Aspettando

incinta

Sono gli ultimi giorni (o forse le ultime ore?) ad aspettare l’arrivo della nostra secondogenita, e allora inevitabilmente guardi su internet i segni prodromici del parto per provare a rasserenare tua moglie con il pancione.

Solo che, tanto per cambiare, internet invece di aiutare ti complica la vita, perché tra i vari indicatori, tolte le contrazioni, che alla fine è l’unico reale indicatore che sta per nascere la bimba, trovi tantissime cose (che a me almeno appaiono) assurde.

Ecco la mia personale Top Ten:

1) essere piena di energia / essere totalmente spossata (ovviamente c’è chi dice l’una e chi dice l’altra)

2) la luna piena (ma allora come mai le nascite sono distribuite equamente in tutti i giorni dell’anno?)

3) la sindrome del nido (un po’ più convincente, ma comunque mia figlia non la metto a dormire in un giaciglio di legnetti e fango)

4) i gatti che si mettono seduti davanti al letto miagolando strani

5) il fatto di svegliarsi in un letto d’ospedale nel reparto maternità

6) accorgersi che sono passate quaranta settimane dal giorno dell’ultima mestruazione e dedurre che forse quell’aumento di peso non era dovuto alle troppe calorie

7) avere la montata lattea (muuuuh)

8) ricordarsi di avere dimenticato una cosa essenziale per la borsa dell’ospedale e naturalmente sono le 22  di domenica

9) avere la faccia di chi deve partorire (e che faccia sarebbe???)

10) vedere all’improvviso un varco temporale che si apre nella stanza, ne esce una ragazzetta vestita strana e con i capelli viola che ti dice “oh, drughissimo mamma, quanto eri giovane, ohy, siamo nel 2016, yep?  Dai, fammi vedere come ero appena nata!!!”

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Carnevale & Chiffeletti

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Dopo l’ottimo piazzamento dell’ultima volta ho deciso di partecipare di nuovo al concorso culinario del blog di cucina Prelibata.com, anche perché questa volta la sfida era proprio un invito a nozze per chi, come me, adora i dolci e viene da una cittadina istro-veneta dove il Carnevale è la festa più importante dell’anno, più che le feste padronali dei paesi del Meridione.

Per partecipare alla sfida propongo (e ho cucinato, vd. foto) un dolce tipicamente istriano e triestino, i chiffeletti, che per tradizione la mia bisnonna Giacomina preparava invariabilmente per la domenica di Carnevale (quando dalle mie parti c’è la sfilata dei carri) abbinandoli, come da tradizione, agli gnocchi.

Ecco la ricetta:

Ingredienti (per 4 persone, quantità variabile a seconda dell’appetito): 500/750 gr. di patate, 300/450 gr. di farina, 1 uovo, sale, acqua, zucchero, olio per friggere

  1. lessare le patate, meglio con la buccia, e poi lasciatele a intiepidire (passaggio fondamentale)
  2. una volta che le patate si sono intiepidite, passatele attraverso quello strumento arcaico chiamato “schiacciapatate”, da cui le patate escono a sfilacci
  3. Mescolate il tutto con la farina, poi creare una specie di vulcano e farci cadere dentro il rosso dell’uovo. Continuare a mescolare, fino a creare un impasto, lo stesso impasto che serve per  fare gli gnocchi di patate; già, perchè fino ad adesso eravate ad un bivio, potevate fare gli gnocchi oppure passare ai chiffeletti, anche se a Trieste la regola è di fare i chiffeletti come dolce da mangiare dopo gli gnocchi.  Per restare leggeri, insomma 😉
  4. una volta ottenuto l’impasto, selezionare la parte da destinare a chiffeletto, e quindi fare tanti filoni di impasto che poi taglierete in sezioni di dieci centimetri, da modellare a forma di cornetto; attenzione, altre forme non sono concesse a pena di perdere la qualifica di “chiffeletto”
  5. mettete dell’olio (di semi oppure d’oliva) in una padellona, fatelo friggere, e quindi immergete i cornetti, voltandoli almeno una volta; quando saranno ben fritti, e il colore sarà passato da giallo chiaro a marroncino, i chifeletti saranno pronti
  6. una volta cotti, metteteli su un piattino e poi conditeli spargendoci sopra lo zucchero.

Se poi vi interessa qualche nota storica, i chiffeletti sono la versione triestina e istriana di un dolce che esiste con altri nomi e differentissime incarnazioni in tutta la Mitteleuropa, e che deriva dai turchi Kifel, da cui la forma a mezzaluna.  I Kifel turchi sono stati poi all’origine dei Kipferl viennesi ma perfino dei più noti Croissant, mentre in riva all’Adriatico del nord invece sono diventati i chiffeletti, i dolci che almeno fino alla mia generazione ogni bambino triestino adorava.

