Eccezziunale politicosamente

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Uscirà nel 2017 il terzo episodio della saga comico-demenziale di Diego Abantuono, a quindici anni da Eccezziunale Veramente 2, ma questa volta i tre protagonisti non avranno più la fede calcistica in primo piano, ma quella politica.

Franco Alfano, l’Interista avrà trasformato il suo bar da Inter club a circolo del PD, e alle pareti tanto di poster del giovane premier fiorentino e della sua affascinante ministra e concittadina Maria Elisabetta Prati. Solo che una sera, a causa della rottura galeotta di un tacco 15, entrerà nel suo bar proprio la ministra di cui è fan sfegatato, interpretata da una Chiara Francini in versione bionda.  Nonostante le continue telefonate della gelosissima moglie rumena (“se mi tradisci taglio le palle“), dopo  qualche ora di convivenza obbligata il nostro sarà lì lì per concludere, quando alla tv inizieranno a trasmettere Fiorentina-Inter…

La frase che rimarrà è la spiegazione agli amici il  giorno dopo:

“raga, io sono come Javier Zanetti, fedele alla moglia”

Donato Cavallo, il ras della fossa, seguendo Berlusconi si è invece impegnato dalla parte opposta, e da ultimo si sta impegnando per organizzare una fiaccolata “contro gli ‘mmigrati”.  Per tutta una seri di equivoci, però si ritrova in un centro che ospita un gruppo profughi siriani, e dopo avere capito che non era una sezione della Lega Nord comincia a conoscere i migranti, tra cui una ragazza curda che gli spiega molte cose.  La frase “in pratica, siete terroni anche a voi” riassume il ragionamento cui giunge il nostro.  Nel finale dell’episodio troviamo Donato Cavallo a Kobane, con la divisa dei partigiani curdi, pronto a partire dall’assalto contro i guerriglieri dell’Isis.  Rimarrà negli annali la risposta a un capo curdo; “che nome di battaglia hai scelto, compagno?”

“Compagno Milan”

E veniamo a Felice La Pezza, lo Juventino, sempre nel suo paesino del Sud, di cui però è diventato sindaco con la lista di quello che lui chiama “Beppegrullo”; un giorno arriva una delegazione di parlamentari del moVimento, guidata dalla sua ex moglie (Sabrina Ferilli) e per il nostro sarà una grande delusione, perché gli altri due si rivelano  politicanti opportunisti non molto diversi da quelli che fingevano di combattere.

Così, decide di rinnegare Beppegrullo e la sua principale promessa elettorale, ovvero il No alla costruzione di un mega stadio nel territorio comunale, e al costruttore, un fantastico cameo di Franco Albanese, pone una sola condizione per dare il via alla speculazione:

“la partita innaturale la deve giocare la Giuventus”

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Everything’s alright (ep. 70)

Ultimo episodio; domani sarà il primo giorno della mia nuova vita, con domani si volta pagina.

Ma intanto, per l’ultima giornata della settimana dedicata alla filmografia fondamentale dell’era mediatica, ho scelto Jesus Christ Superstar.

Per l’episodio finale della mia elaborazione del lutto da fine amore  ho scelto un tema che in un certo senso racchiude tutti quelli che affrontato in queste dieci settimane.

La prima settimana era dedicata alle icone pop della cultura contemporanea, e il Gesù Cristo hippy del film rappresenta icuramente un’icona pop.   La seconda settimana l’ho dedicata ai chakra, e la mistica del film può essere ricondotta al chakra dell’illuminazione: Sahasrara Chakra.   Le città erano il tema giornaliero della terza settimana, e in Jesus Christ Superstar c’è una città vera (Gerusalemme) e una città simbolica, la città di Dio.

Nella quarta settimana ogni giorno era ispirato al protagonista di un libro, e dai Vangeli in poi Gesù Cristo è stato protagonista di tantissimi libri.  La quinta settimana era dedicata alle nazioni del mondo, ma Gesù in fondo non è il Re di tutte le nazioni?  (ok, questa è un po’ forzata…).  La sesta settimana era dedicata alle identità segrete dei supereroi, e qui come negare che Gesù di Nazareth fosse l’identità segreta del Figlio di Dio?

La settima settimana era ispirata ad una canzone per ogni giornata, e Jesus Christ Superstar è un musical:  tra le varie canzoni c’è la bellissima Everything’s Alright cantata nel video dai personaggi che interpretano Maria Maddalena, Giuda e Gesù.

Con i vizi capitali, tema dell’ottava settimana, sarei capitato male, ma Giuda non è forse un perfetto esempio dell’invidia, e i sacerdoti del tempio (di tutte le epoche) non rappresentano bene la superbia?   La nona settimana aveva per tema i precetti religiosi, e qui non c’è da aggiungere altro.

