Libertalia

C’erano una volta un frate italiano, un pirata americano, e un’ufficiale della marina francese.

Alcuni dicono che sono solo gli interessi a fare la Storia, che sono solo quelli a muovere le decisioni degli Stati e che gli ideali non contano. A me sembra un’analisi sbagliata, e non solo perché parte dal presupposto del tutto irrealistico per cui un Paese agisce in maniera razionale quasi come un organismo organico, ma anche perché sono innumerevoli gli esempi, nella Storia, in cui sono stati i principi ideali a fare la differenza.

Uno di questi, uno dei più bizzarri, invero, è la Repubblica di Libertalia, la cui storia venne raccontata (per i maligni inventata) dal grande Daniel Defoe, e che venne appunto fondata  all’inizio del Settecento, secolo di grandi utopie, da Francesco Caraccioli, un frate  di Roma dalle idee quantomeno originali, e da Bartholomè Misson, un ufficiale della marina del Re di Francia.

I due misero insieme questa comunità di liberi dopo avere guidato l’ammutinamento della nave da guerra Victoire, all’insegna dei principi riassunti da Caraccioli ai marinai che nella sua mente dovevano diventare i guardiani dei diritti e delle libertà dei popoli:

la loro politica non deve essere quella dei pirati, gente senza principi e condannata a una vita dissoluta: loro, al contrario, devono vivere da coraggiosi, da uomini giusti e puri, fedeli alla sola causa della Libertà. Non già, dunque, sotto la nera bandiera essi devono navigare, ma all’ombra di una bianca insegna al cui centro sarà ricamato il motto “Per Dio e per la Libertà

Caraccioli, Misson e i loro compagni non vennero meno a questi principi, non li tradirono velocemente come in tante rivoluzioni, anche se naturalmente bisognava comunque mangiare, e quindi questi uomini giusti e puri dovettero ricorrere al sistema più facile per dei marinai di una nave da guerra armata di tutto punto, si diedero alla pirateria, ma senza crudeltà e anzi liberando gli schiavi delle navi negriere, che integravano tra loro, oltre a dare dimostrazione (pare) di cortesia e buona educazione che neanche nei film di pirateria degli anni cinquanta (come ad esempio Bucaneer’s Girl di cui vi propino il trailer perché un cinefilo ci prova sempre).

Fu con lo stesso spirito che Caraccioli e Misson giunsero in un luogo che secondo alcuni è il Madagascar, per altri le Mauritius, per altri ancora l’isola di Reunion, fatto che sta che vi trovarono entrambi moglie tra le donne del luogo, e lì fondarono quella che appunto chiamarono Repubblica di Libertalia, cui poco dopo si unì il pirata americano Robert Tew.

Nella Repubblica di Libertalia non esistevano tortura, schiavitù né proprietà privata,  c’era libertà sia in campo religioso che in campo sessuale, i governanti erano liberamente eletti dai cittadini, la lingua nazionale era l’insieme delle lingue dei suoi abitanti, un misto di inglese, francese, olandese e portoghese, e chissà che Caraccioli non ci avesse infilato anche qualche vocabolo in romanesco.

La storia sembra addirittura finta, ci sono l’ammutinamento, i pirati idealisti, la principessa indigena, l’isola paradisiaca, l’utopia socialista, ma invece è tutto vero, forse la limite un po’ romanzato.  Finì comunque tutto  dopo pochi anni, con la morte di Caraccioli, ucciso durante l’assalto di alcuni indigeni, prima che gli stati occidentali scoprissero l’esistenza di quell’esperimento di libertà che certo li avrebbe allarmati non poco.

Un esempio di libertà probabilmente scomodo a tanti dei regimi che a quel tempo governavano l’Europa, per cui di Libertalia si sa poco o niente, quasi fosse stata cancellata dai libri di Storia, ma chissà che da qualche parte sulla Costa del Madagascar i discendenti di quegli uomini giusti e puri non vivano ancora secondo le regole della Repubblica di Libertalia.

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2 thoughts on “Libertalia

  1. Purtroppo storie del genere, anche se riescono ad iniziare, non durano mai a lungo… Dove c’è libertà e giustizia dopo un po’ non ci sono più guerrieri e dove non ci sono guerrieri non ci si può difendere. Il mondo è in mano ai forti ed ai prepotenti.

  2. Pietro ha detto:

    Ė “scientifcamente” dimostrato che il libro “A general history etc etc” non è stato scritto da Defoe; che resta comunque un grande…:-)

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