Il martire e il fuorilegge

Gli Italiani amano i martiri e simpatizzano per i fuorilegge.

Berlusconi, Travaglio, Grillo, Salvini sono solo gli esempi più recenti di santi martiri dell’Italiano medio.

E i fuorilegge… di fuorilegge dal cuore d’oro è piena la nostra storia e l’iconografia popolare, perfino i nostri padri della Patria prima o poi sono stati ricercati, come Mazzini, Pertini o Trinità.

Ecco perchè forse, alla fine della storia, Mimmo Lucano dovrà ringraziare chi ha voluto leggere una battuta al telefono per una confessione di reato…

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…e se i Comunisti fossero loro?

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Tutti (beh, molti di noi) hanno un amico, un conoscente, il marito di una vecchia amica, che una volta era Comunista di quelli come diceva di esserlo il personaggio interpreato da Mario Brega in quel film di Verdone, in cui rivendica la sua identità di “comunista così” alzando i pugni chiusi al cielo.

comunista così

Erano i compagni che la domenica distribuivano l’Unità per le case,  per cui già Berlinguer era troppo borghese, che se n’erano andati dal Partito quando aveva vinto la svolta di Occhetto, e che poi magari avevano dedicato il loro impegno alle marce no.global o a qualche movimento NO-qualcosa.

Insomma, se conoscete qualcuno che fa parte di questa categoria ci siamo capiti…

E sappiamo pure che, orfani di un partito con la P maiuscola la gran parte di questi compagni comunisti-così ha trovato casa nel moVimento 5 stelle di Grillo & Casaleggio.  In fondo, hanno trasferito la medesima abnegazione e il loro cieco fideismo in una nuova religione, abbastanza pura e incorrotta per loro aspirazioni, e al posto di Marx, Engels e Lenin ecco i dvd di Beppe Grillo.

In fondo in questo modo si spiega e si giustifica l’odio atavico per il PD e per i suoi leader, è il classico astio dei comunisti verso i socialdemocratici borghesi, roba che risale ai tempi di Kerenskij contro Lenin o Rosa Luxemburg contro la SPD…

Diciamolo, è così, è innegabile, i veri comunisti in Italia stanno con e nel moVimento di Grillo, a partire dal Presidente della Camera, ma pure il premier Conte, non ce lo vedete tra quelli intellettuali di area come quelli di Sinistra Indipendente degli anni ’80?  E il buon Di Battista, è vero che di famiglia è nero nero ma in fondo girava l’Italia in scooter per fare il verso a Ernesto Che Guevara…

Tanti di noialtri, gente di sinistra, post comunisti che hanno abiurato o chi (come chi scrive) comunista non lo è mai stato, siamo portati a pensare che questi siano compagni che sbagliano, che stiano con la destra più estrema, che siano loro stessi destra più estrema.

Ma se invece avessero ragione loro? 

Se invece fosse il moVimento 5 stelle la giusta casa di chi nel 1968 simpatizzava per i carri armati di Breznev o nel 1990 per Saddam Hussein (giuro che c’erano!)?  Se guardiamo i numeri, le statistiche dei flussi elettorali, è chiarissimo: il 90% dei comunisti-così ha votato il simbolo con le cinque stelle, e allora perché mai dovrebbe avere ragione il restante 10%?

Certo, c’è la cosa del governo e dell’asse con la Lega… ma siamo sicuri che la Lega Nord o per Salvini premier come si chiama adesso non sia anche quella intrisa di spirito comunista?  In fondo la Lega ha avuto tre segretari politici:

Umberto Bossi, negli anni ’70 iscritto al PdUP e poi al PCI

Roberto Maroni, a lungo militante di Democrazia Proletaria

e poi l’attuale, Matteo Salvini, che come dice chi lo conosce bene alla fine resta sempre un giovane e fervente comunista.

Certo, dal “nostro” punto di vista, noi gente un po’ liberal, che tifiamo per l’Europa e per la società aperta, rimane che sono loro i Cattivi di questa storia…

ma in fondo chi l’ha detto che i buoni sono i comunisti?

Lettera a una controbuonista in buona fede

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Una foto dal servizio Refugees in Lesvos di Jade Beal

Commentando il mio post di ieri, l’amica blogger Diemme ha fatto un intervento così complesso e articolato che si merita in risposta un vero e proprio post, dedicato a lei e a tutti quelli che vorrebbero le frontiere chiuse per motivi diversi dalla paura del “uomo nero”.

