Distanzamiamoci

Risposta n. 37.

Perché si scelgono storie d’amore a distanza?

Non me lo ricordo più come era nata questa domanda, forse per generazione spontanea durante una  conversazione con i miei amici e le mie amiche di blog.

Di amori a distanza ne avevo già trattato, quando avevo parlato della formula per la verifica della fattibilità degli amori a distanza

Km x MAP : A = X
in cui Km sta per chilometri, MAP per massimo amore possibile ed A per Amore effettivo, e  X è la misura della fattibilità (il rapporto funziona, se X è inferiore a 100)

La mia formula però non dice perché si scelga di vivere un amore che ci obbliga a un rapporto molto stretto con tutti i mezzi di comunicazione inventati dall’umanità: il treno, l’automobile, qualcheduno anche l’aereo.

Una risposta può essere che siamo istintivamente attratti da chi è più lontano da noi, sia geneticamente che culturalmente, e d’altronde il senso biologico della riproduzione sessuale è proprio la mescolanza di due individui diversi, e più diversi sono  meglio è.  L’esatto opposto di quel proverbio contadino che invita a scegliere donne e buoi dei paesi tuoi con un ottimo mix tra xenofobia e maschilismo.

Un’altra risposta è che le relazioni sentimentali nascono per caso, hai incontrato quella persona lì, vi siete piaciuti, vi siete innamorati, e la storia è andata avanti nonostante la distanza.

Un’altra risposta ancora, la più cinica, è che le storie a distanza capitano, come capitano quelle a vicinanza, ma la distanza aiuta la crescita delle storie da virgulti, evitando che la troppa frequentazione degeneri in scarsa sopportazione.

Poi c’è la spiegazione romantica, quella che (già immagino) sarà prediletta da molte delle mie disaffezionate lettrici: nel Mondo non ci sono migliaia di persone fatte per noi, ce ne sono poche, pochissime, forse soltanto Una, la famosa Anima Gemella. E allora già è andata bene ad averla trovata, l’Anima Gemella, e chissenefrega se per passare mezza giornata con lei devo farmi 11 ore di viaggio nel pulmann che fa Torino-Timisoara.

Anche io vivo un rapporto a distanza, e in generale non mi ricordo nemmeno quante volte ho aspettato l’arrivo di una persona amata alla stazione dei treni, e quante volte l’ho vista partire.

Ma quale sia la risposta al perché ci si ami tanto a distanza, non la so. Ma sono certo che tra i miei amici e amiche di blog ci sarà chi mi vorrà aiutare.

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37 thoughts on “Distanzamiamoci

  1. Io amo tanto a distanza.
    Il perché onestamente non lo so nemmeno io, però ogni volta che la vedo, dopo una settimana di lontananza, di telefonate, di msn, di webcam e quant’altro, è il momento più bello che possa immaginare.

  2. Secondo me è un mix delle 3 risposte che hai dato tu. Alla fine trovi una persona che ti piace così tanto che sei disposto a non vederla quasi mai pur di tenerla legata a te. E comunque stare insieme non significa per forza stare vicini fisicamente, ci si può amare e sostenere anche da lontano, e dato che stai vivendo una relazione di questo tipo sai benissimo cosa intendo. Sai quanto è bello (mille volte di più di quando vedi una persona ogni giorno) rivedere la persona che ami dopo tanto tempo che non la vedi, tutte le sensazioni che provi. E poi c’è anche da dire che dipende da come siamo fatti, io ad esempio sto bene a vederlo poco, probabilmente se lo vedessi ogni giorno si creerebbe quella sorta di “abitudine” che mi farebbe annoiare un po’.

  3. @ Pesa: se l’intervallo di tempo è una settimana, o fate degli sforzi sovrumani per vedervi, oppure la distanza è accettabile, dai 🙂

    @ Valentina: per carattere anche io (posso dire anche?) sono abbastanza solitario, e vivo bene anche i momenti distaccati, però un rapporto come il mio, che definirei a media distanza, è il massimo che riuscirei a reggere, certi eroismi di cui ogni tanto leggo o sento, probabilmente non fanno per me, anche se ammiro molto chi ci riesce! 🙂

  4. Non so cosa intendi tu per media distanza. La mia ad esempio è Palermo (io) – Roma (lui). Come la definiresti?
    Purtroppo ci vediamo moooolto poco, ma se hai forza d’animo e il legame è forte, resisti a tutto.