Oggi non so, ma benché ormai vivo nel prospero veneto porto con me il ricordo e il piacere dei Chiffeletti, che spero trasmetterò anche alle mie figlie.  Non sono un amante di tradizioni e radici geografiche, ma questa è una delle poche cose della mia terra natìa che custodisco nel mio cuore.

Non so se qualcuno degli attuali lettori se lo ricorda, ma questa ricetta è la versione riveduta e corretta di una che avevo già pubblicato nel 2008, ebbene sì, i chiffeletti li adoro proprio 😉

 

Hallo Ween cinque anni dopo

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Ecco arrivata la festa di Halloween, come la chiamiamo con un anglicismo invece di tradurla nel suo significato di “Ciao Inverno”.

Adesso Halloween da noi sembra la versione dark del Carnevale, ma si tratta di una festa con radici antichissime, Ween infatti era la divinità dell’oscurità, delle tenebre e del freddo nella cultura celtica, una figura positiva comunque anche se presiedeva alle morti e governava il Regno del Buio.  Poi Ween è diventato una sorta di personificazione del periodo invernale, e per questo la festa di passaggio ai mesi più freddi dell’anno è diventata “Hallo Ween”, una festività anglosassone che però se ricordiamo bene celebravamo anche prima dell’americanizza-globalizzazione di massa, basti ricordare i nostri nonni che “per i morti” intagliavano zucce fresce e le mettevano sul davanzale con dentro una candela (i miei almeno lo facevano).

E’ la notte delle streghe, la notte dei sabba, la notte in cui tutto è possibile anche quello che non è permesso, la notte in cui la mozzarella diventa di birra e il lievito di bufala, la chiamano la notte di Valpurga e in effetti è il 30 aprile e non il 31 ottobre, ma non importa.

La cosa importante è che cinque anni fa ho conosciuto la ragazza che di lì a molto poco (manco una settimana 😉 ) sarebbe diventata la mia ragazza, e poi, trascinati velocemente dalla corrente del nostro amore, la ragazza con cui vivere, la ragazza con cui con-dividere viaggi, esperienze, videogiochi e fare la spesa, pizze e cene giapponesi, film e serie tv, la donna con cui abbiamo costruito il nostro nuovo nido, la donna che mi ha dato la mia prima figlia, la donna che ha diviso con me i momenti più belli e la peggiore ora della mia vita, la donna che mi darà il secondo bebè e che tra una settimana diventerà mia moglie davanti a Dio e alla Repubblica (davanti agli amici prossimamente!).

E tra tanti anni, ai nostri nipoti, racconteremo che ci siamo conosciuti il giorno prima di Halloween, e che io ero vestito da vampiro, e lei da dolce gattina.

La vita dopo un bambino

Diventare genitori inibisce la vita sociale?

Risposta n. 84

Assolutamente no.

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Mi è capitato di leggere questo articolo, sul fatto che maternità e paternità divengano quasi una condanna agli arresti domiciliari, e da neo papà non posso che dissentire completamente.

Avere un bambino comporta impegni e responsabilità, è vero, come avere degli animali domestici, è normale ed è giusto così. Ma con un minimo di sforzo e organizzazione è ancora possibile andare a trovare gli amici, andare fuori a pranzo o cena e andare in vacanza, anche senza rinunciare alla compagnia del proprio cucciolo o portarsi i genitori- baby sitter appresso (c’è chi lo fa davvero!).

Noi, che abbiamo una bimba di 14 mesi, in questo periodo non abbiamo dovuto rinunciare a niente, sebbene viviamo in una città diversa da quelle in cui vivono i nostri genitori, e non potendo quindi contare su alcun aiuto tranne il nostro. I nostri cinque gatti, infatti, finora non si sono dimostrati idonei come baby sitter.

L’unica vera privazione è stato il non poter andare al cinema, almeno finchè non troveremo una baby sitter di cui fidarci e, soprattutto, finchè non riusciremo a stare tre ore senza la nostra adorata piccina.

Perchè la verità è che diventare genitori non ti toglie nulla, se non sei tu a volertene privare, ma ti aggiunge molto, una piccola personcina che non ti farà mai annoiare e che altro che comprimere la vita sociale, ti farà fare mille conoscenze nuove, perchè quando incontri altre coppie con bimbi scatta subito un feeling di colleganza.

Certo, avere un bimbo piccolo è anche impegnativo. Ma mi ha fatto sorridere leggere, tra le tante difficoltà elencate nell’articolo che ho citato, il dovere cambiare il pannolino sui sedili dell’auto o sulle sedie del ristorante. Da come ne parla l’autrice sembra un problema tremendo, ma noi l’abbiamo fatto tante volte, tantissime, e non è mai stato così complicato… Merito della mia donna, certo, ma soprattutto di un approccio più rilassato agli oneri della genitorialità.