E comincio proprio dal tema colore della pelle, perché scrostando tutte le ipocrisie dal dibattito di questi giorni è chiaro ed evidente, almeno da questa parte della barricata, che il vero problema non  è un rischio criminalità del tutto immaginario (lo dicono i numeri, non io) o fantomatiche minacce al nostro stile di vita (stiamo parlando dello 0,3% della popolazione residente) ma il fastidio, la diffidenza e talvolta la paura che le persone hanno verso chi ha un aspetto così diverso dal proprio, sentimenti che sono insiti nella nostra natura (pare dipenda dall’amigdala) e che condividiamo con le scimmie superiori, ma che purtroppo una politica cinica e senza scrupoli usa per incrementare il proprio consenso.  Tutto il resto sono frottole che la gente adopera per dissimulare, anche a sé stessa, il proprio razzismo di base.

Uno di questi argomenti è quello che fa leva sulla locuzione “business dell’immigrazione”, che al di là dell’artificio retorico non ha alcun senso…

Se un medico mi cura e viene pagato, fa “business della malattia”?

Se io difendo la vittima di un reato, faccio “business del crimine”?

Se un pompiere spegne salva un anziano da una casa allagata, fa “business dell’alluvione”?

Parlare di “business dell’immigrazione” è solo un’altra scusa utile a quelli che schifano gli stranieri e vogliono solo che spariscano…

Ad ogni modo, venendo alla questione chiave che pone Diemme (che non è certo  razzista), ovvero se l’immigrazione possa essere gestita all’insegna di regole e legalità, la risposta non può che essere

certamente sì

ma da tutta un’altra prospettiva di quella da cui si pone la mia interlocutrice (e tutti quelli che ragionano come lei).

L’immigrazione, lo dice anche Diemme, è un fenomeno umano, talmente umano che mai nessuno nella Storia dell’umanità è riuscito a fermarlo o limitarlo…

Quando nel passato un principe ha aperto, per le più svariate ragioni, le porte di una città o di un territorio all’immigrazione il finale è sempre stato un lieto fine di prosperità economica e fusione di culture.

Viceversa, nei tanti (più numerosi) casi invece in cui qualcuno all’opposto ha provato a fermare l’immigrazione con la maniere forti, gli è sempre andata male.

Non ci sono riusciti i Romani, con fortificazioni di ogni tipo e stragi dei migranti della loro epoca, ma dopo tante vessazioni sono stati proprio quei Barbari a lungo tenuti fuori dai confini imperiali a mettere la parola fine all’Impero, non ci sono riusciti i Cinesi con i Mongoli, nonostante la famosa muraglia, non parliamo dei popoli indigeni vittima dell’immigrazione europea nelle Americhe… E non ci riesce l’America, anche prima di Trump, che pure costruisce muri con il filo spinato e spara a vista ai migranti, ma ciò nonostante ha un numero elevatissimo di clandestini.

Perché non è l’immigrazione il problema, ma

la clandestinità.

Se si guardano infatti i dati statistici si può osservare che il tasso di criminalità tra immigrati regolari e italiani “indigeni” è lo stesso (tra l’altro in costante calo da anni), mentre aumenta tra i clandestini, che non potendo lavorare regolarmente in tanti casi delinquono; ma la clandestinità è il frutto di politiche dell’immigrazione miopi, che pensano di potere limitare quello che non si può limitare.  E in Italia è stata una legge,  che non a caso si chiama Bossi-Fini, voluta fortemente proprio dal partito che oggi più lucra sull’emergenza criminalità, a generare tanta clandestinità.

Quale può essere allora la soluzione?

Io sono per un approccio pragmatico e antiproibizionista. 

Per le frontiere aperte, per un’immigrazione libera e controllata in una cornice di diritto e legalità.

La mia idea è che bisognerebbe dare a chiunque voglia venire in Italia e in Europa la possibilità di farlo, passando per una regolare domanda, in maniera legale, magari pagando una sorta di tassa d’ingresso, e condizionando la permanenza in Italia a una condotta irreprensibile.

