sarebbe il mio giorno libero, ma tanto è comunque consigliato rimanere in struttura…

Una passeggiata tranquilla sul bagnasciuga, i pensieri che ballano, uno sguardo rubato con Alessia mentre fa acquagym per sette pensionate, due ragazze e un coraggioso.

E poi è subito il momento della mia vendetta. Mi piacerebbe chiamarla revenge, perchè è più figo e rende bene l’idea.

Revenge è la musica della festa in piscina che si interrompe, e una voce metallica ripete dagli altoparlanti le parole della chat animatori con i peggiori commenti sugli ospiti: ciccione peloso, vecchia inscopabile, ragazzini da sopprimere. In termini di punti sorriso, una vera ecatombe.

Revenge è la baracca bar, in quel momento vuota (precisiamo che non pensiate male), che prende fuoco per l’esplosione di tutti i fuochi d’artificio che c’erano nel magazzino dove dormivo… anche se fare saltare in aria tutto non era mica così facile come in quel film dove il soldato americano fa esplodere la latrina.

Il caos comunque è assicurato, gli ospiti sono arrabbiati e disorientati, qualcuno invoca l’Isis, mentre Diego è in ginocchio, non solo metaforicamente, e quasi nessuno mi nota mentre irrompo con una golf cart presa in prestito e colpisco i due piccoli energumeni milanesi con un sacco di spazzatura biologica a testa e che il più grande cada pure in piscina è il top.

Poi mi fermo davanti ad Alessia.

“Sali a bordo e scappiamo insieme!” è la frase che mi ero preparato per ore.

Lei si guarda intorno, e poi dice “occhei” e scappiamo via, lontano, lontano fino a che dura la batteria.

Sulla maglietta il motto del giorno

Giocallegria!

È un racconto di fantasia, riferimenti a fatti e situazioni reali sono casuali, o micidiali coincidenze

Asserismi · Storie e racconti

Una brutta notizia e una buona

topo formaggio.jpg

(racconto breve)

La figlia trafelata, salita dallo scantinato, si fece largo tra le cianfrusaglie che ingombravano il soggiorno, attraversò il lungo corridoio precipitandosi in cucina dove la mamma, incurante dei piatti sporchi che ingombravano il lavello, finiva l’ultimo bocconcino di pollo fritto.

“Mamma, mamma! Nello scantinato è pieno di topi morti, saranno almeno una decina!!”

“Oh no! Terribile! TERRIBILE! Ma… mister Groviera?”

“Sta bene! Per fortuna lui è salvo”

Storie e racconti

La favola della principessa nutria

otter_girl_by_xheatx-d9qtmww

C’era una volta, tanto tanto lontano, una piccola cittadina dove vivevano tante piccole persone.  Alle piccole persone non piacciono tutte le cose che non conoscono e non capiscono, e per tale ragione un giorno gli abitanti della città decisero che le nutrie che vivevano nel fiume che attraversava la città erano troppe e molto molto pericolose, e che bisognava fare qualcosa.

Si riunì il consiglio comunale, e si decise che le nutrie dovessero essere tutte sterminate.

Un cacciatore, contento di potere sparare a qualcosa di nuovo, chiese al figlio di accompagnarlo alla battuta di caccia dei feraci animali; insieme andarono sul fiume, armati di tutto punto, e poi si separarono, ognuno camminando su uno degli argini.  A un certo punto il giovane vide una nutria che usciva dal fiume, la inseguì fino a raggiungerla.  Alzò allora il bastone per colpirla, ma quella all’improvviso gli parlò.

“Non uccidermi, giovane amico, non ho fatto nulla di male né a te né alla tua gente, ti prego risparmiami e io diventerò una moglie fedele ed esaudirò il tuo più grande desiderio”.

Il giovane rimase stupefatto, non sapeva che fare, ma certo non poteva colpire chi gli parlava con voce umana, che fosse vero o fosse la sua immaginazione, e allora gettò il bastone nel fiume e disse alla nutria che l’avrebbe risparmiata.  D’incanto l’animale scomparve in una nuvola celeste e quando la nuvola si fu diradata apparve un’incantevole ragazza dai lunghi capelli castani e dagli splendidi occhi neri contornati da lunghissime ciglia, che baciò il giovane sulla guancia.  Il giovane le diede il suo giaccone per coprirsi, e poi l’accompagnò lontano dal fiume, velocemente quasi temesse che qualche altro cacciatore di nutrie la riconoscesse, poi gridò al padre che non voleva più fare nulla e se ne tornò a casa insieme alla ragazza nutria.

Costei era bella e gentile, non appena a casa rivelò al giovane di essere una principessa zingara, trasformata in nutria da un maleficio che aveva colpito la sua famiglia per uno sgarro a un clan rivale.

Il giovane le andò subito a comprare degli abiti bellissimi, degni di una principessa, ma quando suo padre tornò non seppe trovare le parole giuste per spiegare come mai c’era quella bellissima ragazza a casa loro.  Suo padre non amava le nutrie, ma ancora meno gli zingari, e persino meno sapere che suo figlio aveva speso tutti i soldi che c’erano in casa per comprare dei vestiti a una sconosciuta.  Il giovane pensò allora di dire che era una poverella scappata da una guerra in un paese lontano, ma suo padre non amava nemmeno i poverelli che scappavano dalle guerre, al massimo era disponibile ad aiutarli a casa loro, ma giusto per dire, non mandandogli veramente dei soldi.