      • Dipende come vuoi raggiungerla. Io aereo, lui preferisce la macchina (probabilmente in segreto sarà un imprenditore nel campo della benzina). Il treno lo odio, ci sta troppo ed è difficilissimo. Navi e pullman non ne parliamo, MAI!

  5. Facciamo sforzi sovrumani per vederci (tra lavoro e studio è un po’ tutto un casino) e la distanza è accettabile (55km alla fine non sono nulla). Ci hai preso 🙂

  6. @ Giulio: è una delle ipotesi che ho fatto anche io, ma diciamo che funziona quando la distana è attorno all’ora di viaggio… se la distanza è superiore direi che gli svantaggi superano i vantaggi

    @ Pesa: 55 km di lontananza, per l’appunto, mi sembra la distanza ideale… e comunque, dai, per farsi 55 km non servono sforzi sovrumani!!

  7. Ma gli sforzi non sono nel fare i 55km, son nel trovare il tempo per farli ahimè. Anche se con i casini in Libia, il prezzo della benzina ecc ecc, penso che ora i problemi diventino anche un po’ di tipo economico. Maledetto petrolio.

    • Oh no! Ora che mi ci fai pensare, pure nel mio caso (io faccio 160 km di autostrada) il caro benzina andrebbe a pesare, pure parecchio…

      Se il portafoglio non regge, mi sa che toccherà ricorrere a Trenitalia, sempre che ci sia un collegamento (nel nostro caso c’è, nel vostro?)

      • Si si, fortunatamente esiste anche nel nostro, però paradossalmente, qua in Sardegna, le FS sono ferme agli anni ’50, quindi il biglietto del treno sarà sempre meno conveniente di 10€ di benzina.
        Tragedia delle tragedie la mia è pure una macchina a benzina, neanche diesel. Quando si dice la sfiga.

