Fascio Nero

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Tutto cominciò per una maledetta battuta del mio amico Marco Aurelio, giornalista su una tv locale.  “Tu sei mio amico ma non posso fare un servizio su di te, lo potrei fare solo se… solo se mi finisci in un fatto di cronaca“.

Queste parole mi tornarono in mente quando la campagna per la mia rielezione si stava rivelando una battaglia impossibile, gli equilibri nazionali erano cambiati e anche io sarei stato una vittima del cambiamento.  Volevo e dovevo fare qualcosa, in fondo nel mio mi ero dato da fare per il territorio, e poi lo svantaggio non era così grande, avevo fiducia di poterlo recuperare.

Non era questione di interesse, con la mia professione guadagnavo di più che con la politica, e pur non potendo negare che se la sala d’aspetto fosse piena per merito della mia attività politica, non era certo per soldi che ci tenevo a conservare il mio seggio.  Non è questo ciò che anima i veri politici, ciò per cui veramente si impegna la gran parte di chi si dedica alla politica professionalmente è la fama, la notorietà, le luci della ribalta,  l’essere al centro dell’attenzione, acclamato o anche vituperato tutto sommato non importa.

Questo era quello che non volevo perdere, e per questo inventai Fascio Nero.

Non fraintedemi, io sono di centrosinistra e anzi tendente a sinistra, almeno a livello di teoria, ma ci voleva assolutamente qualcosa per salvare la mia campagna elettorale, e per questo dopo che mi tornarono in mente le parole del mio amico giornalista le cose vennero da sé…

Il primo passo fu contattare un mio cliente che conosceva un cittadino di origine straniera che a sua volta aveva un gruppo di persone che per un congruo compenso poteva fare quello che gli chiedeva, anche se un po’ particolare come nel mio caso.

Poi dovevo creare il background, e quello fu più impegnativo, furono tre notti di intenso lavoro, in assoluta riservatezza perché nessuno, neanche i miei stretti famigliari, doveva sapere niente.  Così mi inventai il nome del movimento, Fascio Nero direi che rendeva bene l’idea, creai anche un simbolo di chiara efficacia con bel fascio littorio stilizzato copiato dallo stemma dell’aviazione dell’epoca fascista, e poi mi dedicai a ideologia e manifesto politico costruiti  con citazioni di Mussolini e Kim Il Sung (il mio tocco di classe), e qualche idea adeguatamente stralunata come la reintroduzione del reato della pena capitale tramite fucilazione alla schiena o che i lavoratori stranieri versassero i contributi ma senza avere diritto a nessuna pensione.

Studiai bene i tempi.

La prima mossa fu fare imbrattare qualche muro con la scritta “Fascio Nero“, mentre nel frattempo io personalmente pubblicavo sulla pagina facebook del fantomatico movimento vari post di odio verso stranieri,  omosessuali e i politici nazionali più noti.  Non poteva mancare qualche meme su Mussolini amante del popolo.

Poi feci la dichiarazione, studiata bene per giustificare l’aggressione ma al contempo non farmi perdere troppi voti, mica volevo spaventare i moderati, come si dice.  L’idea che sparai più o meno era ripopoliamo i paesini disabitati della nostra montagna con gli immigrati, e così fu facile ottenere qualche articolo sui quotidiani locali.

Se il giorno lo spesi a diffondere questa proposta, la notte la impiegai per una feroce campagna contro me stesso sulla pagina facebook di Fascio Nero, tutto sommato incurante per i troppi like che i post ottenevano.  Non ci davo peso, tutto concentrato sul clou della operazione, che ebbe luogo due giorni dopo.

Fu un’aggressione in piena regola, e anzi devo dire che i ragazzi ingaggiati per la sceneggiata la presero anche troppo sul serio, e qualcuno menò pesantemente.  Recitarono bene la parte, non c’è dubbio, e quando arrivarono due testimoni uno di loro gridò, come da programma “Fascio Nero non perdona“, sebbene, a volere essere puntigliosi, l’accento dell’est Europa rovinava un po’ la scena.  Ma nessuno, né allora né poi, se ne accorse mai.

