fine amore · giornate mondiali · La Nave de Los Monstruos · Le mie preferite

Un anno dopo (ep. 9)

E’ passato un anno.

Il blog era iniziato prima, ma un anno fa c’è stata la riunione tra i creativi della mia agenzia di comunicazione, e in vista dell’entrata nel mercato italiano di una nota multinazionale del caffé, si è deciso di trasformare questo blog nella casa di un personaggio battezzato Fra’ Puccino.  Il contenuto ero libero di deciderlo.

Così, per le prime dieci settimane il blog ha seguito la mia elaborazione del lutto per la fine (purtroppo assolutamente reale) della mia storia d’amore.

Poi, finiti quei settanta giorni ognuno passato interpretando diligentemente un tema della cultura pop contemporanea, mi sono dedicato alla celebrazione di tutte le giornate mondiali dell’anno, e sono ancora qui, determinato ad andare fino alla fine, e anche oltre, mentre nel frattempo è pure decollata La Nave de Los Monstruos

Ho avuto (alla data di oggi) più di 43.238 visite, ma soprattutto 3.612 commenti, ed è la cosa che mi fa più piacere.

Intanto la ruota della vita ha fatto il suo giro di 365 giorni, e in un certo senso sono ritornato al punto di partenza.  Di cose ne sono successe molte, di incontri ne ho fatto tanti e variegati.  Come in certi film d’avventura, e dopo essere stato in tanti posti e avere incontrato i personaggi più strani, sono di nuovo qui, in questa stanza, in questa, davanti a questo stesso monitor.

Come in un film di Tim Burton, davanti a me ci sono due porte colorate.

Con una si torna indietro, si finisce il giro, e in un certo senso è la porta del cuore.

Con l’altra c’è un altro anno come questo, e in un certo senso è la porta della razionalità (la mia razionalità, assolutamente irrazionale).

Potrei dirvi che sono indeciso in quale porta entrare.  Ma non sono io che decido.  Perché solo una delle porte si aprirà per farmi entrare.

Oggi attendo che La Nave de Los Monstruos carichi anche me.  Ma poi mi ricordo che no, non è possibile.

Su La Nave de Los Monstruos ci sono già; io sono il capitano.

giornate mondiali · Italia

Il fumo e lo specchio

Smoke and mirrors by Muted Margot on Deviantart.com

No, non è il titolo di un volume della serie di Narnia…  Il fumo e lo specchio è la giornata mondiale di oggi, in cui si celebrano i discorsi  ingannevoli, fraudolenti e incosistenti che gli anglosassoni chiamano, appunto, smoke and mirrors (lo so che mirrors è plurale ma tradotto con il singolare suona meglio).

Nella giornata del trionfo leghista nella regione dove vivo, che era prevedibile ma ha superato ogni previsione, dovrei farmi un discorso smoke and mirrors davanti allo specchio fumandomi un sigaro, e tentando di autoconvincermi di non vivere nella regione più di destra d’Italia.  Avevo qualche speranza con la Calabria, ma lì la destra è al 58,9%, qui al 60% e quindi niente da fare.

No, meglio pensare ad altro.

Per l’esempio all’ultimo mio discorso stile fumo & specchio.

Non è stato poi tanto tempo fa, stavo passeggiando per le calli di un città straniera, e la persona che camminava al mio fianco mi fece una di quelle domande cui qualunque risposta dai sei fregato.

Non so se avete presente, quelle domande tipo “tu sei innamorato di me?” o “tu cosa provi per me esattamente?“.  Quelle domande da donne cui noi uomini cerchiamo sempre di sfuggire, anche perché non te le fa mai la persona giusta.

In quella situazione, in particolare, ero davvero in difficoltà.   E in questi casi la verità diventa davvero un aspetto secondario e non influisce per nulla sulla risposta che devi dare.

Se rispondevo sì, la situazione diventava imbarazzante, se rispondevo no, magari l’altra persona ci rimaneva molto male.

Così ho improvvisato un discorso senza capo né coda, contorto, contraddittorio, con le frasi incominciate e poi interrotte a metà.

Stranamente ha funzionato.  Tanto stranamente che a un certo punto mi è venuta la tentazione di chiederle se avesse capito cosa intendevo dire. Ma ho avuto il buon senso di starmene zitto.

Non si sfida la fortuna.

cinema · giornate mondiali

Non è un dono

La libertà non è un dono. È un nostro diritto dalla nascita. Ma ci sono momenti nella storia in cui bisogna appropriarsene.

Il 25 marzo si celebra la giornata mondiale del ricordo delle vittime delle schavitù e della tratta di schiavi transatlantica.

Se qualcuno vuole onorare questa giornata (anche se in ritardo), questa sera può noleggiare il Dvd di Amistad (S. Spielberg, 1997).

Amistad è  un legal thriller.  Perché gli americani sono fatti così; qualunque sia il tema del film, se c’è dentro un bel dibattimento giudiziario  con le arringhe appassionate e i colpi di scena, loro sono più contenti.

Ma è soprattutto un film storico, magistralmente diretto come tutte le opere di Spielberg, e con una bella carellata di star, tra cui spiccano Morgan Freeman, Anthony Hopkins, e Stellan Skarsgard.

Come chi è Stellan Skarsgard?  E’ un attore svedese che fa parte di quella schiera di caratteristi di cui ci ricordiamo vagamente il volto ma che rimane sempre in seconda fila.  Ma forse vi potreste ricordare nella parte del papà di Orlando Bloom nella saga de I Pirati dei Caraibi.

Perché il cinema è così.  Puoi fare settanta film, anche di qualità, ma poi ti ricordano per l’interpretazione nell’opera meno artistica di tutte (l’essere figo di Johnny Depp non è un’arte!).