  8. Mi ricordo, sì, il dialogo sulle distanze era nato nei commenti del post ‘Strafighi per una notte’…
    E dunque dicevo che noi siamo distanti 500km, che però fino al 2009 erano 400… poi c’è stato un suo spostamento per lavoro.. non siamo noi a scegliere..
    Ho visto un blogger scrivere che lui e la sua amata sono separati da 600 km, e un altro scrive che fra lui e la morosa ce ne sono ben 900!
    Non so che dire: capita. Esaminiamo i vari punti.
    1) La mescolanza genetica. Non lo so, certo non ci si pensa consciamente, e credo che anche inconsciamente l’attrazione sia una questione di gusti individualissimi: a pensarci, io che rappresento un ‘fenotipo’ molto chiaro (pelle occhi capelli), ho sempre avuto un’attrazione per gli occhi pure chiari e per i tipi chiari in genere, infatti così è il mio moroso.
    Però potevo trovarlo pure qui da me un tipo così, quindi per quel che mi riguarda no, la causa non è stata la necessità di mescolare i geni.
    D’altra parte ho pure sempre pensato che il ‘donne e buoi dei paesi tuoi’ sia un detto orribile e anche falso, ho sperimentato che può essere fallimentare come tante altre unioni!
    2)Il Caso. Questa si avvicina molto al vero, io credo.
    Per casi a volte stranissimi e imperscrutabili si trova qualcuno, e se si viene travolti da innamoramento e amore… che si fa, si rinuncia per una mera lontananza materiale?
    Io sono piuttosto tenace e combattiva, non mi ci vedo a farmi mettere ko da un motivo così, tanto più se la storia funziona bene e andando avanti resiste al tempo e alle distanze: è ovvio che lontani non stiamo bene, è naturale voler vivere da coppia ‘normale’, e perciò penso sempre che DEVE esserci una soluzione alternativa, e insieme ci stiamo pensando, alle alternative.
    Il fatto è che per noi l’alternativa coincide con quel fenomeno chiamato la ‘fuga dei cervelli’: dato che Lui all’estero verrebbe pagato almeno 3 volte più di qui (e ci sono posti dove lo prenderebbero immediatamente), il nostro modo di stare insieme come una coppia ‘normale’ coinciderà col momento in cui ci trasferiremo all’estero, presumibilmente al momento la meta sembra l’Olanda (Utrecht), anche se fino a poco tempo fa sembrava più conveniente la California (Irvine) (però per portarmi dietro i miei 2 gatti mi preoccupa meno il trasferimento in Olanda in verità).
    3) L’ipotesi Cinica. Perché no? Non è da scartare. Ci ho pensato tante volte.
    Ci ho pensato, che adesso ci vediamo ogni 2 settimane e ogni volta è una gioia, e mi son posta molte domande, su come sarà quando il rapporto diventerà routine (cercheremo di non farcelo diventare però.. un po’ d’impegno ci vuole). Me lo sono chiesta, se poi vedersi tutti i giorni porterà a un rapporto diverso..?
    Non lo so, abbiamo fatto degli esperimenti, sono riuscita a ritagliarmi un mese trascorso da lui ad aprile 2010, e altri 2 mesi, Luglio e Agosto interi, e siamo stati insieme quotidianamente (salvo le ore lavorative naturalmente): l’esperimento è stato molto positivo
    E poi, sia io che lui abbiamo bisogno di avere entrambi un proprio spazio/tempo: anche noi presi singolarmente siamo in fondo dei solitari, e abbiamo visto che possiamo assecondare bene i nostri caratteri anche stando quotidianamente insieme… Poi.. ‘lo scopriremo solo vivendo’, no?
    4) Et voilà, l’Ipotesi Romantica: l’Anima Gemella!!!
    Ma sì, sì! Anche questo può essere! Io penso magari che l’anima gemella’ sia più d’una, magari facciamo che ognuno di noi ha svariate anime.. affini, in giro per il mondo. E’ una cosa a cui credo davvero.
    La cosa di cui dubito è che non so quanti siano capaci di riconoscerla, la propria anima gemella o affine, se e quando la incontrano, e questo è abbastanza tragico.
    Io per esempio non lo so se lui è la mia anima complementare: spero di sì. Ci amiamo, stiamo bene, e dunque sì, reputo una fortuna esserci incontrati… per caso, ovvero ritornando al punto 2.
    In effetti questo punto dell’anima gemella e quello dell’incontro-fortuito-che-funziona io li trovo molto simili.

    E dunque tutto sommato, io direi che nelle storie a distanza può esserci un poco di tutte queste cose che hai detto, in dosi variabili, come se ogni storia fosse una diversa ricetta di cucina, con la sua alchimia e il suo equilibrio di ingredienti…

    A quest’ora di notte non rileggo nemmeno, devo aver scritto un papier delirante. Però il tema è da me molto sentito, credimi, forse per questo ci faccio sopra tali deliri
    😉 Ciao

    • Questi li chiamo commenti-che-vorrebbero-essere-post, e tra l’altro il tuo commento è scritto molto meglio del mio post, dovrei quasi cancellarlo, che mi fai fare brutta figura! ^^

      Non so cosa stiate aspettando, in ogni caso, per andarvene all’estero; la Nederlandìa (che tu chiami impropriamente “Olanda” ma da queste parti siamo pignoli) non la conosco, ma ho conosciuto la California, tanto da meditare anche io di trasferirmi colà, solo che il mio titolo di studio e la mia professione difficilmente li potrei spendere negli Stati Uniti e PER IL MOMENTO ho deciso di soprassedere

      Però anche io mi ero posto il problema del trasferimento gatti; finché si può usare la macchina, basta sopportare i loro miagolii per le ore di viaggio, e si può fare, ma se serve l’aereo, che fare?

