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Henry Avery nel Quarnero

E’ esistita un libera repubblica piratesca tra l’Istria e la Dalmazia, a due passi dall’Italia?

Molto prima dell’impresa a Fiume di Gabriele D’Annunzio, un altro avventuriero era arrivato in quelle terre, anzi in quei mari, per fondarvi un suo piccolo dominio.

Secondo documenti venuti recentemente alla luce pare che Henry Avery, forse il più famoso dei pirati, dopo la fine della repubblica di Libertalia che aveva contribuito a fondare nel nord del Madagascar alla fine del XVII secolo, si spostò con alcuni fedelissimi nell’alto mare Adriatico, dove trovò rifugio in un’isoletta a sud di Lussino, nel mar Quarnero, chiamata San Piero de’ Nembi.

Ancora oggi, nel piccolo isolotto disabitato diviso da un braccio di mare dall’isola di Asinello (Ilovik in croato), si possono ammirare le rovine di un forte misterioso, che recenti scoperte consentono di ricollegare proprio a quello che molti chiamarono “Re dei pirati”.

Il testo di un documento ritrovato recentemente alla Biblioteca marciana di Venezia, e datato 1706, fa sorprendentemente luce sull’identità del chi visse in quel misterioso forte sull’acqua, di fronte a cui potete immaginare di vedere la nave Fancy di Capitan Avery :

Noi Alvise Mocenigo, secondo del nostro nome, Duca di Venezia, Dalmazia e Croazia, per consulto del nostro Provveditore generale da Mar qui decretiamo che il capitano Enrico Averio, nato in Inghilterra, con nostro piacimento è libero di condurre guerra da corsa contro navi inimiche della nostra Serenissima Repubblica o che sieno solite di praticare il contrabbando, e facciamo a lui promissione di potersi liberamente stabilire nelle due isole dette di San Piero dei Nembi, piccola e grande, e costruirvi fortilizi, e di governare dette isole in nostro nome e conto, e di farsi leggi, pronunziar sentenze e trarre tasse, facendosi con lo medesimo patto solenne che mai egli abbia a iniziar tenzone con le navi della nostra Serenissima Repubblica o che alzino la nostra bandiera.

Il documento, di cui diversi autorevoli storici non hanno potuto confermare l’assoluta autenticità, conferma quindi la leggenda ancora diffusa nell’arcipelago di Cherso e Lussino, che narra di una repubblica piratesca fondata sui principi della libertà e che attirò in quelle isole fuggiaschi provenienti dalle più svariate località dei dintorni. E porta a supporre che sia quella leggenda, e non il mare particolarmente difficile da affrontare per i meno esperti della navigazione, l’origine della fosca fama che ancora avvolge quei mari.

Forse Henry Avery approdò nel Quarnero per sfuggire ai numerosi nemici e alla vendetta del Gran Moghul, forse fu chiamato dalla Repubblica di Venezia, o forse fu semplicemente per godersi le ricchezze accumulate in un suo puerto escondido. Magari lo stesso nome attuale di una delle due isole dove avvennero questi eventi, IIlovik, deriva dal cognome di Avery… Nessuno forse lo scoprirà mai, come pure è difficile sapere per quanti anni Henry Avery, se si trattava veramente di lui, governò sulle due isolette del Quarnero, anche se alcuni indizi, ancora non confermati, portano a supporre che fu almeno fino al 1721, tanto che alcuni si spingono fino a immaginare che la Libertalia delle leggende, invece che in Africa, ebbe la sua effimera vita con il permesso (spontaneo o estorto chissà) della Repubblica di Venezia, a due passi da noi.

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