Il mio obiettivo lo raggiunsi egregiamente; titoli di giornale, servizi televisivi, perfino una serata di approfondimento, il candidato aggredito da militanti di estrema destra per quasi una settimana diventò una delle notizie principali.  Soldi ben spesi i miei, indubbiamente.

Il messaggio di rivendicazione  orgogliosa della lezione inferta al traditore della patria che avevo postato  sulla pagina facebook di Fascio Nero ne garantì l’immediata chiusura, e quel punto potevo dedicarsi al termine della campagna elettorale, che purtroppo però non ottenne il risultato sperato.  Certo, la pubblicità che ero riuscito a procurarmi mi aveva fatto recuperare un bel po’ di svantaggio, ma non abbastanza, per cui la mia carriera politica terminò così per sempre.

Tornai a fare il mio lavoro, e i clienti erano persino aumentati, tutto sommato nella nostra cittadina ero diventato una piccola celebrità, e forse l’idea di Denise di prenderci una casa al mare la potevamo approfondire…

Ebbi qualche problema con la Procura della Repubblica e con la Polizia, che si mise a fare anche troppe indagini sull’accaduto, ma per mia fortuna cercando nei posti sbagliati, ovvero tra i veri estremisti di destra, che naturalmente nulla sapevano di Fascio Nero e dell’aggressione che avevo subito.

La cosa apparentemente finì lì.

Poi, due anni e mezzo dopo, un trafiletto su un quotidiano nazionale attirò la mia attenzione.  La lista di Fascio Nero era stata accettata alle elezioni comunali di Roma.  Nome e simbolo non erano più un problema, nella nuova stagione politica le vecchie leggi sul divieto di ricostituzione di partito fascista e contro l’apologia di fascismo erano state abolite come retaggio di un’epoca ormai superata, e poi c’era il mio disclaimer sul fascio littorio come simbolo repubblicano e mazziniano.

Sì, proprio il mio disclaimer, che lessi un po’ esterefatto sulla pagina internet di questo nuovo Fascio Nero che qualcuno aveva ricreato sulla falsariga di quello che avevo inventato io.  Stesso simbolo, stesso manifesto politico, identica ideologia. Stesso disclaimer, fatto anche troppo bene. Unico cambiamento, ora il movimento si chiamava Fascio Nero – Rivolta Nazionale.

Dei pazzi fanatici, sottovalutai la cosa, e neanche notai che alle elezioni del comune di Roma Fascio Nero ottenne un sorprendente 4,6% entrando in consiglio comunale.

Era solo l’inizio.  Lo scandalo che  coinvolse poco dopo il leader del movimento populista che aveva trionfato alle ultime elezioni nazionali decretò la fine politica di quel movimento,  rapida com’era stata la sua ascesa, e un elettorato disorientato e arrabbiato cercava solo qualcosa ancora più  di rottura e antisistema.

Fascio Nero per questo era perfetto.

Le parole d’ordine che avevo inventato di notte con voluto paradosso diventarono la base dell’incredibile successo del sito e della pagina facebook del movimento, persino la mia aggressione era rivendicata come legittima difesa di popolo, anzi il primo atto della Rivolta Nazionale.

Il resto è Storia; oramai, più di dieci anni dopo non possiamo dire per quanto ancora rimarrà almeno l’apparenza  delle libertà democratiche, e se non diventeremo qualcosa di peggio di quella democrazia autoritaria in cui già siamo.

Certo, ho la mia bella villa al mare, ma se sentire i discorsi del primo leader di Fascio Nero era sempre irritante, averlo visto vincitore delle prime presidenziali a elezione diretta è stato agghiacciante, e ormai anche nel privato ho ritrosia a fare discorsi che potrebbero essere considerati “antinazionali”.

