Risotto miele e pistacchio

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Facciamo un altro tentativo di partecipare all’ormai popolarissimo concorso di Prelibata.

Per rispettare le regole, racconto il mio #profumodiNatale partecipando  con una ricetta tipica istriana tramandata da mia bisnonna Maria detta nonna Juzka.

Ingredienti (per le canoniche 4 persone):

1 cipolla/scalogno

2 litri di brodo, preparetelo come volete, l’importante è che sia brodoso

400 gr. di riso

150 gr. di pistacchi (che pochi sanno un tempo venivano coltivati con successo nelle coste della Dalmazia e si trovano quindi in molte ricette istro-dalmate).

un olio extravergine di qualità

tre cucchiai di miele di millefiori, acacia, sulla o zagara

mezzo bicchiere di vino rosso

una noce di burro, va bene anche di burro di mandorla, se lo riuscite a trovare perché è molto raro

Iniziate facendo scaldare il brodo finché è bollente, mantenetelo sempre caldo.

Poi fate soffriggere la cipolla, che avrete tagliato a pezzetti, nell’olio caldo, mentre usate un po’ di pistacchi per triturarli grossonalamente, mentre di un’altra parte fate un pesto pestando i pistacchi nel mortaio e aggiungendo un po’ d’olio.

Quanto la cipolla è soffritta, aggiungete il riso, che subito mantecate con un filo di vino rosso.

Poi preparate il risotto, aggiungendo il brodo caldo man mano che viene assorbito dal riso, mescolando sempre, preferibilmente con un bel cucchiaio di legno.

A 2/5 cottura aggiungete un po’ di pistacchi triturati, a 4/5 aggiungete il pesto di pistacchi, subito dopo aggiungete i tre cucchiai di miele e dopo 2 minuti la noce di burro.

Mescolate ancora un po’ e poi condite con un po’ di polvere di pistacchio sopra il riso.

Servite CALDO.

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Italia 20M5

cratere

Finalmente rivedo Roma antica; il selciato di via del Corso, le colonne ancora in piedi di Galleria Alberto Sordi, i ruderi di palazzo Chigi, la facciata ancora miracolosamente integra di Montecitorio.

Ho voluto essere tra i primi a partecipare a una visita guidata nella vecchia città, dopo il completamento delle ultime bonifiche ambientali, e il cuore mi si apre mentre seduto sulle poltrone dell’hovercraft rivedo i luoghi che per anni mi erano stati così famigliari.

Un po’ di colpa per quello che è accaduto, forse, è anche mia, anche io ero stato tra quelli che nel 2016 avevo votato per il Movimento, per un forte voto di protesta, e avevo esultato per le vittorie di Roma e di Milano e poi, l’anno dopo, per la sorprendente vittoria al ballottaggio nelle elezioni nazionali, per soli 10.224 voti.  Tra quei 10.224 c’era anche il mio.

All’inizio sembrava tutto a  posto, c’era grande entusiamo nel Paese, poi non so se fosse vero che i poteri forti e le multinazionali si fossero opposte in ogni modo al nuovo governo, o se fosse stata solo la totale incapacità dei nuovi governanti, con le misure sempre più bislacche che venivano approvate, ma in pochi anni l’intero Paese si disintegrò.

Il disastro dell’Ecocentrale di Roma antica in fondo fu solo un episodio.

Se mettesse piede nei confini della Repubblica Costituzionale Italiana  il premier di allora verrebbero immediatamente arrestato,vista la condanna a suo tempo emessa dall’Alta Corte di Firenze, ma se ne sta sereno al riparo del suo scranno di eterno Portavoce del Stato dei Cittadini di Ausonia (rieletto se non sbaglio per la 19° volta); non può nemmeno, poverino, attraversare lo stretto, perché la Repubblica Indipendentissima di Sicilia non ama -notoriamente- i napoletani, che tuttora sospetta di mire espansionistiche.

Un tempo si chiamava Italia, questo povero Paese, oggi a Nord del Po abbiamo persino due Repubbliche di Venezia, la Repubblica di Venezia al di qua del Ponte e la Repubblica di Venezia al di là del Ponte, formalmente Serenissima Repubblica di Venezia e Repubblica del Popolo di Venezia.

E l’altro giorno ho letto che la Repubblica di Venezia al di là del Ponte ha finalmente inaugurato il proprio aeroporto internazionale sull’Isola del Lido, per non dover più usare l’aeroporto dei razzisti della terraferma, come li chiamano loro.

D’altronde la Repubblica di Venezia al di qua del Ponte è nota per la sua litigiosità, visto il conflitto che da anni la oppone alla Repubblica PADANIA per il controllo della sponda occidentale del Lago di Garda,con l’alleanza davvero contronatura tra Venetisti e i neo-jihadisti di Al Brescianùs, o il tentativo secessionista della Patria del Friùl appoggiato dall’Austria che forse voleva replicare l’operazione del Gross Sudtirol.

Povera Italia; forse hanno avuto ragione quelli di Varese ad aggregarsi alla Svizzera come Canton Varès non appena hanno potuto, o il Regno di Savoia, Genova e Piemonte a richiamare i propri regnanti di un tempo…

Pensare che tutto era cominciato con due semplici elezioni locali.

E mentre questi pensieri mi affollano la testa, l’hovercraf passa vicino al Grande Cratere, che per la prima volta vedo dal vivo, e poi riprende la strada verso Roma, il centro urbano sul Tirreno che  un tempo veniva chiamata Ostia.