L’integrità dei peluche

Cartellomistica n. 5.

L’altro giorno, mentre ero andato ad acquistare le provviste per i felini di casa, mi sono imbattuto in questo cartello, all’interno di un grande esercizio commerciale che vende un po’ di tutto, qui dove abito io.

Il cartello mi ha colpito, non tanto per il messaggio, quanto per la grafica e ancor di più per  il testo e soprattutto per quella parola, integrità, che accoppiata ai peluche mi ha fatto davvero sorridere.

Per l’integrità dei giocattoli e peluche NON è possibile lasciare giocare i bambini in questo spazio

Ovviamente non ho nulla contro i candidi peluche e la loro incolumità, che mi sta a cuore come ai responsabili di quel negozio (nessuno tocchi i peluche!), e non ho motivo di dubitare che un bambino giuocando possa danneggiare i balocchi e gli orsacchiotti con cui un altro dopo di lui potrebbe dilettarsi.

Mi ha colpito però che l’autrice (perché credo sia una donna) di quel cartello abbia usato una parola così umanizzante per i morbidi coniglietti e orsacchiotti di peluche, che più che a fare pensare al loro essere indenne da vizi e danni mi fa pensare alla loro integrità morale, alla loro incorruttibilità, alla loro capacità di non cedere alle tentazioni.  Un peluche integro che non cede al peccato e ai vizi di questo mondo.  Lontano da lui il bimbo tentatore!

Secondo me dietro quel cartello c’è una mano femminile.

Probabilmente, una delle commesse di quel negozio, curiosamente tutte un po’ simili nel loro essere giovani brave ragazze venete, tutte gentili, tutte un po’ carine (né troppo nè troppo poco,  il giusto) e con il viso pulito. Il genere di ragazze con i capelli lisci, la coda e gli occhiali, che magari il venerdì sera va in discoteca con la compagnia ma la domenica (o il sabato-pomeriggio-così-il-giorno-dopo-non-si-deve-alzare-presto) va regolarmente a messa insieme ai genitori.

Il genere di ragazze che dice frasi fatte come de gustibus, che chiama il ragazzo mio moroso e che andrà ad abitarci insieme in una casa nuova  (ma perché i giovani oggi non comprano mai case di seconda mano?) uscendo direttamente da casa dei genitori.

Le ragazze così sono diverse da me ma non mi sono antipatiche, anzi, fanno parte dell’habitat in cui comunque alla fine ho deciso di restare (e allora vuol dire che forse un po’ mi piace), però forse le commesse di quel negozio dovrebbero pensare che anche i peluche, che magari aspetteranno un bel po’ prima di essere comprati e spupazzati, hanno diritto alla loro dose di divertimento, e pazienza se perderanno un po’ della loro integrità…

A piedi nudi nel metrò

Cartellomistica n. 4.

Abbandonate ogni speranza voi che speravate di emulare la Bjork di Dancer in the dark, e ballare a piedi nudi come in un musical a fianco dei binari della metropolitana di Roma.

Non è consentito.

Come avverte un cartello il cui stato di manutenzione riflette lo stato generale della metropolitana romana (ma consoliamoci, quella di Parigi non è messa meglio), disturbare gli altri viaggiatori cantando e suonando rientra tra i comportamenti severamente (mica simpaticamente) vietati, ma anche viaggiare scalzi è proibito.

Mi chiedo chi mai abbia tentato di viaggiare scalzo nella metropolitana di Roma, ma spero che sia una domanda destinata a non avere risposta…

Anche altri due divieti comunque hanno attratto la mia attenzione: quello che riguarda il viaggio con vestiti tanto sporchi da insudiciare gli altri viaggiatori (e che devi fare? immergerti nel catrame?) e ancor prima il divieto di viaggiare con armi cariche o cani.

Evidentemente, armi scariche, tigri, coccodrilli, serpenti a sonagli e velociraptor sono ammessi.

E poi dicono che i burocrati non hanno fantasia…

Condoemonium

Cartellomistica n. 3

Ho sempre pensato che una delle migliori fonti di cartellomistica siano le abitazioni private in genere e i condomini in particolare.

E’ in queste realtà che piccoli uomini esercitano con smodatezza quel piccolo piccolo potere che deriva dall’essere proprietari di qualcosa; e questo avviene soprattutto nei condomini, per colpa di quel terribile Leviatano che prende forma nelle assemblee condominiali e volto negli amministratori che vorrebbero imitare Hammurabi.

E’ così che nascono perle come questa:

Questo regolamento, apposto all’ingresso di un rispettabile condominio della città dove vivo, contiene delle autentiche perle che gli consentono l’entrata nel catalogo della mia cartellomistica personale.

Già il divieto di

infiggere chiodi

sembra una cosa da medioevo o da crocifissione, ma le perplessità aumentano quando si legge del semaforo rosso per chi vorrebbe

tenere bestie e allevamenti che possano recare disturbo o molestia ai coinquilini.

Immagino la disperazione di chi voleva gestire un allevamento di struzzi nel salotto di casa… Anche se il regolamento specifica che il divieto riguarda solo gli allevamenti molesti,  forse l’allevamento di canarini o di anguille è in regola.

Benché il condominio è degli anni settanta, subito dopo figura una curiosa proibizione a

disturbare i vicini con suoni, schiamazzi, canti e danze

(niente baccanali in questo condominio) ma anche

usare apparecchi radio, televisivi e grammofoni in modo assordante e fastidioso.