Tanto, chi vuole venire da noi ci viene comunque, meglio che lo faccia in maniera legale e ufficiale, impiegando meglio le tante risorse che oggi sprechiamo per la repressione dell’immigrazione illegale, usandole per l’integrazione ma anche per rispedire da dove è venuto chi non rispetta le nostre leggi.  Ma il rimpatrio forzato lo puoi fare con 1.000 persone, non con 100.000.

Questo è -per davvero- realismo, non quello di chi dice chiudiamo i porti o rispediamoli a casa sapendo benissimo che sono solo slogan, buoni solo a raccogliere i voti degli spaventati.

Anche in questo caso, è il passato che insegna che le soluzioni antiproibizioniste funzionano, le altre sono fallimentari.

La legge che ha legalizzato l’aborto ha portato a una diminuzione costante dell’aborto, la legge sulla droga (un altro “regalo” della destra italiana) al contrario ha portato e sta portando a un aumento del consumo, anche tra i giovani, mentre legalizzare distribuzione e consumo li regolarizzerebbe e cancellerebbe all’istante molte situazioni di degrado urbano.  Ma è un ragionamento che vale anche per l’alcool, per il tabagismo, per il gioco d’azzardo, per l’adulterio (che da noi era reato fino a qualche decennio fa…), per tutte quelle situazioni in cui l’antiproibizionismo è assurdo, ridicolo, e soprattutto non funziona e non ha mai funzionato.

Speriamo che anche per l’immigrazione prima o poi qualcuno capisca che l’unica soluzione possibile è la legalizzazione, e abbia il  coraggio politico di portarla avanti.

Esmigrazioni

Mi dispiace ma non mi convincete.

Io sono bianco, alto, biondo e con gli occhi azzurri, in termini razzisti Europeo nordico,  classe AAA, ma allora perchè dovrei essere solidale con uno di Pisa o di Lecce più che con uno di Calcutta o Bujumbura?  Solo perché parliamo la stessa lingua?

Se ragionassi come “voi”, voi che schifate i ” buonisti” e che e per voltarvi dall’altra parte usate la scusa ipocrita del “business dell’accoglienza”, se ragionassi come voi per me sareste tutti inferiori…

Altro che prima gli Italiani… Dal mio punto di vista dovrei dire: prima i Nordici biondi e con gli occhi azzurri!

Ma non la penso così, tanto che ho sposato e mi sono riprodotto con una bella ragazza molto mediterranea di occhi e di forme.

Siccome non la penso così, e per me l’altro è mio cugino (fratello non esageriamo), anche se ha la pelle scura come il mogano, ieri sera sono stato nella piazza della mia città, una delle 100 d’Europa a mettere in scena il flashmob per una politica europea e solidale dell’accoglienza

e ci ho messo anche la mia barchetta, è quella piccolina in basso al centro, ci ho disegnato la bandiera con lo stemma della cittadina dove vivo, per fare vedere bene che anche qui, nel cuore freddo del leghismo, c’è qualcuno (e non eravamo nemmeno così pochi) che crede ancora alla cultura dell’ospitalità, vede nell’altro essere umano nient’altro che un altro essere umano e non si fa ingannare da usa le paure e le insicurezze per consolidare la propria carriera politica.

Fascio Nero

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Tutto cominciò per una maledetta battuta del mio amico Marco Aurelio, giornalista su una tv locale.  “Tu sei mio amico ma non posso fare un servizio su di te, lo potrei fare solo se… solo se mi finisci in un fatto di cronaca“.

Queste parole mi tornarono in mente quando la campagna per la mia rielezione si stava rivelando una battaglia impossibile, gli equilibri nazionali erano cambiati e anche io sarei stato una vittima del cambiamento.  Volevo e dovevo fare qualcosa, in fondo nel mio mi ero dato da fare per il territorio, e poi lo svantaggio non era così grande, avevo fiducia di poterlo recuperare.

Non era questione di interesse, con la mia professione guadagnavo di più che con la politica, e pur non potendo negare che se la sala d’aspetto fosse piena per merito della mia attività politica, non era certo per soldi che ci tenevo a conservare il mio seggio.  Non è questo ciò che anima i veri politici, ciò per cui veramente si impegna la gran parte di chi si dedica alla politica professionalmente è la fama, la notorietà, le luci della ribalta,  l’essere al centro dell’attenzione, acclamato o anche vituperato tutto sommato non importa.