In mezzo a tutto questo, mentre i sensi di colpa mi attagliano, l’altro ieri capita pure che ascoltando il notiziario sento che il nuovo governo ha appena approvato il dislocamento degli immigrati per il ripopolamento delle zone disabitate degli Appennini.

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Sovranità

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Accadde in una brumosa mattina. Me ne stavo andando al lavoro facendo una piccola deviazione sul lungomare, o meglio sarebbe stato dire lungo laguna, visto che la passeggiata si affacciava su quella che un tempo, prima dell’Inondazione, era stata la pianura padana, e che ora costituiva un immenso aquitrinio di acque basse.

Qualcuno ci avrebbe dovuto pensare a quella storia del riscaldamento globale, anche se questo ragionamento era meglio tenerlo per sé, si poteva finire in osservazione vincolata per molto meno.. Passai davanti al solito banchetto di Israel Beitenu, con la raccolta di adesioni alla petizione per l’omologazione della Seconda Diaspora come Appartenenza, e come ogni mattina nessuno si fermava, nessuno di noi voleva una nuova Appartenenza omologata… In fondo, già eravamo stati generosi ad accoglierli in classe B quando metà del loro paese era stata sommersa e l’altra metà invasa dai loro eterni nemici…

Era questo che pensavo quando successe; un leggero ronzio all’orecchio, il dubbio di avere attivato il connecter ma attorno a me già apparve un tridigramma; chiusi gli occhi e ordinai due volte l’interruzione del collegamento, ma era impossibile, e attorno a me vidi tutti immobili, s tutti connessi, involontariamente. Quello di Israel Beitenu, gli assimilati che pulivano le strade, gli agenti della milizia, tutti fermi immobili.

Solo ora notai un’ombra sopra di noi, come un’immensa nuvola.

Davanti ai miei occhi si materializzò l’immagine di un ammiraglio della flotta aerea cinese, circondato da altri ufficiali nella plancia di quella che riconobbi come una spazionave cinese.

“Cittadini e residenti della Federazione delle Appartenenze di Nordagna! Sono felice di annunciarvi, a nome del Primo Presidente dell’Unione Celeste di tutte le Cine, lo scioglimento della vostra Federazione e la vostra integrazione nell’Unione. Si ricostituisce così la Mongolia occidentale, che come insegnano gli storici era parte della Grande Cina fin dai tempi del generale Xiongnu Attila. Bentornati nella nostra grande Unione”.

La solita storia, almeno questa di Attila aveva un po’ più senso della principessa cinese che aveva sposato Carlo Magno. Chissà perché i cinesi ci tengono sempre a giustificare le loro conquiste con qualche riferimento storico… Un dubbio che è meglio rimanga tale, per non correre il rischio di finire nel vaporizzatore.

L’ammiraglio stava continuando a parlare.

“Il sistema razzista e discriminatorio delle Appartenenze viene abolito, le loro proprietà diverranno proprietà pubbliche e ogni residente nel territorio della Federazione diviene cittadino dell’Unione; le vostre istituzioni governative sono sciolte e i vostri governanti saranno processati per i crimini di deviazionismo e discriminazione etnica. Invitiamo gli alti gradi delle vostre forze armate e delle forze di polizia a consegnare truppe e armamenti all’Alto Comando dell’Armata Celeste. Ogni resistenza sarà inutile, e comporterà la neutralizzazione degli oppositori. Si invitano i comuni cittadini e i residenti ad attendere con serenità l’instaurazione del nuovo ordine, a recarsi per utili informazioni presso le sezioni del Partito che verranno aperte in ogni località, e presso cui verranno organizzati corsi obbligatori di mandarino. E ricordate, nuovi cittadini dell’Unione Celeste: gli spaghetti gli abbiamo inventati noi!”

