Affreschi · Storia

Come gli squali e i coccodrilli

L’impopolare rubrica Affreschi oggi è dedicata a un oggetto cui sono profondamente affezionato, e che grazie al fatto di avere scelto di continuare a vivere in provincia utilizzo quotidianamente.

Un oggetto che ha molte cose in comune con squali e coccodrilli: la bicicletta.

Qualcuno dei miei lettori potrebbe obiettare che la bicicletta non ha molto in comune con squali e coccodrilli, che sono cose troppo diverse per poterle paragonare.

Ma questo obiettore si sbaglia, la bicicletta ha molto in comune con gli animali che sono passati indenni attraverso millenni di evoluzione, mantenendo intatte le caratteristiche che li facevano vincenti adesso come ere zoologiche fa.

In fondo anche la bicicletta, come lo squalo o il coccodrillo, è stata creata praticamente perfetta ormai quasi due secoli fa (la sua origine viene fatta risalire al 1817), e nonostante tanti anni di evoluzione tecnologica è rimasta quasi immutata, conservando la sua meccanica elementare quanto funzionale.  Così come gli squali sono quasi fossili viventi di un passato remoto, così la bicicletta porta in giro per le nostre città moderne lo spirito della meccanica ottocentesca.

Perchè la bicicletta era praticamente uguale ad ora ai tempi di Garibaldi e di Manzoni e anche dopo, quando sulle strade americane sfrecciava la Ford Modello T e nel cielo i biplani ad elica, quando la musica si ascoltava con il grammofono e quando i telefoni erano grossi apparecchi con il loro disco rotante.

Sono passati anni, e tutto è cambiato, in una corsa innarestabile di innovazioni tecnologiche, ma non per le biciclette.  Mentre le automobili cambiano ogni pochi anni, la bicicletta è rimasta estranea all’elettronica e ad ogni altra innovazione, e a parte i fanalini elettrici (per chi li vuole) tutto è rimasto quasi uguale ai primi dell’ottocento.

Perché la bicicletta è perfetta così com’è e forse, quando l’abuso di fonti energetiche di cui siamo colpevoli avrà esaurito ogni riserva di combustibile fossile decretando la fine dell’automobile come noi la conosciamo, le biciclette continueranno imperterrite a popolare le nostre strade.

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