Questa settimana, infine, era ispirata alla filmografia fondamentale dell’era mediatica, e anche qui evidentemente siamo a posto; Jesus Christ Superstar è una pietra miliare nel passaggio ai musical contemporanei, un classico esempio del cinema anni settanta, un gran ben film.

Alla fine cosa rimane dopo questi settanta giorni di elaborazione? Rimangono le parole della canzone cantata da Maria Maddalena:

Try not to get worried,
try not to turn on to
problems that upset you, oh.
Don’t you know
Everything’s alright, yes,
everything’s fine.
And we want you to sleep well tonight.
Let the world turn without you tonight.

Domani mi sveglierò e guarderò con serenità alla nuova vita che inizierò; qualcosa cambierà anche nel mio blog, ma non ho di certo l’intenzione di abbandonarlo proprio ora, con tutto il bene che ne ho avuto,  condividendo con chi mi ha seguito questi miei giorni di passaggio da una fase all’altra della mia vita.

Ed anzi oggi voglio ringraziare tutti gli amici e le amiche di blog che in questi settanta giorni sono riusciti/e a starmi così vicino.

Il miglior e il peggior regista di tutti i tempi (ep. 69)

E sono arrivato al penultimo giorno della mia elaborazione del lutto; quando, sessantanove giorni fa, avevo iniziato questo diario giornaliero del mio rapporto con questa fase di sofferenza, non avrei potuto pensare che avevo calcolato giusto, che proprio in coincidenza con la fine di queste dieci settimane sarebbe accaduto qualcosa che chiudeva definitivamente il mio rapporto con lei.

Così è stato.   Ultimo atto, battuta finale,  sipario, applausi.

Prima la porta era chiusa, adesso ho girato la chiave nella serratura, e ho sentito un tlack.  Dopodomani sarà un altro giorno, e comincerà una nuova fase anche del mio blog, forse mi dedicherò alle settimane a tema, con post meno frequenti di questi che mi sono impegnato a scrivere giorno per giorno; forse farò un lungo viaggio nel passato, forse scriverò semplicemente quello che mi capita, quando ne avrò voglia.

Intanto, però, veniamo al tema di oggi.   Il miglior e il peggior regista di tutti i tempi.    Il migliore regista contemporaneo, il mio preferito se non altro, è Tim Burton, e in questa settimana dedicata alla filmografia fondamentale dell’era mediatica non poteva mancare una giornata dedicata a lui.   Avrei potuto scegliere tra tanti film che ho molto amato, La sposa cadavere per dirne uno, ma alla fine la mia scelta è caduta su Ed Wood, del 1994, un film minore ma godibilissimo interpretato dal solito attore feticco di Tim Burton, Johnny Depp.

Ed Wood è un personaggio realmente esistito, un regista di film di serie C, definito il peggior regista di tutti tempi, amante delle donne, con cui qualche volta condivideva il guardaroba, autore di capolavori trash come Glen or Glenda, Bride of the Monster e soprattutto Plan 9 from Outer Space: è stato l’ultimo film interpretato da Bela Lugosi, in cui vengono mescolati alieni, vampiri e morti viventi.  Un insieme di assoluta incongruenza che però avrà molti seguiti, e da parte di chi avrebbe avuto molti più soldi a disposizione del povero, simpatico Ed Wood. Che come si vede nel film di Tim Burton, per far volare i suo dischi volanti usava dei fili, tragicamente visibili anche dopo il montaggio.

Tim Burton gli rende omaggio in maniera eccelsa; e oggi cercherò, nei miei limiti, di rendere omaggio sia a Tim Burton che ad Ed Wood.  Non indosserò maglioncini di angora, come quest’ultimo ma vivrò tutta la giornata un po’ sopra le righe proprio come se mi trovassi in un film di Tim Burton.

Il video dal film di Tim Burton rende omaggio ad una scena memorabile da Glen or Glenda, di cui questa è la versione originale

Beware… beware… take care… Pull the string, pull the string!

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Ma gli androidi sognano pecore elettriche? (ep. 68)

E finalmente il cielo plumbeo di stamattina mi suggerisce la giornata dedicata a Blade Runner, il capolavoro diretto da Ridley Scottnel 1982 e interpretato da un giovanissimo Harrison Ford,  uno straordinario Rutger Hauer che improvvisò il famosissimo monologo finale e Daryl Hannah.

SeanYoung

Poi c’è un’affascinante ed altera Sean Young, nella parte di una robottina molto carina, che a rivederla oggi sembra una versione annj’ 80 di Katy Perry.