Perchè di questo penso abbia bisogno un Paese in crisi di nascite, diviso tra fanatiche del mammismo e paurose/i della maternità ( parlo al femminile, perchè comunque in questi casi noi maschietti andiamo un po’ al traino).

Fare e allevare figli non è né una missione sacra né una prigionia, è semplicemente la cosa per cui siamo naturalmente programmati.

articolo scritto interamente mentre stavo con la mia bimba, che tranquillamente giocava per conto suo

I lattanti non sono come credi

babybossTutti sappiamo cosa sono i lattanti, la seconda fase della crescita dei cuccioli d’uomo (dopo la fase del neonato), che perdura  fin quanto il principale nutrimento è il latte materno; si dicono e scrivono molte cose sui lattanti, ma molte di queste cose sono veri e propri miti di cui ho scoperto la falsità da quando sono diventato gioiosissimamente padre.

Ecco le dieci cose che si dicono sui neonati che non corrispondono al vero.

1) I lattanti sentono quando hai paura

2) Se scappi, un lattante ti corre dietro e vuole prenderti perché ti vede come una preda

3) Non conviene far dormire i lattanti sul soffitto a testa in giù, c’è il rischio che dopo si mettano a prendere le persone per i capelli

4) I lattanti prendono la percentuale sui pannolini e gli omogenizzati venduti

5) I lattanti rapiscono le zingare; una volta un lattante ha rapito una zingara al supermercato e l’ha nascosta nella copertura del passeggino

6) I lattanti diventano aggressivi se pensano che qualcuno stia minacciando i propri genitori

7) A capo degli Illuminati ci sono dei lattanti

8) I lattanti capiscono tutto quello che diciamo ma fanno finta di non capire se non pronunciamo bene le parole

9) I lattanti portano le malattie (dove esattamente le portino poi non si sa…)

10) I lattanti rubano il respiro a pesci rossi e canarini

Just in biberon

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Dall’alto della mia minima esperienza di neo-genitore, ecco una lista dei 10 falsi miti della genitorialità.

1) Se sei incinta attenta ai gatti che trasmettono la toxoplasmosi – Noi viviamo in appartamento con 5 gatti 5, e in tutti questi anni non siamo mai stati contagiati, e ovviamente non lo è stata la nostra bambina, e ciò anche ammesso che i nostri felini siano portatori di questa malattia… State attenti alla carne cruda e alla verdura non lavata, piuttosto

2) Se sei incinta non tingerti i capelli – A vedere dalla nostra esperienza, direi che l’unica conseguenza è che anche la tua bimba avrà i capelli chiari… Coincidenze?

3) Se la bambina prende il biberon, rifiuterà il seno – La mia Lei ha cominciato con 1/10 di allattamento al seno e 9/10 di biberon, e ora praticamente la proporzione è l’opposta, ma perché mai un lattante dovrebbe preferire una tettarella di plastica al caldo seno della madre?

4) Senza l’aiuto di nonni e/o parenti non ce la puoi fare – Se mamma e papà collaborano, e se non ci si fa prendere dal panico, in fondo essere genitori è una delle cose più naturali che ci sia, viene da sé, e anzi avere i parenti lontani evita di essere sommersi da consigli-pareri-opinioni non richiesti.

5) Non devi portare un neonato fuori casa prima di 45 giorni – Questa l’abbiamo sentita da una ristoratrice cinese, stupita perché portavamo la bimba fuori a meno di un mese, ma non mi pare che abbia avuto alcuna conseguenza, a meno che avere un salute di ferro non sia una conseguenza, ovvio.

6) Quando nasce un bimbo, la coppia ne risente – Dipende dalla coppia e dalle motivazioni per cui si diventa genitori, se si diventa genitori perché ci si ama e il figlio è frutto di una sana tr****ata, non c’è motivo per smettere di tr****are quando si è visto l’ottimo risultato finale!

7) Vedere la propria donna che allatta la trasforma in madonna da non toccare – A me viene invece in mente una scena con Jim Carrey in Io, me & Irene, ma  forse sono io malato.

8) Quando diventerai mamma, non avrai neanche tempo per lavarti – O la mia donna è straordinaria (un po’ lo è in effetti), oppure tutto dipende dal fatto di prendere -o meno- atto del fatto che la tua vita è cambiata, e che ad esempio non puoi continuare a tenere la casa in perfettissimo ordine come prima.

9) Quando diventi genitore, non uscirai di casa per mesi (o per anni) – Tutta questione di volontà, magari cambi un po’ gli orari, ma nessuno impone di rinchiudersi in casa.

10) Fare un figlio stravolge la vita – Sarà che abbiamo una figlia stupenda, ma io direi piuttosto evolve la tua vita.