      Imbarcarli in stiva mi piange il cuore, portarli in cabina già me li immagino esplicare il loro disappunto per le undici ore di trasvolata oceanica, salvo che equipaggio e altri passeggeri non decidano di munire me e i felini di idoneo paracadute, facendoci scendere anticipatamente cadendo su un’isola tipo Lost o Cast Away (ma almeno potrei parlare con degli esseri pensanti, e non con un pallone di volley)

      • Caro Puccino, grazie… ma credimi non volevo fare un post, hai visto a che ora notturna ho scritto? Ero rimbambita! E’ solo che se le cose mi prendono divento logorroica quando scrivo :-/

        Stiamo aspettando perché.. Entrambi qui abbiamo delle cose iniziate, e impegni, che dobbiamo portare a termine e ci tengono ancora legati qui, e che non possiamo assolutamente tralasciare. Ne avremo ancora per un anno circa, forse un po’ di più, specialmente io.
        Lui, nella società di servizi di elettronica e microelettronica di cui è socio ha un suo progetto già lanciato di cui, a ragione, vuole seguire gli esiti, e gli esiti (anche economici) impiegheranno ancora diversi mesi a farsi conoscere (progetta microcircuiti integrati analogici); in più non trova corretto piantare la società (che è composta in gran parte da ex-compagni d’università, professori, e quindi amici), senza che la stessa abbia avuto modo di riorganizzarsi (la crisi economica ha toccato anche loro): già diversi suoi colleghi lavorano all’estero, appunto in Netherlands 🙂 o in Germania… Lui in California a Irvine c’è stato già per 6 mesi, quando ha preso il dottorato, 4 anni fa quando ci conoscevamo appena… Gli avevano offerto di restare, lui ancora non si sentiva pronto credo, a trasferirsi; e al tempo si sentiva molto più legato alla Società di cui sopra, che è uno spin-off del Dipartimento di ingegneria dell’Informazione dell’Università di Parma …una specie di università prolungatasi come lavoro.
        Ora però tanti amici ed ex colleghi se ne sono andati; anche lui pur legato sempre all’azienda d’origine, ha ora anche questo contratto con un’azienda molto più grande di Milano appunto, che me lo ha allontanato ancora di più (come distanza fisica). Ormai aspetterà che questo contratto scada, fra un anno circa, per incastrarsi anche con i miei impegni.
        E’ complicato, lo so, e specie il suo lavoro, lo capisco poco anche io, gli ripeto spesso le stesse domande… Perfino quella che potrebbe essere la nostra destinazione ha subito tanti cambiamenti a sorpresa nei nostri progetti: prima lui voleva tornare in California, perché ora, con una morosa stabile, sentiva che era il posto migliore; poi, visto che io chiedevo se c’era qualcosa di più vicino, abbiamo per un pezzo anche pensato a Israele, perché l’offerta economica è molto allettante (come sempre nei Paesi che hanno una forte industria bellica), ma ci abbiamo rinunciato da poco a causa dei recenti “cambiamenti” avvenuti nei dintorni…
        E dunque recentemente mi ha proposto Utrecht, dice che dopo 3 anni possiamo anche cambiare paese… L’idea di vivere per il mondo è fascinosa, ma vedremo, non dobbiamo trasformarci mica in nomadi, io infatti già mi sto informando circa la lingua olandese, anzi Dutch.
        Non vorrei chiudermi in una ‘comunità italiana’: ovunque vada mi piacerebbe inserirmi nella società autoctona, per questo il primo pensiero va alla lingua da imparare…

        Caro Puccino, i gatti.. quanto mi preoccupano. La proposta ‘nederlandese’ è stata un sollievo da questo punto di vista, perché i miei gatti sono molto anziani (18 anni) e il trasporto mi dà da pensare, in più c’è il trauma del cambiamento.
        Io quasi non ho famiglia, e devo portarli con me assolutamente, e del resto non voglio separarmene comunque. Ho parlato coi vet, mi hanno detto che in aereo, se il viaggio è in Europa (per la California, lo sai, sono 12 o 13 ore di aereo!), si potrebbe dargli del tranquillante, che li ripara anche dalla nausea, e li farebbe dormire, si spera.
        Come dici tu, quel che dispiace è se me li fanno viaggiare da soli in un altro ambiente, la stiva appunto, ma anche il chiasso e le attese dell’imbarco, all’aeroporto… Dipende dalle compagnie, comunque ho tempo di informarmi e pensarci.
        Ma i tuoi in macchina ci vanno volentieri?? I miei mica tanto, stanno male.

