Il pericoloso anarchico

Inizia con questo post la nuova attesissima rubrica Affreschi.

In questi giorni che nei giornali si parla tanto di Tripoli e Cirenaica, torna alla mente la prima volta che in Italia quei luoghi apparivano sulle prime pagine dei giornali italiani: era il 1911, e un’Italia liberale conquistava la colonia che per omaggio alla romanità venne chiamata con l’antico nome di Libia.

Pochi si opposero a quell’avventura; tra questi, un giovane attivista, che tanto fece, tra scioperi, comizi e manifestazioni, che venne arrestato e condannato a un anno di carcere.   Quelli erano altri tempi,  per chi voleva fare il rivoluzionario, anche solo a parole.

D’altronde il nostro aveva già conosciuto il carcere, e sempre per motivi politici; militante dell’estrema sinistra fin dall’età di diciassette anni, renitente alla leva, schedato dalla polizia come “sovversivo” e “pericoloso anarchico”, licenziato dalle scuole del Regno per una commemorazione anticlericale di Giordano Bruno, era stato già condannato a tre mesi di carcere per minacce ad un dirigente industriale.

Il nostro con le parole non scherzava affatto, tanto che aveva diretto un giornale chiamato nientedimeno che “Lotta di Classe”, a 26 anni aveva pure scritto un romanzo violentemente anticlericale intitolato Claudia Particella, l’amante del cardinal, e una  volta ebbe a dire che il tricolore era solo

“uno straccio degno di essere piantato su un mucchio di letame”.

Un personaggio simile oggi sarebbe troppo estremista praticamente per qualsiasi partito organizzato, forse lo accoglierebbero in qualche micro partito con la parola “comunista” nel nome, forse soltanto in qualche centro sociale; di certo sarebbe stato in prima fila in tutte le manifestazioni, come quelle contro la legge Gelmini, d’altronde era o non era un insegnante anche lui?

Un vero duro, il nostro, uno a cui non gliene importava nulla della Chiesa, dei padroni, e men che meno della patria, e d’altro canto è lui che sull’Avanti, dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, scrisse frasi come “Abbasso la guerra!” parlando del “militarismo nella sua espressione più forsennata e criminale”, e fu sempre lui a scrivere il manifesto approvato dalla Direzione del PSI in cui si affermava che

“la guerra rappresenta la forma estrema, perché coatta, della collaborazione di classe, l’annientamento dell’autonomia individuale e della libertà di pensiero”.

Vi stareste chiedendo chi è questo personaggio, e che fine avrà fatto nei turbolenti anni successivi alla prima guerra mondiale.

Il suo nome era Benito Mussolini.

E’ sicuramente è stato un luminoso esempio di coerenza all’italiana.


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