Questo era quello che non volevo perdere, e per questo inventai Fascio Nero.

Non fraintedemi, io sono di centrosinistra e anzi tendente a sinistra, almeno a livello di teoria, ma ci voleva assolutamente qualcosa per salvare la mia campagna elettorale, e per questo dopo che mi tornarono in mente le parole del mio amico giornalista le cose vennero da sé…

Il primo passo fu contattare un mio cliente che conosceva un cittadino di origine straniera che a sua volta aveva un gruppo di persone che per un congruo compenso poteva fare quello che gli chiedeva, anche se un po’ particolare come nel mio caso.

Poi dovevo creare il background, e quello fu più impegnativo, furono tre notti di intenso lavoro, in assoluta riservatezza perché nessuno, neanche i miei stretti famigliari, doveva sapere niente.  Così mi inventai il nome del movimento, Fascio Nero direi che rendeva bene l’idea, creai anche un simbolo di chiara efficacia con bel fascio littorio stilizzato copiato dallo stemma dell’aviazione dell’epoca fascista, e poi mi dedicai a ideologia e manifesto politico costruiti  con citazioni di Mussolini e Kim Il Sung (il mio tocco di classe), e qualche idea adeguatamente stralunata come la reintroduzione del reato della pena capitale tramite fucilazione alla schiena o che i lavoratori stranieri versassero i contributi ma senza avere diritto a nessuna pensione.

Studiai bene i tempi.

La prima mossa fu fare imbrattare qualche muro con la scritta “Fascio Nero“, mentre nel frattempo io personalmente pubblicavo sulla pagina facebook del fantomatico movimento vari post di odio verso stranieri,  omosessuali e i politici nazionali più noti.  Non poteva mancare qualche meme su Mussolini amante del popolo.

Poi feci la dichiarazione, studiata bene per giustificare l’aggressione ma al contempo non farmi perdere troppi voti, mica volevo spaventare i moderati, come si dice.  L’idea che sparai più o meno era ripopoliamo i paesini disabitati della nostra montagna con gli immigrati, e così fu facile ottenere qualche articolo sui quotidiani locali.

Se il giorno lo spesi a diffondere questa proposta, la notte la impiegai per una feroce campagna contro me stesso sulla pagina facebook di Fascio Nero, tutto sommato incurante per i troppi like che i post ottenevano.  Non ci davo peso, tutto concentrato sul clou della operazione, che ebbe luogo due giorni dopo.

Fu un’aggressione in piena regola, e anzi devo dire che i ragazzi ingaggiati per la sceneggiata la presero anche troppo sul serio, e qualcuno menò pesantemente.  Recitarono bene la parte, non c’è dubbio, e quando arrivarono due testimoni uno di loro gridò, come da programma “Fascio Nero non perdona“, sebbene, a volere essere puntigliosi, l’accento dell’est Europa rovinava un po’ la scena.  Ma nessuno, né allora né poi, se ne accorse mai.

Il mio obiettivo lo raggiunsi egregiamente; titoli di giornale, servizi televisivi, perfino una serata di approfondimento, il candidato aggredito da militanti di estrema destra per quasi una settimana diventò una delle notizie principali.  Soldi ben spesi i miei, indubbiamente.

Il messaggio di rivendicazione  orgogliosa della lezione inferta al traditore della patria che avevo postato  sulla pagina facebook di Fascio Nero ne garantì l’immediata chiusura, e quel punto potevo dedicarsi al termine della campagna elettorale, che purtroppo però non ottenne il risultato sperato.  Certo, la pubblicità che ero riuscito a procurarmi mi aveva fatto recuperare un bel po’ di svantaggio, ma non abbastanza, per cui la mia carriera politica terminò così per sempre.

Tornai a fare il mio lavoro, e i clienti erano persino aumentati, tutto sommato nella nostra cittadina ero diventato una piccola celebrità, e forse l’idea di Denise di prenderci una casa al mare la potevamo approfondire…

Ebbi qualche problema con la Procura della Repubblica e con la Polizia, che si mise a fare anche troppe indagini sull’accaduto, ma per mia fortuna cercando nei posti sbagliati, ovvero tra i veri estremisti di destra, che naturalmente nulla sapevano di Fascio Nero e dell’aggressione che avevo subito.

