Il Sole sotterraneo – III parte

 la spedizione

(segue dalla seconda parte)

Un volta arrivati al Sole sotterraneo e alla Città che ne riceve luce e calore è quasi impossibile ritornare alla superficie, ma anche riuscendoci è inevitabile rimanerci un certo tempo, nel mentre che si studia come risalire l’impetuoso corso d’acqua che scorre nel ventre nella montagna.

Altrettanto inevitabile, in quelle lunghe giornate sotto la volta di quarzo, sarà incontrare uno degli Ospiti o Herren, come vengono chiamati dai nativi della Città.

Gli Ospiti sono felici di incontrare chi proviene dal mondo esterno, lo accolgono tra loro come un fratello, specie se capisce la lingua che parlano, un tedesco dal suono desueti, e se ne è disposto ad ascoltare la narrazione della loro storia.

La spedizione raggiunse la Città di Sale nel pieno della seconda guerra mondiale, ed era una missione ufficiale del III Reich, al più alto livello di segretezza.

La guidava un esploratore tedesco che riteneva di avere trovato il passaggio per la città sotterranea di Agarthi, dove secondo le credenze delle società esoteriche che per prime avevano fatto da incubatrice all’ideologia nazista dimoravano i grandi antichi ariani, i progenitori della razza padrona, e forse quel Re del Mondo con cui il Fuhrer della Grande Germania avrebbe potuto allearsi contro i subumani russi e i pluto-giudeo-massoni inglesi e americani.  Si era in una fase della seconda guerra mondiale in cui, valutando oggettivamente e freddamente forze in campo e situazione, i capi nazisti ben potevano prevedere l’esito, la sconfitta della Germania e la caduta del regime hitleriano. Oggi si crede che Hitler e i suoi generali non avevano previsto l’inevitabile finale, ma laggiù nella Città vicino al Sole sotterraneo è possibile apprendere un’altra storia, la storia di un Fuhrer che invece comprese per tempo cosa sarebbe successo nell’arco di uno o di due anni, e conscio dell’impossibilità di sconfiggere le potenze russe e americane, decise di tentare una missione segretissima e quasi impossibile seguendo le tracce di un esploratore che già aveva individuato il varco verso la città nelle viscere delle più alte montagne dell’Asia.

Uno dei tanti sosia del Fuhrer prese il suo posto a Berlino, e continuò a sostenere la parte fino al tragico epilogo, marionetta ai comandi di Himmler, Goering, Goebbles e degli altri gerarchi che governarono davvero la Germania al posto del vero Hitler, portando all’esasperazione il fanatismo nazista.

Nel frattempo venne organizzata, con grande dispendio di mezzi, una missione composta da alpinisti, speleologi, storici, occultisti, interpreti e militari di scorta al più importante dei viaggiatori, Adolf Hitler in persona.

Non senza difficoltà, e con alcuni caduti, la spedizione raggiunse la Città e il Sole sotterraneo, e l’ingresso nella grande caverna venne accolto con grida di esultanza e la gioia per l’incredibile scoperta; il lugubre “Heil Hitler” risuonò tra le pareti rocciose e la volta di quarzo.

Hitler raccolse attorno a sé i suoi uomini, abbracciò l’inseparabile Eva Braun che ha voluto con sé anche in questo viaggio verso l’ignoto, poi iniziò a parlare con quell’eloquio invasato e di oscuro fascino che lo aveva portato al potere.

Il discorso terminò però all’improvviso, nell’imbarazzo e nel silenzio, quando dai vicoli della Città di Sale uscirono i suoi abitanti.  A un solo sguardo divenne subito evidente che in quel luogo la spedizione nazista non avrebbe trovato potenti armi segrete o incredibili poteri magici, né una civiltà antica e avanzata con cui allearsi.

Chi venne loro incontro fu un gruppo di esili ipovedenti vestiti di stracci e armati di bastoni, e a parte i capelli di un biondo spento avevano i tratti somatici tipici di quelle razze orientali che i nazisti definivano subumane.

E’ vero che in quel luogo la spedizione con il tempo scoprì che quel popolo nascondeva un passato misterioso quando affascinante, perché di quel passato rimanevano solo scritte ormai indecifrabili, ma al di là di quell’oscuro passato non era certo quella la civiltà sotterranea che cercava la spedizione nazista per farne un potente alleato del III Reich ormai condannato a una catastrofica sconfitta militare e politica.  Se mai era esistita, ora non esisteva più.

I nativi accolsero la spedizione con diffidenza, i militari nazisti tennero le armi pronte all’uso, avrebbero sopraffatto in un istante gli abitanti di quel luogo, ma non fu questo l’ordine del Fuhrer.  In qualche modo si raggiunse un accordo, i nativi offrirono la propria ospitalità, iniziò una qualche forma di convivenza.

La missione era riuscita ma al contempo era fallita, la decisione di ritornare in superficie era scontata.  I nativi di certo non potevano impedirlo, ma solo pregare di preservare la segretezza di quel luogo, in ossequio a una tradizione di cui ormai non ricordavano più le ragioni.

Tuttavia, il ritorno in superficie divenne prima difficoltoso e poi quasi impossibile.  E quando finalmente vi fu chi riuscì ad andare e tornare, grazie a un ingegnoso sistema di cordate, riferì che la guerra era andata avanti, e che le più infauste previsioni si stavano avverando, chi stava vincendo erano le forze alleate dei peggiori nemici della Germania, e il Fuhrer non poteva e certo non voleva tornare per affrontare il peso della sconfitta e le colpe di un regime che ormai stava diventando l’incarnazione del Male. Gli ex complici del dittatore si erano rivelati persino peggiori di lui, nel suo nome avevano perpetrato crimini che non sarebbero mai stati dimenticati, e nel frattempo a est un’invincibile potenza comunista stava sorgendo.  Là fuori c’era un mondo che per Hitler e i suoi era il peggiore mondo possibile.

Ai loro occhi non era un mondo in cui tornare.  E così decisero di restare.

(continua)

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