Italia got statists

Impauriti dalla prospettiva di Briatore presidente del consiglio?  Beh, la fisica quantistica ci insegna che i possibili futuri alternativi possono essere altri, anche peggiori di questo, ma immarcescibile nel progresso verso il baratro l’Italiano medio sempre incazzoso ci offrirà sempre le sue immancabili perle di saggezza.

Oggi sono molti quelli che dicono come un ritornello che “Renzi è anche peggio di Berlusconi”, ma cosa potrebbero dire nel prossimo futuro sui nuovi leader che il nostro corpo elettorale saprà scegliersi (in una realtà alternativa al precedente post)?

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Presidente del Consiglio dei Ministri Luigi Di Maio (M5S) – anno 2021

“Di Maio è anche peggio di Renzi”

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Portavoce del Consiglio dei Ministri  Federico Leonardo Lucia detto “Fedez”(Movimento Sette Stelle We Are The People) – anno 2030

“Fedez è anche peggio di Di Maio”

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Presidente della Repubblica e Primo Ministro Fabrizio Corona (con Corona per l’Onore d’Italia)- anno 2035

“Eh sì, quand’era giovane e ribelle ha avuto i suoi problemi, ma chi non li ha, e poi almeno lui non si presenta per quello che non è”

Italia 20M5

cratere

Finalmente rivedo Roma antica; il selciato di via del Corso, le colonne ancora in piedi di Galleria Alberto Sordi, i ruderi di palazzo Chigi, la facciata ancora miracolosamente integra di Montecitorio.

Ho voluto essere tra i primi a partecipare a una visita guidata nella vecchia città, dopo il completamento delle ultime bonifiche ambientali, e il cuore mi si apre mentre seduto sulle poltrone dell’hovercraft rivedo i luoghi che per anni mi erano stati così famigliari.

Un po’ di colpa per quello che è accaduto, forse, è anche mia, anche io ero stato tra quelli che nel 2016 avevo votato per il Movimento, per un forte voto di protesta, e avevo esultato per le vittorie di Roma e di Milano e poi, l’anno dopo, per la sorprendente vittoria al ballottaggio nelle elezioni nazionali, per soli 10.224 voti.  Tra quei 10.224 c’era anche il mio.

All’inizio sembrava tutto a  posto, c’era grande entusiamo nel Paese, poi non so se fosse vero che i poteri forti e le multinazionali si fossero opposte in ogni modo al nuovo governo, o se fosse stata solo la totale incapacità dei nuovi governanti, con le misure sempre più bislacche che venivano approvate, ma in pochi anni l’intero Paese si disintegrò.

Il disastro dell’Ecocentrale di Roma antica in fondo fu solo un episodio.

Se mettesse piede nei confini della Repubblica Costituzionale Italiana  il premier di allora verrebbero immediatamente arrestato,vista la condanna a suo tempo emessa dall’Alta Corte di Firenze, ma se ne sta sereno al riparo del suo scranno di eterno Portavoce del Stato dei Cittadini di Ausonia (rieletto se non sbaglio per la 19° volta); non può nemmeno, poverino, attraversare lo stretto, perché la Repubblica Indipendentissima di Sicilia non ama -notoriamente- i napoletani, che tuttora sospetta di mire espansionistiche.

Un tempo si chiamava Italia, questo povero Paese, oggi a Nord del Po abbiamo persino due Repubbliche di Venezia, la Repubblica di Venezia al di qua del Ponte e la Repubblica di Venezia al di là del Ponte, formalmente Serenissima Repubblica di Venezia e Repubblica del Popolo di Venezia.

E l’altro giorno ho letto che la Repubblica di Venezia al di là del Ponte ha finalmente inaugurato il proprio aeroporto internazionale sull’Isola del Lido, per non dover più usare l’aeroporto dei razzisti della terraferma, come li chiamano loro.