La cosa apparentemente finì lì.

Poi, due anni e mezzo dopo, un trafiletto su un quotidiano nazionale attirò la mia attenzione.  La lista di Fascio Nero era stata accettata alle elezioni comunali di Roma.  Nome e simbolo non erano più un problema, nella nuova stagione politica le vecchie leggi sul divieto di ricostituzione di partito fascista e contro l’apologia di fascismo erano state abolite come retaggio di un’epoca ormai superata, e poi c’era il mio disclaimer sul fascio littorio come simbolo repubblicano e mazziniano.

Sì, proprio il mio disclaimer, che lessi un po’ esterefatto sulla pagina internet di questo nuovo Fascio Nero che qualcuno aveva ricreato sulla falsariga di quello che avevo inventato io.  Stesso simbolo, stesso manifesto politico, identica ideologia. Stesso disclaimer, fatto anche troppo bene. Unico cambiamento, ora il movimento si chiamava Fascio Nero – Rivolta Nazionale.

Dei pazzi fanatici, sottovalutai la cosa, e neanche notai che alle elezioni del comune di Roma Fascio Nero ottenne un sorprendente 4,6% entrando in consiglio comunale.

Era solo l’inizio.  Lo scandalo che  coinvolse poco dopo il leader del movimento populista che aveva trionfato alle ultime elezioni nazionali decretò la fine politica di quel movimento,  rapida com’era stata la sua ascesa, e un elettorato disorientato e arrabbiato cercava solo qualcosa ancora più  di rottura e antisistema.

Fascio Nero per questo era perfetto.

Le parole d’ordine che avevo inventato di notte con voluto paradosso diventarono la base dell’incredibile successo del sito e della pagina facebook del movimento, persino la mia aggressione era rivendicata come legittima difesa di popolo, anzi il primo atto della Rivolta Nazionale.

Il resto è Storia; oramai, più di dieci anni dopo non possiamo dire per quanto ancora rimarrà almeno l’apparenza  delle libertà democratiche, e se non diventeremo qualcosa di peggio di quella democrazia autoritaria in cui già siamo.

Certo, ho la mia bella villa al mare, ma se sentire i discorsi del primo leader di Fascio Nero era sempre irritante, averlo visto vincitore delle prime presidenziali a elezione diretta è stato agghiacciante, e ormai anche nel privato ho ritrosia a fare discorsi che potrebbero essere considerati “antinazionali”.

In mezzo a tutto questo, mentre i sensi di colpa mi attagliano, l’altro ieri capita pure che ascoltando il notiziario sento che il nuovo governo ha appena approvato il dislocamento degli immigrati per il ripopolamento delle zone disabitate degli Appennini.

Grillo: ho sempre stimato Renzi “uno di noi”

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(ASMA) – Roma, 7 dic. -Stupefacente rivelazione è quella che proviene da  fonti interne al moVimento 5 stelle (si parla già di boofaleaks) secondo cui, in conversazioni riservate con Roberto Fico e Luigi Di Maio, il leader e fondatore Beppe Grillo mai avrebbe rivelato di avere grande stima e apprezzamento per Matteo Renzi, al punto di pensare proprio a lui come futuro presidente del consiglio di un governo a 5 stelle.

“Renzi non è il PD, lui è come noi, quando vinceremo dovremo fare qualcosa insieme, magari lo mettiamo come nostro premier, perché anche lui vuole cambiare le cose e rovesciare il sistema, si può essere avversari e poi fare le cose insieme, in Germania lo fanno da anni” non avrebbe dichiarato Grillo ai due esponenti del movimento 5 stelle che finora hanno più ambizioni di ricoprire il posto di presidente del consiglio in un futuro governo 5 stelle.  E di fronte alle obiezioni, in particolare, di Roberto Fico, Grillo non avrebbe confidato di avere già avviato contatti con Renzi, che si sarebbe detto “entusiasta” del programma energetico esposto sul sito beppegrillo.it, assicurando che lui a casa spegne tutti i led degli elettrodomestici e ha appena comprato un kit completo di lampadine a basso consumo.

 

 

Ovviamente questa notizia è palesemente inventata, è uno scherzo ideato per vedere quanto e come le bufale si diffondono in rete sembrando vere.