Come gli squali e i coccodrilli

L’impopolare rubrica Affreschi oggi è dedicata a un oggetto cui sono profondamente affezionato, e che grazie al fatto di avere scelto di continuare a vivere in provincia utilizzo quotidianamente.

Un oggetto che ha molte cose in comune con squali e coccodrilli: la bicicletta.

Qualcuno dei miei lettori potrebbe obiettare che la bicicletta non ha molto in comune con squali e coccodrilli, che sono cose troppo diverse per poterle paragonare.

Ma questo obiettore si sbaglia, la bicicletta ha molto in comune con gli animali che sono passati indenni attraverso millenni di evoluzione, mantenendo intatte le caratteristiche che li facevano vincenti adesso come ere zoologiche fa.

In fondo anche la bicicletta, come lo squalo o il coccodrillo, è stata creata praticamente perfetta ormai quasi due secoli fa (la sua origine viene fatta risalire al 1817), e nonostante tanti anni di evoluzione tecnologica è rimasta quasi immutata, conservando la sua meccanica elementare quanto funzionale.  Così come gli squali sono quasi fossili viventi di un passato remoto, così la bicicletta porta in giro per le nostre città moderne lo spirito della meccanica ottocentesca.

Perchè la bicicletta era praticamente uguale ad ora ai tempi di Garibaldi e di Manzoni e anche dopo, quando sulle strade americane sfrecciava la Ford Modello T e nel cielo i biplani ad elica, quando la musica si ascoltava con il grammofono e quando i telefoni erano grossi apparecchi con il loro disco rotante.

Sono passati anni, e tutto è cambiato, in una corsa innarestabile di innovazioni tecnologiche, ma non per le biciclette.  Mentre le automobili cambiano ogni pochi anni, la bicicletta è rimasta estranea all’elettronica e ad ogni altra innovazione, e a parte i fanalini elettrici (per chi li vuole) tutto è rimasto quasi uguale ai primi dell’ottocento.

Perché la bicicletta è perfetta così com’è e forse, quando l’abuso di fonti energetiche di cui siamo colpevoli avrà esaurito ogni riserva di combustibile fossile decretando la fine dell’automobile come noi la conosciamo, le biciclette continueranno imperterrite a popolare le nostre strade.

Fantasmi o premonizioni

Chi vede i fantasmi può avere anche premonizioni?

Risposta n. 54.

In un racconto del premio Nobel mancato Murakami Haruki si legge che le persone si possono dividere in due categorie: chi vede i fantasmi e chi fa le premonizioni, con la precisazione che

chi è in grado di vedere fantasmi ogni tanto ne vede, ma non ha mai premonizioni, mentre chi ha premonizioni non vede mai fantasmi.

Penso che Murakami abbia ragione, del resto è famoso proprio per la sua poetica del fantastico e del soprannaturale, e appartiene a una cultura, quella giapponese, per cui questi temi fanno parte del quotidiano. Niente monoteismo razionalista, da quelle parti.

E allora, delle due, una: o vedi gli spiriti o predici il futuro.

Del resto, anche per quel che mi riguarda, non ho mai visto un fantasma.

Tralasciando le volte che guardo American Horror Story, ovvio.

Deciso il premier italiano: sarà il socialista belga Elio Di Rupo

(ASMA) Roma,  10 nov  – Secondo indiscrezioni riportate dall’agenzia di stampa russa Notizjia sono in corso febbrili riunioni tra il Presidente francese Sarkozy e la Cancelliera tedesca Merkel, impegnati a scegliere il nuovo Presidente del Consiglio italiano.

I due leader europei, che pare siano in continuo contatto anche con il presidente americano Obama e con i presidenti russi Medveded e Putin, avrebbero infatti ormai scartato l’ipotesi Monti, rimasta solo come specchietto delle allodole, e destinato forse a un ruolo di rappresentanza o tecnico.

L’ipotesi sembra quella di un premier straniero, e le eventuali obiezioni vengono ritenute superabili dai due leader; stando a una dichiarazione attribuita al Presidente Sarkozy “in fondo pure noi abbiamo avuto il cardinale Mazarino come premier, e nessuno si è lamentato solo perchè non era francese”, mentre pare che la signora Merkel abbia ricordato che già il Papa è di nazionalità tedesca.

Proprio quest’ultimo elemento pare abbia spostato la bilancia sul francofono leader socialista belga Elio Di Rupo, favorito anche dalle origini italiane e dal fatto che probabilmente sia destinato a diventare premier anche del proprio Paese, con un bel risparmio per le tasche dei contribuenti tedeschi che tanto poi pagano tutto loro, come ha sottolineato elegantemente la signora Merkel.

La legge della moka

Perché il caffé esce dalla moka solo quando non la stiamo guardando?

Risposta n. 53

La legge della moka, che come la Legge dell’Amico degli 883 non sbaglia mai, l’ha citata qualche giorno fa Michele Serra sulla sua rubrica su Repubblica, a proposito di tutte le cose che non succedono quando stiamo lì ad aspettare che capitino, un po’, per stare in linea con uno dei fils rouges di questo blog, quando cerchi l’amore e lo trovi soltanto quando la smetti di cercare.

Così succede con la moka, la metti sul fuoco e te ne stai lì ad aspettare, e quella niente, poi vai di là in un’altra stanza a fare una cosa di venti secondi, e in quei maledetti venti secondi il caffè si decide a uscire con quel suo famigliare gorgoglìo.

Così succede con la moka, e nella vita.

Il perché poi succeda c’entrerà con le leggi della fisica, anche perché in fondo, come cantano i Mammazzo, 

siamo atomi, grumi di molecole, con legami di energia