D’altronde la Repubblica di Venezia al di qua del Ponte è nota per la sua litigiosità, visto il conflitto che da anni la oppone alla Repubblica PADANIA per il controllo della sponda occidentale del Lago di Garda,con l’alleanza davvero contronatura tra Venetisti e i neo-jihadisti di Al Brescianùs, o il tentativo secessionista della Patria del Friùl appoggiato dall’Austria che forse voleva replicare l’operazione del Gross Sudtirol.

Povera Italia; forse hanno avuto ragione quelli di Varese ad aggregarsi alla Svizzera come Canton Varès non appena hanno potuto, o il Regno di Savoia, Genova e Piemonte a richiamare i propri regnanti di un tempo…

Pensare che tutto era cominciato con due semplici elezioni locali.

E mentre questi pensieri mi affollano la testa, l’hovercraf passa vicino al Grande Cratere, che per la prima volta vedo dal vivo, e poi riprende la strada verso Roma, il centro urbano sul Tirreno che  un tempo veniva chiamata Ostia.

Un grande futuro

(da Wikipedia, 7 novembre 2055)

La Repubblica Italiana o semplicemente Italia, è lo Stato che ha amministrato la penisola italiana dal 1948 al 2048.

(…)

La Terza Repubblica

Per approfondire, vedi la voce Grillismo, Savonarolismo.

Viene definito periodo della Terza Repubblica (anche se gli storici delle Istituzioni preferiscono parlare di Seconda Repubblica) il periodo iniziato con la vittoria nelle elezioni parlamentari del 2013  del movimento 5 stelle di Beppe Grillo, che cambiò completamente l’assetto istituzionale in senso assembleare e iperdemocratico portando avanti una politica di stampo conservecologista (conservecologismo). Delle vecchie istituzioni repubblicane rimase in piedi solo la Camera dei Deputati, divenuta Assemblea dei Portavoce, e il potere esecutivo venne assegnato al Presidio permanente del Consiglio direttivo dell’Assemblea dei Portavoce, ma di fatto il potere era esercitato dal Consulente generale Beppe Grillo.  I principali partiti d’opposizione erano rappresentati dai due partiti nati dalla scissione litigiosa del Partito Democratico, il Partito Democratico democratico (PDd, centrosinistra) e il movimento per un Partito Democratico (mPD, centro-centrosinistra).

La Quarta Repubblica

Dopo la sconfitta nel referendum sul divieto degli abiti con colori sgargianti e della diffusione pubblica della musica commerciale (la c.d. legge “antipop”), in una campagna referendaria in cui venne coniato il termine Savonarolismo, che poi identificò i movimenti che ereditarono la bandiera conservecologista, le elezioni biennali per il rinnovo dell’Assemblea dei Portavoce vennero vinte dal movimento Orgoglio Italiano di Nicole Minetti Corona e Gigi Buffon, la cui rivalità contrassegnò i successivi otto anni, il c.d. periodo della Quarta Repubblica, contrassegnata dal ritorno a istituzioni democratiche tradizionali con però l’elezione diretta del Presidente della Repubblica, carica cui venne eletto Buffon che però iniziò quasi da subito un rapporto conflittuale con quella che i media definirono la “Tymoshenko italiana”, la Prima Ministra Minetti Corona, che poi costituì un suo proprio movimento con il nome di Belvedere Italia nel cui simbolo capeggiava una sua immagine a mezzo busto.  All’opposizione il PDd si era frattanto diviso tra il PDsd) (Partito Democratico socialdemocratico, centrosinistra-sinistra) e il PDcs (Partito Democratico di Centro e Sinistra, centrosinistra).

L’era filibertiana.