        Vedo gli sviluppi sulla risposta cinica.. C’è romanticismo nella distanza e c’è tanto spazio per sé.
        E’ forse il più grande interrogativo di chi ha un rapporto a distanza che funziona!

        Scusa la mole di parole scusa scusa

  9. Io sono per la risposta cinica 🙂
    Il rapporto a distanza ha i suoi pro e i suoi contro. Per le persone che amano la solitudine e che amano avere i propri spazi, un rapporto a distanza è il giusto mezzo per evitare di modificare troppo le proprie abitudini. Inoltre quando ci si vede, si da il meglio di se stessi perchè già il tempo per stare insieme è ridotto, sprecarlo con discussioni e malumori, non sarebbe il caso…
    Forse, per l’individuo adulto, è il miglior modo di amare, dico forse… ma non ne sono sicura… ma quando dalla coppia si passa alla famiglia (sempre che di famiglia si voglia parlare)? L’individualismo e il romanticismo della distanza decade un po’, per dare spazio alla generosità della condivisione… e la quotidianità dell’amore va vissuta nel bene e nel male.
    Un grosso saluto!

    • vivi a Torino ma sul tuo blog l’ultimo post è dedicato al mare… anche tu ami a distanza (un posto, se non una persona)? 🙂

      Comunque Torino-Timisoara mi è venuta così, pensando a quei pullman di lunga distanza che spesso vedo passare per la città dove abito

  10. Marta ha detto:

    E come no? Certo che ti aiuto.

    Quello che mi viene da risponderti è che una storia , che sia a distanza o meno , non si sceglie. È sbagliato cominciare a pensarla così , l’amore arriva punto.

    Più che altro la domanda è “perchè nonostante tutto ci si ama anche a distanza?”

    • Hai assolutamente ragione; l’amore è capita, e molto spesso non gliene frega nulla se vivi in un altro continente, se l’altro è del tuo stesso sesso, se entrambi siete impegnati, e via così

      i problemi, casomai, vengono dopo

      per cui il “nonostante tutto” nella domanda ci sta benissimo!

  11. Purtroppo per esperienza personale posso dire che sì, la distanza evita la troppa frequentazione (che poi è soggettiva, non è sempre usata male) ma ti fa perdere momenti attimi e situazioni che non puoi gestire. E poi, se proprio vogliamo dirla tutta, la mia storia a distanza è finita dopo 3 anni con un “donne e buoi dei paesi tuoi” (davvero!!me l’ha detto sul serio) quindi preferisco la distanza che ora mi divide dal Secchione..ovvero 20min di auto!

  12. @ Marta: vabbé, ma sai, come si dice in Veneto, l’amor no xe poenta, non è un contorno, è la pietanza principale della vita… e pur di assaporala si sopportano tanti “nonostante”

    @ Farnocchia: avresti dovuto mollarlo solo per l’utilizzo di quel proverbio (so che ne ho appena usato uno anche io, ma almeno non è veteromaschilista… 🙂

    @ Wiwipedia: filosofica! E benvenutissima su questi lidi!!

  13. Torino – Milano per un anno e mezzo, poi per evitare l’inevitabile, abbiamo tirato la monetina ed abbiamo scelto una città. Da allora viviamo insieme.
    Della serie: la distanza può andare bene fino ad un certo punto dopodiché si deve dare, necessariamente, una bella svolta. Credo 🙂

    • ma Torino e Milano sono due parti di Mi-To, dai, in fondo non eravate così distanti! quale avete scelto alla fine? io personalmente avrei optato per Torino, e voi?

      Grazie della visita comunque, che ho già ricambiato al volo… mi piace la descrizione di “un blog di coppia di due educatori che convivono con una cagnolina gelosa, Musa, ed un gattino mangione, Merlino” 😀

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