Pollice verso al pensionato ultracentenario che voleva ascoltarsi Creola a tutto volume. Lo stesso pensionato che pur alzandosi alle 5 del mattino non potrà accendere il suo apparecchio prima delle 7, stante il divieto di

suonare pianoforti, grammofoni e radio prima delle 7 e dopo le 23

A rigore di regolamento, interpretandolo alla lettera, non è proibito suonare chitarre elettriche, trombe, vuvuzela, anche in orario notturno.  Solo il malefico pianoforte e il solito grammofono incorrono nel divieto.

Attenzione anche a chi pretende di avere il pollice verde a discapito del comune senso del pudore, un successivo punto vieta di

collocare vasi da fiori indecorosi

Non so se l’aggettivo indecoroso riguardi il vaso oppure i fiori, e quali siano i vasi che attentano al decoro del palazzo. Per i fiori, invece, qualche idea ce l’ho, ne conoschi parecchi che si fanno impollinare dal primo che passa…

Abbandoni

Cartellomistica n. 2.

Non si abbandonano neanche i rifiuti, recita questo cartello incontrato in quel di Venezia, che   ai trasgressori del divieto minaccia feroci sanzioni (chi abbandona rifiuti sarà punito, disse, dall’ordine costituito).  Non solo a chi li butta via, anche a chi semplicemente li abbandona.

Si potrebbe obiettare che il cartello contiene un endiadi, si vuol dire lo stesso concetto con due parole diverse, ma questa considerazione di banale buonsenso è, appunto, di banale buonsenso e quindi non vale.  E’ vietato lo scarico di rifiuti non era abbastanza chiaro?

No, la verità è che il cartello minaccia  gravi punizioni anche a chi per esempio aveva da tempo un sacchetto di spazzatura sul terrazzo, e ogni volta fingeva di scordare l’invito della mamma o della moglie che visto che scendi puoi anche buttare la spazzatura, e ormai quel sacchetto di scovasse era quasi di famiglia, era lì da tanto tempo che non ci si ricordava nemmeno da quando, ed ecco che all’improvviso qualcuno lo prende, lo porta in strada, e lo abbandona lì.  Il sacchetto magari pensa che qualcuno lo venga a riprendere, che lo riporti a casa, al suo posto sul terrazzo su cui aveva intanto lasciato un alone di grasso e unto, perchè il sacchetto non era abbastanza impermeabile (capita, non ci son più i sacchetti di una volta).  E invece no, nessuno torna indietro, il sacchetto è stato abbandonato lì, senza neanche un addio.

D’altronde, ammettiamolo, non si abbandonano solo i sacchetti di rifiuti.

Si abbandonano le persone, si abbandona facebook, si abbandona la strada vecchia per la nuova (e non sa poi cosa si trova), si abbandonano gli animali, e tra le azioni ignobili questa è nella Top Ten.

Si abbandonano anche il tetto coniugale, il lavoro, la scuola, e nessuna di queste è una cosa buona.

Ma si abbandonano pure le vecchie abitudini, il vizio di questo di quell’altro…

Si abbandona un po’ tutto.  Anche i rifiuti, evidentemente.

Usi improprii

Cartellomistica n. 1

Agli italiani, non so per quale maledizione divina, piace molto il burocratese, quella sorta di fanta lingua per cui le biciclette diventano velocipedi, timbrare si trasforma in obliterare e via delirando.

Anche per questo nasce Cartellomistica, la nuova Rubrica che comincia oggi, proprio per celebrare i cartelli e le insegne più improbabili dal punto di vista del linguaggio.

Il cartello di oggi l’ho notato (e diligentemente fotografato) all’aereoporto di Ciampino, e subito mi ha colpito l’accenno alla porta allarmata.

In inglese il concetto è reso più chiaramente da un semplice

door with alarm system

ma nel Paese delle complicazioni evidentemente sembrava un concetto che bisognava cercare di spiegare in modo più complicato.

Ecco allora la porta allarmata, e mi viene in mente una porta con la bocca aperta tipo l’urlo di Munch, e così mi chiedo

ma perché sarà così allarmata?

Sarà allarmata perché lavorando all’aeroporto vede gente di tutti i generi passarle avanti ogni giorno?

O magari sarà allarmata perchè ha paura di volare?

E se invece fosse allarmata perché tutti quei controlli sicurezza in aeroporto le mettono agitazione?

Difficile da dire, e se sicuramente le possiamo consigliare di cambiare lavoro e andare a fare la porta-finestra dell’appartamento di una pensionata veneta, resta pure il dubbio di cosa deve intendersi per

uso improprio

Il termine è vago e ambiguo quasi come il biblico atti impuri, solo che in quel caso più o meno tutti intuiscono a cosa ci si riferisca, qui invece il buio assoluto, anche nella traduzione inglese.

Certo, aprire la porta senza motivo costituisce un uso improprio, ma allora perché non scrivere vietato aprire? No, ci dev’essere qualcos’altro sotto, qualche uso improprio che non mi viene in mente, che ne so, usare la porta come ala di un aereo o come bagaglio a mano…

Come al solito mi appello a voi: qualcuno  dei miei disaffezionati lettori ha un suggerimento in merito?