L’elezione a sorpresa del centenario Adriano Celentano, che raccolse anche i voti savonarolisti, portò a un periodo di quiete e immobilismo, caratterizzato dai famosi 50 Primi Ministri cambiati nel corso del suo mandato dal molleggiato nazionale (con il record di Andreina Pastore, che rimase in carica 2 ore e 21 minuti), finché le elezioni presidenziali successive vennero vinte da Emanuele Filiberto di Savoia, con il suo Movimento Azzurro, e Max Biaggi di Orgoglio Italiano, che aveva appoggiato la candidatura di Emanuele Filiberto in opposizione a quella di Minetti Corona, venne eletto Primo Ministro, ma dopo avere ottenuto trionfalmente il secondo mandato Emanuele Filiberto di Savoia fu costretto alle dimissioni dopo la sconfitta (per 145mila voti) nel referendum per il ritorno alla monarchia. “Sei fuori” è la famosa battuta del Senatore a vita Flavio Briatore che contrassegnò la fine dell’esperienza filibertiana.

Decadenza e fine della Repubblica.

Mentre all’opposizione i partiti di centro sinistra, scissione dopo scissione, erano divenuti ormai 23 (alcuni dei quali coalizzati nell’Alleanza di Partiti Democratici, APD), Noi stiamo con Willwoosh – WMoviment.net di Guglielmo Scilla detto Willwoosh vinse le elezioni parlamentari portando poi il suo leader alla Presidenza della Repubblica, che dopo le riforme filibertiane riuniva in sé ogni potere esecutivo.

Dopo l’incolore esperienza presidenziale di Willwoosh per la prima volta dopo decenni una coalizione unitaria dei 31 partiti del centrosinistra vinsero le elezioni parlamentari e presidenziali e la coordinatrice a latere dell’APD Francesca Birigna assunse la guida del Paese.

I litigi tra i partiti di governo e all’interno degli stessi portò al caos più completo, tanto che non si riuscì a decidere la data delle successive elezioni, finché la Regione Sudtirolo proclamò la propria indipendenza, seguita dalla Sardegna e dal Veneto, mentre la Regione autonoma Roma Capitale, guidata dal movimento fondamentalista Aurora Nazionale, dichiarò l’illegittimità dell’annessione al Regno d’Italia nel 1871 e rientrò sotto la sovranità del Sommo Pontefice  della Chiesa Cattolica.  La perdita della capitale, insieme alla sottoscrizione del Patto di Napoli da parte delle regioni meridionali segnò la fine dell’unità nazionale.

La Repubblica Italiana cessò formalmente di esistere con le dimissioni della Presidente Birigina.  Era il 3 giugno 2048.

Diecimila Lire

Due uomini si incontrano sul posto di lavoro.

“Ti ho visto prima, da Peppe’s”

“Ci vai anche tu?”

“E che scherzi?  Panino, bibita e caffè diecimila lire…”

“Diecimila lire, ma ti rendi conto?  Ci fosse ancora l’euro…”

“Dieci euro minimo”

“Minimo.  Che vuol dire trentamila lire in pratica”

“Ah guarda, con la lire stiamo molto meglio

“E pure senza quegli sbruffoni di tedeschi e francesi, che vadano a fanculo loro, l’euro e la loro unione del nord”

“Che poi adesso sì che l’Italia conta, nella comunità mediterranea siamo la seconda economia dopo la Turchia, e poi finalmente stiamo tra stati che condividono la nostra stessa cultura

“Lo dici a me?  Mio figlio sono cinque anni che lavora a Londra, ci sono i finocchi che girano mano nella mano, le donne seminude, la droga libera, ma ti rendi conto?”

“Perfettamente d’accordo.  Che vadano per conto loro, loro e i veneti che sono voluti andare da loro, ma lo sai che ho letto sull’ipad che ci sono tanti industrie venete che spostano gli stabilimenti in Emilia Romagna o perfino in Puglia, perchè il lavoro costa meno?”

“Ecco, saranno contenti loro, che poi lo sanno tutti che i tedeschi li hanno voluti solo per farsi le vacanze sul lago di Garda e a Jesolo”

“Eccerto!”

“Vaffanculo all’unione europea!”

