Sarebbero stati famosi

1, 2, 3… se siete nati prima del 1980, alzatevi dalla sedia, mettete le casse del computer al massimo e vi scatenate a ballare la sigla di Fame-Saranno famosi, la serie tv degli anni ’80, tratta dall’omonimo musical di Alan Parker.

Remember my name

Fame

I’m gonna live forever

I’m gonna learn how to fly…  high

Fame sta per fama in inglese, non per fame, ma tutto sommato il telefilm parlava anche di fame, la fame di successo dei protagonisti, studenti di una scuola dove io, come tanti altri, avrei proprio voluto studiare.  Fare l’esame di recitazione invece della provetta di greco, studiare i passi di danza invece di geografia astronomica… e con quei professori, e con quei compagni e compagne di corso.

Ogni personaggio del telefilm aveva una sua storia, rivedere la sigla mi ha richiamato tanti ricordi… Leroy, il ballerino talentuoso che piaceva a mia mamma,  Bruno, con quei capelli improponibili, la professoressa Sherwood, icona della Professoressa Perfetta, la signorina Grant, icona della Professoressa Stronza-per-il-tuo-bene, Doris la secchiona sfigata vestita come un’alternativa milanese, e poi Julie, che piaceva a me e ora capisco perché mi è rimasta l’idea della violoncellista sexy.

Se mi fossi iscritto alla Scuola di Fame avrei scelto recitazione, al Liceo avevo recitato in una tragicomica recita scolastica scritta in parte anche da me (che orrore, che vergogna) e poi il mio sogno sarebbe stato darmi all’arte recitativa, ma  mio padre mi convinse che intanto era meglio prendere la laurea, poi magari…

Eh, sì, come no… è andata proprio così.

Ma almeno non faccio la fame.

Buon World Artist Day a tutti!

Avvertenza: questo post non ha nulla a che fare con omonime trasmissioni televisive vagamente ispirate alla stessa idea, e magari con lo stesso logo di Fame-Saranno famosi, che non ho mai guardato e non mi sono mai piaciute.  Tanto per debita chiarezza…

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