Così i due giovani fuggirono insieme, e la principessa gli propose di andare da suo padre, che li avrebbe accolti molto bene.

L’entusiasmo del giovane si placò di fronte all’ingresso dell’accampamento dove lo aveva condotto la principessa, una strada sterrata tra due case mobili in mezzo alla quale razzolavano due galline e si muoveva ciondolando un cane che pareva randagio.

La principessa invece scese tutta felice e le vennero incontro due uomini grandi e grossi di aspetto tale che chiunque vedendoli avrebbe cambiato marciapiede.  I due furono molto cordiali con lei, che indicò con gesti e sorrisi il giovane, e anche lui venne fatto entrare nel campo.  Piano a piano un piccola folla si radunò attorno ai due giovani, tutti felicitandosi per il ritorno della principessa.

“Andiamo da mio padre, adesso!” disse la principessa al giovane che si sentiva molto a disagio in quel luogo per lui così alieno.  Attraversarono il campo fino a una carrozza di fattura antica, come quelle dei circhi ambulanti di una volta, con sopra una scritta  dorata in un alfabeto sconosciuto.  La principessa prese il giovane per mano, e lo trascinò tutto titubante all’interno della carrozza.

Uno stupore immenso colse il giovane, passato l’ingresso della carrozza si apriva un mondo d’incanto, un meraviglioso palazzo con le pareti celesti e mille finestre che davano su meravigliosi laghi e rigogliosi giardini, ovunque lussuosi tappeti e sfarzose decorazioni.

Di fronte a loro, seduto su un trono, era assiso il Re degli zingari, che si alzò per venire incontro alla principessa, e abbracciarla in lacrime.   Poi si volse verso Giovanni, e abbracciò anche lui, ringraziandolo per avere salvato sua figlia, e promettendogli mille ricompense.

Il giovane rispose però che la migliore ricompensa era la mano di sua figlia, al che il Re si alterò, rispondendo che sua figlia da anni era già promessa a un altro, e che doveva mantenere la parola data.

La principessa prese la parola implorando il padre di cambiare idea, perché lei aveva promesso al giovane che lo avrebbe sposato se l’avesse salvata, e così si era spezzato l’incantesimo.  Il Re scosse perentorio la testa, e rispose che la promessa solenne di una principessa non può essere infranta, se non di fronte alla promessa solenne di un Re, e quello era appunto il caso.

Tutti mormorarono, ma il Re era fermo sulla sua decisione, e disse ai due giovani che ora dovevano separarsi, e che avrebbe accompagnato Giovanni nella stanza riservata agli ospiti d’onore.

Fu allora che il giovane si ricordò della seconda promessa della principessa, e le disse che voleva esprimere il suo desiderio.

“Il mio desiderio più grande è vivere insieme a te in un bellissimo palazzo solo per noi“.

Il Re, che aveva capito tutto, gridò “noooooo” ma un attimo dopo tutto svanì negli occhi della principessa, e subito dopo attorno ai due giovani apparve un palazzo non meno splendido di quello dove li aveva accolto suo padre, e c’erano solo loro due.

La principessa lo abbracciò e lo baciò con amore.

“Ora vivremo qui per sempre” gli sorrise, ma il giovane non comprese quanto fossero vere quelle parole.

Il palazzo non aveva uscita, e nessuno poteva entrarne o uscirne, perché lui aveva detto di desiderare “un palazzo solo per noi“.

La prima settimana d’amore fu splendida, ma alla fine anche se la munifica dispensa si rinnovava come per magia ogni giorno, il fatto di non potere uscire dal palazzo  e non potere mai incontrare nessuno non rendeva i due giovani felici.

Alla sera dell’ottavo giorno la principessa chiamò a sé il giovane, e gli disse che spesso esaudire un desiderio è la cosa più infelice che possa esserci, ma che nel loro caso c’era una soluzione, almeno fino alla mezzanotte di quel giorno.  Il giovane le chiese cosa si potesse fare, e la principessa gli illustrò la sua soluzione, e quale incantesimo la poteva realizzare.  Un minuto prima di mezzanotte i due giovani si recarono allora nella torre più alta del palazzo, si strinsero la mano e saltarono giù.

Per il giovane fu come risvegliarsi all’improvviso, in mezzo all’acqua torbida ma che ora lui trovava piacevole, e all’improvviso non era impacciato a nuotare come era sempre stato, ma lo trovava facile e naturale.  Sulla riva alti alberi proiettavano la propria ombra sul lago, di fronte a sé vide subito la principessa, nella sua pelliccia e con la sua lunga coda, e la vide bellissima ora che anche lui si era trasformato in una nutria. E insieme nuotarono affiancati, finalmente liberi.  E vissero felici e e contenti, perché nei dintorni non c’erano piccole città con piccoli abitanti.