Il futuro tra 9 anni

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Dicono che i blog normalmente non durano a lungo, uno o due anni e poi il blogger si stufa o si dedica ad altro.

E’ scientificamente dimostrato invece diffonde pessimi contenuti on line da 9 anni (compiuti), e anche se come papà di due (bellissime) bambine piccole il tempo non è molto il vostro disaffezionato blogger cerca comunque di tenerlo vivo, anche se non con l’assiduità dei primi tempi (ma quello era un periodo molto particolare).

L’anniversario è l’occasione per ripensare al tempo che passa e alla prevedibilità del futuro; nove anni fa era il 2008, e quasi nulla della mia vita attuale era dietro l’angolo, anche solo immaginabile; non ho cambiato professione né città, ma il resto è cambiato quasi tutto, e la donna che oggi ho al mio fianco, che mi ha regalato quelle due bellissime bambine e che (tra l’altro) oggi compie agli anni, non solo non la conoscevo, ma nemmeno avrei pensato di incontrarla (e lei lo stesso).

La mia riflessione però è verso il futuro; nel 2008 non avrei potuto indovinare, neanche con un grande sforzo di immaginazione, com’è la mia vita adesso e cosa sarebbe successo in questi nove anni.  Ma allora mi chiedo come sarà la mia vita tra 9 anni, nel lontano 2026, e viene allora da pensare che sia  futile spendere troppe energie a ragionare su prospettive troppo lunghe, perché il lungo periodo non lo puoi davvero immaginare…

Però, forse.

Però, forse il futuro lo puoi intuire, perché non dimentico che negli ultimi giorni da separati in casa con la mia ex le feci una battuta imitando la voce della mia donna del futuro, e facendola parlare con l’accento milanese e con lo stesso atteggiamento della donna con cui adesso davvero condivido la mia vita.  Come se da qualche parte nel piano astrale qualcosa sapessi.

Chissà.. il sentiero del futuro non lo possiamo conoscere, ma forse liberando la mente e lasciando il nostro intuito libero potremmo indovinarlo.

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Cose del Mondo che non farò mai

2010 08 18  WHR Rhyd Ddu station master

Arrivati alla mia età, quasi a metà del cammino della vita (poi uno spera non oltre un terzo perché bisogna essere ottimisti), ci sono una serie di cose che oramai si deve prendere atto che non si faranno mai (più), il che in taluni casi può essere anche un bene, naturalmente.

Il pensiero mi è sorto l’altro giorno, vedendo una nuvola che sembrava un fungo atomico che mi fatto pensare: ecco una cosa che (grazie al Cielo) non vedrò mai, visto  che la guerra nucleare ormai sembra un incubo del passato.

Ma questo episodio mi ha dato lo spunto per rispondere alla mia stessa Domanda:

quali sono le cose del Mondo che non farò mai (in prima persona e dal vivo)?

Risposta n. 81

1) Vedere un’esplosione atomica, con il relativo fungo – Non che la cosa mi dispiaccia, anzi, considerate la scarse possibilità di andarlo poi a raccontare, ma quando ero bambino e adolescente, che mi piacesse o meno, non era un’eventualità impossibile come invece sembra adesso…

2) Guardare un’eclisse solare totale – Quella del 1999 l’ho apprezzata di sfuggita, la prossima visibile nel nord Italia mi pare sarà nel 2081, data in cui sarei lieto di essere ancora vivo, ma presumibilmente non abbastanza in forma dal prendermi gli occhialetti e  guardare in cielo

3) Giocare una partita del campionato del mondo  -non occorre specificare lo sport, alla mia età qualunque ipotesi di giocare un qualsiasi sport a livello professionistico o di nazionale la posso accantonare, dentro di me so che sarei stato un grande giocatore di baseball, ma la vita ha preso altre strade… vorrà dire che mi consolerò con i videogiochi.