“Sicuro; che poi sono pieni di immigrati, un po’ com’era una volta da noi”

“Io gli immigrati proprio non li sopporto, guarda; e infatti, anche se i soliti intellettuali ci parlano male, alle prossime elezioni voto per I Bravi Italiani”

“Loro sì che gliela cantano bene”

“E la Bibbia come base delle leggi non è forse giusta?”

“Mah, non so… in realtà poi io ero berlusconista di sinistra, sai avevo votato per Italia Noi

“Eh, ma lo ricordi che hanno fatto un governo con quei comunisti di Alleanza Insieme?  Sono mezzi comunisti, quelli, pure io sono berlusconista, ma di destra, che il vero berlusconismo è quello lì”

“Eh, se solo andassero più d’accordo tra di loro, in fondo sono tutti gli eredi del più grande statista che l’Italia abbia avuto, no?”

Due  sconosciuti si avvicinano, sembrano stranieri del nord, e i due uomini del nostro dialogo si alzano, e gli corrono incontro con i loro arnesi da lavoro

Hallo monsieur, monsieur!”

“Schupuzzer, schupuzzer, lustrascarpe monsieur!

Il dolo è incontinente (ep. 27)

Geniale. Insuperabile.

Sembra una canzone inventata dagli Elio e le Storie Tese, e invece è tutto vero.

Alleanza di Centro per l’Italia è il micropartito dell’ex telegiornalista Francesco Pionati e  di Debora Caprioglio (sì, proprio la star di alcuni capolavori di Tinto Brass).

L’inno del movimento, parole, musica, voce e pianola bontempi di Donato Rivieccio, è uno di quei gioielli che ogni amante del trash vorrebbe scovare, e anche se in questo caso il merito (della scoperta) sembra sia di Striscia la notizia, credo che chi come me non guarda la trasmissione di Canale 5 abbia diritto di godersi questa straordinaria interpretazione dell’autore di I love you Polonia.

Ascoltate la canzone, e soprattutto seguite il testo, ogni parola, ogni rima è pura poesia, ma alcuni versi spiccano su altri:

Alleanza di Centro per la Storia… (altro che la banale cronaca, man!)

noi vogliamo difendere l’onore di chi non ha più santi da pregare… (una via di mezzo tra X Mas e il classico tengo-famiglia)

siamo tutti un po’ confusi e anche un po’ delusi, dannazione(parental advisory, explicit lyrics!)

il Paese ha fame anche di candore… (la gente va in piazza per il candore, dannazione!)

l’onestà è assente, e il dolo incontinente (e dove li compra i pannoloni?)

Alleanza di Centro per l’Italia, per chi vuol propugnare una sua idea (una qualsiasi loro non sono razzisti)

un paladino degno di platea che rispetti le sane tradizioni…che scelga i saggi a reggere il governo (un po’ Parsifal, un po’ Platone, un po’ diccì anni cinquanta)

con un nocchiero in gamba per il mare, potremo più sicuri navigare (siamo o non siamo un popol di navigatori?)

Ora che ho attirato la vostra attenzione, voglio sfruttare l’attimo per segnalarvi che l’assemblea dei passeggeri de La Nave de Los Monstruos tenutasi in questo weekend a bordo della navicella ha deciso di costituirsi in Assemblea Costituente di un nuovo movimento politico con l’obiettivo di sfruttare le opportunità in termini di posti di lavoro parlamentare offerte dall’attuale contingenza politica.

L’Assemblea, dopo ampio dibattito, ha approvato anche il nome del nuovo movimento politico:

La Nave de Los Monstruos – Partito Democratico della Libertà nell’Alleanza Azionale per l’Italia di Unità del Centrodestra Sinistra

Seguiranno le primarie, cui grazie a una provvidenziale modifica statutaria potranno partecipare, oltre agli iscritti e ai simpatizzanti, anche i lettori di E’ scientificamente dimostrato.

La Nave de Los Monstruos, Diario del Capitano, Organo Ufficiale in attesa di sovvenzioni dell’LNM-PD-L AAI UdC-S