Te la immagini cantare I kissed a girl o Hot ‘n Cold con lo stesso tono metallico dei Rockets.

Oggi, a parte ispirare il mio abbigliamento a quello del personaggio di Harrison Ford, non so cosa fare in stile Blade Runner; darei anche alle fiamme un’astronave, ma non so dove trovarla…

Così magari rimedio e mi prendo il film in videocassetta (in dvd sarà dura), nella versione director cut che non ho mai visto; il finale del regista pare sia meno ottimista di quello della prima versione.

A proposito del finale originale ricordo che una volta, quando ero più giovane, mentre vivevo un altro periodo da single, al Festival del cinema mitteleuropeo di Trieste vidi un film austriaco di fantascienza girato con pochi soldi e intitolato Halbe Welt; (1993, Florian Flicker).   La sceneggiatura aveva tante di quelle idee originali che sarebbero bastate per 10 film di Terminator, e il finale è una citazione e forse un po’ una parodia di Blade Runner.

A quel tempo avevo anche una felpa con sopra la citazione del monologo finale di Rutger Hauer, che un momento prima di questa memorabile scena ha compiuto un gesto sorprendente, motivato forse dall’estremo attaccamento alla vita (anche degli altri) nell’imminenza della morte.   Nel video è in inglese, queste sono le parole in italiano:

Ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi. Navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhauser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia.

Purtroppo, nel 1998 qualcuno ha avuto la pessima idea di fare un film (Soldier) in cui questo  suggestivo insieme di parole senza senso viene usato come base per la sceneggiatura, anticipando la fine delle frasi buttate là sulla guerra dei cloni e quant’altro dette da Alec Guinness nel primo Star Wars e poi (ma chi ve l’ha fatto fare!) utillizzate come base della sceneggiatura dei tre prequel.

A proposito, il titolo del post è quello del romanzo di Philip K. Dick (1928-1982) cui è ispirato il film e… effettivamente , gli androidi sognano pecore elettriche,

The Frappy Show (ep. 64)

Inizia l’ultima settimana del mio esperimento di elaborazione del lutto da fine amore, un tentativo di autoterapia attraverso giornate rigorosamente a tema; mentre dovrò decidere cosa fare dopo, l’ultima settimana la dedico ad una filmografia fondamentale della società mediatica.   Una giornata un film, in pratica.

Stamattina, a casa, pensavo di cominciare con Blade Runner; purtroppo non riuscivo ad accedere a internet per cercarecom’era vestito il protagonista (giornata a tema è una giornata a tema, perbacco), ed allora mi vesto come capita: sportivo-elegante, adatto ad una giornata di ponte dove sarò uno dei pochi al lavoro e dove immagino che nessuno avrà bisogno di andare urgentemente dal (omissis).

Come esco di casa, con la bella bicicletta, attraversando il mio quartiere residenziale, mentre il sole splende, mi rendo conto di essere già dentro un film, e non me n’ero accorto: ero  (sono) ne

The Truman Show

di Peter Weir con Jim Carrey

Vivo, anzi credo di vivere, una vita perfetta, e fino a due mesi fa era quasi così: bella casa, bel lavoro, bella moglie, bella città, ma sotto sotto c’era qualcosa che non andava, quell’insoddisfazione che ti prende poco prima di addormentarmi.   Che evidentemente era anche un problema di coppia; forse non stavo vivendo la vita che volevo, e nemmeno lei lo stava facendo, prigionieri entrambi di questo mondo perfetto.

Il nostro rapporto è finito, ma forse i nostri problemi nascevano da questo ambiente di fredda perfezione; e all’improvviso, come nel film, qualcosa è cambiato e tutta la quinta di questo perfetto spettacolo di cartapesta è crollata.

Ora sono qui, ancora in questo mondo perfetto, ma all’orizzonte si intravvedono grandi cambiamenti, potranno essere di vita, di lavoro, di tutto, mentre per il momento ancora vivo la mia giornata perfetta di Buongiorno, Buonpomeriggio e se non c’incontrassimo Buonasera.

Truman non sapeva che la sua vita era seguita in diretta da milioni di persone, con questo diario ho scelto invece di essere consapevole divulgatore della mia vita privata (con qualche affezionato in meno 😉 ) ma entrambi stiamo per uscire dalla porta sul retro di questa perfezione apparente per entrare nella vita vera.

Nel film non si vede cosa succede a Truman dopo che varca la soglia di quel gigantesco teatro di posa dov’è sempre vissuto; e cosa ci sarà domani, è quello che mi chiedo anch’io.   Con la stessa fiduciosa speranza.

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