addio a Roma · Affreschi

Un’assolato lunedì di febbraio

Ne mancano ancora 7, il count down del mio addio a Roma prosegue. Questa volta e la volta prima sono state due puntate a Prati, una delle zone di Roma che più apprezzo.

Oggi in particolare è stata un’occasione in cui a Roma sono stato bene, ci sono rimasto poche ore ma piacevoli, non mi succedeva da anni, e questo nonostante che fossi venuto a sbrigare incombenti mentalmente faticosi. E nonostante che, con mio alto dispiacere, abbia chiuso il ristorante orientale cui ero solito pranzare quando arrivavo a Termini. Perché, mondo crudele, perché?!

Sì, nonostante tutto questo oggi Roma non mi era insopportabile come tante volte negli ultimi anni, l’ho trovata perfino meno sporca, meno caciarona, meno tutto, che sia stato merito del vento che ieri ha soffiato così forte?

E sembrava quasi che DeRossi dal poster del Derby Roma-Lazio mi dicesse “lo vedi che sta città sarà pure zozza e infame ma è la città-più-bella-der-monno-intero?”

Chissà, intanto mi aspettano solo altre sette trasferte lavorative, e poi Roma per me sarà solo turismo.

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La deciultima volta

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Ancora 9 volte.  La decima ultima volta a Roma per me è stata la scoperta di un mercato coperto molto particolare e caratteristico, come si dice, una di quelle sorprese che questa città così insopportabile e così straordinaria sa riservare.

A volte mi viene da pensare che sia impossibile conoscerla davvero, Roma, intendo in tutti i suoi quartieri, angoli, prospettive, è come se fossero 100 città incastrate e incastonate l’una nell’altra, il tutto in un’insieme di tempio e porcile, caviale e grattachecca, salotti e borgate, monumenti e palazzine.

Sarà per questo che c’è sempre traffico?

Scelte

Bellaccina e l’Occidente

La vita ti stupisce sempre. Nel mio interrogarmi sulle scelte di vita, e più recentemente nella mia ricerca di una Metropoli in cui respirare di nuovo quell’atmosfera cosmopolita che avevo trovato quest’estate a San Francisco, avevo scartato la città di Milano quasi a priori, forse condizionato da tanti luoghi comuni.

Adesso invece mi scopro a sognare Milano, nonostante la stia scoprendo meglio nel gelo di questo inverno, e il tutto si intreccia con la ricerca di Bellaccina, della Donna Per Me che forse ho trovato dopo averla cercata per un anno e mezzo, da quando è finito l’amore con la donna che avevo sposato, e cui ho dato questo soprannome ispirandomi al frappuccino che vendono in una catena in concorrenza con Starbucks.

E così adesso non so se mi sto innamorando di Milano perchè ci vive la mia Bellaccina, o se mi sto innamorando di Bellaccina perchè vive a Milano e vi appartiene al 100%. Però mi piace questa città con quel cielo così celeste chiaro, con i ristoranti giapponesi con la cucina aperta anche alle 3 del pomeriggio,  con la fiera che sembra un aeroporto, con i modi molto borghesi dei suoi abitanti,  con il fatto che parlano tutti alla milanese anche se il 90% sono di origine meridionale o straniera, con il parrucchiere cinese che si proclama stilista ma poi ti fa pagare 8 euro, con i mille negozi alla moda che capisci perchè i giapponesi mettono Milano tra le 3 città italiane che visitano (oltre a Venezia e a una tra Firenze e Roma), con i gay che camminano tranquillamente abbracciati e le ragazze tutte vestite alla moda, con i rapper di periferia e i modi di dire milanesi, che ci ridono sopra pure loro.

Perché c’è una cosa, soprattutto, che adesso mi fa preferire Milano a Roma, e non è il fatto (pure importante) che ci sono quattro linee della metro e non so quanti tram in una città molto meno estesa, quanto il fatto che i primi a parlare male della loro città e dei suoi difetti sono proprio i milanesi.

Per tutti questi motivi ora sento forte il vento che mi trascina verso Ovest. Che ci vada davvero, ad Occidente, è un altro discorso, ma almeno finalmente ho un qualcosa che voglio.