4) Indossare di nuovo la divisa – Sono un’ottimista (vedasi la questione guerra nucleare), ma dubito che nonostante i venti di guerra in giro per il mondo si arriverà al punto da richiamare anche me, sono ormai prossimo al congedo definitivo dal mondo militare e il mio servizio per la Repubblica penso di poterlo considerare terminato!

 5) Pilotare un aereo di linea – La mia vita potrebbe essere ancora lunga, chi lo sa che prima o poi mi porti a guidare un piccolo aereo privato (che so, un Cessna o un Falcon), ma il sogno d’infanzia di fare come professione il pilota di voli commerciali ormai l’ho accantonato.

6) Rappresentare il nostro paese come Ambasciatore – E sì che secondo me sarei stato perfetto per quella carica, a suo tempo me ne dissuasi per le mie abitudini alimentari, e se con il tempo ho scoperto che mi trovo più a mio agio con tante cucine straniere che con quella italiana ormai era troppo tardi!

7) Comandare una stazione dei treni con il berretto rosso da capostazione (esistono poi ancora i capostazione?).

8) Tornare indietro da dove sono partito, perché a un certo punto della vita a volte capisci che il luogo dove sei nato e cresciuto non ti appartiene più, e tu non appartieni più a quel posto.

9) Mangiare di nuovo alla mensa universitaria da studente o da professore – La seconda opzione mi sarebbe piaciuta molto, visto come mi ero trovato bene nell’ambiente universitario, peccato che dopo la laurea la voglia di studiare mi si era completamente esaurita…

10) Esibirmi al cabaret – Accantonato il sogno di una carriera artistica come comico mi tocca accontentarmi, anche se non è poco, essere citato per due o tre volte dal cabarettista di turno (anche se il pubblico ignorava completamente chi fossi e anzi probabilmente pensava che facendo il mio cognome l’artista facesse ancora una volta sfoggio del suo proverbiale non-sense).

Lacrime

Sono passati diciotto anni e sei mesi.  Diciotto anni e sei mesi dal giorno in cui i Nirvana suonarono a Muggia.

Oggi è il 17 maggio 2010, giornata mondiale contro la desertificazione e per la prevenzione della siccità.

Mi chiedo se le lacrime che ho versato ieri sera tornando a casa servano per l’uno o l’altro scopo, ma ho i miei dubbi.

Non so neanche esattamente per cosa ho pianto.   Forse perché i motivi sono tanti.

Un po’ ho pianto per sfogarmi della litigata e del nervosismo accumulati in una serata andata come non doveva andare, un po’ ho pianto per la casa dei miei nonni rivista dopo tanti anni.

Ma prima di tutto ho pianto perché l’autoradio stava mandando una stupida canzone anni ottanta, e allora ho pensato a quegli anni tra la fine degli ottanta e l’inizio dei novanta; erano gli anni del mio primo amore, e un po’ ho pianto per la nostalgia di un passato perduto per sempre.

E poi ho pensato a quel giorno di novembre del 1991 in cui i Nirvana (sì, proprio i Nirvana di Kurt Cobain) fecero al cinema teatro Verdi di Muggia (vicino a Trieste) davanti a un pubblico di 200 persone, tra cui uno (si sente in sottofondo) che commenta “grandisimi” con un’inconfondibile accento triestino.

I Nirvana, nella mia cittadina, e c’erano 200 spettatori. Il video che ho postato è proprio la registrazione originale di Smells Like Teen Spirit eseguita in quell’occasione, in cui pare che Kurt Cobain e compagni fossero in gran forma.

Quel che più mi secca è che io a quel concerto avrei potuto andare, se fossi stato più sveglio, se avessi ascoltato musica migliore di quella che ascoltavo, o anche solo se mi fossi interessato a chi era quel gruppo con quel nome indiano di cui sicuramente avrò visto il cartellone pubblicitario del concerto, magari con il nome Nirvana scritto a pennarello.

Chissà invece che cosa ho fatto per davvero sabato 16 novembre 1991, voglio provare a scoprirlo, ma posso immaginare che sarò uscito con la ragazza e i soliti amici, e saremo andati in cinema o in pizzeria.

Magari la serata l’ho passata proprio nella mia cittadina, e passando davanti al cinema teatro avrò notato il concerto, e il nome curioso del gruppo che suonava. Senza capire che quel momento la Storia della Musica incredibilmente mi stava attraversando la strada…

Che tristezza, certe volte, non poter tornare indietro a fare altre scelte, a cambiare il passato.  Che sia il passato di 19 anni fa, di un anno fa, o anche solo di tre ore fa.

Per questo esistono le lacrime.  Anche se non bastano per combattere la siccità.

Volevo una vita standard

Guardando indietro verso gli ultimi dieci anni della mia vita, posso dire che, durante il mio lungo rapporto di coppia finito a marzo di quest’anno, avevo cerca il più possibile di avvicinarmi ad uno stile di vista standard.  A posteriori posso dire che è stato un errore.  Ma, ovviamente, è sempre facile ragionare a posteriori.

Oggi è il World Standard Day, la giornata mondiale degli standard, dei metri uniformi di misura, e quindi è l’occasione giusta per parlare del mio difficile rapporto con la normalità.

Non ho mai avuto una vita normale, una vita standard.

La mia famiglia non è mai stata normale, anzi nel tempo si è ancora più allontanata dallo stile di vita standard.

Quanto alla mia ultima relazione di coppia, bastava già solo la differenza d’età (lei era più giovane) per renderla diversa; venti o trent’anni fa, una coppia con dieci anni di differenza tra l’uomo e la donna era molto comune, oggi invece è una rarità, specie nel mio ambiente sociale.  Adesso si sta insieme tra coetanei, e anch’io, del resto, prima di lei avevo sempre avuto ragazze con due, tre anni meno di me, non di più.

Ecco allora che per questo, e per vari altri motivi, la mia (nostra) condizione di particolarità mi portava a desiderare una vita normale, una vita borghese, come si diceva negli anni settanta; e siccome tutto sommato non si tratta di un’obiettivo difficile da raggiungere, c’ero arrivato: un lavoro rispettabile, un appartamento  tricamere in una tranquilla e ricca cittadina del nordest, un bel matrimonio a suggellare il nostro amore.   Certo, magari tre gatti sono un po’ troppi per una famiglia standard, ma per il resto tutto era molto normale.

Forse troppo; e ho sempre pensato che non fosse un caso se la crisi è scoppiata proprio quando abbiamo terminato di ristrutturare l’appartamento, con quelle belle porte bianche che ora mi godo da solo.    La nostra vita si era stabilizzata nella sua noiosa perfezione.   E abbiamo compreso che non era quello che volevamo.

D’altronde, forse, è un errore cercare una vita standard se tu non sei una persona standard. Le persone standard si mettono insieme con i loro coetanei, le  hanno genitori che fanno lavori normali, frequentano gli stessi amici di quando andavano alle superiori, vivono nella città dove sono nati i loro genitori, se li vedi in coppia a passeggiare nei centri commerciali sembrano tutti eguali.   Io non sono così, lei non è così.   E allora perché cercare di vivere una vita che non è quella giusta per noi?

Non a caso, i momenti più belli e la passione più intensa della nostra storia li avevamo vissuti in una casa dove il tavolo da pranzo era una scrivania comprata all’Auchan e la libreria uno di quei scaffali di ferro che di solito si mettono in garage.

Ho sbagliato a rincorrere una vista standard, lo so, perché la responsabilità è stata anzitutto mia, ma l’unica cosa giusta da fare quando ci si rende conto di avere sbagliato è ripromettersi per il futuro di non sbagliare più.

Adesso non desidero più una vita standard. Adesso voglio semplicemente la mia vita.